la cultura non si mangia e la benzina non si beve

marzo 24th, 2011 § 0 comments

Se siamo unanimemente riconosciuti come un popolo di santi, poeti e navigatori non si può non riconoscere il ruolo che la cultura ha avuto, ha e deve avere nella costruzione di una identità nazionale come quella di questa nostra Italia.

Come poeta, scrittore ed “attore” teatrale molto molto amatoriale non ho potuto e posso non emozionarmi di fronte alla bellezza di spettacoli teatrali, lirici o cinematografici. Non ho potuto e non posso smettere di piangere nel leggere gli immortali capolavori di versi e di pensiero, dalla Divina Commedia ai versi di Montale, che la cultura italiana, ancora prima di essere una nazione unita, ha lasciato al mondo.

Ma purtroppo non posso non dolermi della decisione di aumentare il prezzo della benzina per reintegrare i fondi del Fondo Unico per lo Spettacolo (FUS).

L’aumento, anche se nominalmente sarà di un misero centesimo di euro, o al massimo due, provocherà a catena un aumento di tutte le merci che abitualmente acquistiamo e quindi del cd. costo della vita.

Se qualcuno, infatti, fa finta di non capire, bisogna che apra gli occhi. E’ indubbio che tutta la nostra economia è strettamente legata al petrolio. E con il costo di un barile che è vicina a quota 110 anche un neofita dell’economia, come me, capisce che questa è una decisione anticiclica e depressiva.

L’aumento della benzina, infatti, verrà scaricato ed ammortizzato con un aumento sia delle materie prime che dei servizi di lavorazione e di trasporto, per cui alla fine quello che verrà eroso sarà quella parte disponibile del nostro salario che, di solito, usiamo per i nostri divertimenti, compresi quelli della cultura. Per cui alla fine è un circolo vizioso per cui, ci saranno sempre meno spettatori ed il FUS dovrà essere rimpinguato con nuovo apporto di denaro per sopperire alla mancanza di introiti derivanti dalla vendita dei biglietti.

Sono tante le accise di scopo che già gravano sul litro di benzina alla pompa (da quella per la guerra d’Etiopia, a quella per la missione in Libano passando per quella a favore del Belice) che non sono mai state tolte, ma semplicemente fiscalizzate e lasciate sedimentarsi tra loro a seconda dei vari governi, balneari e di corto respiro, che, nella prima repubblica, si sono succeduti.

Ecco questo è quello che rende intollerabile un gesto del genere. Il fatto che una azione di questo genere sia qualcosa di già visto e di già sentito. E’ la tipica mossa di un governo del pentapartito sul finire della prima repubblica. Manca l’aumento del prezzo delle sigarette, ma non disperiamo che a qualcuno possa venire in mente.

Sinceramente da un governo liberale, mi sarei aspettato molto di più e molto di meglio.

Eppure una manovra del genere non era stata tentata neanche all’indomani del tragico terremoto de L’Aquila, che, non abbiamo dubbi a riguardo, sarebbe stata accettata molto meglio.

Per di più una manovra del genere avviene nello stesso giorno in cui il ministro Bondi, crocifisso di fronte alla pubblica opinione per i tagli selvaggi al FUS, veniva rimpiazzato dall’ex ministro dell’agricoltura Galan.

Secondo me, la vera missione di un governo liberale, nel campo della cultura, avrebbe dovuto essere quella del superamento della logica del FUS e della statalizzazione della cultura.

Magari non sarebbe servito un aumento di un centesimo per ogni litro di benzina venduto se si fossero approvate delle norme che potevano favorire l’ingresso di capitali privati nella cultura, attraverso una completa detassazione delle somme investite e chiudendo quegli inutili baracconi che dicono di fare cultura, mentre invece sono dei cimiteri degli elefanti e delle anticamere della pensione.

Dante, Petrarca, Boccaccio, Leopardi, Verdi, Rossini, Vico e Montale non hanno mai avuto bisogno dei soldi del FUS per rendersi grandi e per rendere grande l’Italia. Quello che serve non è né lo stato etico e nemmeno lo stato elargitore. Quello che serve, a mio modesto parere, è uno stato che favorisca il mecenatismo, rendendo tale pratica conveniente sotto il punto di vista del marketing pubblicitario e fiscale.

Abbiamo tutti applaudito l’esborso di 20 milioni di euro che Della Valle ha annunciato per restaurare il Colosseo. Una azienda privata non tira fuori 20 milioni di euro solo per fare beneficenza, lo ha fatto conscia del ritorno pubblicitario positivo che ne sarebbe derivato per il marchio.

Pensate a cosa potrebbe succedere se le imprese private potessero liberamente sponsorizzare, con ampi sgravi fiscali, teatri, spettacoli, mostre, film e libri ?

Un sogno ? Non direi visto che è possibile farlo per le rotatorie.

Sono perfettamente cosciente che queste mie opinioni possono essere interpretate come un attacco alla cultura dominante, ma, proprio perchè sono sia produttore che fruitore di cultura, non posso esimermi dal farle.

Se qualcuno al Governo ha creduto che con questa mossa di tacere le contestazioni, credo che molto presto dovrà ricredersi. Non solo i soliti contestatori in servizio permanente effettivo non si taciteranno, ma continueranno a “piangere e fottere” e a ragliare i loro “piove, governo ladro”, magari mentre stanno facendo il pieno alle loro fuoriserie o ai loro SUV.

Sono convinto che con la cultura si possa mangiare, ed anche bene. Ma un aumento della tassazione, in questo periodo economico, è un rospo davvero indigeribile.

E la benzina non serve a farlo scende.

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