Eu…rotta

aprile 12th, 2011 § 0 comments

Incassato il voto contrario della Unione Europea sulla richiesta di aiuto nella questione degli sbarchi di profughi e clandestini, è necessario fare alcune riflessioni.

L’europa, questa europa, non brilla per il coraggio. Anzi è sempre più preda dalle sue paure e paralizzata dalla sua ignavia.

Una ignavia paralizzante di quella che è divenuta una sovrastruttura burocratica e tecnocratica, pervasiva nei dettagli, ma lasciva nei principi, incapace di porre un freno agli sprechi ed alle inutili duplicazioni, afona in tema di politica estera e di difesa.

Una europa che si vanta di essere il più grande mercato del mondo, senza avere una costituzione certa ed governance chiara.

Una europa che prima batte moneta e poi, forse, si doterà di istituzioni di governo e di rappresentanza.

Qualcuno potrebbe obiettarmi che dico queste cose per partito preso, rispondo che è proprio così.

Sono un fazioso, sono un partigiano ed amo stare dalla parte delle mie convinzioni. Non ho mai provato trasporto per coloro che si professano obiettivi ed imparziali. Come recita il titolo di un pamphlet, scritto da Gramsci, di recente uscita, Odio gli indifferenti.

Non arriviamo ad odiare questa europa, piuttosto proviamo pena per questa europa. Una europa lontana dalla missione e dallo spirito di quel grandissimo documento che è il manifesto di Ventotene scritto da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi.

Oggi è il momento in cui bisogna saper gettare via vecchi fardelli divenuti ingombranti, tenersi pronti al nuovo che sopraggiunge così diverso da tutto quello che si era immaginato, scartare gli inetti fra i vecchi e suscitare nuove energie tra i giovani. Oggi si cercano e si incontrano, cominciando a tessere la trama del futuro, coloro che hanno scorto i motivi dell’attuale crisi della civiltà europea, e che perciò raccolgono l’eredità di tutti i movimenti di elevazione dell’umanità, naufragati per incomprensione del fine da raggiungere o dei mezzi come raggiungerlo.

La via da percorrere non è facile né sicura, ma deve essere percorsa e lo sarà.

Finiva così, con questo augurio profetico quel manifesto, quello che sarebbe dovuto essere la stella polare nella costruzione di una Europa, forte e libera, e non impaurita e ripiegata sulle difficoltà interne di un Sarkozy o di una Merkel.

Non possiamo uscire da questa europa, non lo consentono i trattati e, la questione del referendum iralndese lo dimostra, non lo consentirebbe questa sovrastruttura.

Però possiamo starci da italiani ed europei e non da entusiastici (ed idioti) europeisti.

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