Questo o quello per me pari non sono (parte 1)

giugno 7th, 2011 § 1 commento

Questa è la prima parte di un post, altrimenti troppo lungo (spero domani di poter mettere la seconda parte)…

Nessun minimalizzazione e nessun ingigantimento. E’ necessario che si prenda atto di un fatto incontrovertibile e difficilmente smentibile: “questo” Berlusconi ha perso nelle due sfide chiave e simboliche di Milano e Napoli.

Ma alla sconfitta di “questo” Berlusconi non è seguita una affermazione del Partito Democratico, visto che i due neo sindaci, Pisapia e De Magistris, sono espressione di candidature antagoniste, se non antitetiche, alle candidature ufficiali del Pd.

Da parte del centrodestra è necessario, alla luce di questa battuta di arresto, prendere atto e cercare di correggere alcune storture che la stella luminosa di Berlusconi ha sempre coperto e che un (momentaneo) passaggio a vuoto dello stesso ha drammaticamente portato alla ribalta.

La questione partito ovvero la forma dell’acqua

Berlusconi ha perso, ma il Popolo delle libertà non è mai stato capace non dico di vincere, ma nemmeno di poter esistere. Ho scritto, con una metafora forte, che il PdL è una metastasi che non aiuta, ma semmai ostacola l’azione politica del Cav.

Un partito, nato sull’intuizione del predellino e confermato da ampi risultati elettorali, che voleva rappresentare almeno il 40% degli italiani, (ed alle ultime europee ci è andato molto vicino), non poteva sopportare oltre il paradosso della divisione 70/30 tra ex FI ed AN.

Un partito che subisce la scissione del cofondatore, (di cui non avverto la mancanza), perchè non accetta il correntismo, non può tollerare la proliferazione di cene, cenette, conventicole, associazione e convegni senza accorgersi o capire che questi segnali discordanti, alla lunga, creano delle distorsioni all’interno dell’elettorato, è davvero preoccupante.

Il fatto poi che il solo Bondi, dei tre coordinatori nazionali, abbia avvertito la sensibilità di rassegnare le proprie dimissioni, e che, invece, nessun coordinatore regionale lombardo o campano, nessun coordinatore provinciale napoletano o milanese e nessun coordinatore comunale meneghino o napoletano lo abbia fatto, la dice lunga sulla capacità e sulla lungimiranza politica di chi è stato cooptato a ricoprire certi ruoli.

Il fatto poi in Campania che il PdL sospenda due candidati nelle liste di un comune perchè indagati in odore di camorra e, però, continui ad essere guidato da un coordinatore regionale che ha pendente una richiesta di arresto per presunte collusioni con la camorra è certamente un paradosso ed una contraddizione che, elettoralmente, si paga ed anche caro.

Pur non avendo la forza di togliere di mezzo il triumvirato, frutto del compromesso e di una situazione transistoria, Berlusconi ha capito che c’è bisogno di un amministratore ed un decisore unico ed ha scelto una persona equilibrata ed intelligente come Angelino Alfano, delegando a lui una sorte di potere vitae ac necis su tutti gli aspetti del partito.

Certo che una situazione che vede la coesistenza di Alfano con il vecchio triumvirato dei coordinatori non è tollerabile oltre un normale periodo di riforma dello statuto del partito. In questo ci sentiamo di avallare la definizione che il direttore Feltri ha dato della notizia: “una pecetta”.

E i risultati di Milano e Napoli dicono che di pecette, l’elettorato del centrodestra è stufo.

Primarie ovvero massicce dosi di democrazia interna

Il fatto che lo stesso Alfano non abbia chiuso la porta in faccia alla ipotesi delle primarie, proposta lanciata sia da Ferrara che da Formigoni, per la scelta dei candidati e della leadership nazionale è sicuramente un buon segnale.

Ma non chiudere le porte non vuol dire accettarle come una prassi.

Non è un caso se, mentre si riassorbiva lo shock della sconfitta, sono cominciati i distinguo sulla proposta.

Il fatto che, mentre ancora si discuta se adottare o meno le primarie, qualcuno si preoccupi di blindare la partecipazione per “evitare” pericolose infiltrazioni è quanto meno stonato.

Il PdL per sua natura e per sua vocazione avrebbe dovuto essere un progetto ampio ed inclusivo, capace di dar una voce ed una cittadinanza politica ad un variegato elettorato che si sentiva naturalmente popolare, liberale, conservatore e socialista anche se, spesso, non manifestava il proprio orientamento.

Era l’immagine della maggioranza silenziosa ed operosa che faceva piuttosto che parlare, che decideva per le spicciole piuttosto che perdersi dietro inutili formalismi.

Semplicità, partecipazione, trasparenza e meritocrazia erano le colonne e le parole d’ordine che più echeggiavano nelle parole del congresso fondativo.

Ebbene quando tutto viene deciso sui tavoli romani e nelle segrete stanze, quando non si riesce a comporre sul territorio le liti che qui nascono e, quando ancora si va avanti con la finzione della non esistenza di correnti, mentre si assiste alla proliferazioni di centri studi, associazioni, cene e conventicole. Di fronte a tutto questo è naturale che si arrivi ad una situazione di un attuale riflusso che però può divenire un potenziale rigetto.

Scegliere, scegliere, scegliere dal candidato alla circoscrizione al presidente nazionale, passando per i vari livelli di coordinamento e di elezioni, senza paracaduti e senza ombrelli per una classe dirigente cooptata e chiusa sul proprio conservatorismo.

Su questo vi invito a firmare la petizione on line per l’introduzione delle primarie che The Right Nation e Daw hanno proposto.

Perchè. io credo, è meglio correre il rischio di morire per una massiccia dose di democrazia interna che perire lentamente per autocombustione.

fine parte 1

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