Quello che (alcuni) non capiscono (e si ostinano)…

febbraio 6th, 2012 § 0 comments

Un altro tipo di grillismo si sta impadronendo di alcuni parlamentari. Non stiamo parlando dell’antipolitica del movimento cinque stelle, ma di una sindrome che sembra si stia impadronendo dei nostri rappresentanti nella Camere, eletti o nominati che siano.

E’ la sindrome del Marchese del grillo, fantastico personaggio, magistralmente interpretato dal compianto Alberto Sordi.

In una famosissima scena, infatti, il Marchese evitava una giusta punizione in carcere, grazie al suo lignaggio, e di fronte ai mugugni degli altri cittadini pronti ad andare in prigione, diceva una famosissima frase: “Io so’ io e voi nun sete un cazzo !”.

Ebbene questo è il commento che rimbomba nelle nostre orecchie di fronte alla notizia secondo la quale alcuni parlamentari abbiano presentato ricorso avverso la decisione di un nuovo regime, e susseguente (minimo) taglio ai vitalizi.

Non mi è mai piaciuta l’antipolitica e il dare addosso gratuitamente a chi decide di impegnarsi in politica.

Ma qui si parla di un privilegio, e non di un diritto funzionale al buon andamento della democrazia.

La politica, oggi, non gode di buona stampa e di buon nome, anzi.

Ma la colpa non è della Politica tout court, semmai della casta dei politici attuali.

Di una casta, per lo più, dedita al servilismo, alla omologazione, alla conservazione ed all’affarismo, senza passione civile e senza anelito culturale. Frutto di una legge elettorale che massimizza il potere di veto delle estreme, radicalizza il confronto, aumenta il potere ricattatorio dei singoli, azzera il controllo degli elettori e sterilizza la responsabilità pubblica.

Di una casta che si è dimostrata, in larga maggioranza, incapace di una visione complessiva dell’architettura dello Stato e delle sue istituzioni, inane di fronte alle turbolenze estere, inadeguata di fronte alla sfida dei tempi al punto di essere felice di farsi commissariare da un governo tecnico, allargando fin quasi alla rottura le regole della Costituzione materiale e formale.

Di una casta, per lo più, pasticciona ed arruffona prontissima a inseguire il quotidiano, ed inesperta ad allargare l’orizzonte della sua visione al futuro.

Di fronte a questo “spettacolo” è naturale che ci siano più fischi che applausi.

Eppure da questo spettacolo bisognerà ripartire, a patto che la casta capisca che non c’è più nessun tempo e nessuno spazio per i propri guadagni e per la sopravvivenza dei propri privilegi.

In gioco c’è molto di più che il proprio vitalizio, c’è la credibilità e l’autorità dell’Italia.

Di quella Italia che merita molo più di uno strapuntino in una lista bloccata.

Di quell’Italia che ha bisogno di esempi e non di leggi per tornare a dispiegare, in pieno, le sue ali.

Noi siamo noi e voi nun sete…

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