Senza ieri, ma forse con più futuro…

marzo 31st, 2012 § 0 comments

Dopo aver scritto un libro come “Storia
della mia gente”,  c’era, per Edoardo
Nesi,  il pericolo o di sconfinare nella
retorica del piagnisteo, oppure di cedere alla tentazione di cavalcare la tigre
dell’antipolitica.  Fortunatamente, per
noi lettori, Nesi non ha ceduto a nessuna delle due seduzioni e con “Le nostre
vite senza ieri” si conferma un narratore di razza, capace di occupare con
passione ed idee, quello spazio pubblico, che spesso è fuggito dagli scrittori
italiani come la peste.

A mio avviso è
proprio il binomio passione ed idee, oltre ad una grande padronanza di una
lingua italiana non costruita od artificiosa, ma viva, vitale, respirata e vissuta
fino in fondo, la cifra di questo libro.

Un libro che  muove le sue fila da una posizione “provocatoria”,
cioè che l’Italia, ma soprattutto gli italiani, devono abbandonare il loro feticismo
verso il proprio passato perché questo appesantisce troppo le possibilità di
migliorare il proprio futuro.

Ed è proprio
questo atteggiamento feticista, quasi conservatore, verso un passato italico più
idealizzato che reale il peccato originale della odierna società italiana
incapace di affrontare, con innovazione, le sfide attuali della modernità, il
vero freno alla manifestazione di una nuova generazione di italiani che sappia,
cum grano salis, prendere il meglio
dalle esperienze del passato e rinnovarle, adattandole, alla attualità, usando il
passato come trampolino di lancio e non come sasso al collo.

Ed è questa
inazione frenetica, in cui si cerca di arrestare la decadenza, facendo tutto ed
il suo contrario, come topi impazziti dentro un labirinto, che Nesi descrive come
la tara genetica di una generazione di italiani destinati alla perdizione sia
imprenditoriale che culturale.

Nesi, con una
prosa asciutta ma non sciatta, forte, ma non eccessiva, elegante, ma non vanitosa
intrecciata con storie ed emozioni, come i tessuti di Prato, la sua città,
lotta e si confronta con l’apatia di questa Italia rassegnata all’idea della
crisi ed in perenne attesa del miracolo dello stellone italico.

Da gustare,
infine, l’epilogo di questo libro in cui l’autore descrive la cronaca di una
partita vista e gustata insieme al figlio. Un episodio di “quotidianità”, anche
se eccezionale, che, alla fine, diviene quasi il paradigma dell’intera opera.

Un libro
diverso che lascia tracce gustose anche per il futuro…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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