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maggio 26th, 2019 § 0 comments

Succederà quello che deve succedere, ma è indubbio che queste elezioni amministrative segnano l’inizio di una nuova fase per la città di Ascoli Piceno. La fine del decennio del sindaco Guido Castelli non è stata così soft come qualcuno poteva ipotizzare, anzi potremmo dire proprio il contrario.
La frattura, prima politica e poi personale, all’interno dello schieramento di centrodestra, da venti anni alla guida amministrativa della comune, avrà sicuramente delle ripercussioni, a livello nazionale e regionale, che difficilmente saranno sanate entro un anno.
Ma le fratture non esistono solo dentro la coalizione al potere anche il centrosinistra ha le sue gatte da pelare visto che sono ben due i candidati sindaci, alfieri di uno schieramento di centrosinistra e di uno delle sinistre unite. Se poi ci mettiamo la crescita di Casapound e la forza indiscutibile dei 5 stelle, capaci di fare l’en plein di eletti, nella tornata del 4 marzo scorso, sembra emergere un quadro di incertezza politica che sembra essere anti-ciclica rispetto al “bisogno” di stabilità e coesione che ci vorrebbero in questa fase.

Eppure i problemi, alcuni atavici ed altri nuovi, che affliggono Ascoli sembrano essere tutti molto chiari a tutti gli schieramenti.
C’è, purtroppo, ancora l’emergenza del terremoto che ha colpito profondamente il tessuto civile ed economico della città. Le impalcature, dove ci sono, e le case chiuse sono una ferita, aperta e purulenta, troppo dolorosa e fresca per poter passare in maniera invisibile alla pubblica opinione, urgono profonde ristrutturazioni e riforme per poter avviare  una credibile, e non velleitaria, ricostruzione.

Altro problema è la questione economica, che si lega indissolubilmente alle opportunità di lavoro, dello sviluppo economico e delle capacità di fare impresa e della mobilità. Una città che capisca che è necessario e non più rinviabile l’avvio di una grande opera di informazione e formazione in grado di produrre non dei robot, ma persone con competenze diverse, anche sviluppate fuori dagli schemi tradizionali di studio, che decidano di investire su di loro e darsi una chance come lavoratori o imprenditori.

Infine un’altra grande direttrice di azione deve essere necessariamente quella di creare una rivoluzione culturale, mettendo Ascoli, ed i suoi attori culturali, in connessione e condivisione con i centri di produzione di innovazione culturale italiane ed europei. Una rivoluzione umanistica del comportamento id ciascuno.

Azioni complesse che, forse, potrbbero durare anche più di 5 anni, ma sarà questa Amministrazione ad immaginare ed a costruire.

Molti parlano di una rinascita di Ascoli, a me basterebbe una Start AP.

Che funzioni, e bene.

Panorama-Ascoli-Piceno

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