Gli inutili forzuti

aprile 10th, 2019 § 0 comments § permalink

urban-1513868_1920Chi ha qualche dimestichezza con la politica vintage di qualche decennio fa, ricorderà la famigerata espressione “utili idioti”. Negli ambienti di centro e di una certa destra, con questa locuzione, si bollavano coloro che, da indipendenti, si candidavano con il Partito Comunista Italiano. Erano, cioè, utili a portare voti, ma “idioti” perché non vedevano che non contavano niente a livello decisionale.
Oggi, in questa transitoria Repubblica 2.5 gli “utili idioti”, forse, non esistono più come categoria ben definita, e lo diciamo con qualche rammarico, velato di nostalgia vintage.

Nella città di Ascoli, però, dove il tempo ha regole tutte sue, basti pensare che ci hanno messo più di 100 anni per inaugurare una statua di Francesco Stabili, si stanno palesando, in questi tempi oscuri di campagna elettorale, una nuova categoria politica: gli inutili forzuti.
Gli inutili forzuti possono essere uomini o donne, seniores o giovani, Trentenni o frazionari, commissari o commissariati, assessori o assisi.
L’unica cosa che conta è dire, con varie sfumature: “Forza Piero !”. (Celani ovviamente, NdA).
Non importa che lo stesso Berlusconi abbia deciso, in prima persona, di concerto con gli altri leader nazionali di un centrodestra magmatico ed in evoluzione che il candidato sindaco in Ascoli per le prossime elezioni amministrative del 26 maggio p.v. sia un altro.
Il forzuto gonfia i muscoli e urla tutta la sua frustrazione e delusione.
Ma tutto quel testosterone propagandistico deve aver obnubilato il cervello, anzi, la memoria del forzuto che, ignaro delle “sinistre” assonanze tra Fiori e Fioravanti, ripete, imperterrito, il suo mantra.
Sorvoliamo sul fatto che oggi il forzuto tacci di essere un traditore alcuni esponenti di liste civiche che, dopo aver flirtato con Celani, hanno deciso di non rompere la fragile unità del centrodestra e si sono schierati con Fioravanti, non ricordandosi che fu proprio durante il suo secondo mandato che il sindaco Celani difese pubblicamente alcuni consiglieri che l’UdC ascolana stigmatizzò come “traditori”, con tanto di foto, su manifesti pubblicamente affissi.

Sorvoliamo anche che l’archinumerico Trenta parli ancora, con decenni di ritardo, di cultura finiana nei confronti di Giorgia Meloni, non ricordandosi, o fingendo di ignorare, che Fratelli d’Italia è un partito che, oltre ad aver pubblicamente abiurato il finianesimo, sia stato creato per superare l’asfittico e decadente berlusconismo da protagonisti politici come Meloni, erede di una destra italiana, conservatrice e sovranista che, a stento, accettò Alleanza Nazionale e poi il Polo delle Libertà  e Crosetto, esponente di un liberalismo riformista che aveva visto la fine della promessa di un rivoluzione liberale, mai realizzata, dal Cavaliere stesso.

Magari lo stesso Trenta potrebbe, gentilmente, farci sapere che fine hanno fatto i magnifici e sfolgoranti progetti, che lo hanno visto protagonista quasi assoluto, come l’Università della Pace o il Marchio Unico Nazionale che avrebbero dovuto trasformare Ascoli nella nuova Dubai.

Non scordiamoci poi che, nelle ultime elezioni regionali, la stessa Forza Italia decise, malauguratamente, di appoggiare Spacca ed il suo movimento Marche 2020, rompendo l’alleanza di centrodestra con FdI e la Lega. Il risultato fu quello di una sonora scoppola elettorale, e di questo, forse, i forzuti dovrebbero tenerne conto.

E’ vero che il candidato Fioravanti è stato battuto all’uninominale dal movimento 5 stelle nelle elezioni del 4 marzo 2018,  e questa “sconfitta” è , per il forzuto, ostativa alla candidatura alla carica di primo cittadino ascolano. Bisognerebbe, però, ricordare che anche lo stesso Fiori non è che sia stato eletto al Senato, sempre nelle ultime elezioni politiche del 4 marzo 2018, e, francamente, non si capisce perché una sconfitta condivisa nello stesso turno sia ostativa per uno, mentre per un altro sia il lasciapassare per poter fare e disfare.
Se la situazione ascolana è stata risolta nel corso di un tavolo nazionale è perché, IN Ascoli, nessuno dei troppi galli è riuscito a trovare una sintesi.

Non vorremmo che questi galli facciano la fine dei caponi di Renzo di manzoniana memoria. Sappiamo tutti come è andata a finire per loro.

Palme e Paradossi

marzo 28th, 2017 § 0 comments § permalink

tic-tac-toe-1777880__340La Politica è, spesso, il campo dove il paradosso diviene regola e la regola diviene paradosso. Ma anche qui c’è un limite che è meglio non superare. Già i Greci sapevano che il concetto di hubrys, cioè il superamento del limite fissato dagli dei, era il peccato capitale. E la pena per il peccatore er quello di divenire pazzo. Quasi tutta la tragedia greca è basata su questo assunto.  A San Benedetto del Tronto, questo limite si sta pericolosamente avvicinando per la maggioranza. La procedura di “sfiducia” al presidente del Consiglio comunale Gabrielli, da parte di una maggioranza della maggioranza, un paradosso anche questo, è frutto di quella hubrys, tipica da tragedia greca. Peccato che, in questo caso, si rischi la commedia, purtroppo tragica. Ma il risultato rischia di essere lo stesso: l’impazzimento.

La vittoria elettorale del Sindaco Piunti e della maggioranza di centrodestra, se ancora è lecito usare questo termine, è frutto di una serie incredibile di singolarità paradossali: le divisioni interne al Partito Democratico e la non presentazione della lista 5 stelle.  Certamente bisogna aggiungere anche il consenso elettorale, ma questo è stato, soprattutto nel secondo turno, un voto di “pancia”. Non siamo certo noi a dire che i voti di pancia valgano meo di quelli ponderati, per noi ogni voto ha il medesimo valore.

Quello che una maggioranza, guidata da una leadership illuminata, sarebbe dovuta essere quella di trasformare quei voti di pancia in voti convinti, mettendo in campo ogni misura ed ogni azione per realizzare il programma amministrativo.

Ed è qui che diviene centrale il ruolo del Consiglio Comunale.

Una maggioranza illuminata avrebbe dovuto servirsi dell’assemblea elettiva per realizzare, in modo trasparente, democratico, condiviso e aperto, proprio per dare la dimostrazione della propria forza, vincente, convincente ed aggregante. Un Consiglio comunale così interpretato, ed interpretabile, avrebbe avuto bisogno di un presidente capace di saperlo guidare con autorevolezza e senza autorità.

Ed è qui che la maionese impazzisce.

Se, invece, si interpreta, come purtroppo è stata interpretata, la figura del presidente assembleare come moneta di scambio all’interno del processo di spoil system delle posizioni assessorili è chiaro che, chi è chiamato a ricoprire quella posizione di presidente, si senta non un primus inter pares, ma un minus habens rispetto all’abnorme esposizione mediatica di cui il Sindaco e la Giunta godono. In questo corto circuito è chiaro che l’azione politica del presidente assembleare prenda una parabola eccentrica rispetto all’azione amministrativa ortodossa, incarnata dal Sindaco. Ci si deve distinguere dalla maggioranza che ti ha eletto per esistere nella stessa maggioranza, altro paradosso.

In questi casi, però, un sistema funzionante avrebbe un correttivo, o meglio un anticorpo: il partito.

Ed è qui che la maionese va in vacca.

Forza Italia, in provincia di Ascoli Piceno, non è mai stato un partito sia per incapacità dei suoi vertici, sia per calcolo politica della sua “classe” dirigente a livello più alto. L’unità e l’unanimità che ha sempre sbandierato, piuttosto che operare attraverso un confronto salutare tra una maggioranza ed una minoranza interna, ha, di fatto, trasformato tale partito in un comitato elettorale ed ha spostato la dialettica democratica interna negli agguati durante le votazioni siano esse elezioni provinciali o voti consiliari.

Il Comitato elettorale, poi, non riesce a superare tali traumi se non con l’ostracismo e con l’ostracismo e la dannazione dei “traditori” e dei “nemici” che, spesso, sono coloro che più potrebbero aiutare a costruire una coscienza politica ed intellettuale funzionale e necessaria alla evoluzione del Comitato in partito.

Nella logica del “nemico”, il Comitato elettorale, finiti i tradirori interni, li ricerca nei partiti e nelle liste alleate.

Ed il paradosso, sotto le palme, è completo.

Cosa accadrà ?

Non è nostro compito dare soluzioni, ma cercare di spiegare le cause e renderle note. Neanche siamo degli indovini per sapere cosa accadrà, cerchiamo di capire da dove si arriva.

 

Dopo quasi 4 anni, torno a scrivere qui sul mio sito. Purtroppo non ho scusanti per una tale assenza, se non la pigrizia.  Mi impegno a scrivere con un po’ più di periodicità. Almeno lo spero.

 


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