Palme e Paradossi

marzo 28th, 2017 § 0 comments § permalink

tic-tac-toe-1777880__340La Politica è, spesso, il campo dove il paradosso diviene regola e la regola diviene paradosso. Ma anche qui c’è un limite che è meglio non superare. Già i Greci sapevano che il concetto di hubrys, cioè il superamento del limite fissato dagli dei, era il peccato capitale. E la pena per il peccatore er quello di divenire pazzo. Quasi tutta la tragedia greca è basata su questo assunto.  A San Benedetto del Tronto, questo limite si sta pericolosamente avvicinando per la maggioranza. La procedura di “sfiducia” al presidente del Consiglio comunale Gabrielli, da parte di una maggioranza della maggioranza, un paradosso anche questo, è frutto di quella hubrys, tipica da tragedia greca. Peccato che, in questo caso, si rischi la commedia, purtroppo tragica. Ma il risultato rischia di essere lo stesso: l’impazzimento.

La vittoria elettorale del Sindaco Piunti e della maggioranza di centrodestra, se ancora è lecito usare questo termine, è frutto di una serie incredibile di singolarità paradossali: le divisioni interne al Partito Democratico e la non presentazione della lista 5 stelle.  Certamente bisogna aggiungere anche il consenso elettorale, ma questo è stato, soprattutto nel secondo turno, un voto di “pancia”. Non siamo certo noi a dire che i voti di pancia valgano meo di quelli ponderati, per noi ogni voto ha il medesimo valore.

Quello che una maggioranza, guidata da una leadership illuminata, sarebbe dovuta essere quella di trasformare quei voti di pancia in voti convinti, mettendo in campo ogni misura ed ogni azione per realizzare il programma amministrativo.

Ed è qui che diviene centrale il ruolo del Consiglio Comunale.

Una maggioranza illuminata avrebbe dovuto servirsi dell’assemblea elettiva per realizzare, in modo trasparente, democratico, condiviso e aperto, proprio per dare la dimostrazione della propria forza, vincente, convincente ed aggregante. Un Consiglio comunale così interpretato, ed interpretabile, avrebbe avuto bisogno di un presidente capace di saperlo guidare con autorevolezza e senza autorità.

Ed è qui che la maionese impazzisce.

Se, invece, si interpreta, come purtroppo è stata interpretata, la figura del presidente assembleare come moneta di scambio all’interno del processo di spoil system delle posizioni assessorili è chiaro che, chi è chiamato a ricoprire quella posizione di presidente, si senta non un primus inter pares, ma un minus habens rispetto all’abnorme esposizione mediatica di cui il Sindaco e la Giunta godono. In questo corto circuito è chiaro che l’azione politica del presidente assembleare prenda una parabola eccentrica rispetto all’azione amministrativa ortodossa, incarnata dal Sindaco. Ci si deve distinguere dalla maggioranza che ti ha eletto per esistere nella stessa maggioranza, altro paradosso.

In questi casi, però, un sistema funzionante avrebbe un correttivo, o meglio un anticorpo: il partito.

Ed è qui che la maionese va in vacca.

Forza Italia, in provincia di Ascoli Piceno, non è mai stato un partito sia per incapacità dei suoi vertici, sia per calcolo politica della sua “classe” dirigente a livello più alto. L’unità e l’unanimità che ha sempre sbandierato, piuttosto che operare attraverso un confronto salutare tra una maggioranza ed una minoranza interna, ha, di fatto, trasformato tale partito in un comitato elettorale ed ha spostato la dialettica democratica interna negli agguati durante le votazioni siano esse elezioni provinciali o voti consiliari.

Il Comitato elettorale, poi, non riesce a superare tali traumi se non con l’ostracismo e con l’ostracismo e la dannazione dei “traditori” e dei “nemici” che, spesso, sono coloro che più potrebbero aiutare a costruire una coscienza politica ed intellettuale funzionale e necessaria alla evoluzione del Comitato in partito.

Nella logica del “nemico”, il Comitato elettorale, finiti i tradirori interni, li ricerca nei partiti e nelle liste alleate.

Ed il paradosso, sotto le palme, è completo.

Cosa accadrà ?

Non è nostro compito dare soluzioni, ma cercare di spiegare le cause e renderle note. Neanche siamo degli indovini per sapere cosa accadrà, cerchiamo di capire da dove si arriva.

 

Dopo quasi 4 anni, torno a scrivere qui sul mio sito. Purtroppo non ho scusanti per una tale assenza, se non la pigrizia.  Mi impegno a scrivere con un po’ più di periodicità. Almeno lo spero.

 

Non è da tutti votare per la propria mamma

maggio 24th, 2014 § 0 comments § permalink

Sono davvero pochi i figli che possono avere l’onore di votare per la propria mamma.

A me capiterà domani ed ammetto che sarà una emozione davvero nuova e forte.

Angela Rosa, detta Rosella, Ciriaci è il nome della mia super mamma “elettorale”.

Non vi starò, certamente, a raccontare la sua storia o a magnificare le sue credenze o i suoi valori.

Se vi piace leggere quello che scrivo, sappiate che è stato grazie alla sua educazione ed al suo esempio che sono divenuto quello che sono e quindi quello che scrivo.

Educazione ed esempio.

Un binomio che, in questa fase politica viene dimenticato ed oscurato da un altro binomio: apparenza e astrattismo.

Non è da tutti votare per qualcosa di concreto, non è da tutti votare per la propria mamma, domani il mio voto sarà per l’educazione e l’esempio.

…ma anche per ribadire a mia mamma che  le voglio bene.

p.s.: la Lista dove si candida mia madre è la lista civica “Pensiero Popolare Piceno” a supporto di Guido Castelli sindaco

Voterò comunque per Fermare il declino

febbraio 20th, 2013 § 1 comment § permalink

Mentre scrivo queste poche parole, Oscar Giannino si è dimesso dalla carica di presidente di Fare per fermare il declino e dalla Bignardi sta giustamente, e un po’ amaramente, confessando il suo peccato di vanità.  Dimettersi per “colpa” di un finto master a meno di 4 giorni dalle elezioni è un fatto davvero nuovo nel panorama politico italiano. Se poi vieni abbattuto dal fuoco amico di uno che ha fondato un partito insieme a te, come Zingales, la novità diventa eccezionalità. E, in questa italietta, dove chi governa le “città-banche” dice di non aver niente a che fare quandio queste ultime compiono le peggiori nefandezze, dove è possibile comprare una casa senza sapere chi la paga, dove si salva dall’arresto un proprio sodale e poi lo sacrifica in nome dei sondaggi, dove si candidano i figli con lauree false e infermierine in pizzi e burlesque con lauree vere, dove si porta al governo la destronza in tacco 12 che si era candidata contro di te, vantandosi di non avertela data, dove un giornalista va in galera per le cazzate che scrive e poi viene graziato perchè, nonostante un partito amico, non si riesce a varare una legge sulla stampa seria e civile, dove un partito della coalizione fa cadere una giunta regionale e ci si candida in coalizione con questo stesso partito per un nuovo mandato, dove, nonostante tu abbia un ex sindaco universalmente riconosciuto come ottimo amministratore, lo regali ad un’altra coalizione e poi ti incazzi perchè ti porta via i voti, dove, nonostante maggioranze parlamentari mostruose, non si tagliano le tasse, non si semplifica, non si fa crescere l’economia ma in compenso si crea il leviatano Equitalia, dove devi mendicare il voto di due peones per tenere in piedi il tuo governo, dopoche hai cacciato chi si è candidato con te, dove, sostieni per un anno un governo tecnico insieme ai tuoi opopositori e approvi l’istituzione dell’IMU, il fiscal compact ed il redditometro, dove nomini un professore della Bocconi come commissario europeo per ben due mandati, facendo fuori Emma Bonino per nominare Napolitano, dove questo ex commissario europeo divien presidente del consiglio tecnico e, dopoche gli hai offerto anche il tuo partito, si candida contro di te  e diventa il nemico pubblico numero uno, questa è l’italietta dove l’eccezionalità fa paura.

Ebbene Oscar Giannino non ha mai conseguito un master a Chicago e si è dimesso per questa sua colpa. E proprio queste dimissioni rappresentano una sostanziale novità etica e morale nella politica italiana.

Certo potremmo dire che la Santanchè in situazione analoga non lo ha fatto, ma scenderemmo al livello del direttore de il Giornale e , francamente, per il rispetto che porto al suo fondatore, Indro Montanelli, non lo faccio.

Certamente sono un liberale, uno di quei liberali che, dal 1994, ha sempre votato Berlusconi orgogliosamente fino al 2006. Quest’anno vengo additato come liberale purista, praticamente uno che si fa le pippe mentali perchè ho deciso di aderire a Fare per fermare il declino.

Ebbene si, sono un liberale purista ed onanista.

Sogno un rivoluzione liberale dove ci sia meno stato, meno tasse, meno burocrazia, meno privilegi, più scelta, più liberta, più regole e più mercato.

Sono un onanista liberale, impunito, che preferisce vivere delle fantasie di un Oscar Giannino senza master piuttosto che degli incubi socialisticheggianti e colbertistiche di un Tremonti.

Voterò comunque Fermare il declino, perchè questo non è solo economico, è soprattutto culturale.

Voterò comunque Fermare il declino perchè quando purgheranno Sallusti, perchè alla fine toccherà anche a lui, voglio esserci per poter dire: “Benvenuto, amico onanista. Pardon, purista”….

o (Rim)borsi o la vita ?…

aprile 17th, 2012 § 0 comments § permalink

“…Cancellare del tutto i finanziamenti pubblici ai partiti – già drasticamente tagliati dalle manovre 2010-2011 – sarebbe un errore drammatico, che punirebbe tutti allo stesso modo e metterebbe la politica nelle mani delle lobbies.”

Più leggo questa dichiarazione del trio ABC, (Alfano, Bersani e Casini) e più capisco perchè Grillo abbia tanto successo.

Qui non è la mancanza di politica a generare l’antipolitica. E’ ancora peggio: è la peggior politica.  Una politica talmente autoreferenziale ed accartocciata su sè stessa che non riesce a vedere niente oltre l’orizzonte del presentismo e del vivere alla giornata.

La peggior politica che di fronte al popolo che “vuole il pane”, risponde, come si dice abbia fatto Maria Antonietta,:”dategli le brioches”.

Anzitutto ci sarebbe da rilevare che il finanziamento pubblico ai partiti non è stato drasticamente tagliato dalle manovre 2010 e 2011, ma è stato abrogato da un referendum popolare.

Infatti, le norme attuali regolano i RIMBORSI ELETTORALI e non i finanziamenti pubblici. Peccato che la parola “rimborso” non è usata nell’accezione comune, come un ristorno di denaro a fronte di una spesa documentata di uguale entità, ma come un sinonimo di finanziamento pubblico.

E’ come se, durante un viaggio di lavoro, un dipendente ritornasse in azienda e presentasse fatture e ricevute delle spese sostenute per 300 euro. A fronte di queste spese, l’amministrazione della ditta, invece di 300 euro, desse al dipendente 3000 euro. Ricevuta tale somma, il dipendente intascasse tale somma senza batter ciglio.

I partiti italiani si sono comportati esattamente in questo modo.

I partiti, bella parola !

“Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale .”

Questo è quello che prescrive l’articolo 49 della Costituzione italiana. Basta leggerlo e confrontarlo con quello che oggi sono i partiti italiani per capire che QUESTI partiti non sono quelli che la Costituzione disegnava.

Ci sarebbe da dire qualcosa sulla “scusa” delle lobbies. Ci asteniamo, perchè è esattamente lo stesso tipo di discorso che facevano gli esponenti della prima repubblica nel momento in cui brillavano i primi fuochi di mani pulite.

Hanno sostituito solamente la categoria dei “ricchi”, con quella delle “lobbies”.

Sappiamo tutti come sono andate le cose e come, il popolo inferocito, spazzò via partiti pluridecennali.

Il vero problema è che, a me, non interessa se un partito spende correttamente il denaro dei rimborsi elettorali, alias finanziamento pubblico, ma che questi denari non vengano elargiti.

Non faccio del (becero) qualunquismo, anche perchè Giannini e il suo Uomo Qualunque era una grande palestra di idee e di cultura e di passione politica.

Un fulgido esempio di buona antipolitica cui, molta antipolitica potrebbe abbeverarsi ed imparare.

Ma la cattiva politiva non impara.

Ed è per questo che è destinata a ripetere gli stessi errori.

Con gli stessi risultati…

Senza ieri, ma forse con più futuro…

marzo 31st, 2012 § 0 comments § permalink

Dopo aver scritto un libro come “Storia
della mia gente”,  c’era, per Edoardo
Nesi,  il pericolo o di sconfinare nella
retorica del piagnisteo, oppure di cedere alla tentazione di cavalcare la tigre
dell’antipolitica.  Fortunatamente, per
noi lettori, Nesi non ha ceduto a nessuna delle due seduzioni e con “Le nostre
vite senza ieri” si conferma un narratore di razza, capace di occupare con
passione ed idee, quello spazio pubblico, che spesso è fuggito dagli scrittori
italiani come la peste.

A mio avviso è
proprio il binomio passione ed idee, oltre ad una grande padronanza di una
lingua italiana non costruita od artificiosa, ma viva, vitale, respirata e vissuta
fino in fondo, la cifra di questo libro.

Un libro che  muove le sue fila da una posizione “provocatoria”,
cioè che l’Italia, ma soprattutto gli italiani, devono abbandonare il loro feticismo
verso il proprio passato perché questo appesantisce troppo le possibilità di
migliorare il proprio futuro.

Ed è proprio
questo atteggiamento feticista, quasi conservatore, verso un passato italico più
idealizzato che reale il peccato originale della odierna società italiana
incapace di affrontare, con innovazione, le sfide attuali della modernità, il
vero freno alla manifestazione di una nuova generazione di italiani che sappia,
cum grano salis, prendere il meglio
dalle esperienze del passato e rinnovarle, adattandole, alla attualità, usando il
passato come trampolino di lancio e non come sasso al collo.

Ed è questa
inazione frenetica, in cui si cerca di arrestare la decadenza, facendo tutto ed
il suo contrario, come topi impazziti dentro un labirinto, che Nesi descrive come
la tara genetica di una generazione di italiani destinati alla perdizione sia
imprenditoriale che culturale.

Nesi, con una
prosa asciutta ma non sciatta, forte, ma non eccessiva, elegante, ma non vanitosa
intrecciata con storie ed emozioni, come i tessuti di Prato, la sua città,
lotta e si confronta con l’apatia di questa Italia rassegnata all’idea della
crisi ed in perenne attesa del miracolo dello stellone italico.

Da gustare,
infine, l’epilogo di questo libro in cui l’autore descrive la cronaca di una
partita vista e gustata insieme al figlio. Un episodio di “quotidianità”, anche
se eccezionale, che, alla fine, diviene quasi il paradigma dell’intera opera.

Un libro
diverso che lascia tracce gustose anche per il futuro…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Promosso a pieni voti…

febbraio 12th, 2012 § 0 comments § permalink

Nel momento in cui sto scrivendo queste righe sembrerebbe che il generale Inverno abbia deciso di allentare la sua fredda presa sulla città di Ascoli Piceno.

Ci ricorderemo a lungo di questa eccezionale nevicata del 2012 e magari, tra molti anni, ai nostri nipoti racconteremo cosa abbiamo fatto e non fatto durante “Lu nevo’ “.

Qualcuno che avrà molto da raccontare sarà il Sindaco di Ascoli, Guido Castelli.

Ebbene la gestione dell’emergenza neve da parte del Comune è stata amministrativamente davvero ben gestita.

Ovviamente ci saranno gli scontenti, ma quelli ci sono e ci saranno sempre.

Ma dove il Sindaco Castelli ha davvero raggiunto punte di eccellenza è stato nella gestione del flusso comunicativo con i cittadini.

Guido Castelli, attraverso la sua pagina Facebook, ha saputo informare, dialogare e prendere spunti da tutti coloro che hanno voluto condividere con lui elogi, critiche e suggerimenti.

Guido Castelli, da parte del centrodestra italiano, dovrebbe essere preso a modello per quello che ha saputo fare e dire. Al contrario della gestione comunicativa che il suo collega Alemanno ha fatto a Roma.

Promosso a pieni voti, con la sicurezza che non si scioglierà come neve al sole…


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Promosso a pieni voti… su Fabrizio Cipollini.