OLTRE-Berlusconi ?!!?

settembre 1st, 2013 § 0 comments § permalink

Il presidente Giorgio Napolitano ha vergato, con un apposito messaggio, la sua opinione riguardo questo convulso momento politico post condanna di Silvio Berlusconi. Lo ha fatto con un messaggio ricco di spunti di riflessione che, ovviamente, i falchi e le colombe di ciascun schieramento hanno letto in maniera diversa e simmetricamente speculare.

Il presidente Napolitano, in un raro esempio di equilibrio, è riuscito a scontentare tutti e quindi, per le regole della politica italiana, ha fatto la cosa giusta.

Ci sarebbe stato bisogno, in una democrazia matura, di un simile messaggio da parte del presidente della Repubblica ? Ovviamente no.

Ma in questo strano e particolare momento politico, niente di normale sembra funzionare.

Il risultato delle ultime elezioni politiche ci hanno consegnato:

1.un partito che è arrivato primo, ma non ha vinto, anzi nell’immaginario collettivo h nettamente perso;

2.un partito che non è arrivato primo, ma ha vinto e di cui la leadership si è nettamente consolidata;

3.un ex premier che, nonostante il tifo europeo e dei giornali politicamente corretti, non ha saputo leggere ed interpretare le pulsioni della società civile stritolata da una crisi culturale ed economica mondiale, e che si è appoggiato a partiti decotti ed abortiti ed ad un associazionismo elitario in nome di un attendismo politico, arrivando quarto;

4.un movimento liquido di protesta che, grazie alla faccia di un comico ed a strategie di guerrilla marketing, ha saputo costruire, sfruttando la rete come mezzo di militanza politica, un fronte dello scontentismo.

Di fronte a questi dati il risultato poteva essere uno solo, cioè le cd. larghe intese, ed è quello che è avvenuto. Tutti sanno che questo stato di cose non è eterno e che, presto o tardi, bisognerà che la dialettica politica ritorni ad agire funzionalmente e correttamente.

Questa condizione attuale, però, può essere usata per piantare quei semi del cambiamento e della innovazione istituzionale e politica di cui l’Italia ha assolutamente bisogno, e non da adesso.

Le risposte, però, non possono risiedere in un nostalgico e ammirato ritorno al passato, inteso come spazio mitico della palingenesi politica e partitica.

Da qualche tempo, su questo spazio, stiamo segnalando la presenza di uno spazio politico e, probabilmente partitico, completamente nuovo.

Una novità magmatica ed anarchica, varia, ma non avariata, confusionaria, ma non confusa, potenzialmente esplosiva.

Una prateria l’abbiamo chiamata, che si è aperta alla destra del centrodestra italiano, dopoché lo stesso centrodestra ha lasciato cadere alcune battaglie storiche ed ha scordato parole d’ordine che, invece, avrebbero dovuto essere parte integrante della propria costituency.

Il problema è proprio questo: al posto di parlare del dopo Berlusconi, bisognerebbe iniziare a discutere ed immaginare l’oltre.

Un oltre che non rinneghi Berlusconi ed il berlusconismo, ma che sappia trarre proficui insegnamenti e consigli da questa esperienza, che sappia analizzare il perché non si è arrivati a quella sospirata rivoluzione liberale, in un momento storicamente favorevole, e che sappia trovare un percorso politico favorevole alla sua realizzazione.

Una rivoluzione che sappia innovare la tradizione, ibridandola, ma senza snaturare, con le nuove opportunità di condivisione e di trasmissione delle opinioni che la tecnologia offre.

Una rivoluzione smart, praticamente.

Non salgo e non scendo, io faccio…

dicembre 26th, 2012 § 0 comments § permalink

Pregiatissimo Senatore Monti,

fin dall’inizio del suo governo “tecnicamente” politico io l’ho avversata, pur riconoscendole l’onore che la sua storia ed il suo cursus studiorum atque honorum le conferi vano. L’ho avversata in nome di un principio strettamente connaturato alla mia concezione democratica ed alla Costituzione materiale che si è venuta fomando in questi ultimi anni.

Il principio è il seguente: “è meglio un brutto governo, purchè eletto, di un buon governo tecnico.”. Lo avrei affermato anche se al governo ci fosse stata una coalizione che non ho votato.

Ciò non vuol dire che non riconosca la legittimità formale e costituzionale del suo gabinetto, ci mancherebbe. Quello che non mi è piaciuto è stato il modo in cui Lei ed il suo governo siete stati insediati, Diciamolo chiaramente che la nascita di questo governo ha rappresentato un “allungamento” troppo stiracchiato delle norme costituzionale, al limite della rottura istituzionale, da parte del presidente Napolitano e che, adesso, la sua salita in campo cerca di sanare, prendendo “a posteriori”  quel consenso che, invece, avrebbe dovuto avere quando fu nominato Presidente del Consiglio.

Ebbene era chiaro, fin dall’inizio, che il suo mandato era, non so da lei interpretato, non un mandato imparziale e tecnico, ma una missione etica, (di natura quasi divina), per cambiare la testa degli italiani.

In molti suoi discorsi ricorre questa figura e molte delle norme da Lei e dal suo governo vanno in quella direzione.

Per usare , ed abusare, di una metafora di kant, mi è sembrato che Lei fosse andato al governo per raddrizzare “il legno storto dell’italianità.”. Una italianità intesa come incapacità quasi genetica di inferiorità ad un popolo tedesco. Unicio vero popolo eletto di una europa, (scritta volutamente in piccolo), ostaggio delle miserie di una alleanza francotedesca che ogni giorno di più mostra la corda e la poca resistenza ed autorità delle sue istituzioni.

Una europa, (ancora in minuscolo), che è arroccata in un delirio di onnipotenza tecnocratica in bilico tra i comportamenti degli invitati alla festa in maschera de “la Maschera rossa” di Poe, della orchestrina sul Titanic e del “dategli le brioche” della regina Maria Antonietta.

Ebbene io credo che non servano le leggi per cambiare le abitudini o le attituidini di un popolo serve l’esempio ed un nuovo vocabolario che cambi la prospettiva da cui la società guarda il mondo.

In verità, Lei ha cercato di innovare qualche parola del trito lessico del politichese. Basti ricordare l’insistenza sulla parola “sobrietà”, il decreto “salvaItalia” o il decreto”cresciItalia”. L’ultima è stato il ribaltamento della famosa “discesa in campo” di berlusconiana memoria in “salita” per indicare  la sua scelta di partecipare, finalmente, alla competizione elettorale.

Credo che capirà se le dico che a questo vocabolario decido di non conformarmi. A questo esperanto ibrido, costruito sulle macerie e sui passaggi logici di un berlusconismo disastrato ed attualmente disastroso, ancorché rovesciato.

Non sono queste le parole che servono alla politica ed alla società. Prova ne sia che la sua agenda riesce a scaldare i cuori solo di quei “politici” che oggi hanno il culo freddo senza poltrona perchè a rischio di non essere rieletti e credono che, appoggiandola, possano tornare a sentire il calore al loro lato B.

Io non sono mai sceso, anche quando sono stato eletto come consigliere comunale a 29 anni nel 1999 con 137 voti (il paradosso è che, per adesso, ne ho avuto più di Lei) e non sono mai salito. Sono rimasto me stesso a fare.

Ecco: io faccio.

Io faccio politica come riesco e come la so fare. Magari sbagliando, ma cercando di non raddrizzare l’albero storto dell’umanità. Magari solo il mio.

 

Ultima occasione per non perdere una rivoluzione

agosto 26th, 2012 § 0 comments § permalink

C’è una parola che, ultimamente, piace tantissimo ai nostri governacchioli e polituccoli: Giovani.

Non passa giorno senza che costoro, tipico esempio della giovinezza italica, non si preoccupano di quella che è stata definita una generazione perduta.

Una generazione che, a posto della selezione meritocratica, deve accontentarsi della cooptazione e del servilismo.

Una generazione che deve dissimulare i propri talenti per poter entrare nella stanza dei bottoni, sorvegliata a vista dai guardiani della gerontocrazia allergici a spiriti critici ed ad intelligenza non conformista.

Costoro, infatti, hanno capito che il Porcellum è quanto di più conservativo esista in politica per evitare il normale ricambio generazionale ed hanno ben deciso di modificare radicalmente la legge elettorale.

Effettivamente era difficile costruire qualcosa peggiore del Porcellum, eppure questi paladini della rivoluzione dei giovani, ci sono riusciti.

Mettendo da parte i tecnicismi, questa dovrebbe essere la classica goccia che fa traboccare il vaso.

Dovrebbe essere la chiamata alle armi per tutti coloro che vogliono rottamare a destra ed a manca, svecchiare la classe dirigente, seppellire i sepolcri imbiancati, per i rinnovatori, riformatori, riformisti, cambiatori, sgrassatori ed aggiustatori vari (ed eventuali).

Una siffatta legge elettorale, così come prospettata, sarebbe la pietra tombale sulla testa della generazione perduta.

Diventeremo tutti degli zombie che, invece, di cannibalizzare i propri padri, ne vengono spremuti e schiavizzati.

Bisognerebbe dir loro che se davvero volessero fare qualcosa per i giovani, c’è solo una cosa da fare: dimettersi in blocco da qualunque carica e ritirarsi a vita privata.

Ma visto che non vogliono farlo, non è più il tempo, per noi, di chiedere strada in maniera gentile. Ma bisogna accendere gli abbaglianti, spingere l’accelleratore e strombazzare con il clacson a più non posso. Perchè una occasione del genere non tornerà più.

Nessun Porcellum, nessun Schifellum, nessun Minchiatum, nessun proporzionale alla tedesca corretto con lo spagnolo, nessun Provincellum.

Una sola cosa: il collegio uninominale maggioritario con le primarie obbligatorie aperte a tutti e regolate con legge.

Noi non vogliamo quote o posti fissi in liste bloccate, vogliamo poter esprimere la nostra creatività, vogliamo la possibilità di mostrare i nostri talenti, vogliamo dimostrare che è possibile rinnovare la politica, usando la rete come motore di un nuovo modo di comunicare, grazie alle nostre competenze.

Solo togliendo il potere di scelta dalle oscure mani di oscuri funzionari di partito e rimettendola alla scelta libera, consapevole e trasparente delle persone, potremmo giocarci la nostra possibilità di esistere e di non essere più perduti.

Poi potremmo anche perdere, ma almeno lo avremmo fatto combattendo e con la schiena dritta, senza cooptazione e senza servilismo.

20 anni dopo, ancora con il vizio della memoria senza retorica

luglio 18th, 2012 § 0 comments § permalink

Venti ann fa moriva Paolo Borsellino, vittima di un vile e vigliacco attentato di mafia.

L’omicidio di Borsellino, per forza (tragica) unita alla morte di Falcone a Capaci, è una di quelle cicatrici inferte dalla prepotenza della illegalità al corpo civile ed onesto dell’Italia perbene.

Una cicatrice dolorosa che il tempo non scalfisce e non guarisce.

Il boato della bomba di via d’Amelio, in quella assolata domenica d’estate, risuona tristemente ancora nelle orecchie di chi non ha voluto, non vuole e non vorrà piegare la schiena alla mafia.

Paolo Borsellino è un esempio di quella Italia che personalmente amo alla follia, quella Italia che, oltre alla speranza, riesce a veicolare valori civili positivi.

Oggi più che mai, in Italia, ci vorrebbero italiani come Paolo Borsellino, con il suo esempio limpido e cristallino.

Purtroppo però non abbiamo nostalgia di coloro che hanno fatto di Borsellino un oggetto di marketing.

Non abbiamo mai amato la retorica della memoria, mai.

Ci siamo sempre e solo fermati a ricordare ed a cercare di pensare.

quando tutto trema e crolla…

maggio 31st, 2012 § 0 comments § permalink

Dire che siamo vicini alla popolazione dell’Emilia Romagna duramente colpita dal terremoto, è dire una ovvietà ed una banale verità.

Eppure non ci sono altre parole per farlo.

Se le usassimo, infatti, non saremmo autenticamente dispiaciuti ed emotivamente coinvolti nel vedere quello che sta accadendo a Finale Emilia, Cavezzo, Concordia e Medolla.

Nomi divenuti tristemente noti, come noti lo sono diventati quelli di Onna e de l’Aquila.

Niente è più devastante nel corpo e nella psiche di ognuno che sentire tremare tutto e vedere crollare non solo i mattoni, ma anche tutti i ricordi che quei mattoni contenevano.

Vedere il crollo della propria casa è come assistere al crollo della propria vita e dei propri ricordi.

Si perde la propria identità.

Si perde il proprio legame con la madre terra divenuta matrigna cattiva.

Si perde il ricordo…

Eppure niente deve essere più solido dei ricordi in quei momenti.

In quei momenti bui segnati dalla morte e dalla disperazione.

Noi ci auguriamo che si faccia presto a mettere mano ai danni per, prima cosa, togliere tutte le macerie e poi per iniziare celermente una ricostruzione seria e condivisa.

L’Italia tutta non può tollerare tali ferite aperte sotto il proprio cielo…

o (Rim)borsi o la vita ?…

aprile 17th, 2012 § 0 comments § permalink

“…Cancellare del tutto i finanziamenti pubblici ai partiti – già drasticamente tagliati dalle manovre 2010-2011 – sarebbe un errore drammatico, che punirebbe tutti allo stesso modo e metterebbe la politica nelle mani delle lobbies.”

Più leggo questa dichiarazione del trio ABC, (Alfano, Bersani e Casini) e più capisco perchè Grillo abbia tanto successo.

Qui non è la mancanza di politica a generare l’antipolitica. E’ ancora peggio: è la peggior politica.  Una politica talmente autoreferenziale ed accartocciata su sè stessa che non riesce a vedere niente oltre l’orizzonte del presentismo e del vivere alla giornata.

La peggior politica che di fronte al popolo che “vuole il pane”, risponde, come si dice abbia fatto Maria Antonietta,:”dategli le brioches”.

Anzitutto ci sarebbe da rilevare che il finanziamento pubblico ai partiti non è stato drasticamente tagliato dalle manovre 2010 e 2011, ma è stato abrogato da un referendum popolare.

Infatti, le norme attuali regolano i RIMBORSI ELETTORALI e non i finanziamenti pubblici. Peccato che la parola “rimborso” non è usata nell’accezione comune, come un ristorno di denaro a fronte di una spesa documentata di uguale entità, ma come un sinonimo di finanziamento pubblico.

E’ come se, durante un viaggio di lavoro, un dipendente ritornasse in azienda e presentasse fatture e ricevute delle spese sostenute per 300 euro. A fronte di queste spese, l’amministrazione della ditta, invece di 300 euro, desse al dipendente 3000 euro. Ricevuta tale somma, il dipendente intascasse tale somma senza batter ciglio.

I partiti italiani si sono comportati esattamente in questo modo.

I partiti, bella parola !

“Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale .”

Questo è quello che prescrive l’articolo 49 della Costituzione italiana. Basta leggerlo e confrontarlo con quello che oggi sono i partiti italiani per capire che QUESTI partiti non sono quelli che la Costituzione disegnava.

Ci sarebbe da dire qualcosa sulla “scusa” delle lobbies. Ci asteniamo, perchè è esattamente lo stesso tipo di discorso che facevano gli esponenti della prima repubblica nel momento in cui brillavano i primi fuochi di mani pulite.

Hanno sostituito solamente la categoria dei “ricchi”, con quella delle “lobbies”.

Sappiamo tutti come sono andate le cose e come, il popolo inferocito, spazzò via partiti pluridecennali.

Il vero problema è che, a me, non interessa se un partito spende correttamente il denaro dei rimborsi elettorali, alias finanziamento pubblico, ma che questi denari non vengano elargiti.

Non faccio del (becero) qualunquismo, anche perchè Giannini e il suo Uomo Qualunque era una grande palestra di idee e di cultura e di passione politica.

Un fulgido esempio di buona antipolitica cui, molta antipolitica potrebbe abbeverarsi ed imparare.

Ma la cattiva politiva non impara.

Ed è per questo che è destinata a ripetere gli stessi errori.

Con gli stessi risultati…

Mario (6) il grande…

febbraio 18th, 2012 § 0 comments § permalink

Contrordine compagni (e camerati), Mario Monti è un grande.

Ammettiamo, in questa sede, di esserci sbagliati e di non aver compreso la profondità ed il genio del nostro presidente del Consiglio, per cui facciamo pubblicamente ammenda.

La gestione, mediatica e politica, della questione della candidatura di Roma per le olimpiadi del 2020 è stata semplicemente un capolavoro politico e di comunicazione.

Immaginiamo che Berlusconi fosse ancora presidente del Consiglio ed avesse deciso di sostenere la candidatura di Roma per i giochi Olimpici. Si sarebbe scatenata la bagarre, sia in Parlamento che nella pubblica opinione, che si sarebbe di nuovo spaccata a metà, come minimo.

Proviamo solo ad immaginare i titoloni di giornali come la Repubblica, il Fatto Quotidiano e l’Unità, le improvvide dichiarazioni di un Borghezio o di un Calderoli su Roma ladrona, seguite dai deliri della Santanchè o di Giovanardi, i pistolotti dadaisti di Bersani, edi versipluvi commenti di Vendola sulla cementificazione e sulle infiltrazioni mafiose ed affaristiche, le raffazzonate e sgrammaticate metafore di un Di Pietro sulla necessità per la magistratura di vigilare, le intemerate di Bocchino sui costruttori ed i sermoni di Casini.

Ma sarebbe stato lo stesso anche se Berlusconi avesse deciso di non sostenere la candidatura della città capitolina. I motivi sarebbero stati la mancata occasione di crescita e lo scarso peso diplomatico italiano. Diversi argomenti, ma uguali cantori.

Ebbene Mario Monti, non solo ha saputo menare il can per l’aia fino oltre l’ultimo momento utile e poi ha piazzato il colpo di grazia con la precisione ed il sangue freddo di un cecchino veterano.

Quale altro presidente del consiglio, infatti, si sarebbe potuto permettere di non prendere in considerazione la presentazione di ben 4 mozioni a favore della candidatura di Roma presentate da PdL, Pd, Terzo polo e Popolo e Territorio, ovvero tutta la sua maggioranza parlamentare ?

Nessuno.

Ed invece, proprio questo signor Nessuno della politica italiana ha capito benissimo l’andazzo ed ha saputo anche trovare la chiave di volta per entrare in empatia con la pancia degli italiani.

Il presidente Monti ha capito che la politica è attualmente troppo debole per potersi permettere anche un seppur minimo sussulto di dignità. Una politica oramai avvitata nel palazzo, incapace anche di immaginare e prefigurare un orizzonte per il dopo elezioni. Una politica sputtanata e sputtanante che trova nelle sedi istituzionali il suo bunker e che dal suo rifugio dorato crede di contare ancora qualcosa presso gli elettori.

Ma se è debole la politica, lo sono anche quei corpi intermedi, come i sindacati e le associazioni di categorie, oramai avvitate in una spirale solipsistica e tautologica ed inadatte sia a sintonizzarsi con le innervature della società che a intuire le linee di sviluppo della stessa.

Ed è questa debolezza la più grande forza di Monti ed il suo lasciapassare per arrivare indenne alla fine della legislatura, oltrechè a condizionarne sia il risultato che lo sviluppo.

Mario Monti non è un signor nessuno o un alieno. Ha intelligenza, ha spirito, ha empatia ed ha una sua visione da perseguire. Al contrario, i suoi potenziali avversari non hanno neppure una sola di queste doti e sono condannati irrimediabilmente alla irrilevanza.

Per questo, oggi, siamo costretti ad ammettere che Mario sei grande. Anzi Il grande…

Quello che (alcuni) non capiscono (e si ostinano)…

febbraio 6th, 2012 § 0 comments § permalink

Un altro tipo di grillismo si sta impadronendo di alcuni parlamentari. Non stiamo parlando dell’antipolitica del movimento cinque stelle, ma di una sindrome che sembra si stia impadronendo dei nostri rappresentanti nella Camere, eletti o nominati che siano.

E’ la sindrome del Marchese del grillo, fantastico personaggio, magistralmente interpretato dal compianto Alberto Sordi.

In una famosissima scena, infatti, il Marchese evitava una giusta punizione in carcere, grazie al suo lignaggio, e di fronte ai mugugni degli altri cittadini pronti ad andare in prigione, diceva una famosissima frase: “Io so’ io e voi nun sete un cazzo !”.

Ebbene questo è il commento che rimbomba nelle nostre orecchie di fronte alla notizia secondo la quale alcuni parlamentari abbiano presentato ricorso avverso la decisione di un nuovo regime, e susseguente (minimo) taglio ai vitalizi.

Non mi è mai piaciuta l’antipolitica e il dare addosso gratuitamente a chi decide di impegnarsi in politica.

Ma qui si parla di un privilegio, e non di un diritto funzionale al buon andamento della democrazia.

La politica, oggi, non gode di buona stampa e di buon nome, anzi.

Ma la colpa non è della Politica tout court, semmai della casta dei politici attuali.

Di una casta, per lo più, dedita al servilismo, alla omologazione, alla conservazione ed all’affarismo, senza passione civile e senza anelito culturale. Frutto di una legge elettorale che massimizza il potere di veto delle estreme, radicalizza il confronto, aumenta il potere ricattatorio dei singoli, azzera il controllo degli elettori e sterilizza la responsabilità pubblica.

Di una casta che si è dimostrata, in larga maggioranza, incapace di una visione complessiva dell’architettura dello Stato e delle sue istituzioni, inane di fronte alle turbolenze estere, inadeguata di fronte alla sfida dei tempi al punto di essere felice di farsi commissariare da un governo tecnico, allargando fin quasi alla rottura le regole della Costituzione materiale e formale.

Di una casta, per lo più, pasticciona ed arruffona prontissima a inseguire il quotidiano, ed inesperta ad allargare l’orizzonte della sua visione al futuro.

Di fronte a questo “spettacolo” è naturale che ci siano più fischi che applausi.

Eppure da questo spettacolo bisognerà ripartire, a patto che la casta capisca che non c’è più nessun tempo e nessuno spazio per i propri guadagni e per la sopravvivenza dei propri privilegi.

In gioco c’è molto di più che il proprio vitalizio, c’è la credibilità e l’autorità dell’Italia.

Di quella Italia che merita molo più di uno strapuntino in una lista bloccata.

Di quell’Italia che ha bisogno di esempi e non di leggi per tornare a dispiegare, in pieno, le sue ali.

Noi siamo noi e voi nun sete…

Il deficit di cultura e di dignità…

dicembre 11th, 2011 § 0 comments § permalink


A leggere certe notizie viene da chiedersi se i “nostri” onorevoli si siano accorti della situazione esplosiva in cui viviamo.
Se all’interno delle loro autoblu blindate il vento della rabbia e della rassegnazione che spira in Italia sia filtrato, anche se come un refolo.
Se tra una tagliatella ed un astrice, rigorosamente a prezzo calmierato, consumati ai ristoranti di Camera o Senato, se tra un taglio di capelli o una rasatura nel barbiere della Camera, costoro abbiano un minimo di consapevolezza di quanto sdegno la Casta, per usare una felice espressione del duo Stella e Rizzo, susciti nella società.
Se lorsignori credono che in Italia a piangere sia solo la ministra Fornero e non anche migliaia di persone che, comunque, con dignità, cercano di mandare avanti una famiglia o anche la loro stessa vita in maniera decente, allora vuol dire che il diaframma tra noi e loro è quasi impermeabile.
La manovra Monti, ampiamente criticata su questo sito e criticabile, ha imposto sacrifici pesanti proprio ai soliti noti. A coloro che Giuseppe Prezzolini non avrebbe definito: fessi.

Non c’è una definizione di fesso. Però: se uno paga il biglietto intero in ferrovia; non entra gratis a teatro; non ha un commendatore zio, amico della moglie e potente sulla magistratura, nella pubblica istruzione, ecc.; non è massone o gesuita; dichiara all’agente delle imposte il suo vero reddito; mantiene la parola data anche a costo di perderci, ecc. – questi è un fesso. (Giuseppe Prezzolini).

Eppure ci eravamo illusi che, forse, questa volta i fessi avrebbero avuto un minimo di soddisfazione. Quella di veder, anche se in maniera minima, decurtati gli stipendi degli onorevoli italiani.
Quegli onorevoli italiani che, per viltà, per insipienza, per calcolo o per tatticismo, non si sono voluti prendere la responsabilità di guidare il paese, ma hanno preferito farsi commissariare, ovviamente a stipendio pieno, da un governo tecnocratico di professori-colonnelli.
Quegli stessi onorevoli italiani che, poichè non hanno mai avuto una idea propria, hanno ben pensato di prenderla a prestito da Trichet e Draghi e poi si sono furbescamente defilati in una maggioranza extralarge come le famose vacche nella notte nera.
Quegli stessi onorevoli che, non sapendo cosa voglia dire raccogliere il consenso sul territorio, si sono ritrovati, come in un ex voto, assissi su uno scranno di Palazzo Madama o di Montecitorio.
In una politica ridotta a televoto da grande fratello o riffa da festa de l’Unità, gli alfieri della nuova classe digerente italiota sono divenuti gli Scilipoti, i Razzi, i Grassano, le Carlucci, gli Antonione ed i Versace e tutti gli altri, costituzionalmente legittimi e legittimati, emigranti tra destra e sinistra, passando per il gruppo misto talvolta, del Parlamento italiano.
Sarebbe stata bella una legge Bossi Fini anche per loro.
Quegli stessi onorevoli che invocano la fiducia sul decreto legge Monti, perchè il momento è grave e bisogna fare sacrifici, ma poi alla chetichella presentano un emendamento per salvaguardare i loro emolumenti trincerandosi dietro le competenze e l’autonomia del Parlamento.
Ma qualcuno ha fatto loro sapere che il tasso di fiducia degli Italiani nei confronti dei partiti è attualmente al 14%, il punto più basso mai raggiunto ?
Ma qualcuno ha detto loro: “Carissimi onorevoli, avete rinunciato al vostro ruolo, avete accettato di farvi commissariare, barattando gli ultimi scampoli di questa legislatura per gli ultimi stipendi e per raggiungere il vitalizio, adesso anche voi avete da pagare pegno. Un pegno piccolo piccolo.Dovete adeguarvi a prendere la media degli stipendi europei.”.
Non ci vuole poi molto fare la media degli stipendi europei, basta un laureato in statistica, un foglio excel e dati reperibili da internet.
Ma a ben guardare questo deficit, non è un deficit di denaro o di spread.
E’ un deficit di cultura. E’ un deficit di etica, un deficit di tensione morale.
(Forse) esiste un legame di proporzionalità inversa tra cultura della classe dirigente italiana e debito pubblico.
Intellettuali come Frezzolini, Longanesi, Flaiano o Montanelli sono stati espunti dalla coscenza civile in questo eterno presente italiano senza memoria, senza pensiero critico, senza prospettive e senza dignità.

Ci sono fessi intelligenti e colti, che vorrebbero mandare via i furbi. Ma non possono: 1) perché sono fessi; 2) perché gli altri fessi sono stupidi e incolti, e non li capiscono. (Giuseppe Prezzolini)

Amare parole di un tempo amaro che lascia un amaro in bocca…

Sarò ministro…

novembre 15th, 2011 § 0 comments § permalink

E’ (quasi) ufficiale domani mattina alle 11 verrò indicato come ministro per i rapporti con il Parlamento.
E’ una notizia davvero inaspettata che mi riempie di orgoglio e che un po’ spaventa.
E’ sicuramente con una grande voglia di far bene che mi appresto a rivestire questo incarico.
Da sempre considero il Parlamento come la massima istituzione democratica e come il luogo principe della rappresentanza dell’Italia e dei suoi legittimi interessi.
Certamente con molto tremore mi avvio a prendere servizio, avendo, come sempre, la Costituzione della Repubblica Italiana come stella polare della mia etica e condotta politica.
Viva L’Italia, evviva il suo Parlamento


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