Il mio voto per l’Europa (ma anche contro)

maggio 24th, 2014 § 0 comments § permalink

Ho deciso di non intervenire durante questa brutta campagna elettorale un po’ per pigrizia ed un po’ perchè, davvero, non sapevo cosa fare.

Certo, so benissimo che questo voto europeo sarà di importanza fondamentale, ma, paradossalmente, è l’europa, questa europa, che sembra non capire quello che c’è in ballo.

Questa europa è, davvero , diversa da quella immaginata da Spinelli e da Schumann.

E’ lontana mille miglia da quella della Thatcher e di Kohl.

Ma questo voto è anche importante per quel che riguarda la situazione italiana. Una situazione italiana che vede la democrazia elettiva commissariata e in stallo tra tre parti in guerra.

Il mio voto, però, andrà a Giorgia Meloni, forse più che a Fratelli d’Italia.

Lo faccio soprattutto per una possibilità, perchè nell’alleanza tra la Meloni e Crosetto ho intravisto, davvero in nuce, la possibilità di una formazione liberal-conservatrice di stampo inglese.

Magari mi sbaglierò, il seme è davvero piccolo e fragile, ma credo che valga un voto.

l’importanza di esserci, anche solo per interesse

dicembre 12th, 2013 § 0 comments § permalink

Qualche giorno fa il premier Enrico Letta ha paventato il pericolo che, alle prossime elezioni europee di maggio 2014, i movimenti ed i partiti antieuropeisti possano occupare almeno 100 seggi.

Personalmente non sono preoccupato di questo.

Ritengo fisiologico che una democrazia possa dare rappresentanza anche a chi non è d’accordo con le “regole del gioco” e. giocando secondo quelle stesse regole, cerchi di cambiarle.

L’Europa, ma sarebbe meglio dire la Commissione Europea, i governi e la BCE, in questo periodo di profonda crisi economica, ce l’ha messa tutta per rendersi antipatica ed ostile ai propri cittadini, apparendo come quella che è debole con i forti, e forte con i deboli.

Eppure nonostante tutto, per esempio a Kiev, c’è ancora un popolo che sogna di entrare nell’Europa, come una terra di libertà e di opportunità per tutti.

Sarebbe facile, ed anche semplicistico, fare il parallelo con la situazione in Italia, ove i “forconi”, invece, si scagliano rabbiosamente contro l’euro e l’Europa.

Emotivamente non si può non simpatizzare con questo movimento.

Lo ripetiamo, il grande sogno dell’Europa, grazie a questi politici europeisti, servi della burocrazia tecnocratica e piegati all’interesse particolare delle proprie nazioni, è divenuto l’incubo europeista.

Anche le parole sottolineano questo passaggio. Oggi pochi si professano europei, moltissimi, invece, sono gli europeisti.

Europa, europeism, EUrpes….

La mia paura più grande, per le prossime elezioni europee, è che, ancora una volta, l’Italia non esprima una adeguata rappresentanza europea in seno all’ALDE, l’allenza liberale e democratica europea.

Mi piange il cuore, infatti, a vedere che nell’ALDE siamo rappresentati da personaggi come Vattimo e da partiti come l’Italia dei Valori, che alle ultime elezioni politiche decise di confluire con Ingroia e la sua (fortunatamente incompiuta) rivoluzione civile.

Eppure ci sono, soprattutto, negli ultimi tempi moltissimi sommovimenti in quell’area laica e liberale che sembra uscire da un letargo quasi ventennale, anche grazie al terremoto della decadenza di Berlusconi, ed allo Tsunami politico di Renzi.

Non siamo qui a formulare il solito augurio del “volemose bene” e della unità delle sigle liberali italiane.

Sappiamo bene, per averla sperimentata, sulla nostra pelle che è impossibile.

Siamo qui ad auspicare il solo metodo che potrebbe funzionare: un “matrimonio” di interesse.

Queste sigle hanno tutto l’interesse a presentarsi sotto lo stesso emblema, non in nome di ideali o di valori comuni, ma in nome del superamento della soglia di sbarramento, prevista dalla legge elettorale italiana.

L’interesse non sarebbe solo elettorale per le sigle liberali, ma di riflesso sarebbe un vantaggio per gli elettori e per l’Italia.

Ci sarebbe finalmente una voce europea libera ed autorevolmente italiana in grado di parlare e di fare l’Europa e non gli europe(i)sti.

Sarebbe un sogno, per me, vedere sotto le insegne dell’ALDE persone come Ichino e Zanetti di Scelta Civica, De Nicola e Falasca (ALI), Boldrin (Fare), Giacomo Zucco (Tea Party Italia) ed anche uno come Maurizio Turco dei Radicali seduti nell’emiciclo di Bruxelles o di Strasburgo sotto le insegne dell’ALDE.

L’importante sarà esserci, anche solo per interesse….

L’odore dei soldi…

gennaio 10th, 2013 § 0 comments § permalink

E finalmente ci siamo arrivati.

In realtà è un po’ tardi, visto che le elezioni si terranno tra poco più di un mese, ma meglio tardi che mai.

Di cosa stiamo parlando ? Di quell’atteggiamento di un diffuso sentimento di ostilità verso la ricchezza e chi la detiene.

In questa italietta ipocritamente cattolica, malignamente benpensante, falsamente moralistica e disastrosamente etica fa chic assumere una posizione a favore del pauperismo, decadente aspetto di un radicalismo chic, con la puzza sotto il naso, ma non nel portafogli, che guarda con sufficente sdegno color che sono ricchi.

Essere ricchi in questa italia. minore, minorata e minoritaria, è un peccato, quindi un reato contro il buon gusto, ed i custodi della rivoluzione dello stato paternalistico ed etico con i loro tribunali popolari del pettegolezzo pubblico e della gogna della calunnia sono sempre all’attivo.

Il ricco deve finire all’inferno, magari prima deve essere spremuto da un fisco oppressivo, crimonogeno e depressivo.

L’esproprio coatto e forzoso è il solo mezzo per espiare questo peccato, magari con la scusa della redistribuzione.

Ebbene, cari miei pauperisti del cazzo, vi comunico una verità: solo la povertà si può redistribuire, la ricchezza si può solo produrre.

Essere ricchi in questa italietta che vorrebbe vivere tre metri sopra il cielo, mentre invece è già due metri sottoterra, è una colpa.

Una colpa ancestrale, atavica e perpetua. Una macchia perpetua, senza possibilità di redimersi.

Quello che spaventa è che anche i ricchi, spesso, si conformano a questo modo di fare. Nessuno che abbia il coraggio di sfidare questa melassa ipocrita e benpensante dicendo: “se i ricchi devono andare all’inferno, che almeno gli stronzi vadano a fanculo.”.

Che bello sarebbe !

Sarebbe l’inizio della rivoluzione liberale di questo paese ed il crollo di una italietta che odia il colore dei soldi, ma non il suo odore.

 

E’ possibile che…

dicembre 16th, 2012 § 1 comment § permalink

Ma Porca Puttana !!!!

Possibile che debba, dopo aver passato i miei primi 40 anni, decidere se delegare il mio futuro a delle persone che, nella migliore delle ipotesi, hanno più di 50 anni e nella peggiore quasi 80 ?

Persone che, molto più di me, non sono nativi digitali e, nel caso peggiore non sanno pronunciare correttamente la parola “Google”.

Persone che usano un vocabolario vecchio, intriso di un buonismo da “piccolo mondo antico” misto a “Don Camillo e Peppone”. Un vocabolario dove le parole non hanno, e non possono avere, lo stesso significato per chi mastica innovazione ed interrnet tutti i giorni.

Persone che alla parola merito preferisce la parola solidarietà, intesa come uguaglianza di risultati, che alla parola legalità preferisce la parola equità, intesa come surrogato di giustizia alla amatriciana, che alla parola innovazione preferisce la parola tradizionalismo, che alla parola laicità prefersice il confessionalismo, che alla parola democrazia preferisce la parola oligarchia, che alla parola riforme prefersice la parola riformismo, che alla parola impresa preferisce la parola monopolio, che alla parola sussidiarietà preferisce la parola burocrazia, che alla parola scelta preferisce la parola obbligo, che alla parola crescita preferisce la parola austerità, che alla parola Europa preferisce la parola europeismo, che alla parola connessione preferisce la parola protezione, che alla parola tolleranza preferisce la parola rifiuto, che alla parola opportunità preferisce la parola assistenzialismo, che alla parola libertà preferisce la parola paura.

Allora mi viene da dirlo forte e chiaro: con queste persone io non ho niente a che spartire, porca puttana.

E dovrei lasciare a loro la decisione del mio futuro ?

Possibile che ancora non soffi forte un vento di rivoluzione, di una rivoluzione generazionale e culturale.

Di quella generazione di outsider, come la mia, che rischia di essere schiacciata dai propri padri e dai propri fratelli. Di una generazione rassegnata alla delega gerontocratica ed alla droga di un paradiso consumistico da cui siamo stati cacciati dagli stessi che ancora ci promettono di farci rientrare. Di una generazione incapace di pensare una sua nuova cultura per inquadrare questo tempo e questo mondo, ma che si crogiuola in una melassa ideologica senza sapore, senza odore e senza passione.

Una generazione passata senza passione, una generazione vissuta senza vita, una generazione Erasmus senza aver conosciuto e capito Erasmo da Rotterdam, una generazione passata senza mai essere partita, una generazione senza azione e senza genere, una generazione senza volto e senza voce, una generazione delle potenzialità impotenti, una generazione che sogna, ma non si sveglia per realizzare questi sogni, una generazione senza un passato condiviso ma con un un futuro reciso in comodato d’uso.

Non sogno questa rivoluzione generazionale, non più. Non mi bastano più i sogni, vorrei un segno.

Magari un segno di vita.

e non un ultimo sussulto prima del rigor mortis.

Porca puttana…

Mario (6) il grande…

febbraio 18th, 2012 § 0 comments § permalink

Contrordine compagni (e camerati), Mario Monti è un grande.

Ammettiamo, in questa sede, di esserci sbagliati e di non aver compreso la profondità ed il genio del nostro presidente del Consiglio, per cui facciamo pubblicamente ammenda.

La gestione, mediatica e politica, della questione della candidatura di Roma per le olimpiadi del 2020 è stata semplicemente un capolavoro politico e di comunicazione.

Immaginiamo che Berlusconi fosse ancora presidente del Consiglio ed avesse deciso di sostenere la candidatura di Roma per i giochi Olimpici. Si sarebbe scatenata la bagarre, sia in Parlamento che nella pubblica opinione, che si sarebbe di nuovo spaccata a metà, come minimo.

Proviamo solo ad immaginare i titoloni di giornali come la Repubblica, il Fatto Quotidiano e l’Unità, le improvvide dichiarazioni di un Borghezio o di un Calderoli su Roma ladrona, seguite dai deliri della Santanchè o di Giovanardi, i pistolotti dadaisti di Bersani, edi versipluvi commenti di Vendola sulla cementificazione e sulle infiltrazioni mafiose ed affaristiche, le raffazzonate e sgrammaticate metafore di un Di Pietro sulla necessità per la magistratura di vigilare, le intemerate di Bocchino sui costruttori ed i sermoni di Casini.

Ma sarebbe stato lo stesso anche se Berlusconi avesse deciso di non sostenere la candidatura della città capitolina. I motivi sarebbero stati la mancata occasione di crescita e lo scarso peso diplomatico italiano. Diversi argomenti, ma uguali cantori.

Ebbene Mario Monti, non solo ha saputo menare il can per l’aia fino oltre l’ultimo momento utile e poi ha piazzato il colpo di grazia con la precisione ed il sangue freddo di un cecchino veterano.

Quale altro presidente del consiglio, infatti, si sarebbe potuto permettere di non prendere in considerazione la presentazione di ben 4 mozioni a favore della candidatura di Roma presentate da PdL, Pd, Terzo polo e Popolo e Territorio, ovvero tutta la sua maggioranza parlamentare ?

Nessuno.

Ed invece, proprio questo signor Nessuno della politica italiana ha capito benissimo l’andazzo ed ha saputo anche trovare la chiave di volta per entrare in empatia con la pancia degli italiani.

Il presidente Monti ha capito che la politica è attualmente troppo debole per potersi permettere anche un seppur minimo sussulto di dignità. Una politica oramai avvitata nel palazzo, incapace anche di immaginare e prefigurare un orizzonte per il dopo elezioni. Una politica sputtanata e sputtanante che trova nelle sedi istituzionali il suo bunker e che dal suo rifugio dorato crede di contare ancora qualcosa presso gli elettori.

Ma se è debole la politica, lo sono anche quei corpi intermedi, come i sindacati e le associazioni di categorie, oramai avvitate in una spirale solipsistica e tautologica ed inadatte sia a sintonizzarsi con le innervature della società che a intuire le linee di sviluppo della stessa.

Ed è questa debolezza la più grande forza di Monti ed il suo lasciapassare per arrivare indenne alla fine della legislatura, oltrechè a condizionarne sia il risultato che lo sviluppo.

Mario Monti non è un signor nessuno o un alieno. Ha intelligenza, ha spirito, ha empatia ed ha una sua visione da perseguire. Al contrario, i suoi potenziali avversari non hanno neppure una sola di queste doti e sono condannati irrimediabilmente alla irrilevanza.

Per questo, oggi, siamo costretti ad ammettere che Mario sei grande. Anzi Il grande…

Dopo il 12 novembre…

novembre 28th, 2011 § 0 comments § permalink


Ho votato Silvio Berlusconi e l’ho fatto votare, lo abbiamo critica quando pensavamo fosse opportuno e lo abbiamo eleogiato quando ritenevamo giusto farlo. Adesso a 16 giorni dalle sue dimissioni possiamo gettare un primo sguardo al suo abbandono dalla carica di Presidente del Consiglio.
Anzitutto, credo che sia necessario partire dalla pacchiana e cafonesca gazzarra, con annesso lancio di monetine, che si è scatenata sia di fronte a Palazzo Chigi che di fronte al Quirinale.
Ancora una volta gli italiani hanno dimostrato che la voglia di Piazzale Loreto sia sempre presente nel DNA politico tricolore.
Anzitutto bisogna ammettere che le dimissioni del 12 novembre scorso sono frutto di alcune scelte strategico-politiche francamente discutibili che il governo Berlusconi ha e non ha compiuto dalla vittoria elettorale del 2008.
Certamente dare la colpa ad 8 traditori è facile dal punto di vista comunicativo, ma non può essere usata come tesi politica.
Anche perchè il comportamente della Carlucci è stato simmetricamente uguale a quello di Scilipoti. Ecco, a posteriori, sarebbe stato meglio andare alle elezioni anticipate dopo la vittoria parlamentare del 14 dicembre 2010.
Probabilmente il centrodestra non avrebbe perso Milano ed, oltre alle elezioni politiche, avrebbe vinto anche a Napoli.
Ma qui ci stiamo addentrando nella urconia.
Adesso dopo la sbornia degli #aeiuoy, si apre una nuova fase politica, di Berlusconi e del Berlusconismo.
Una nuova fase che ha il nome di Mario Monti ed il suo #Rimontiamo….

mein krapfen

luglio 26th, 2011 § 0 comments § permalink

Mio padre, qualche decennio fa comprò, durante una gita, un piccolo quadretto in cui vi è scritto: “Prima di aprire la bocca, assicurati che il cervello sia collegato.”.

Quel quadretto è ancora lì, in cucina sulla parete di fronte al tavolino dove ci riuniamo per mangiare. Un piccolo monito, sicuramente anche goliardico, che però veicola un messaggio chiaro: “la libertà di parola non implica la licenza di dire qualunque cosa ci passi per la testa.”.

Credo proprio che Borghezio, purtroppo europarlamentare della Lega Nord, non abbia avuto un padre come il mio. Se lo avesse avuto non avrebbe detto quella serie di stronzate, sulle “idee” farneticanti di anders behring breivik.

Molte sue idee sono buone, e in alcuni casi direi ottime. Ѐ per colpa dell’invasione degli immigrati se poi sono sfociate nella violenza”. Il non capire che espressioni di questo tipo sono la miglior difesa ed anche la miglior prova che anders behring breivik, tutti gli anders behring breivik, hanno una possibilità di vittoria. E’, infatti, impossibile scindere le azioni di breivik dalle sue idee, proprio perchè le sue idee sono state la benzina delle sue azioni.

L’assurdo, farneticante e delirante memoriale che il terrorista pluriomicida norvegese ha affidato alla rete dal titolo rischia di essere il nuovo mein kampf, e mi sembra strano che nessun editore italiano, un po’ spregiudicato, non lo abbia ancora tradotto, pubblicato ed affidato ai circuiti alternativi underground. Un po’ come le edizioni “fuorilegge” dell’odioso memoriale di hitler, che affollano le bancarelle dei mercatini.

Certamente, con un testimonial come borghezio, il titolo è già pronto: mein krapfen….

Eu…rotta

aprile 12th, 2011 § 0 comments § permalink

Incassato il voto contrario della Unione Europea sulla richiesta di aiuto nella questione degli sbarchi di profughi e clandestini, è necessario fare alcune riflessioni.

L’europa, questa europa, non brilla per il coraggio. Anzi è sempre più preda dalle sue paure e paralizzata dalla sua ignavia.

Una ignavia paralizzante di quella che è divenuta una sovrastruttura burocratica e tecnocratica, pervasiva nei dettagli, ma lasciva nei principi, incapace di porre un freno agli sprechi ed alle inutili duplicazioni, afona in tema di politica estera e di difesa.

Una europa che si vanta di essere il più grande mercato del mondo, senza avere una costituzione certa ed governance chiara.

Una europa che prima batte moneta e poi, forse, si doterà di istituzioni di governo e di rappresentanza.

Qualcuno potrebbe obiettarmi che dico queste cose per partito preso, rispondo che è proprio così.

Sono un fazioso, sono un partigiano ed amo stare dalla parte delle mie convinzioni. Non ho mai provato trasporto per coloro che si professano obiettivi ed imparziali. Come recita il titolo di un pamphlet, scritto da Gramsci, di recente uscita, Odio gli indifferenti.

Non arriviamo ad odiare questa europa, piuttosto proviamo pena per questa europa. Una europa lontana dalla missione e dallo spirito di quel grandissimo documento che è il manifesto di Ventotene scritto da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi.

Oggi è il momento in cui bisogna saper gettare via vecchi fardelli divenuti ingombranti, tenersi pronti al nuovo che sopraggiunge così diverso da tutto quello che si era immaginato, scartare gli inetti fra i vecchi e suscitare nuove energie tra i giovani. Oggi si cercano e si incontrano, cominciando a tessere la trama del futuro, coloro che hanno scorto i motivi dell’attuale crisi della civiltà europea, e che perciò raccolgono l’eredità di tutti i movimenti di elevazione dell’umanità, naufragati per incomprensione del fine da raggiungere o dei mezzi come raggiungerlo.

La via da percorrere non è facile né sicura, ma deve essere percorsa e lo sarà.

Finiva così, con questo augurio profetico quel manifesto, quello che sarebbe dovuto essere la stella polare nella costruzione di una Europa, forte e libera, e non impaurita e ripiegata sulle difficoltà interne di un Sarkozy o di una Merkel.

Non possiamo uscire da questa europa, non lo consentono i trattati e, la questione del referendum iralndese lo dimostra, non lo consentirebbe questa sovrastruttura.

Però possiamo starci da italiani ed europei e non da entusiastici (ed idioti) europeisti.


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Eu…rotta su Fabrizio Cipollini.