Avvoltoi Piceni

febbraio 7th, 2014 § 0 comments § permalink

Carissimi (si fa per dire) profeti di sventura in servizio permanente effettivo,

vi scrivo questo post con il cuore in mano per dirvi una sola cosa:

avete rotto le palle !!!

Sinceramente non ne posso più di sentirvi, becerare tutto il giorno sullo sfascio culturale di Ascoli Piceno.

Sinceramente ne ho pieni gli zebedei delle vostre apocalittiche visioni di sventura, delle vostre catastrofiche profezie di sventura sulla distruzione etica e morale della mia città.

Sinceramente non riesco più a digerire la vostra poltiglia putrida di ciarpame culturale e di politichetta da basso impero.

Sinceramente le mie orecchie non tollerano più il vostro gracchiare, senza senso e senza senno, di una vecchia età dell’oro passata e idealizzata  ed una fallace e falsa promessa di rinascita etica, culturale ed economica.

Non è vero che tutto qui sia merda, ma a voi piace dipingerla così perché, coprofagicamente, vi piace rotolarvici dentro.

Vi piace, siamo sinceri una buona volta, affrescare con toni bui e pesti dei vostri mancati sogni di gloria anche il cielo degli altri.

Vi piace trascinare gli altri nei vostri abissi di depravazione e depressione intellettuale, per chiuderli nel nanismo de vostri piccoli orizzonti.

Voi senza volto, se non quella della mediocrità.

Voi senza voce, se non quella dell’invidia.

Avete davvero rotto le palle, e mi spiace anche avervi dedicato questo post…

Non salgo e non scendo, io faccio…

dicembre 26th, 2012 § 0 comments § permalink

Pregiatissimo Senatore Monti,

fin dall’inizio del suo governo “tecnicamente” politico io l’ho avversata, pur riconoscendole l’onore che la sua storia ed il suo cursus studiorum atque honorum le conferi vano. L’ho avversata in nome di un principio strettamente connaturato alla mia concezione democratica ed alla Costituzione materiale che si è venuta fomando in questi ultimi anni.

Il principio è il seguente: “è meglio un brutto governo, purchè eletto, di un buon governo tecnico.”. Lo avrei affermato anche se al governo ci fosse stata una coalizione che non ho votato.

Ciò non vuol dire che non riconosca la legittimità formale e costituzionale del suo gabinetto, ci mancherebbe. Quello che non mi è piaciuto è stato il modo in cui Lei ed il suo governo siete stati insediati, Diciamolo chiaramente che la nascita di questo governo ha rappresentato un “allungamento” troppo stiracchiato delle norme costituzionale, al limite della rottura istituzionale, da parte del presidente Napolitano e che, adesso, la sua salita in campo cerca di sanare, prendendo “a posteriori”  quel consenso che, invece, avrebbe dovuto avere quando fu nominato Presidente del Consiglio.

Ebbene era chiaro, fin dall’inizio, che il suo mandato era, non so da lei interpretato, non un mandato imparziale e tecnico, ma una missione etica, (di natura quasi divina), per cambiare la testa degli italiani.

In molti suoi discorsi ricorre questa figura e molte delle norme da Lei e dal suo governo vanno in quella direzione.

Per usare , ed abusare, di una metafora di kant, mi è sembrato che Lei fosse andato al governo per raddrizzare “il legno storto dell’italianità.”. Una italianità intesa come incapacità quasi genetica di inferiorità ad un popolo tedesco. Unicio vero popolo eletto di una europa, (scritta volutamente in piccolo), ostaggio delle miserie di una alleanza francotedesca che ogni giorno di più mostra la corda e la poca resistenza ed autorità delle sue istituzioni.

Una europa, (ancora in minuscolo), che è arroccata in un delirio di onnipotenza tecnocratica in bilico tra i comportamenti degli invitati alla festa in maschera de “la Maschera rossa” di Poe, della orchestrina sul Titanic e del “dategli le brioche” della regina Maria Antonietta.

Ebbene io credo che non servano le leggi per cambiare le abitudini o le attituidini di un popolo serve l’esempio ed un nuovo vocabolario che cambi la prospettiva da cui la società guarda il mondo.

In verità, Lei ha cercato di innovare qualche parola del trito lessico del politichese. Basti ricordare l’insistenza sulla parola “sobrietà”, il decreto “salvaItalia” o il decreto”cresciItalia”. L’ultima è stato il ribaltamento della famosa “discesa in campo” di berlusconiana memoria in “salita” per indicare  la sua scelta di partecipare, finalmente, alla competizione elettorale.

Credo che capirà se le dico che a questo vocabolario decido di non conformarmi. A questo esperanto ibrido, costruito sulle macerie e sui passaggi logici di un berlusconismo disastrato ed attualmente disastroso, ancorché rovesciato.

Non sono queste le parole che servono alla politica ed alla società. Prova ne sia che la sua agenda riesce a scaldare i cuori solo di quei “politici” che oggi hanno il culo freddo senza poltrona perchè a rischio di non essere rieletti e credono che, appoggiandola, possano tornare a sentire il calore al loro lato B.

Io non sono mai sceso, anche quando sono stato eletto come consigliere comunale a 29 anni nel 1999 con 137 voti (il paradosso è che, per adesso, ne ho avuto più di Lei) e non sono mai salito. Sono rimasto me stesso a fare.

Ecco: io faccio.

Io faccio politica come riesco e come la so fare. Magari sbagliando, ma cercando di non raddrizzare l’albero storto dell’umanità. Magari solo il mio.

 

E’ possibile che…

dicembre 16th, 2012 § 1 comment § permalink

Ma Porca Puttana !!!!

Possibile che debba, dopo aver passato i miei primi 40 anni, decidere se delegare il mio futuro a delle persone che, nella migliore delle ipotesi, hanno più di 50 anni e nella peggiore quasi 80 ?

Persone che, molto più di me, non sono nativi digitali e, nel caso peggiore non sanno pronunciare correttamente la parola “Google”.

Persone che usano un vocabolario vecchio, intriso di un buonismo da “piccolo mondo antico” misto a “Don Camillo e Peppone”. Un vocabolario dove le parole non hanno, e non possono avere, lo stesso significato per chi mastica innovazione ed interrnet tutti i giorni.

Persone che alla parola merito preferisce la parola solidarietà, intesa come uguaglianza di risultati, che alla parola legalità preferisce la parola equità, intesa come surrogato di giustizia alla amatriciana, che alla parola innovazione preferisce la parola tradizionalismo, che alla parola laicità prefersice il confessionalismo, che alla parola democrazia preferisce la parola oligarchia, che alla parola riforme prefersice la parola riformismo, che alla parola impresa preferisce la parola monopolio, che alla parola sussidiarietà preferisce la parola burocrazia, che alla parola scelta preferisce la parola obbligo, che alla parola crescita preferisce la parola austerità, che alla parola Europa preferisce la parola europeismo, che alla parola connessione preferisce la parola protezione, che alla parola tolleranza preferisce la parola rifiuto, che alla parola opportunità preferisce la parola assistenzialismo, che alla parola libertà preferisce la parola paura.

Allora mi viene da dirlo forte e chiaro: con queste persone io non ho niente a che spartire, porca puttana.

E dovrei lasciare a loro la decisione del mio futuro ?

Possibile che ancora non soffi forte un vento di rivoluzione, di una rivoluzione generazionale e culturale.

Di quella generazione di outsider, come la mia, che rischia di essere schiacciata dai propri padri e dai propri fratelli. Di una generazione rassegnata alla delega gerontocratica ed alla droga di un paradiso consumistico da cui siamo stati cacciati dagli stessi che ancora ci promettono di farci rientrare. Di una generazione incapace di pensare una sua nuova cultura per inquadrare questo tempo e questo mondo, ma che si crogiuola in una melassa ideologica senza sapore, senza odore e senza passione.

Una generazione passata senza passione, una generazione vissuta senza vita, una generazione Erasmus senza aver conosciuto e capito Erasmo da Rotterdam, una generazione passata senza mai essere partita, una generazione senza azione e senza genere, una generazione senza volto e senza voce, una generazione delle potenzialità impotenti, una generazione che sogna, ma non si sveglia per realizzare questi sogni, una generazione senza un passato condiviso ma con un un futuro reciso in comodato d’uso.

Non sogno questa rivoluzione generazionale, non più. Non mi bastano più i sogni, vorrei un segno.

Magari un segno di vita.

e non un ultimo sussulto prima del rigor mortis.

Porca puttana…

Caro Cav. se prima di Grillo avessi visto in “casa” tua, avresti scoperto molto prima la Web Revolution

giugno 28th, 2012 § 0 comments § permalink

Pregiatissimo Onorevole Berlusconi,

non passa giorno oramai che un qualunque giornale non riporti la notizia della sua “infatuazione” per il movimento 5 stelle e per l’uso che Beppe Grillo fa delle potenzialità della Web Revolution.

Certamente è una buona cosa, sempre più, infatti, il messaggio, soprattutto, se politico passerà sulla rete e non sarà mai un messaggio ad una direzione ed ad unico contenuto, ma sarà condivisibile e editabile da chiunque abbia una connessione.

Un assaggio della potenza della rete, in verità, lei lo ha già avuto nelle elezioni del Sindaco di Milano. Non passava direi minuti senza che ogni parola della Moratti, nonostante la potenza di fuoco e di denaro di cui disponeva, non venisse capovolta ed usata contro di lei grazie ad una ironia diffusa e condivisa.

Sappiamo benissimo come è andata a finire.

E’ stata il primo di tanti calci nei denti che lei ed il suo “partito” avete subito, dopochè avete avuto veramente la possibilità di cambiare l’Italia per sempre.

Ma lasciamo stare questa che, oramai, è storia.

Ora viene il momento di Beppe Grillo e, legittimamente, lei cerca di recuperare il tempo perduto (ed anche i voti) facendo quello che qualunque buon manager farebbe di fronte alla perdita di fatturato: cercare di capire come funziona il concorrente e replicarne l’organizzazione.

Vista la situazione attuale lei fa davvero bene.

Ma se, invece, di trastullarsi (e perdere tempo) con i colbertismi alla Tremonti ed le bozze di Calderoli lei avesse dato un minimo sguardo al suo “campo” di sostenitori, oggi, molto probabilmente, avrebbe lei un vantaggio competitivo che avrebbe messo Grillo sulla difensiva.

Quel “quid” era, anzi è, Tocqueville.it .

Sarebbe bastato che qualche suo collaboratore, piuttosto che  sottoporre i soliti nomi per le solite poltrone, le avesse messo di fronte un pc, o magari un Ipad e le avesse detto: “questi qui, sono persone toste !!!”.

Sarebbe bastato che nel mattinale del mattino, insieme alla tradizionle rassegna stampa, qualche anima buona ed intraprendente le avesse messo anche qualche stampa di qualche post, tratto proprio da Tocqueville.it, per vedere la comunicazione del suo governo fare un salto quantico quanto a qualità.

E sarebbe bastato che qualche “notabile” della sua classe digerente, (e non è un refuso o una svista), avesse letto più The Right Nation o Nota Politica e meno Signorini per poter brillare di luce propria in qualunque talk show fosse anche Servizio Pubblico di Santoro.

Purtroppo così non è stato.

Le scrivo queste parole con rabbia. Con quella rabbia che solo gli innamorati traditi possono avere. Con quella passione civile che un italiano, orgoglioso del proprio paese, conserva dentro al cuore. Con quella malinconia, mista a cinsimo, dopo aver visto la sua promessa di rivoluzione liberale naufragata sull’aumento delle accise sulla benzina per finanziare il FUS.

Non è che Beppe Grillo o noi di Tocqueville.it avessimo un ingrediente segreto, come in Kung Fu Panda, oppure possedessimo dei poteri magici come Harry Potter. Abbiamo solo più entusiasmo di tutti quei cascami che lei si porta dietro, come la destronza in tacco 12, o i ducetti in sedicesimi con la camica nera macchiata da Amatriciana o i baciapile cattolic-chic progressisti sempre dalla parte giusta oppure i suoi berlus-cloni.

Non è, infatti, un caso se, in mezzo a tutte le fantomatiche liste nessuno abbia mai proposto una lista fatta da blogger o da persone visibili sulla rete nel campo del centrodestra.

La web revolution del PdL si è fermata a Gogol.

Purtroppo…


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Caro Cav. se prima di Grillo avessi visto in “casa” tua, avresti scoperto molto prima la Web Revolution su Fabrizio Cipollini.