Da quando non ci sei più…

dicembre 1st, 2012 § 0 comments § permalink

Portami,

se ancora ti riesce,

alle giostre,

oppure sulle banchine dove

passano treni stranieri

su binari stranieri.

 

Accompagnami,

se ancora ne sei capace,

alla fine della mia strada,

oppure negli uffici solitari dove

riposano le cose abbadonate

da abbandonate persone.

 

Parlami,

se ancora parli la mia lingua,

fino a che finirà il mio vocabolario,

oppure fino a dove

vigila il silenzio

su silenziosi abissi.

 

Se il tuo incedere lieve

ha attraversato i millenni.

 

Se lievemente appari

sempre ove sei indispensabile.

 

Se lasci orme segrete

sulla via dell’inseguimento a te.

 

Ti ho perso nella pioggia,

eppure credo che sia stata tu

a gettarmi su un rivolo.

 

Abbiamo sciolto il nostro semplice nodo,

ma oggi credo che fosse solo questione di tempo,

prima che si rompesse.

 

Lasciami riposare adesso,

su questa apatia contagiosa

e con i miei fantasmi.

 

Ti lascio una vita piena di certezze,

io non saprei che farmene.

 

Lasciami dormire adesso

su questo tappeto di dolci

e di nuvole.

 

Ti lascio le carte.

 

Giocaci,

oppure buttale

secondo il calendario delle raccolta differenziata.

 

Riprenditi il niente

che sembra tutto.

 

Riprenditi il tutto

che sembra niente.

 

Riprenditi qualcosa,

qualcosa di te dalla mia bacheca

e lascia, però, la polvere.

 

Se il tuo incedere lieve

ha attraversato i millenni.

 

Se lievemente appari

sempre ove sei indispensabile.

 

Se lasci orme segrete

sulla via dell’inseguimento a te.

 

Non è per paura.

Forse, per consapevolezza.

 

E ritmicamente sfidi il mondo,

con il tuo enigma, che ancora non so risolvere.

 

Non tutte le settimane enigmistiche devono essere finite

per forza o per rabbia.

 

Sussurrami

le mie ultime parole,

se le sai,

oppure lascia che sia io,

finalmente, a ringraziarti del bene

che mi hai fatto.

 

Da quando non ci sei più…

 

(Fabrizio Cipollini)

Trova le tue tracce

settembre 2nd, 2012 § 1 comment § permalink

Per arrivare al tesoro dovrai seguire i segnali. Dio ha scritto nel mondo il cammino che ciascun uomo deve percorrere. Dovrai soltanto leggere quello che ha scritto per te.”(Paulo Coelho – L’Alchimista)

Nonostante l’abbondanza con cui queste tracce sono affidate al mondo. Nonostante la facilità con cui queste tracce sono leggibili. La maggior parte di noi non riesce a leggerle oppure non vuole.

Ogni volta che ci allontiamo dal nostro cammino, che è il progetto della nostra vita, l’Universo ci manda dei segnali affinchè possiamo riprendere il giusto passo e la strada migliore.

Sono segnali semplici, quasi banali, ma sono dei piccoli e meravigliosi miracoli quotidiani.

Magari è la parola di un amico, o una frase su un libro, o una foto di una rivista oppure una coincidenza.

Queste ultime, in particolare, sono importantissime. Quando accade una coincidenza non è un fatto casuale, non è un capriccio del destino, è un preciso monito su cui interrogarsi ed interpretare.

E’ il segno che l’Universo ci ama a tal punto che piega le leggi universali affinchè possiamo capire quale sia la scelta da fare per ottenere quello che vogliamo ed essere felici.

Una coincidenza è un biglietto di solo andata per la felicità e per l’amore incodizionato, sempre se decidiamo di salire sul bus.

Smetti di vivere rimurginando sul passato, o fantasticando sul futuro.

ADESSO l’Universo ti sta parlando.

ADESSO l’Universo vuole che tu sia felice.

ADESSO l’Universo è qui per servirti.

Trova le tue tracce !!!

Trova le tracce che l’Universo ha lasciato per te, e per te solamente.

Seguile ! Seguile !! Seguile !!!

Gioca a questa meravigliosa caccia al tesoro. Qualche volta cadrai, qualche volta sbaglierai ad interpretare gli indizi. Non è importante, fa parte del gioco. Quello che è importante è che NON DEVI SMETTERE DI GIOCARCI.

Il Tesoro ti sta aspettando. E sta aspettando solamente te.

Non è una corso contro il tempo.

Non è una corsa contro gli altri.

Non è una corsa contro di te.

Il Tesoro è stato. è e sarà solamente PER TE….

Senza ieri, ma forse con più futuro…

marzo 31st, 2012 § 0 comments § permalink

Dopo aver scritto un libro come “Storia
della mia gente”,  c’era, per Edoardo
Nesi,  il pericolo o di sconfinare nella
retorica del piagnisteo, oppure di cedere alla tentazione di cavalcare la tigre
dell’antipolitica.  Fortunatamente, per
noi lettori, Nesi non ha ceduto a nessuna delle due seduzioni e con “Le nostre
vite senza ieri” si conferma un narratore di razza, capace di occupare con
passione ed idee, quello spazio pubblico, che spesso è fuggito dagli scrittori
italiani come la peste.

A mio avviso è
proprio il binomio passione ed idee, oltre ad una grande padronanza di una
lingua italiana non costruita od artificiosa, ma viva, vitale, respirata e vissuta
fino in fondo, la cifra di questo libro.

Un libro che  muove le sue fila da una posizione “provocatoria”,
cioè che l’Italia, ma soprattutto gli italiani, devono abbandonare il loro feticismo
verso il proprio passato perché questo appesantisce troppo le possibilità di
migliorare il proprio futuro.

Ed è proprio
questo atteggiamento feticista, quasi conservatore, verso un passato italico più
idealizzato che reale il peccato originale della odierna società italiana
incapace di affrontare, con innovazione, le sfide attuali della modernità, il
vero freno alla manifestazione di una nuova generazione di italiani che sappia,
cum grano salis, prendere il meglio
dalle esperienze del passato e rinnovarle, adattandole, alla attualità, usando il
passato come trampolino di lancio e non come sasso al collo.

Ed è questa
inazione frenetica, in cui si cerca di arrestare la decadenza, facendo tutto ed
il suo contrario, come topi impazziti dentro un labirinto, che Nesi descrive come
la tara genetica di una generazione di italiani destinati alla perdizione sia
imprenditoriale che culturale.

Nesi, con una
prosa asciutta ma non sciatta, forte, ma non eccessiva, elegante, ma non vanitosa
intrecciata con storie ed emozioni, come i tessuti di Prato, la sua città,
lotta e si confronta con l’apatia di questa Italia rassegnata all’idea della
crisi ed in perenne attesa del miracolo dello stellone italico.

Da gustare,
infine, l’epilogo di questo libro in cui l’autore descrive la cronaca di una
partita vista e gustata insieme al figlio. Un episodio di “quotidianità”, anche
se eccezionale, che, alla fine, diviene quasi il paradigma dell’intera opera.

Un libro
diverso che lascia tracce gustose anche per il futuro…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il vero Inganno…

febbraio 11th, 2012 § 0 comments § permalink

Nella fortuna di avere amici straordinari come Giuseppe, c’è insita anche la spinta a guardare le cose da una diversa prospettiva ed anche una profonda motivazione a mettere a fuoco cose che spesso considero come scontate ed abituali.  Lggendo il suo blog Equilibri Dinamici, ma soprattutto il suo ultimo post Inganni, Giuseppe mi ha “costretto”, ancora una volta, a riguardare i miei schemi mentali.

Effettivamente concordo con lui che Facebook è un mezzo di comunicazione e di condivisione basato sulla velocità. Una velocità ipnotica che, unita anche all’euforia tipica dei social network, spesso comporta una certa distrazione in alcune cose o faccende che prima facevamo con più interesse.

Facebook è un grandissimo e fantastico mezzo di comunicazione e di incontro. Ma è come essere al cinema e trovarsi di fronte ad un film molto coinvolgente. Si perde la cognizione del tempo e dello spazio.

Facebook è il luogo dell’incontro, del dialogo e dello scambio. Non è un luogo per fare discorsi approfonditi, per quello ci sono altri mezzi, come per Giuseppe e per me sono i nostri blog. E scambiarne le funzioni tra loro è il vero inganno.

Facebook, inteso come paradigma di qualunque social network, serve a condividere, cioè a mettere insieme e rendere partecipi in uno scambio reciproco quello che noi siamo e quello che pensiamo.

Noi non siamo Facebook e Facebook non è la nostra identità.

Credere il contrario è il vero inganno…

PassoPasso….

febbraio 9th, 2012 § 0 comments § permalink

Da ogni germoglio nasce un albero con molte fronde; ogni fortezza si erige con la posa della prima pietra; ogni viaggio inizia con un solo passo

(Lao Tzu)

 

C’è una strana energia quando decidiamo di iniziare un nuovo progetto. E’ davvero esaltante e coinvolgente quella tensione mista ad euforia quando ci accingiamo a fare qualcosa.

Peccato che, solitamente, alla prima difficoltà o al primo ostacolo questa magia positiva svanisce. E con essa, spesso, anche il nostro grande progetto svanisce.

Eppure basterebbe davvero poco.

Basterebbe che,per esempio, la smettessimo di usare il cannocchiale per vedere i nostri desideri.

Tutto è lontano.

Ma non si raggiunge niente non facendo niente.

Eppure già dopo il primo passo, siamo già più vicini alla meta di quanto lo eravamo prima.

Invece noi, di solito, vogliamo fare un salto ed arrivare alla nostra meta.

Ebbene non funziona così.

Prima di saltare bisogna aver imparato a correre, prima di correre bisogna aver imparato a camminare, prima di camminare bisogna aver imparato a stare in piedi, prima di stare in piedi bisogna aver imparato a gattonare e prima di gattonare bisogna avere un grande desiderio di muoversi.

Senza queste tappe intermedie non serve il saltare, anzi è dannoso.

E’ necessario imporsi di fare il primo passo, usando tutta la nostra forza e tutto il nostro amore.

Fatto il  primo passo, poi è necessario imporsi il secondo e così di seguito.

Quando arriverete alla vostra meta, perchè ci arriverete, contemplando il vostro cammino vedrete che avrete compiuto un bel pezzo di strada.

Eppure a voi sembrerà di essere solo al primo passo…

 

Questo o quello per me pari non sono (parte 2)

giugno 12th, 2011 § 0 comments § permalink

Questa è la seconda parte di un post,qui la prima parte .

Strettamente connessa alla questione della forma del partito ci sono alcune problematiche relative alla questione culturale e quella dell’uso della rete.

La questione culturale ovvero il nervo scoperto

Prendiamo esempio della vicenda della chiusura della campagna elettorale di Letizia Moratti con il previsto concerto di Gigi D’Alessio. Solo un masochista poteva credere che far cantare un, seppur bravo, cantante napoletano in una città come Milano e per di più durante la festa di chiusura di un candidato sindaco che ha la Lega Nord come principale alleato, fosse una mossa azzeccata. In realtà è stato un harakiri mostruoso.

Prova ne sia la tempesta mediatica, (e sulla question web scriverò più tardi), che si è scatenata sulla pagina facebook dello stesso cantante. Il risultato ? Nessun concerto di Gigi D’Alessio, mentre Pisapia veniva osannato da Vecchioni ed Elio e le storie tese, veri calibri da 90 dello spettacolo.

Questa vicenda è emblematica della stupidaggine del berlusconismo come modus di pensiero e culturale dominante. Il berlusconismo come modello culturale non esiste e non è mai esistito, perchè i primi rottamatori del berlusconismo sono i berlusconiani stessi.

Ma avete idea della potenza di fuoco che questa maggioranza avrebbe a disposizione ? Le tre reti RAI, quelle Mediaset ed una casa editrice come la Mondadori. Se il berlusconismo fosse stato una versione sexy del gramscismo, con queste bocche da fuoco avrebbe dovuto cambiare la mente degli italiani e non soccombere alla vittoria di un Pisapia e di un De Magistris.

Il fatto è che la cultura, e delle sue implicazioni anche elettorali, all’interno del PdL non viene avvertita come una priorità. Emblematica è la frase del ministro Tremonti: “La cultura non si mangia.”. Ma davvero si voleva fare la guerra a Floris e Santoro con Paragone e Sgarbi ? Possibile che la risposta a Saviano fosse quella di lasciarlo andare, con qualche polemica ? A mio modesto avviso si sarebbe dovuto usare la RAI ed anche la Mondadori per creare una immensa start up culturale italiana per il nuovo secolo, adottando e facendo crescere quelle moltitudine di italiani creativi che, invece, credono nella possibilità di fare cultura e informazione.

Un grande piano di rinascita culturale in cui si sfida le intelligenze ad uscire dal proprio particulare e dall’anonimato per occupare di nuovo lo spazio pubblico. Quello spazio pubblico che gli intellettualoidi italioti di oggi usano solo per unirsi ai cori beluini di un gregge belante senza capacità critica e senza gli strumenti per poter cambiare prospettiva.

Questo è quello che avrebbe dovuto fare il berlusconismo egemone se mai fosse esistito. Ma non lo ha fatto presentandosi, invece, con la faccia della destronza con la bava alla bocca, le tette finte ed i finti master.

la forza segreta del sogno

maggio 3rd, 2011 § 0 comments § permalink

Ognuno di noi ha dentro di sé un sogno, una visione, una vocazione, un’ispirazione, ed è qui per realizzarla.

(John Demartini)

xox

Solo chi ha smesso di sognare sostiene che farlo sia inutile.

Fateci caso !

Coloro che hanno deciso, consciamente o meno, di non sognare più si creano la convinzione che sognare sia una inutile perdita di tempo.

Credo che lo facciano per una sorta di invida nei confronti di chi è capace di sognare ancora.

Sognare è parlare il linguaggio dell’Universo.

Sognare è ascoltare l’armonia del cuore e la melodia della ragione.

Sognare è amare Tutti in Uno ed Uno in Tutti.

“Io ho un sogno”. Cominciava così uno dei discorsi più ispirati, pronunciato non solo da un uomo capace di sognare, ma di agire affinché i suoi sogni si avverassero.

Questo fa la differenza: essere profondamente convinti dei propri sogni da sentirsi profondamente impegnati ad agire per renderli veri.

Chi non sogna ha rinunciato a fare la differenza.

Chi continua a sognare, ma non agisce, ha paura a fare la differenza.

Sinceramente non saprei dire cosa sia peggio.

Sognare è il segno che siamo vivi e non sopravviviamo.

Sognare è sapere di sapere ancora amare.

Sognare è fare la differenza.

Per realizzare i nostri sogni abbiamo due potenti alleati: QUI e ORA.

Non possiamo fare la differenza con lo sguardo rivolto al passato.

Non possiamo fare la differenza con lo sguardo teso al futuro.

Non possiamo agire nel passato. Si hanno solo rimpianti.

Non possiamo agire nel futuro. Si hanno solo speranze.

Possiamo agire qui ed ora !

Qui ed Ora possiamo iniziare a fare la differenza.

Ci costerà fatica, è sicuro.

Nessuno ha, però, mai detto che continuare a sognare sia facile.

Nello spazio pubblico

marzo 5th, 2011 § 0 comments § permalink

Ci sono alcuni fatti che, ultimamente sono successe, che, a mio modesto parere, meritano qualche riflessione.

Mi riferisco a due “eventi” culturali come la riflessione di Eco a Gerusalemme e la vittoria di Roberto Vecchioni a Sanremo.

Dico subito che la vittoria di Vecchioni è stata strameritata e la canzone è davvero bella ed emozionante.

Quello che non mi è piaciuto sono le esegesi sulle motivazioni del voto popolare, su quelle elucubrazioni, francamente cervellotiche, sulle motivazioni psicologiche e sui significati reconditi da attribuire alla conquista della kermesse canora italiana.

Si è concluso che la vittoria di Vecchioni sia il segno di un risveglio italiano dall’incubo berlusconiano, così come segni di questa riscossa sono stati, ultimamente, la “rivolta” studentesca contro la riforma Gelmini e la c.d. manifestazione per la dignità della donna.

Sinceramente mi rimane davvero difficile credere che da Sanremo, evento italiano quantomai televisivo per antonomasia, possa arrivare il segnale per il rovesciamento della “telecrazia”.

Proprio da quel Sanremo, condotto dai vari mostri sacri dell’immaginario televisivo, come Pippo Baudo, Mike Bongiorno, Raimondo Vianello e Paolo Bonolis, il cui esito è rimesso al voto telefonico della sua audience, i custodi della verità e della rivoluzione traggono gli auspici di una nuova stagione di rivolta contro il potere di Silvio Berlusconi.

Credo che l’ironia e la stupidaggine di questa posizione sia talmente evidente.

La verità, sono convinto, che sia molto molto più semplice. Vecchioni ha vinto perchè è bravo, e la sua carriera lo dimostra, e perchè la sua canzone è bella e meritava.

Umberto Eco, ed i suoi libri, hanno segnato la mia formazione intellettuale e quindi provo una certa ritrosia a “polemizzare” con le sue prese di posizione.

Il suo Diario minimo è, infatti, uno di quei libri che rileggo sovente e volentieri. I suoi saggi sulla fenomenologia di Mike Buongiorno o sui paradossi urbanistici di Milano sono oggetto della mia invidia intellettuale e letteraria.

Il nome della Rosa mi ha fatto scoprire il mio lato esoterico ed ha portato alla luce la mia curiosità verso il Santo Graal ed i templari.

Umberto Eco, come scrittore e come studioso, è quindi per me un gigante ed un esempio.

Eppure non posso seguirlo quando, anche se per paradosso e per provocazione, paragona Berlusconi ad Hitler.

Il compito di un intellettuale è quello, secondo me, di allargare e indicare nuovi sviluppi di quelle spazio pubblico che è la cultura.

Un intellettuale dovrebbe imparare nuovi usi creativi della cultura, scoprire nuove strade per nuove mete.

Un intellettuale dovrebbe vivere il futuro e suscitare negli altri la voglia di arrivarci, raccontandolo.

Non dovrebbe essere avvitato ad un eterno presentismo.

Non sto dicendo che gli intellettuali dovrebbero fregarsene del presente e della attualità, ma dovrebbero usare il presente come punto di appoggio per esercitare la leva del futuro e non come punto di arrivo di una riflessione pubblica.

In nome di questo presentismo assoluto ed assolutorio, gli intellettuali italiani stanno abbandonando lo spazio pubblico e si stanno richiudendo in solipsistici eremi e torri d’avorio, certificando, con il loro comportamento, una ritirata dei costumi nazionali.

Ed è davvero triste, vedere un paese di Santi, Poeti e Navigatori guardarsi il proprio ombelico.

Bighellonando tra gli scaffali…

febbraio 22nd, 2011 § 3 comments § permalink


Qualcuno potrebbe essere arrivato qui e non sapere del mio smisurato, peccato che non possa dire lo stesso per il mio conto corrente, amore per i libri e per la letteratura.

Se c’è una cosa che a me fa impazzire è quella di bighellonare in una libreria.

E’ una cosa fantastica, quasi magica.

Adoro giracchiare per gli scaffali e gli espositori delle librerie, mirabolanti caleidoscopi di colori, mi piace l’odore della carta stampata che varia da editore ad editore, vado pazzo nel prendere in mano un libro, saggiandone la consistenza ed udendo quel tipico scricchiolio delle pagine che frusciano tra le mie mani.

Mi perdo nel guardare le espressioni sui volti delle persone, concentrate ed intente a scegliere il proprio libro.

Credo, infatti che siano i libri a scegliere il proprio lettore, piuttosto che il contrario.

E’ una sorta di magia, di predestinazione.

A me capita così.

Quando il libro cui ero predestinato mi trova, provo una strana sensazione. Si stabilisce un mistico legame empatico tra lui e me.

Legame che spesso continua, anche dopo averlo letto.

Oppure averlo cominciato e non volerlo finire, perchè sarebbe un peccato riporlo nella libreria.


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Bighellonando tra gli scaffali… su Fabrizio Cipollini.