le radici di ieri, di oggi e di domani…

giugno 7th, 2012 § 0 comments § permalink

Spesso lasciamo che il nostro passato modelli il nostro presente e guidi il nostro futuro.

Spesso lasciamo che le nostre dolorose esperienze di ieri siano la bussola delle azioni di oggi.

Costruiamo i nostri progetti ed edifichiamo le nostre aspettative su questi pensieri, e, poi, ci meravigliamo se questi progetti falliscono e queste aspettative crollano.

E così, mirando questi disastri, diamo la colpa al destino, alla fortuna ed agli altri.

Invece la colpa è solo nostra.

E’ nostra la colpa, perchè abbiamo usato dei semi con delle radici tossiche, infestate dal dolore e dal fallimento.

Se facciamo le cose, aspettandoci di fallire.Cosciamente od incosciamente faremo di tutto per fallire.

Spesso lasciamo che il dolore del passato si ripeta, attraverso i nostri pensieri, nel nostro presente e, così facendo, lasciamo che si intossichi il nostro futuro.

E’ una dura verità da accettare.

Ma se non abbandoniamo del tutto il nostro passato doloros, alla fine, non avremo più futuro….

Siamo tutti a Tolosa…

marzo 20th, 2012 § 0 comments § permalink

La barbara strage, avvenuta ieri a Tolosa, deve farci riflettere per almeno due motivi. Il primo è perché sono stati uccisi dei bambini, oltre ad un insegnante ed un genitore. Il secondo perchè tale strage ha una matrice razzista ed antisemita.

Siamo pienamente d’accordo con quello che ha scritto, oggi sul Corriere, Pierluigi Battista  nel denunciare la minimizzazione dell’antisemitismo e dell’antisionismo che attualmente viene compiuta.

Oggi, col cuore e con la mente, siamo tutti a Tolosa, ma domani ?

Perchè c’è un domani ancora, un domani che non può e non deve cadere in mano alla paura, all’ignoranza, all’odio ed al pregiudizio razziale.

C’è una guerra da combattere, una guerra di cultura e di tolleranza. Una guerra silenziosa e strisciante, ma non per questo meno crudele e cruenta. Una guerra che dobbiamo combattere tutti. Iniziando a bonificare le nostre espressioni da quella sottile patina di sdegno, dettata dai luoghi comuni, quando usiamo la parola “ebreo”.

Al netto della provocazione, l’uso spregiativo di tale parola equivale a sparare un proiettile.

Sembrerà una piccola cosa, quasi una banalità, ma se già ci impegnassimo a non usare più certe espressioni ed indignarci pubblicamente, ed ad alta voce quando le sentiamo pronunciare, avremmo fatto una grande cosa. Avremmo reso impossibile al seme dell’odio e del fanatismo di trovare terreno fertile.

Oggi noi siamo tutti a Tolosa, e personalmente io ci rimarrò.

Shalom….

Farewell, Steve

ottobre 6th, 2011 § 0 comments § permalink

La sveglia del mio Iphone, stamattina, suona impetuosa, come sempre, alle 6 e 15. Lottando contro la mia proverbiale pigrizia, la spengo, ed accendo la luce della lampada del comodino. La voglia di rimanere, ancora un po’, tra le lenzuola è una tentazione troppo forte per poter resistere. Pigramente allungo la mano sullo stereo ed accendo la radio. Le frequenze sono quelle di Radio 24 che inizia a trasmettere il notiziario mattutino.
La prima notizia è sconvolgente.
Steve Jobs è morto.
La stanchezza e la pigrizia svaniscono in un lampo. Non posso davvero crederci. Steve Jobs, l’uomo che ha rivoluzionato il mondo con le sue intuizioni, ci ha lasciato.
D’istinto prendo il mio Ipad e posto un commento di commiato per lui su Facebook.
Un abitante del futuro, questo era, per me, Steve Jobs. E proprio per questo mi rimane difficile, ancora adesso, credere che non ci sia più.
Era lui, la sua storia ed alcuni spezzoni del suo mitico discorso ai neo laureati di Stanford, i pezzi forti della introduzione dei miei corsi di creatività.
Un guru, un visionario, un rivoluzionario, un imprenditore di successo, un innovatore. Steve Jobs era tutte queste cose e molto di più. Era la moderna incarnazione di chi ha saputo inseguire, e raggiungere, i suoi sogni. I sui sogni sul futuro che sono diventati il nostro presente.
“We are not the navy, we are pirates !”.
“Non siamo la marina, siamo pirati.” Fu questa la frase che Steve Jobs scrisse sulla parete della sede del team che sviluppo’ il McIntosh.
Steve Jobs era un pirata. Un pirata che ha saputo navigare oltre le colonne d’Ercole delle convenzioni e del suo tempo. Un pirata che, ieri sera, è salpato per il suo ultimo viaggio.
Farewell, Steve….

Sentire che ci sei…

agosto 2nd, 2011 § 0 comments § permalink

Ci sono cose che è difficile spiegare. Accadono e, talvolta, bisogna accettarle così come sono.

Non sempre la ragione serve a spiegare tutto.

Lunedì sera, durante il bellissimo ed emozionante concerto del maestro Franco Battiato, mentre le note e le parole de “la Cura” si rincorrevano per i loggiati di Piazza del Popolo, ho alzato gli occhi al cielo e la mia attenzione è stata catturata da una piccola stella.

Un cielo, finalmente sgombro da nuvole minacciose, che mostrava tutta la sua bellezza, e c’era quella stella, piccola ed incredibilmente luminescente, quasi sospesa sopra l’orizzonte visivo.

Non so neanche perchè, ma mi sono ritrovato a pensare al mio amico, Alfredo, che, poco tempo fa, ci ha lasciato. Ho ricordato la forza del suo sorriso, l’energia della sua creatività e l’incredibile capacità di amare tutti e tutto senza distinzioni. Alfredo è stato il mio primo editore, è stato lui a credere nei miei versi in un momento in cui, forse, nenanche io ci credevo più.

Ho capito che quella stella, con quella luce che sembrava aumentare con la poesia della musica, era Alfredo che guardava e che ballava con l’universo e nell’universo.

“Perchè sei un essere speciale..” . Che strano. Proprio quelle parole, proprio in quel momento.

Ci sono cose che è difficile spiegare. Accadono e, talvolta, bisogna accettarle così come sono.

Un dono.

Che bello sentire che ci sei…

mein krapfen

luglio 26th, 2011 § 0 comments § permalink

Mio padre, qualche decennio fa comprò, durante una gita, un piccolo quadretto in cui vi è scritto: “Prima di aprire la bocca, assicurati che il cervello sia collegato.”.

Quel quadretto è ancora lì, in cucina sulla parete di fronte al tavolino dove ci riuniamo per mangiare. Un piccolo monito, sicuramente anche goliardico, che però veicola un messaggio chiaro: “la libertà di parola non implica la licenza di dire qualunque cosa ci passi per la testa.”.

Credo proprio che Borghezio, purtroppo europarlamentare della Lega Nord, non abbia avuto un padre come il mio. Se lo avesse avuto non avrebbe detto quella serie di stronzate, sulle “idee” farneticanti di anders behring breivik.

Molte sue idee sono buone, e in alcuni casi direi ottime. Ѐ per colpa dell’invasione degli immigrati se poi sono sfociate nella violenza”. Il non capire che espressioni di questo tipo sono la miglior difesa ed anche la miglior prova che anders behring breivik, tutti gli anders behring breivik, hanno una possibilità di vittoria. E’, infatti, impossibile scindere le azioni di breivik dalle sue idee, proprio perchè le sue idee sono state la benzina delle sue azioni.

L’assurdo, farneticante e delirante memoriale che il terrorista pluriomicida norvegese ha affidato alla rete dal titolo rischia di essere il nuovo mein kampf, e mi sembra strano che nessun editore italiano, un po’ spregiudicato, non lo abbia ancora tradotto, pubblicato ed affidato ai circuiti alternativi underground. Un po’ come le edizioni “fuorilegge” dell’odioso memoriale di hitler, che affollano le bancarelle dei mercatini.

Certamente, con un testimonial come borghezio, il titolo è già pronto: mein krapfen….

Nessuno dovrebbe morire così

aprile 22nd, 2011 § 0 comments § permalink

Carmela Rea, detta Melania, è morta. Uccisa dalla bestialità di un altro essere umano, o forse altri, che prima l’ha sottratta all’amore di suo marito e della sua bambina e poi l’ha torturata ed uccisa con 35 coltellate, continuando ad infierire sul suo cadavere anche dopo che la vita l’aveva abbandonata.

Nessuno dovrebbe morire così.

Morire nel dolore, nella sofferenza e nella disperazione.

Morire per mano di una bestialità che fatico a definire umana.

Morire violentemente quando tutto il mondo celebra, con la Pasqua, la resurrezione e la vittoria della vita sulla morte sembra tragico.

Ma questa è la vita e sono le nostre credenze a farci da guida in tempi e fatti così dolorosi e così difficili da comprendere. Ma non da non accettare.

Non conoscevo Melania, ma questo non mi impedisce di dolermi della sua prematura scomparsa e non mi impedirà di pregare per la sua anima.

…Che almeno il viaggio ti sia stato lieve.

Quel filo rosso sangue che unisce l’Italia, purtroppo…

febbraio 28th, 2011 § 0 comments § permalink

Sono sempre stato reticente a scrivere di alcuni fatti di cronaca nera che, come fulmini a ciel sereno, colpiscono le persone e rimangono scolpite nella memoria collettiva come cicatrici di profonde e dolorose ferite.

Mi trovo a disagio perchè c’è sempre il rischio di essere retorici e vuoti, di parlare per luoghi comuni e di cedere a quella parte oscura di noi che vuole la vendetta ed il sangue.

Ma ci sono cose che non possono essere taciute.

Se si rimane silenti si rischia di essere complici di qualche bestia che si maschera da uomo.

C’è un filo rosso sangue che oggi unisce l’Italia, purtroppo.

E’ un filo che ha unito la tragica e criminale morte di Sarah e Yara.

Due ragazze i cui sogni sono stati tagliati dalla brutalità e dalla malvagità di “uomini”.

Di fronte a quelle foto non si può rimanere indifferenti, non si può non notare la forza e l’energia di quei volti che hanno trovato, troppo presto, dolore invece di amore e morte invece della vita.

Di Sarah sappiamo che è stata uccisa in quell’ambito che tutti noi riteniamo il più sicuro, quello familiare.

Di Yara, ancora non possiamo sapere il nome del suo assassino, ma possiamo ritenere che si nasconda molto vicino.

Questo, forse, è quello che spaventa più di tutto. Il fatto che il male possa abitare vicino a noi, che ci osservi, che, forse, scambi addirittura qualche parole con noi.

Non è solo la sua banalità a spaventarci, è la sua vicinanza a scatenare la nostra rabbia.

Non sappiamo se gli autori di questi gesti “pagheranno” per il loro gesto, anche se per il dolore che hanno causato non c’è davvero prezzo o possibilità di perdono.

Noi possiamo solo pregare per le loro anime e sperare che non abbiamo più a ricordare ferite così profonde e dolorose.

Nessuna vita dovrebbe essere spezzata così, mai.


Cosa stai leggendo?

Quel filo rosso sangue che unisce l’Italia, purtroppo… su Fabrizio Cipollini.