Rifondare AN ? No, grazie. Costruire un partito repubblicano-conservatore all’anglosassone ? Con molto piacere

giugno 15th, 2013 § 0 comments § permalink

La batosta di Alemmanno, ad opera di Ignazio Marino, alle ultime elezioni amministrative ha imposto, all’attenzione di una parte dell’opinione pubblica, la situazione comatosa, quasi irreversibile, in cui si dibatte la destra politica italiana.

Una destra che, dopo l’esperienza di Alleanza Nazionale, si è frammentata in una serie di rivoli asfittici e stagnetti maleodoranti al punto da rendere, quasi, insignificante la presenza politica di esponenti della destra.

Le varie fratture, avute, a destra si sono registrate o in nome di un anacronistico ritorno al passato, o in nome di un’asfittica fedeltà alla tradizione, o in nome di un facile entusiasmo verso una melassa progressista oppure in nome di una accettazione del più becero e sterile politicamente corretto.

La destra italiana si è rotta, infatti, o perchè ha voluto ritornare troppo indietro oppure perchè ha voluto correre troppo in avanti.

O si è voluta fermare, o ha voluto andare troppo veloce.

Mai che abbia deciso di andare al passo con i tempi e con le realtà culturali che stavano modellando il mondo, cercando una propria via ed un proprio modo di vivere e leggere il tempo che stava vivendo.

Questi continui strappi, non hanno fatto altro che logorare il tessuto di una comunità capace, oltre che di un pensiero autonomo, di saper imporre la propria agenda all’attenzione della pubblica opinione.

Una comunità che, per la maggior parte, non ha potuto che rifugiarsi sotto gli ampi e comodi mantelli del berlusconismo, pur sapendo ed avvertendo che il berlusconismo non era assimilabile ed omogeneo a quel pensiero sotterraneo e “clandestino” che la destra italiana aveva elaborato. Una comunità che, pian piano, ma inesorabilmente, ha lasciato cadere i propri ideali ed i propri punti di riferimento per “conformarsi” all’ideologia pret a porter del padrone della coalizione e, soprattutto, della sua cricca barocca e decadente. Una comunità che, ad opera dei cd. colonnelli, ha barattato le poltrone di governo con il mutismo e con la rassegnazione.

Anche chi ha pensato di poter avere una vita autonoma, e magari, per una stagione elettorale, ha strepitato contro Berlusconi, ha saputo cogliere al volo l’occasione di posarsi su una poltrona di governo e divenire colonnello dei pretoriani.

Gli altri, confusi ed infelici, hanno scelto, consapevolmente, la via elitaria e/o quella della marginalizzazione. In questo solitario solipsista un grande aiuto intellettuale è stato dato da Internet e soprattutto dai social network.

Se, infatti, oggi si può tornare a parlar di una destra (ri)unita, è forse merito di tutte quelle persone che, grazie ai social media, sono rimaste in contatto ed hanno avuto il coraggio intellettuale di continuare a parlarsi.

Oggi, però, non è possibile, a mio parere, rifondare Alleanza Nazionale.Certo la sua lezione non va certo dimenticata, ma nemmeno può essere presa a modello.

Meno che mai può essere preso a modello il PdL, ove il modello della integrazione è data dal matematico 2/3 Forza Italia, 1/3 AN.

Quello che, a mio modesto parere, la destra (che vuole riunirsi) dovrebbe fare è costruire un partito conservatore prendendo a modello l’omonimo partito inglese ed il partito repubblicano americano, ibridato dai Tea Parties.

Un partito che decida di occupare la destra di Berlusconi in nome di alcune figure come Margareth Tatcher, Paolo Borsellino e Steve Jobs. Un partito che non guardi alla tradizione come un dogma incrollabile ed al futuro con ingenuo ottimismo, un partito che decida di parlare la lingua dello spirito dei tempi, che si occupi di start up e non solo di dipendenti pubblici, che riesca a coniugare meritocrazia e solidarietà senza rimpiangere welfare universalistici con contributi a pioggia, finanziato da troppe tasse, raccolte da un fisco pervasivo e stritolatore, che sappia unire fecondamente merito, legalità ed impresa, solo per fare qualche esempio.

Un “partito” liquido, connesso e pensante, e non pesante, che difenda i diritti civili e che voglia conquistarne di nuovi, garantendo al contempo l’ottemperare ai doveri civili.

Un tale partito è,secondo me, possibile. Ma non possono farlo i colonnelli di adesso e di un tempo che fu. E’ stata la loro mentalità a produrre gli strappi nel tessuto della destra italiana ed è per questo che non riusciranno mai a ritesserla, o al limite ripararla.

Questo compito spetta ad altri.

A dei sognatori, a dei visionari, a dei coraggiosi che decidano di saltare sui propri carri per conquistare quella prateria politica che nessuno sembra voler colonizzare.

Non è un caso se la parabola della Destra italiana vincente ed al governo era iniziata nel 1993 con la candidatura a Sindaco di Roma di Gianfranco Fini ed è finita con la sconfitta del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, nel 2013.

Un altro ventennio, se mi passate la battuta !!!

 

Voterò comunque per Fermare il declino

febbraio 20th, 2013 § 1 comment § permalink

Mentre scrivo queste poche parole, Oscar Giannino si è dimesso dalla carica di presidente di Fare per fermare il declino e dalla Bignardi sta giustamente, e un po’ amaramente, confessando il suo peccato di vanità.  Dimettersi per “colpa” di un finto master a meno di 4 giorni dalle elezioni è un fatto davvero nuovo nel panorama politico italiano. Se poi vieni abbattuto dal fuoco amico di uno che ha fondato un partito insieme a te, come Zingales, la novità diventa eccezionalità. E, in questa italietta, dove chi governa le “città-banche” dice di non aver niente a che fare quandio queste ultime compiono le peggiori nefandezze, dove è possibile comprare una casa senza sapere chi la paga, dove si salva dall’arresto un proprio sodale e poi lo sacrifica in nome dei sondaggi, dove si candidano i figli con lauree false e infermierine in pizzi e burlesque con lauree vere, dove si porta al governo la destronza in tacco 12 che si era candidata contro di te, vantandosi di non avertela data, dove un giornalista va in galera per le cazzate che scrive e poi viene graziato perchè, nonostante un partito amico, non si riesce a varare una legge sulla stampa seria e civile, dove un partito della coalizione fa cadere una giunta regionale e ci si candida in coalizione con questo stesso partito per un nuovo mandato, dove, nonostante tu abbia un ex sindaco universalmente riconosciuto come ottimo amministratore, lo regali ad un’altra coalizione e poi ti incazzi perchè ti porta via i voti, dove, nonostante maggioranze parlamentari mostruose, non si tagliano le tasse, non si semplifica, non si fa crescere l’economia ma in compenso si crea il leviatano Equitalia, dove devi mendicare il voto di due peones per tenere in piedi il tuo governo, dopoche hai cacciato chi si è candidato con te, dove, sostieni per un anno un governo tecnico insieme ai tuoi opopositori e approvi l’istituzione dell’IMU, il fiscal compact ed il redditometro, dove nomini un professore della Bocconi come commissario europeo per ben due mandati, facendo fuori Emma Bonino per nominare Napolitano, dove questo ex commissario europeo divien presidente del consiglio tecnico e, dopoche gli hai offerto anche il tuo partito, si candida contro di te  e diventa il nemico pubblico numero uno, questa è l’italietta dove l’eccezionalità fa paura.

Ebbene Oscar Giannino non ha mai conseguito un master a Chicago e si è dimesso per questa sua colpa. E proprio queste dimissioni rappresentano una sostanziale novità etica e morale nella politica italiana.

Certo potremmo dire che la Santanchè in situazione analoga non lo ha fatto, ma scenderemmo al livello del direttore de il Giornale e , francamente, per il rispetto che porto al suo fondatore, Indro Montanelli, non lo faccio.

Certamente sono un liberale, uno di quei liberali che, dal 1994, ha sempre votato Berlusconi orgogliosamente fino al 2006. Quest’anno vengo additato come liberale purista, praticamente uno che si fa le pippe mentali perchè ho deciso di aderire a Fare per fermare il declino.

Ebbene si, sono un liberale purista ed onanista.

Sogno un rivoluzione liberale dove ci sia meno stato, meno tasse, meno burocrazia, meno privilegi, più scelta, più liberta, più regole e più mercato.

Sono un onanista liberale, impunito, che preferisce vivere delle fantasie di un Oscar Giannino senza master piuttosto che degli incubi socialisticheggianti e colbertistiche di un Tremonti.

Voterò comunque Fermare il declino, perchè questo non è solo economico, è soprattutto culturale.

Voterò comunque Fermare il declino perchè quando purgheranno Sallusti, perchè alla fine toccherà anche a lui, voglio esserci per poter dire: “Benvenuto, amico onanista. Pardon, purista”….

Ricostruire i legami…

dicembre 30th, 2012 § 0 comments § permalink

Quale dovrebbe essere l’obiettivo primario della prossima legislatura ?

Secondo me la ricostruzione di quei (micro)legami che tengono, (ancora per poco), insieme la società italiana.

Quei legami fatti di una solidarietà non pelosa e non pietosa tra vicini di casa e di condominio. Quei legami di fiducia non pallida e non finta tra amici. Quei legami di affetto e di attenzione reciproca che, causa il restringimento del tempo libero, sono sempre più labili ed impalpabili.

Non sto facendo un elogio acritico dei “bei tempi andati”, ma, nell’età della condivisione, è inutile, secondo me, sapere cosa fa una persona dall’altra parte del mondo se non ci prendiamo cura di quelli più prossimi a noi.

A volte basta un sorriso, un saluto inaspettato o una parola al momento giusto.

Piccoli gesti che fanno delle grandi differenze nella vita di ognuno.

Recuperare il lato umano e ricostruire i legami.

Questo, secondo me, è il compito primario che la Politica dovrebbe darsi nella prossima legislatura.

Ed è proprio questo quello che, fino ad ora, manca soprattutto nelle coalizioni o nei partiti “maggiori”.

Tra l’idea di una solidarietà che troppo spesso sfocia in un assistenzialismo incapace di valorizzare le persone ed i talenti per rimetterli in circolo di una sinistra e l’idea di una finta rivoluzione liberale e meritocratica, schiavizzata dagli ordini e dagli albi di qualunque genere, inane e spaurita di fronte all’adozione delle più elementari azioni di semplificazione e liberalizzazione, oggi si è unita l’ideologia di una tecnocrazia, elitaria senza consenso popolare, dal sorriso buono e la voce paternalistica che cerca nuove alleanze tra burocrazie europee e porporati oltretevere.

Questa è ,a mio avviso, l’offerta politica italiana.

Mancherebbe il fenomeno del grillismo, ma questo è facilmente ascrivibile e circoscrivibile entro i confini della disaffezione e dello scoramento che questo ircocervo politico genera a tutti i livelli.

Ovviamente non so (e non voglio) dare una risposta alla fatidica domanda: “che fare, allora ?”.

Personalmente andrò alla ricerca di quelle forze politiche, sia nuove che “piccole”, offrono la possibilità di costruire una comunità. Quelle che sorridono e pensano. Quelle che, magari anche inconsapevolmente, cercano di ricostruire i legami. Quelle che, a volte senza esserne coscenti, forniscono gli esempi e la forza per continuare a vivere e lottare.

E’ possibile che…

dicembre 16th, 2012 § 1 comment § permalink

Ma Porca Puttana !!!!

Possibile che debba, dopo aver passato i miei primi 40 anni, decidere se delegare il mio futuro a delle persone che, nella migliore delle ipotesi, hanno più di 50 anni e nella peggiore quasi 80 ?

Persone che, molto più di me, non sono nativi digitali e, nel caso peggiore non sanno pronunciare correttamente la parola “Google”.

Persone che usano un vocabolario vecchio, intriso di un buonismo da “piccolo mondo antico” misto a “Don Camillo e Peppone”. Un vocabolario dove le parole non hanno, e non possono avere, lo stesso significato per chi mastica innovazione ed interrnet tutti i giorni.

Persone che alla parola merito preferisce la parola solidarietà, intesa come uguaglianza di risultati, che alla parola legalità preferisce la parola equità, intesa come surrogato di giustizia alla amatriciana, che alla parola innovazione preferisce la parola tradizionalismo, che alla parola laicità prefersice il confessionalismo, che alla parola democrazia preferisce la parola oligarchia, che alla parola riforme prefersice la parola riformismo, che alla parola impresa preferisce la parola monopolio, che alla parola sussidiarietà preferisce la parola burocrazia, che alla parola scelta preferisce la parola obbligo, che alla parola crescita preferisce la parola austerità, che alla parola Europa preferisce la parola europeismo, che alla parola connessione preferisce la parola protezione, che alla parola tolleranza preferisce la parola rifiuto, che alla parola opportunità preferisce la parola assistenzialismo, che alla parola libertà preferisce la parola paura.

Allora mi viene da dirlo forte e chiaro: con queste persone io non ho niente a che spartire, porca puttana.

E dovrei lasciare a loro la decisione del mio futuro ?

Possibile che ancora non soffi forte un vento di rivoluzione, di una rivoluzione generazionale e culturale.

Di quella generazione di outsider, come la mia, che rischia di essere schiacciata dai propri padri e dai propri fratelli. Di una generazione rassegnata alla delega gerontocratica ed alla droga di un paradiso consumistico da cui siamo stati cacciati dagli stessi che ancora ci promettono di farci rientrare. Di una generazione incapace di pensare una sua nuova cultura per inquadrare questo tempo e questo mondo, ma che si crogiuola in una melassa ideologica senza sapore, senza odore e senza passione.

Una generazione passata senza passione, una generazione vissuta senza vita, una generazione Erasmus senza aver conosciuto e capito Erasmo da Rotterdam, una generazione passata senza mai essere partita, una generazione senza azione e senza genere, una generazione senza volto e senza voce, una generazione delle potenzialità impotenti, una generazione che sogna, ma non si sveglia per realizzare questi sogni, una generazione senza un passato condiviso ma con un un futuro reciso in comodato d’uso.

Non sogno questa rivoluzione generazionale, non più. Non mi bastano più i sogni, vorrei un segno.

Magari un segno di vita.

e non un ultimo sussulto prima del rigor mortis.

Porca puttana…

Da quando non ci sei più…

dicembre 1st, 2012 § 0 comments § permalink

Portami,

se ancora ti riesce,

alle giostre,

oppure sulle banchine dove

passano treni stranieri

su binari stranieri.

 

Accompagnami,

se ancora ne sei capace,

alla fine della mia strada,

oppure negli uffici solitari dove

riposano le cose abbadonate

da abbandonate persone.

 

Parlami,

se ancora parli la mia lingua,

fino a che finirà il mio vocabolario,

oppure fino a dove

vigila il silenzio

su silenziosi abissi.

 

Se il tuo incedere lieve

ha attraversato i millenni.

 

Se lievemente appari

sempre ove sei indispensabile.

 

Se lasci orme segrete

sulla via dell’inseguimento a te.

 

Ti ho perso nella pioggia,

eppure credo che sia stata tu

a gettarmi su un rivolo.

 

Abbiamo sciolto il nostro semplice nodo,

ma oggi credo che fosse solo questione di tempo,

prima che si rompesse.

 

Lasciami riposare adesso,

su questa apatia contagiosa

e con i miei fantasmi.

 

Ti lascio una vita piena di certezze,

io non saprei che farmene.

 

Lasciami dormire adesso

su questo tappeto di dolci

e di nuvole.

 

Ti lascio le carte.

 

Giocaci,

oppure buttale

secondo il calendario delle raccolta differenziata.

 

Riprenditi il niente

che sembra tutto.

 

Riprenditi il tutto

che sembra niente.

 

Riprenditi qualcosa,

qualcosa di te dalla mia bacheca

e lascia, però, la polvere.

 

Se il tuo incedere lieve

ha attraversato i millenni.

 

Se lievemente appari

sempre ove sei indispensabile.

 

Se lasci orme segrete

sulla via dell’inseguimento a te.

 

Non è per paura.

Forse, per consapevolezza.

 

E ritmicamente sfidi il mondo,

con il tuo enigma, che ancora non so risolvere.

 

Non tutte le settimane enigmistiche devono essere finite

per forza o per rabbia.

 

Sussurrami

le mie ultime parole,

se le sai,

oppure lascia che sia io,

finalmente, a ringraziarti del bene

che mi hai fatto.

 

Da quando non ci sei più…

 

(Fabrizio Cipollini)

le radici di ieri, di oggi e di domani…

giugno 7th, 2012 § 0 comments § permalink

Spesso lasciamo che il nostro passato modelli il nostro presente e guidi il nostro futuro.

Spesso lasciamo che le nostre dolorose esperienze di ieri siano la bussola delle azioni di oggi.

Costruiamo i nostri progetti ed edifichiamo le nostre aspettative su questi pensieri, e, poi, ci meravigliamo se questi progetti falliscono e queste aspettative crollano.

E così, mirando questi disastri, diamo la colpa al destino, alla fortuna ed agli altri.

Invece la colpa è solo nostra.

E’ nostra la colpa, perchè abbiamo usato dei semi con delle radici tossiche, infestate dal dolore e dal fallimento.

Se facciamo le cose, aspettandoci di fallire.Cosciamente od incosciamente faremo di tutto per fallire.

Spesso lasciamo che il dolore del passato si ripeta, attraverso i nostri pensieri, nel nostro presente e, così facendo, lasciamo che si intossichi il nostro futuro.

E’ una dura verità da accettare.

Ma se non abbandoniamo del tutto il nostro passato doloros, alla fine, non avremo più futuro….

quando tutto trema e crolla…

maggio 31st, 2012 § 0 comments § permalink

Dire che siamo vicini alla popolazione dell’Emilia Romagna duramente colpita dal terremoto, è dire una ovvietà ed una banale verità.

Eppure non ci sono altre parole per farlo.

Se le usassimo, infatti, non saremmo autenticamente dispiaciuti ed emotivamente coinvolti nel vedere quello che sta accadendo a Finale Emilia, Cavezzo, Concordia e Medolla.

Nomi divenuti tristemente noti, come noti lo sono diventati quelli di Onna e de l’Aquila.

Niente è più devastante nel corpo e nella psiche di ognuno che sentire tremare tutto e vedere crollare non solo i mattoni, ma anche tutti i ricordi che quei mattoni contenevano.

Vedere il crollo della propria casa è come assistere al crollo della propria vita e dei propri ricordi.

Si perde la propria identità.

Si perde il proprio legame con la madre terra divenuta matrigna cattiva.

Si perde il ricordo…

Eppure niente deve essere più solido dei ricordi in quei momenti.

In quei momenti bui segnati dalla morte e dalla disperazione.

Noi ci auguriamo che si faccia presto a mettere mano ai danni per, prima cosa, togliere tutte le macerie e poi per iniziare celermente una ricostruzione seria e condivisa.

L’Italia tutta non può tollerare tali ferite aperte sotto il proprio cielo…

Senza ieri, ma forse con più futuro…

marzo 31st, 2012 § 0 comments § permalink

Dopo aver scritto un libro come “Storia
della mia gente”,  c’era, per Edoardo
Nesi,  il pericolo o di sconfinare nella
retorica del piagnisteo, oppure di cedere alla tentazione di cavalcare la tigre
dell’antipolitica.  Fortunatamente, per
noi lettori, Nesi non ha ceduto a nessuna delle due seduzioni e con “Le nostre
vite senza ieri” si conferma un narratore di razza, capace di occupare con
passione ed idee, quello spazio pubblico, che spesso è fuggito dagli scrittori
italiani come la peste.

A mio avviso è
proprio il binomio passione ed idee, oltre ad una grande padronanza di una
lingua italiana non costruita od artificiosa, ma viva, vitale, respirata e vissuta
fino in fondo, la cifra di questo libro.

Un libro che  muove le sue fila da una posizione “provocatoria”,
cioè che l’Italia, ma soprattutto gli italiani, devono abbandonare il loro feticismo
verso il proprio passato perché questo appesantisce troppo le possibilità di
migliorare il proprio futuro.

Ed è proprio
questo atteggiamento feticista, quasi conservatore, verso un passato italico più
idealizzato che reale il peccato originale della odierna società italiana
incapace di affrontare, con innovazione, le sfide attuali della modernità, il
vero freno alla manifestazione di una nuova generazione di italiani che sappia,
cum grano salis, prendere il meglio
dalle esperienze del passato e rinnovarle, adattandole, alla attualità, usando il
passato come trampolino di lancio e non come sasso al collo.

Ed è questa
inazione frenetica, in cui si cerca di arrestare la decadenza, facendo tutto ed
il suo contrario, come topi impazziti dentro un labirinto, che Nesi descrive come
la tara genetica di una generazione di italiani destinati alla perdizione sia
imprenditoriale che culturale.

Nesi, con una
prosa asciutta ma non sciatta, forte, ma non eccessiva, elegante, ma non vanitosa
intrecciata con storie ed emozioni, come i tessuti di Prato, la sua città,
lotta e si confronta con l’apatia di questa Italia rassegnata all’idea della
crisi ed in perenne attesa del miracolo dello stellone italico.

Da gustare,
infine, l’epilogo di questo libro in cui l’autore descrive la cronaca di una
partita vista e gustata insieme al figlio. Un episodio di “quotidianità”, anche
se eccezionale, che, alla fine, diviene quasi il paradigma dell’intera opera.

Un libro
diverso che lascia tracce gustose anche per il futuro…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Siamo tutti a Tolosa…

marzo 20th, 2012 § 0 comments § permalink

La barbara strage, avvenuta ieri a Tolosa, deve farci riflettere per almeno due motivi. Il primo è perché sono stati uccisi dei bambini, oltre ad un insegnante ed un genitore. Il secondo perchè tale strage ha una matrice razzista ed antisemita.

Siamo pienamente d’accordo con quello che ha scritto, oggi sul Corriere, Pierluigi Battista  nel denunciare la minimizzazione dell’antisemitismo e dell’antisionismo che attualmente viene compiuta.

Oggi, col cuore e con la mente, siamo tutti a Tolosa, ma domani ?

Perchè c’è un domani ancora, un domani che non può e non deve cadere in mano alla paura, all’ignoranza, all’odio ed al pregiudizio razziale.

C’è una guerra da combattere, una guerra di cultura e di tolleranza. Una guerra silenziosa e strisciante, ma non per questo meno crudele e cruenta. Una guerra che dobbiamo combattere tutti. Iniziando a bonificare le nostre espressioni da quella sottile patina di sdegno, dettata dai luoghi comuni, quando usiamo la parola “ebreo”.

Al netto della provocazione, l’uso spregiativo di tale parola equivale a sparare un proiettile.

Sembrerà una piccola cosa, quasi una banalità, ma se già ci impegnassimo a non usare più certe espressioni ed indignarci pubblicamente, ed ad alta voce quando le sentiamo pronunciare, avremmo fatto una grande cosa. Avremmo reso impossibile al seme dell’odio e del fanatismo di trovare terreno fertile.

Oggi noi siamo tutti a Tolosa, e personalmente io ci rimarrò.

Shalom….

Il vero Inganno…

febbraio 11th, 2012 § 0 comments § permalink

Nella fortuna di avere amici straordinari come Giuseppe, c’è insita anche la spinta a guardare le cose da una diversa prospettiva ed anche una profonda motivazione a mettere a fuoco cose che spesso considero come scontate ed abituali.  Lggendo il suo blog Equilibri Dinamici, ma soprattutto il suo ultimo post Inganni, Giuseppe mi ha “costretto”, ancora una volta, a riguardare i miei schemi mentali.

Effettivamente concordo con lui che Facebook è un mezzo di comunicazione e di condivisione basato sulla velocità. Una velocità ipnotica che, unita anche all’euforia tipica dei social network, spesso comporta una certa distrazione in alcune cose o faccende che prima facevamo con più interesse.

Facebook è un grandissimo e fantastico mezzo di comunicazione e di incontro. Ma è come essere al cinema e trovarsi di fronte ad un film molto coinvolgente. Si perde la cognizione del tempo e dello spazio.

Facebook è il luogo dell’incontro, del dialogo e dello scambio. Non è un luogo per fare discorsi approfonditi, per quello ci sono altri mezzi, come per Giuseppe e per me sono i nostri blog. E scambiarne le funzioni tra loro è il vero inganno.

Facebook, inteso come paradigma di qualunque social network, serve a condividere, cioè a mettere insieme e rendere partecipi in uno scambio reciproco quello che noi siamo e quello che pensiamo.

Noi non siamo Facebook e Facebook non è la nostra identità.

Credere il contrario è il vero inganno…


Cosa stai leggendo?

Il vero Inganno… su Fabrizio Cipollini.