Siate giovani, siate pirati…

novembre 1st, 2011 § 1 comment § permalink

(Venerdì 28 ottobre a San Benedetto del Tronto si è svolta la prima assemblea del movimento giovanile del PdL, Giovane Italia. Purtroppo per problemi di lavoro non sono potuto intervenire, ma voglio pubblicare il testo del discorso che avrei pronunciato)

Grazie, grazie davvero.
Anzitutto il mio ringraziamento va agli organizzatori, ed è un ringraziamento non formale ma sentito, poi grazie a voi che siete intervenuti e che partecipate così attenti e numerosi.
In un periodo in cui, come questo attuale, ove chi si impegna in una militanza politica, è visto, se è fortunato come un nullafacente, direi che non è cosa da poco.
Per cui, grazie.
Dopo la notizia della morte prematura di Steve Jobs, sui giornali, sui telegiornali e sulla rete impazzava il video del suo celeberrimo discorso in cui pronunciò la famosissima frase: “Stay hungry, stay foolish.”.
Ce lo hanno rifiliato in tutte le salse ed in tutte le accezioni, io non lo farò.
Piuttosto c’è un’altra frase di Steve Jobs che a me è più cara. Si narra che Jobs, appena insediò il gruppo di lavoro che poi avrebbe portato al McIntosh, scrisse sulla parete della stanza una frase, questa: “We are not the Navy, we are pirates.”.
“Noi non siamo la Marina, siamo pirati.”.
Era la sua lezione, il suo modo di far capire ai suoi collaboratori che dovevano uscire dagli schemi prefissati, dall’abitudine, dalla comodità dei luoghi comuni per avventurarsi alla ricerca della novità, dell’inaspettato, dell’inatteso e dell’innovazione creativa.
Era il suo modo di spronare gli altri a dare il meglio per sé stessi e per il gruppo stesso.
Era la sua maniera per dire che se vogliamo un futuro migliore , dobbiamo cominciare a costruirlo e a viverlo nella nostre vite.
“We are not the the navy, we are pirates.”.
Il mio augurio, ed il mio desiderio, è che la vostra formazione politica possa essere una ciurma di pirati, e non un battaglione irregimentato di Marina.
La mia militanza politica, nell’allora Fronte della Gioventù, inizia a 16 anni quando, studente del V Ginnasio della mia città, per spirito di contraddizione verso i professori che ci riempivano la testa con la critica marxista e verso quell’atteggiamento paternalistico snob di coloro che si definivano di sinistra, dopo aver letto “la Nascita della tragedia” di Nietzsche, decisi che qualcuno doveva pur occupare un posto alla destra di questo che oggi potremmo definire mainstream ideologico.
Non sono pentito di quella scelta.
La mia militanza giovanile mi ha permesso di formarmi una coscienza critica, conoscendo e leggendo autori fuori dai circuiti alla moda, di imparare a mettermi al servizio di altri e di capire come funzionano davvero le cose in una comunità.
Ebbene quella voglia di guardare il dietro delle cose, di capire diversi punti di vista, di essere come un salmone e non seguire la corrente, che ho imparato in quelle riunioni che sapevano di ciclostile, non mi ha mai abbandonato. Anche quando ho deciso di percorrere altre strade politiche.
Oggi sono qui a parlare di fronte a voi come referente provinciale della Free Foundation del ministro Brunetta, ma se fossi un semplice cittadino, credetemi, direi esattamente le stesse cose.
Paradossalmente, nel momento attuale in cui molti sono contro la politica, c’è davvero bisogno, necessario e forte, di Politica.
Si sente la mancanza di galeoni di pirati che solchino i mari procellosi e carichi di avventura della militanza politica, alla ricerca di tesori scomparsi.
Parlo ovviamente per quella che reputo essere la mia parte politica, quindi mi permetterete di essere fazioso, ma oggi il Popolo della Libertà, di cui Giovane Italia è l’espressione giovanile, è la Marina e non più i pirati.
Eppure proprio Silvio Berlusconi è stato l’icona dell’essere pirata sia nel mondo delle telecomunicazioni che, per quel che mi riguarda principalmente, nella politica.
Eppure oggi sia il PdL che Giovane Italia rischia di morire in una accozzaglia indigesta e putrida di accondiscendenza, servilismo, inanità, debolezza e cooptazione.
Non è questo che serve ai pirati.
Merito, libera competizione, apertura mentale, pluralismo e confronto sono, invece, il terreno fertile per piantare i semi di una nuova cultura politica, postmoderna e non posticcia.
Voi, pirati, che siete qui oggi avete un mare enorme da navigare e da scoprire: il mare del futuro.
La vostra America vi aspetta al di là della linea dell’orizzonte.
Non lasciate che le nostre catene intellettuali, forgiate attraverso le abitudini e le vecchie categorie, vi limitino nel vostro agire.
Non ripetete le idee degli altri per convenienza, per quieto vivere, o per accondiscendenza. Studiate quello che vi piace e cominciate a produrre le vostre idee. Internet, con i suoi social network e blog, è una opportunità straordinaria.
Non assimilatevi, ma siate voi stessi.
Rimanete attenti al mondo, ma non lasciate che questo vi tolga la facoltà di sognare.
Siate pirati, per essere marinai avrete tutto il tempo dopo.
Altrimenti un giorno vi girerete indietro e, scoprendo, di aver vissuto la vita degli altri, scoprirete che avrete perso la vostra identità.
Che il vento dei sogni e delle idee possa sempre soffiare a vostro favore, è ora di spiegare le vele.

Grazie.


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