Ex vuoto

marzo 25th, 2019 § 0 comments § permalink

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Il 26 maggio prossimo si voterà per il rinnovo dell’amministrazione comunale di Ascoli.
Niente di strano, succede, di norma, ogni cinque anni.
“E’ la democrazia, baby.”, potremmo dire, se non fosse che, in tempo di Brexit, parlare inglese non è più tanto chic.
Eppure il 26 maggio 2019 prossimo rischia di essere la più grande scommessa degli ultimi 25 anni, più o meno, per la città di Ascoli.
Non abbiamo niente contro le scommesse, ma nel farlo ci piacerebbe avere qualche probabilità di vittoria, invece, queste elezioni, potrebbero rivelarsi un grande salto nel buio.
Francamente non ce lo aspettavamo, soprattutto dopo la trionfale ri-elezione del sindaco Castelli di cinque anni fa.
Il modello Castelli, infatti, cioè il centrodestra allargato (e camuffato) da una pletora di liste (più o meno civiche) sembrava essere un Moloch inarrestabile ed invincibile anche per un centrosinistra galvanizzato dal Renzismo Rampante.
Dopo 5 anni, di cui, almeno gli ultimi 18 mesi, sono stati spesi nell’ordinaria amministrazione dall’attuale giunta, la situazione è alquanto oscura.
Chiunque mastichi un po’ di politica e delle sua mutevoli mutazioni, è consapevole del fatto che, un tale lasso di tempo, equivale ad una o più ere geologiche, soprattutto dopo il Ragnarok delle ultime elezioni politiche del 4 marzo di un anno fa.
Già Bauman parlava di liquidità della società, ma, ad Ascoli, non siamo allo stato liquido, ma gassoso se non etereo.
Il centrodestra, persa la leadership dei moderati del popolarismo europeo, (Forza Italia e CDU – NCD) vorrebbe presentarsi ai nastri di partenza con il rombante e roboante motore “verde” del Sovranismo salvinista, corroborato dal tricolore italico fiammeggiante di Fratelli d’Italia, mentre è proprio la nobiltà decaduta e sbiadita del centrismo cattolico-popolare a voler frenare, se non spegnere, questo propulsore conservator-populista.
Andrea Maria Antonini e Piero Celani, sono i due campioni del centrodestra, ognun di loro contornati da partiti ufficiali, dal liste civiche in via di costituzione e da liste civiche-assessorili vorrebbero essere unti come il prescelto.
Ognun di loro si dipingono, (e vengono dipinti), come gli unici in grado di poter guidare la fuoriserie del centro destra (??!!!??) al traguardo come dei novelli Hamilton, rischiando invece di fare la fine della coppia Vettel – Raikkonen.
I 5 stelle, forti della loro indubbia vittoria alle elezioni del 4 marzo, sembrano l’Apollo Creed di Rocky 2: voleva menare ed è stato menato.
Vi è poi l’immarcescibile “polo della rabbia e della rivincita velleitaria”, costituita da ex amministratori che con alterne fortune e molte sfortune si ripresenta ai blocchi.
Il centrosinistra potrebbe aver azzeccato una mossa simile a quella che, nel 1994, portò l’avvocato Roberto Allevi alla poltrona di primo cittadino, pescando la carta di Pietro Frenquellucci, mentre la sinistra (perdente), pur proponendo a suo paladino un altro esponente della società civile come Nardini, probabilmente farà fatica a superare lo sbarramento.
In questo marasma di candidature e veti (in)crociati mancano, a nostro modestissimo avviso, due cose fondamentali: la Politica ed Ascoli.
Tutto questo nonostante un grandissima fioritura di movimenti, associazioni e liste che proprio ad Ascoli ed alla Ascolanità si rifanno.
Anzitutto la Politica, con le sue passioni forti, le sue energie, le sue appartenenze e le sue divisioni.
La Politica, per noi, non si gioca sui nomi, ma sulle idee, mentre oggi, ad Ascoli, ci sono troppi dei primi e molto poche delle seconde.
Poi c’è Ascoli, o meglio, un piano strategico di rilancio e di sviluppo della città del Travertino e di Cecco D’Ascoli.
Un piano coraggioso, magari un po’ folle che affronti di petto le annose questioni che stanno attanagliando un po’ tutta l’Italia, ma da un punto di vista diverso, creativo ed eccentrico.
Di tutto questo non c’è traccia.
Vorremmo poter aggiungere “ancora” e siccome siamo ottimisti, lo riscriviamo.
Di tutto questo non c’è traccia ancora.
Vorremmo, davvero di cuore sbagliarci.
Vorremmo, davvero di cuore, essere smentiti.
Vorremmo, davvero di cuore, che le prossime elezioni non siano un “ex vuoto”.
“Grande è la confusione sotto il cielo, perciò la situazione è favorevole.” sosteneva Mao, e visto il clima politico attuale dopo la firma del memorandum “Via della Seta”, non siamo degli eretici a citare il padre della Cina moderna.
La Cina è vicina, mentre la luce alla fine del tunnel, non vorremmo fosse un treno.

 

Palme e Paradossi

marzo 28th, 2017 § 0 comments § permalink

tic-tac-toe-1777880__340La Politica è, spesso, il campo dove il paradosso diviene regola e la regola diviene paradosso. Ma anche qui c’è un limite che è meglio non superare. Già i Greci sapevano che il concetto di hubrys, cioè il superamento del limite fissato dagli dei, era il peccato capitale. E la pena per il peccatore er quello di divenire pazzo. Quasi tutta la tragedia greca è basata su questo assunto.  A San Benedetto del Tronto, questo limite si sta pericolosamente avvicinando per la maggioranza. La procedura di “sfiducia” al presidente del Consiglio comunale Gabrielli, da parte di una maggioranza della maggioranza, un paradosso anche questo, è frutto di quella hubrys, tipica da tragedia greca. Peccato che, in questo caso, si rischi la commedia, purtroppo tragica. Ma il risultato rischia di essere lo stesso: l’impazzimento.

La vittoria elettorale del Sindaco Piunti e della maggioranza di centrodestra, se ancora è lecito usare questo termine, è frutto di una serie incredibile di singolarità paradossali: le divisioni interne al Partito Democratico e la non presentazione della lista 5 stelle.  Certamente bisogna aggiungere anche il consenso elettorale, ma questo è stato, soprattutto nel secondo turno, un voto di “pancia”. Non siamo certo noi a dire che i voti di pancia valgano meo di quelli ponderati, per noi ogni voto ha il medesimo valore.

Quello che una maggioranza, guidata da una leadership illuminata, sarebbe dovuta essere quella di trasformare quei voti di pancia in voti convinti, mettendo in campo ogni misura ed ogni azione per realizzare il programma amministrativo.

Ed è qui che diviene centrale il ruolo del Consiglio Comunale.

Una maggioranza illuminata avrebbe dovuto servirsi dell’assemblea elettiva per realizzare, in modo trasparente, democratico, condiviso e aperto, proprio per dare la dimostrazione della propria forza, vincente, convincente ed aggregante. Un Consiglio comunale così interpretato, ed interpretabile, avrebbe avuto bisogno di un presidente capace di saperlo guidare con autorevolezza e senza autorità.

Ed è qui che la maionese impazzisce.

Se, invece, si interpreta, come purtroppo è stata interpretata, la figura del presidente assembleare come moneta di scambio all’interno del processo di spoil system delle posizioni assessorili è chiaro che, chi è chiamato a ricoprire quella posizione di presidente, si senta non un primus inter pares, ma un minus habens rispetto all’abnorme esposizione mediatica di cui il Sindaco e la Giunta godono. In questo corto circuito è chiaro che l’azione politica del presidente assembleare prenda una parabola eccentrica rispetto all’azione amministrativa ortodossa, incarnata dal Sindaco. Ci si deve distinguere dalla maggioranza che ti ha eletto per esistere nella stessa maggioranza, altro paradosso.

In questi casi, però, un sistema funzionante avrebbe un correttivo, o meglio un anticorpo: il partito.

Ed è qui che la maionese va in vacca.

Forza Italia, in provincia di Ascoli Piceno, non è mai stato un partito sia per incapacità dei suoi vertici, sia per calcolo politica della sua “classe” dirigente a livello più alto. L’unità e l’unanimità che ha sempre sbandierato, piuttosto che operare attraverso un confronto salutare tra una maggioranza ed una minoranza interna, ha, di fatto, trasformato tale partito in un comitato elettorale ed ha spostato la dialettica democratica interna negli agguati durante le votazioni siano esse elezioni provinciali o voti consiliari.

Il Comitato elettorale, poi, non riesce a superare tali traumi se non con l’ostracismo e con l’ostracismo e la dannazione dei “traditori” e dei “nemici” che, spesso, sono coloro che più potrebbero aiutare a costruire una coscienza politica ed intellettuale funzionale e necessaria alla evoluzione del Comitato in partito.

Nella logica del “nemico”, il Comitato elettorale, finiti i tradirori interni, li ricerca nei partiti e nelle liste alleate.

Ed il paradosso, sotto le palme, è completo.

Cosa accadrà ?

Non è nostro compito dare soluzioni, ma cercare di spiegare le cause e renderle note. Neanche siamo degli indovini per sapere cosa accadrà, cerchiamo di capire da dove si arriva.

 

Dopo quasi 4 anni, torno a scrivere qui sul mio sito. Purtroppo non ho scusanti per una tale assenza, se non la pigrizia.  Mi impegno a scrivere con un po’ più di periodicità. Almeno lo spero.

 

OLTRE-Berlusconi ?!!?

settembre 1st, 2013 § 0 comments § permalink

Il presidente Giorgio Napolitano ha vergato, con un apposito messaggio, la sua opinione riguardo questo convulso momento politico post condanna di Silvio Berlusconi. Lo ha fatto con un messaggio ricco di spunti di riflessione che, ovviamente, i falchi e le colombe di ciascun schieramento hanno letto in maniera diversa e simmetricamente speculare.

Il presidente Napolitano, in un raro esempio di equilibrio, è riuscito a scontentare tutti e quindi, per le regole della politica italiana, ha fatto la cosa giusta.

Ci sarebbe stato bisogno, in una democrazia matura, di un simile messaggio da parte del presidente della Repubblica ? Ovviamente no.

Ma in questo strano e particolare momento politico, niente di normale sembra funzionare.

Il risultato delle ultime elezioni politiche ci hanno consegnato:

1.un partito che è arrivato primo, ma non ha vinto, anzi nell’immaginario collettivo h nettamente perso;

2.un partito che non è arrivato primo, ma ha vinto e di cui la leadership si è nettamente consolidata;

3.un ex premier che, nonostante il tifo europeo e dei giornali politicamente corretti, non ha saputo leggere ed interpretare le pulsioni della società civile stritolata da una crisi culturale ed economica mondiale, e che si è appoggiato a partiti decotti ed abortiti ed ad un associazionismo elitario in nome di un attendismo politico, arrivando quarto;

4.un movimento liquido di protesta che, grazie alla faccia di un comico ed a strategie di guerrilla marketing, ha saputo costruire, sfruttando la rete come mezzo di militanza politica, un fronte dello scontentismo.

Di fronte a questi dati il risultato poteva essere uno solo, cioè le cd. larghe intese, ed è quello che è avvenuto. Tutti sanno che questo stato di cose non è eterno e che, presto o tardi, bisognerà che la dialettica politica ritorni ad agire funzionalmente e correttamente.

Questa condizione attuale, però, può essere usata per piantare quei semi del cambiamento e della innovazione istituzionale e politica di cui l’Italia ha assolutamente bisogno, e non da adesso.

Le risposte, però, non possono risiedere in un nostalgico e ammirato ritorno al passato, inteso come spazio mitico della palingenesi politica e partitica.

Da qualche tempo, su questo spazio, stiamo segnalando la presenza di uno spazio politico e, probabilmente partitico, completamente nuovo.

Una novità magmatica ed anarchica, varia, ma non avariata, confusionaria, ma non confusa, potenzialmente esplosiva.

Una prateria l’abbiamo chiamata, che si è aperta alla destra del centrodestra italiano, dopoché lo stesso centrodestra ha lasciato cadere alcune battaglie storiche ed ha scordato parole d’ordine che, invece, avrebbero dovuto essere parte integrante della propria costituency.

Il problema è proprio questo: al posto di parlare del dopo Berlusconi, bisognerebbe iniziare a discutere ed immaginare l’oltre.

Un oltre che non rinneghi Berlusconi ed il berlusconismo, ma che sappia trarre proficui insegnamenti e consigli da questa esperienza, che sappia analizzare il perché non si è arrivati a quella sospirata rivoluzione liberale, in un momento storicamente favorevole, e che sappia trovare un percorso politico favorevole alla sua realizzazione.

Una rivoluzione che sappia innovare la tradizione, ibridandola, ma senza snaturare, con le nuove opportunità di condivisione e di trasmissione delle opinioni che la tecnologia offre.

Una rivoluzione smart, praticamente.

La prateria di libertà che nessuno sembra prendere, neanche a chi converrebbe

giugno 2nd, 2013 § 0 comments § permalink

Non sappiamo chi vincerà questa tornata amministrativa.

Ignoriamo chi, tra Marino ed Alemanno, diventerà il prossimo sindaco d’Italia.

Ma possiamo tranquillamente dire chi ha perso.

Hanno perso i sognatori di una qualsiasi aggregazione liberale o vagamente tale.

Non ci schiereremo con i grillini nell’insultare gli elettori, perchè abbiamo sempre rispettato la democrazia sia nelle sue forme che nella sua sostanza.

Ci permettiamo di essere arrabbiati con quella classe “dirigente” pusillanime e conservatrice che è al vertice di alcune forze politiche.

Nonostante, infatti, si sia aperta una enorme prateria alla destra di Berlusconi e del Pdl, nessuno di costoro ha manifestato la voglia o la volontà di andarci.

La prateria è enorme ed è costituita da un caos creativo e magmatico di elettori, certamente delusi dallo stato attuale, ma, altrettanto sicuramente, anti-burocrazia, anti-tassazione eccessiva, anti-sprechi, pro-mercato, meritocratica e ,soprattutto, aperta.

Un “esercito” silenzioso e senza voce ufficiale, in preda allo scoramento ma che non vuole arrendersi, pronto a rimettersi in cammino, se solo capitasse l’occasione giusta.

Ma le occasioni in politica non capitano a caso, succedono soprattutto grazie alle azioni degli uomini.

Ma qui, in questo scenario politico, più che azioni abbiamo solo reazioni e più che uomini, abbiamo grigi personaggi senza autore e senza copione.

Ne abbiamo perso di occasioni, ed abbiamo sempre dato la colpa alle persone che non ci hanno capito.

Forse è il caso di cominciare a pensare che noi liberali non siamo mai stati pronti in questi anni.

Oggi possiamo fare come gli americani che scelsero il far West e portare i nostri carri sui prati di questa prateria oppure fare come il deserto dei tartari, cioè rimanere sulla garritta del forte a sorvegliare un pezzo di terra aspettando un nemico che, forse, non arrverà mai.

Almeno sopero che saremo pronti per questa scelta…

 

Caro Cav. se prima di Grillo avessi visto in “casa” tua, avresti scoperto molto prima la Web Revolution

giugno 28th, 2012 § 0 comments § permalink

Pregiatissimo Onorevole Berlusconi,

non passa giorno oramai che un qualunque giornale non riporti la notizia della sua “infatuazione” per il movimento 5 stelle e per l’uso che Beppe Grillo fa delle potenzialità della Web Revolution.

Certamente è una buona cosa, sempre più, infatti, il messaggio, soprattutto, se politico passerà sulla rete e non sarà mai un messaggio ad una direzione ed ad unico contenuto, ma sarà condivisibile e editabile da chiunque abbia una connessione.

Un assaggio della potenza della rete, in verità, lei lo ha già avuto nelle elezioni del Sindaco di Milano. Non passava direi minuti senza che ogni parola della Moratti, nonostante la potenza di fuoco e di denaro di cui disponeva, non venisse capovolta ed usata contro di lei grazie ad una ironia diffusa e condivisa.

Sappiamo benissimo come è andata a finire.

E’ stata il primo di tanti calci nei denti che lei ed il suo “partito” avete subito, dopochè avete avuto veramente la possibilità di cambiare l’Italia per sempre.

Ma lasciamo stare questa che, oramai, è storia.

Ora viene il momento di Beppe Grillo e, legittimamente, lei cerca di recuperare il tempo perduto (ed anche i voti) facendo quello che qualunque buon manager farebbe di fronte alla perdita di fatturato: cercare di capire come funziona il concorrente e replicarne l’organizzazione.

Vista la situazione attuale lei fa davvero bene.

Ma se, invece, di trastullarsi (e perdere tempo) con i colbertismi alla Tremonti ed le bozze di Calderoli lei avesse dato un minimo sguardo al suo “campo” di sostenitori, oggi, molto probabilmente, avrebbe lei un vantaggio competitivo che avrebbe messo Grillo sulla difensiva.

Quel “quid” era, anzi è, Tocqueville.it .

Sarebbe bastato che qualche suo collaboratore, piuttosto che  sottoporre i soliti nomi per le solite poltrone, le avesse messo di fronte un pc, o magari un Ipad e le avesse detto: “questi qui, sono persone toste !!!”.

Sarebbe bastato che nel mattinale del mattino, insieme alla tradizionle rassegna stampa, qualche anima buona ed intraprendente le avesse messo anche qualche stampa di qualche post, tratto proprio da Tocqueville.it, per vedere la comunicazione del suo governo fare un salto quantico quanto a qualità.

E sarebbe bastato che qualche “notabile” della sua classe digerente, (e non è un refuso o una svista), avesse letto più The Right Nation o Nota Politica e meno Signorini per poter brillare di luce propria in qualunque talk show fosse anche Servizio Pubblico di Santoro.

Purtroppo così non è stato.

Le scrivo queste parole con rabbia. Con quella rabbia che solo gli innamorati traditi possono avere. Con quella passione civile che un italiano, orgoglioso del proprio paese, conserva dentro al cuore. Con quella malinconia, mista a cinsimo, dopo aver visto la sua promessa di rivoluzione liberale naufragata sull’aumento delle accise sulla benzina per finanziare il FUS.

Non è che Beppe Grillo o noi di Tocqueville.it avessimo un ingrediente segreto, come in Kung Fu Panda, oppure possedessimo dei poteri magici come Harry Potter. Abbiamo solo più entusiasmo di tutti quei cascami che lei si porta dietro, come la destronza in tacco 12, o i ducetti in sedicesimi con la camica nera macchiata da Amatriciana o i baciapile cattolic-chic progressisti sempre dalla parte giusta oppure i suoi berlus-cloni.

Non è, infatti, un caso se, in mezzo a tutte le fantomatiche liste nessuno abbia mai proposto una lista fatta da blogger o da persone visibili sulla rete nel campo del centrodestra.

La web revolution del PdL si è fermata a Gogol.

Purtroppo…


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Caro Cav. se prima di Grillo avessi visto in “casa” tua, avresti scoperto molto prima la Web Revolution su Fabrizio Cipollini.