The W. Factor

aprile 11th, 2020 § 0 comments § permalink

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Ieri sera il presidente Conte ha annunciato l’ennesimo comitato di esperti che dovrebbe gestire la cd. Fase 2, questo comitato si inserisce in quel mosaico, labirintico e poderoso, normativo-burocratico fatto da più di mille provvedimenti, più o meno, legislativi e di comportamenti imposti, di dubbia legittimità costituzionale, che, per acquiescenza, vengono accettati da quasi tutti.
E’ come se il piano dell’opportunità avesse preso il sopravvento su quello della legittimità, rovesciando il famoso motto che in politica la forma è sostanza.
In nome della salvezza di questa sostanza, abbiamo la politica, che dovrebbe essere l’arte di decidere, divenire la grancassa degli “esperti” e dei competenti, scelti dal potere esecutivo, a fare da tutore al potere esecutivo stesso che, nella sua debolezza e nella sua paura, esautora i luoghi classici della rappresentatività e della democrazia, riducendo il Parlamento in un inutile orpello e perdita di tempo.
Alla politica, rectius al potere esecutivo, resta quindi solo l’apparire, televisivo e social, in cui sfogare la propria rabbia e la propria frustrazione in conferenze stampa, paradossalmente ed ironicamente, mandate in onda dopo il quotidiano bollettino dei nuovi infettati e, purtroppo, dei nuovi morti.
E la comunicazione di chi è debole, intesa come propaganda e marketing, ha anche bisogno dei “cani da guardia”, ed ecco la task force contro le fake news sul coronavirus, che, ben presto, si rivelerà una forza contro le (fake) news sulla Corona, intesa come potere al governo.
Un grande, enorme e, purtroppo, sconfortante confessionale da reality show: The W factor.
Dove W. Sta per Winston.
Purtroppo non, come vorrebbe il nostro premier, nome proprio di Sir Winston Churchill, mitico premier inglese che seppe opporsi al nazismo dilagante nella pavida europa continentale, ma, piuttosto, come Winston, il protagonista di 1984, imperituro capolavoro di George Orwell.
Potremmo scriverci un libro, ma mentre 1984 fu ideato da Orwell, invertendo le cifre dell’anno in cui lo concepì (1948), nel 2020 non possiamo neanche invertire le cifre se non evocando il passato, essendo il 2020 quasi un palindromo, icona simbolica di una condanna ad un eterno ed ironico presente.
Dal grande fratello al grande bordello.

Al lavoro, in silenzio

marzo 19th, 2020 § 0 comments § permalink

postinoAi tempi del Covid 19, giustamente e doverosamente tutti noi stiamo ringraziando il personale sanitario, (medici, infermieri,soccorritori, oss e tutte le figure che lavorano negli ospedali), i corpi di polizia e dell’esercito che vigilano e tutte le autorità preposte.

E’ un ringraziamento che arriva dal cuore di un paese che si trova a combattere un nemico silenzioso, invisibile e subdolo.

Eppure c’è una categoria di lavoratori che, forse, nessuno, meglio in pochi, hanno ringraziato: i portalettere e gli operatori degli uffici postali.
Migliaia di persone che, in silenzio, con dignità e con abnegazione, ogni mattina, (e non solo), portano quel minimo di normalità nelle nostre stravolte vite.
E’ un lavoro, il loro, che spesso passa sotto silenzio e che, spesso, diamo per scontato.

Un lavoro, di cui, in questi tempi, non percepiamo i rischi per la loro salute.

E’ di questi giorni, infatti, la notizia della morte, (parola cruda e tristissima), di un postino e di un operatore di sportello a causa del coronavirus, a dimostrazione, se mai ce ne fosse, che nessuno è immune o al sicuro.
Per questo oggi più che mai è necessario #restareacasa, non solo perchè così facendo #andràtuttobene, perchè, quando tutto sarà tornato alla normalità, anche grazie al lavoro dei postini e degli impiegati, potremo, di nuovo, tornare alle nostre abitudini.
Intanto inizio io a ringraziarli, oltre a tutte le categorie che abbiamo detto all’inizio di questo post, poi, con calma, facciamolo in molti.

il ventre molle dell’europeismo

marzo 16th, 2020 § 0 comments § permalink

spider-4827708_1920Le vergognose parole di Christine Madeleine Odette Lagarde, purtroppo “presidente” della BCE, non solo sono inaccettabili ed intollerabili sia per gli italiani, sia per chi si senta europeo, ma segnano l’abbandono di quello che, fino ad oggi, è stata l’unica politica davvero Europea: l’operato di Mario Draghi.
In poche parole, infatti, è stato ucciso il seme di quella Europa nuova che aveva trovato nel “whatever it takes” di Draghi la propria voce.

Quella nuova Europa, che cercava, attraverso la tenuta della moneta ed il sostegno alle economie degli Stati membri, di generare un afflato riformatore di comunità.

In un momento storico di cambiamento dei comportamenti e delle abitudini di tutti noi, il ventre molle dell’europeismo di maniera e di facciata rivela, attraverso le parole della Lagarde, poi mestamente e maldestramente, smentite, la sua faccia reazionaria e feroce.

Il non prendere atto di questo è sciocco, stupido ed anche politicamente miope. Per questo fanno davvero rumore le parole di alcuni esponenti della maggioranza governativa italiana volte a trovare “giustificazioni” o “interpretazioni” assolutorie alle irresponsabili parole di Christine.

Non si può stare con Draghi e con la Lagarde.

Non è un “et…et”, è un “aut…aut”. E’ questo quello che il ventre molle dell’europeismo nostrano non capisce o fa finta di non capire, nemmeno in questo momento.

Da qui, infatti, passa il confine tra europeisti ed Europei.

 

 

 

Appunti sparsi per la vita ai tempi del Covid 19

marzo 15th, 2020 § 0 comments § permalink

balloons-892806_1920Sta quasi per finire la prima settimana di “quarantena” imposta opportunamente dal Governo e qualche riflessione mi sento di farla.

Il Covid 19 ci ha fatto riscoprire la nostra caducità.
All’improvviso ci siamo riscoperti mortali, indifesi ed, in qualche senso, anche impreparati.
Abbiamo riscoperto che il tempo scorre inesorabilmente, che non viviamo in un eterno presente senza memoria del passato e senza vista sul futuro, ma l’eterno presente non vuol dire, come credevamo, che vivremo in eterno, (facendo magari concorrenza a Panzironi), ma abbiamo scoperto che, oltre al presente, c’è un passato ed un futuro. Ed è proprio il “passato” ed il “futuro” ad essere stati rimossi dall’orizzonte della nostra esistenza.

Invece, di fronte alla quarantena, che ci “obbliga” a stare con noi stessi, abbiamo tutti scoperto l’importanza delle nostre case, dei nostri rapporti interpersonali, delle persone e dei progetti che riguardano proprio il nostro futuro. Nel momento in cui credevamo di non aver bisogno di un passato, invece, ci attacchiamo pervicacemente a esso, proprio quando il futuro ci appariva superfluo, abbiamo trovato che, invece, esso è più vitale che mai.

Abbiamo riscoperto il valore di chi ci è accanto, come se il metro di distanza, imposto per decreto, sia una specie di amplificatore dei rapporti umani.
Quei 100 centimetri che dovrebbero salvaguardare la nostra salute, sono finiti per essere l’argine stesso delle nostre dighe emotive, il confine da cui espellere le nostre paure e la porta da cui far entrare finalmente quello che ci sta davvero a cuore.
Abbiamo riscoperto il cuore.

Abbiamo riscoperto quella tenerezza che nascondevamo sotto la corazza da superuomini, sotto il multitasking della quotidianità o sotto l’impellenza di algoritmi digitali.

Quella tenerezza che genera la forza buona.

Quella tenerezza che genera gentilezza.

Abbiamo scoperto un’altra caratteristica: la creatività.
La creatività di impiegare il tempo in qualcosa che non sia solo farlo passare nella noia, magari inventandoci, con molta ironia, filmati e meme sui social per esorcizzare la paura del contagio o per prenderci in giro.
Ci siamo riscoperti Italiani.

Non sto sostenendo che questo maledetto virus sia una benedizione, anzi proprio il contrario. E’ un nemico terribile e subdolo,  ma che abbiamo il dovere morale di combattere e vincere.

Il mantra “#AndràTuttoBene” è divenuto parte del DNA di tutti.

Da “formula magica” per esorcizzare i timori, quasi inconsciamente, è diventata la parola d’ordine, il segno distintivo di questa nuova resistenza (resiliente) alla paura stessa, oggi rappresentata dal Covid 19.
Certo, arriveranno momenti difficili e, forse, tristi, ma quello che ci diciamo con “#AndràTutttoBene” è che noi ci siamo, che esiste un domani, che non abbiamo scordato il passato e che il futuro è un po’ più luminoso.

#AndràTuttoBene

Ex vuoto

marzo 25th, 2019 § 0 comments § permalink

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Il 26 maggio prossimo si voterà per il rinnovo dell’amministrazione comunale di Ascoli.
Niente di strano, succede, di norma, ogni cinque anni.
“E’ la democrazia, baby.”, potremmo dire, se non fosse che, in tempo di Brexit, parlare inglese non è più tanto chic.
Eppure il 26 maggio 2019 prossimo rischia di essere la più grande scommessa degli ultimi 25 anni, più o meno, per la città di Ascoli.
Non abbiamo niente contro le scommesse, ma nel farlo ci piacerebbe avere qualche probabilità di vittoria, invece, queste elezioni, potrebbero rivelarsi un grande salto nel buio.
Francamente non ce lo aspettavamo, soprattutto dopo la trionfale ri-elezione del sindaco Castelli di cinque anni fa.
Il modello Castelli, infatti, cioè il centrodestra allargato (e camuffato) da una pletora di liste (più o meno civiche) sembrava essere un Moloch inarrestabile ed invincibile anche per un centrosinistra galvanizzato dal Renzismo Rampante.
Dopo 5 anni, di cui, almeno gli ultimi 18 mesi, sono stati spesi nell’ordinaria amministrazione dall’attuale giunta, la situazione è alquanto oscura.
Chiunque mastichi un po’ di politica e delle sua mutevoli mutazioni, è consapevole del fatto che, un tale lasso di tempo, equivale ad una o più ere geologiche, soprattutto dopo il Ragnarok delle ultime elezioni politiche del 4 marzo di un anno fa.
Già Bauman parlava di liquidità della società, ma, ad Ascoli, non siamo allo stato liquido, ma gassoso se non etereo.
Il centrodestra, persa la leadership dei moderati del popolarismo europeo, (Forza Italia e CDU – NCD) vorrebbe presentarsi ai nastri di partenza con il rombante e roboante motore “verde” del Sovranismo salvinista, corroborato dal tricolore italico fiammeggiante di Fratelli d’Italia, mentre è proprio la nobiltà decaduta e sbiadita del centrismo cattolico-popolare a voler frenare, se non spegnere, questo propulsore conservator-populista.
Andrea Maria Antonini e Piero Celani, sono i due campioni del centrodestra, ognun di loro contornati da partiti ufficiali, dal liste civiche in via di costituzione e da liste civiche-assessorili vorrebbero essere unti come il prescelto.
Ognun di loro si dipingono, (e vengono dipinti), come gli unici in grado di poter guidare la fuoriserie del centro destra (??!!!??) al traguardo come dei novelli Hamilton, rischiando invece di fare la fine della coppia Vettel – Raikkonen.
I 5 stelle, forti della loro indubbia vittoria alle elezioni del 4 marzo, sembrano l’Apollo Creed di Rocky 2: voleva menare ed è stato menato.
Vi è poi l’immarcescibile “polo della rabbia e della rivincita velleitaria”, costituita da ex amministratori che con alterne fortune e molte sfortune si ripresenta ai blocchi.
Il centrosinistra potrebbe aver azzeccato una mossa simile a quella che, nel 1994, portò l’avvocato Roberto Allevi alla poltrona di primo cittadino, pescando la carta di Pietro Frenquellucci, mentre la sinistra (perdente), pur proponendo a suo paladino un altro esponente della società civile come Nardini, probabilmente farà fatica a superare lo sbarramento.
In questo marasma di candidature e veti (in)crociati mancano, a nostro modestissimo avviso, due cose fondamentali: la Politica ed Ascoli.
Tutto questo nonostante un grandissima fioritura di movimenti, associazioni e liste che proprio ad Ascoli ed alla Ascolanità si rifanno.
Anzitutto la Politica, con le sue passioni forti, le sue energie, le sue appartenenze e le sue divisioni.
La Politica, per noi, non si gioca sui nomi, ma sulle idee, mentre oggi, ad Ascoli, ci sono troppi dei primi e molto poche delle seconde.
Poi c’è Ascoli, o meglio, un piano strategico di rilancio e di sviluppo della città del Travertino e di Cecco D’Ascoli.
Un piano coraggioso, magari un po’ folle che affronti di petto le annose questioni che stanno attanagliando un po’ tutta l’Italia, ma da un punto di vista diverso, creativo ed eccentrico.
Di tutto questo non c’è traccia.
Vorremmo poter aggiungere “ancora” e siccome siamo ottimisti, lo riscriviamo.
Di tutto questo non c’è traccia ancora.
Vorremmo, davvero di cuore sbagliarci.
Vorremmo, davvero di cuore, essere smentiti.
Vorremmo, davvero di cuore, che le prossime elezioni non siano un “ex vuoto”.
“Grande è la confusione sotto il cielo, perciò la situazione è favorevole.” sosteneva Mao, e visto il clima politico attuale dopo la firma del memorandum “Via della Seta”, non siamo degli eretici a citare il padre della Cina moderna.
La Cina è vicina, mentre la luce alla fine del tunnel, non vorremmo fosse un treno.

 

Amico mio, fatti i Razzi tuoi

ottobre 15th, 2018 § 0 comments § permalink

antonio razziA chi, oggi si indigna per la prossima venuta di Antonio Razzi ad Ascoli in nome di una presunta, ed auto-assunta, superiorità culturale e morale, vorrei dire di provar loro a non finire le scuole, emigrare in svizzera per cercare lavoro, trovarlo e fare anche una famiglia, poi, in prossimità della pensione, avere i voti per farsi eleggere in Parlamento, disobbedire ad un ordine di partito (che vuole cacciarti), salvare la legislatura, farsi rieleggere come senatore in una lista bloccata, essere trombato nelle liste elettorali, prendere il vitalizio, farselo tagliare e non presentare ricorso e sapersi riciclare come uomo di spettacolo.
Ennio Flaiano, pescarese e grande intellettuale italiano, sosteneva che sulla bandiera italiana venisse scritto: “Tengo Famiglia”.
Antonio Razzi, pescarese, è il paradigma vivente di questa intuizione. Razzi è Razzi, non si nasconde, non si mimetizza, non imita una vita che non conosce.
Razzi non si vanta di frequentare chi conta.
Razzi non si vanta di aver fatto o fare delle buone letture.
Razzi non usa circonlocuzioni o metafore.
Razzi è il padre spirituale di Di Maio, ma senza la prosopopea giovanile e guascona di quest’ultimo.
Razzi è esattamente la caricatura di Crozza, niente di più, niente di meno.
Razzi non è un piatto di ostriche con il caviale e champagne, è una cofana di arrosticini con una Peroni ghiacciata.
Razzi è scarpe grosse e cervello fino, quella finezza che non è acume intellettivo alla Occam, ma fiuto per gli affari e per le occasioni propizie.
Razzi è: “Amico mio, fatti li cazzi tua.”.
Razzi è, semplicemente.
Proprio perché è cosciente di essere sé stesso, Razzi sa ridere di sé e far ridere gli altri delle sue “mancanze” che diventano ricchezze.
Razzi è catartico, perché assume su sé i difetti di tutti e li sublima facendoli divenire arte, come un agnello sacrificale.
Io preferisco Razzi a chi, oggi, si indigna e crede di essere superiore a lui.

E’ proprio l’esistenza di Razzi a permettere a costoro di sentirsi superiori, perché Razzi, volutamente, abita il seminterrato, dove si festeggia ogni sera a rustelle e birra e dove si balla il saltarello.
Ai piani superiori , invece, gli indignati, autoproclamatisi moralmente superiori, mangiano ostriche, importate clandestinamente, da sconosciuti paesi extra ue e champagne cinese, facendosi il fegato amaro alla ricerca di un altra vittima per il loro culturame radical (finto) chic, facendo finta di non sentire le risate grasse per le gare di rutti e curreje che provengono dal seminterrato.

Razzi non è un virus pericoloso, è un italiano che, in un dato momento ha deciso contro il mainstream intellettualoide, allora imperante dell’antiberlusconismo ed ha vinto. E’ come se uno andasse al casinò e vincesse alla roulette puntando sullo zero.
Razzi è il cigno nero della politica italiana, quello di cui nessuno sapeva l’esistenza, ma, comunque, esisteva e di cui nessuno si preoccupava.

Razzi è la variabile impazzita nello schema, e meno male.

Razzi viene ad Ascoli e subito si grida allo scandalo, come se alcuni si sentissero padroni e custodi di una presunta superiorità della razza picena. Ed ecco che subito partono gli appelli al Sindaco Castelli affinché blocchi i ponti di accesso alla città, magari aggiungendo una bella condanna all’esilio al senatore Razzi, all’assessore Dragoni, affinché, magari inginocchiata per tre giorni in piazza del Popolo, faccia abiura di considerare cultura il libro del Senatore Razzi e, da ultimo, m non per ultima, all’onorevole Latini, anche lei colpevole di accodarsi ad omaggiare questo divo del trash come la Zanazara, vero e proprio fenomeno comunicativo degli ultimi 10 anni e trasmissione di una cultura comunicativa impressionante, se solo si sa capirla.

Da ultimo, però, nessuno menziona l’associazione culturale Sinergie Picene che ha invitato Razzi ed a cui andrebbe data una medaglia civile alla difesa della Costituzione, ed in particolare della libertà di espressione, che, con la loro azione, ci ricordano che la Costituzione, fortunatamente, vale per tutti senza bisogno di aver finito gli studi o meno.

Una cosa è sicura, se gli inkazzati ascolani volevano far passare sotto silenzio l’avvento di Razzi ad Ascoli non solo non solo non ci sono riusciti, ma anche lo hanno fatto divenire un evento a cui sarà impossibile mancare. E’ la legge di Wilde: “bene o male, purchè se ne parli”.
Ed adesso che non è più possibile starsene zitti e lasciar passare l’evento sotto silenzio, gli indignados ascolanetti invocano la censura, come ai tempi del MinCulPop.
Flaiano sosteneva, infatti, che esistono due tipi di “fascismi”, quello dei fascisti e quello degli antifascisti.
Quando c’era lui, erano cazzi amari, ma non Razzi amari.

Palme e Paradossi

marzo 28th, 2017 § 0 comments § permalink

tic-tac-toe-1777880__340La Politica è, spesso, il campo dove il paradosso diviene regola e la regola diviene paradosso. Ma anche qui c’è un limite che è meglio non superare. Già i Greci sapevano che il concetto di hubrys, cioè il superamento del limite fissato dagli dei, era il peccato capitale. E la pena per il peccatore er quello di divenire pazzo. Quasi tutta la tragedia greca è basata su questo assunto.  A San Benedetto del Tronto, questo limite si sta pericolosamente avvicinando per la maggioranza. La procedura di “sfiducia” al presidente del Consiglio comunale Gabrielli, da parte di una maggioranza della maggioranza, un paradosso anche questo, è frutto di quella hubrys, tipica da tragedia greca. Peccato che, in questo caso, si rischi la commedia, purtroppo tragica. Ma il risultato rischia di essere lo stesso: l’impazzimento.

La vittoria elettorale del Sindaco Piunti e della maggioranza di centrodestra, se ancora è lecito usare questo termine, è frutto di una serie incredibile di singolarità paradossali: le divisioni interne al Partito Democratico e la non presentazione della lista 5 stelle.  Certamente bisogna aggiungere anche il consenso elettorale, ma questo è stato, soprattutto nel secondo turno, un voto di “pancia”. Non siamo certo noi a dire che i voti di pancia valgano meo di quelli ponderati, per noi ogni voto ha il medesimo valore.

Quello che una maggioranza, guidata da una leadership illuminata, sarebbe dovuta essere quella di trasformare quei voti di pancia in voti convinti, mettendo in campo ogni misura ed ogni azione per realizzare il programma amministrativo.

Ed è qui che diviene centrale il ruolo del Consiglio Comunale.

Una maggioranza illuminata avrebbe dovuto servirsi dell’assemblea elettiva per realizzare, in modo trasparente, democratico, condiviso e aperto, proprio per dare la dimostrazione della propria forza, vincente, convincente ed aggregante. Un Consiglio comunale così interpretato, ed interpretabile, avrebbe avuto bisogno di un presidente capace di saperlo guidare con autorevolezza e senza autorità.

Ed è qui che la maionese impazzisce.

Se, invece, si interpreta, come purtroppo è stata interpretata, la figura del presidente assembleare come moneta di scambio all’interno del processo di spoil system delle posizioni assessorili è chiaro che, chi è chiamato a ricoprire quella posizione di presidente, si senta non un primus inter pares, ma un minus habens rispetto all’abnorme esposizione mediatica di cui il Sindaco e la Giunta godono. In questo corto circuito è chiaro che l’azione politica del presidente assembleare prenda una parabola eccentrica rispetto all’azione amministrativa ortodossa, incarnata dal Sindaco. Ci si deve distinguere dalla maggioranza che ti ha eletto per esistere nella stessa maggioranza, altro paradosso.

In questi casi, però, un sistema funzionante avrebbe un correttivo, o meglio un anticorpo: il partito.

Ed è qui che la maionese va in vacca.

Forza Italia, in provincia di Ascoli Piceno, non è mai stato un partito sia per incapacità dei suoi vertici, sia per calcolo politica della sua “classe” dirigente a livello più alto. L’unità e l’unanimità che ha sempre sbandierato, piuttosto che operare attraverso un confronto salutare tra una maggioranza ed una minoranza interna, ha, di fatto, trasformato tale partito in un comitato elettorale ed ha spostato la dialettica democratica interna negli agguati durante le votazioni siano esse elezioni provinciali o voti consiliari.

Il Comitato elettorale, poi, non riesce a superare tali traumi se non con l’ostracismo e con l’ostracismo e la dannazione dei “traditori” e dei “nemici” che, spesso, sono coloro che più potrebbero aiutare a costruire una coscienza politica ed intellettuale funzionale e necessaria alla evoluzione del Comitato in partito.

Nella logica del “nemico”, il Comitato elettorale, finiti i tradirori interni, li ricerca nei partiti e nelle liste alleate.

Ed il paradosso, sotto le palme, è completo.

Cosa accadrà ?

Non è nostro compito dare soluzioni, ma cercare di spiegare le cause e renderle note. Neanche siamo degli indovini per sapere cosa accadrà, cerchiamo di capire da dove si arriva.

 

Dopo quasi 4 anni, torno a scrivere qui sul mio sito. Purtroppo non ho scusanti per una tale assenza, se non la pigrizia.  Mi impegno a scrivere con un po’ più di periodicità. Almeno lo spero.

 

Il mio voto per l’Europa (ma anche contro)

maggio 24th, 2014 § 0 comments § permalink

Ho deciso di non intervenire durante questa brutta campagna elettorale un po’ per pigrizia ed un po’ perchè, davvero, non sapevo cosa fare.

Certo, so benissimo che questo voto europeo sarà di importanza fondamentale, ma, paradossalmente, è l’europa, questa europa, che sembra non capire quello che c’è in ballo.

Questa europa è, davvero , diversa da quella immaginata da Spinelli e da Schumann.

E’ lontana mille miglia da quella della Thatcher e di Kohl.

Ma questo voto è anche importante per quel che riguarda la situazione italiana. Una situazione italiana che vede la democrazia elettiva commissariata e in stallo tra tre parti in guerra.

Il mio voto, però, andrà a Giorgia Meloni, forse più che a Fratelli d’Italia.

Lo faccio soprattutto per una possibilità, perchè nell’alleanza tra la Meloni e Crosetto ho intravisto, davvero in nuce, la possibilità di una formazione liberal-conservatrice di stampo inglese.

Magari mi sbaglierò, il seme è davvero piccolo e fragile, ma credo che valga un voto.

un altro 18 dicembre tra le lacrime…

dicembre 18th, 2013 § 0 comments § permalink

lo ricordo ancora quel maledetto 18 dicembre 1994.

stavo svolgendo il servizio militare a Modena e quella mattina, uggiosa e nebbiosa, mia madre chiamò al telefono dell’ufficio per dirmi che Costantino Rozzi era partito da questa terra.

Ricordo che, chiusi il telefono come in trance, e mi misi a piangere come un bambino.

I miei colleghi ed il sergente maggiore che dirigeva l’ufficio credevano che fosse capitato qualcosa di brutto ai miei familiari e quando  riuscii a spiegare cosa era successo, inziarono a guardarmi come un marziano.

A me non importava dei loro sguardi allibiti, non importava di quello che dovevo fare, non mi importava di niente…

Costantino Rozzi, il Presidentissimo, il condottiero e l’anima dell’Ascoli Calcio ci aveva lasciato.

Come mi era impossibile smettere di piangere, così mi era impossibile non ricordare le gioie che l’Ascoli di Rozzi mi aveva regalato.

Il pallonetto di Nicolini col Cagliari, la rovesciata di Agostini con il Pisa, la “banana” di Casagrande, la doppietta di Novellino contro la Juventus, il centesimo gol di Giordano, il gol di Barbuti al Milan di Berlusconi…

Troppe emozioni. Tutto troppo, troppo in fretta….

Eppure non c’era stato il tempo di poter dire grazie.

Grazie Costantino Rozzi per aver dato ad una piccola città di 50mila anime un sogno, la dignità di poter dire, a voce alta, ci siamo anche noi.

Ho pianto anche stamattina.

Ho pianto nel leggere le notizie del fallimento dell’Ascoli Calcio.

Ho pianto nel vedere le foto di Rozzi e di Mazzone che esultavano.

Ho pianto, come quel maledetto 18 dicembre 1994.

E come allora intorno a me c’erano degli sguardi stupiti.

Nel 1994 retrocedemmo in serie C, oggi ci siamo già.

Adesso, però, servirà passione, servirà tenacia e servirà fantasia per tornare a volare sulle ali del picchio bianconero.

Servirà seguire l’esempio di Costantino Rozzi, il suo esempio di dignità e di tenacia.

Alla fine, quando risorgerà l’Ascoli Calcio, sarò pronto a dire ancora una volta: “Grazie, Presidente”….

Occupare la prateria – parte 2

settembre 16th, 2013 § 0 comments § permalink

Per occupare la prateria non serve solo una organizzazione, in senso lato,ma anche un nuovo linguaggio.

Non questa neo-lingua, di stampo orwelliano, che viene usata dai nostri politicanti, ma un nuovo vocabolario che restituisca, in maniera coerente e congruente, la realtà che ci circonda e viviamo.

Non è un caso se anche Beppe Grillo, ultimamente, si sia lamentato della opprimente dittatura lessicale del politically correct.

Il politicamente corretto è, oramai, divenuto la lingua ufficiale del relativismo e dell’indifferentismo etico e valoriale. la sua vischiosità mostra, sempre di più, i limiti e l’inadeguatezza dei suo schemi. Esso alimenta, paradossalmente, l’incomunicabilità tra persone, classi o generi piuttosto che facilitare il dialogo.

Certamente una risposta può essere la provocazione di un Vaffa Day, ma è ndubbio che la sua ripetizione diventerebbe una mera propaggine della dittatura del polically correct.

Non servono flash mob lessicali per sconfiggerlo, serve piuttosto una rivoluzione, una cesura, un salto quantico grammaticale.

Oggi una nova lingua esiste, anche se non ha regole e strutture grammaticali.

È la lingua che si parla sulla rete, gli idomi che rimabalzano sui blog, che sono condivisi su Facbook o che vengono scritti su twitter.

È un linguaggio diverso, meno mellifluo ed opaco della neolingua politicamente corretta.

Una lingua viva e pulsante, carica di emozioni e di militanza, di intelligenza ed anche di ideologie, che, in quantità omeopatiche, non basta mai.

E’ ovvio che il vecchio mondo faccia delle resistenze di fronte a questa novità, ma proprio per questo è necessario continuare a parlare questa nuova lingua globale, ma non omologate ed omologante.

Bisogna che si arrivi al punto di rottura, perchè la rottura della cappa della neolingua significherà la rottura di questo sistema immobile.


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Occupare la prateria – parte 2 su Fabrizio Cipollini.