Occupare la prateria – parte 2

settembre 16th, 2013 § 0 comments § permalink

Per occupare la prateria non serve solo una organizzazione, in senso lato,ma anche un nuovo linguaggio.

Non questa neo-lingua, di stampo orwelliano, che viene usata dai nostri politicanti, ma un nuovo vocabolario che restituisca, in maniera coerente e congruente, la realtà che ci circonda e viviamo.

Non è un caso se anche Beppe Grillo, ultimamente, si sia lamentato della opprimente dittatura lessicale del politically correct.

Il politicamente corretto è, oramai, divenuto la lingua ufficiale del relativismo e dell’indifferentismo etico e valoriale. la sua vischiosità mostra, sempre di più, i limiti e l’inadeguatezza dei suo schemi. Esso alimenta, paradossalmente, l’incomunicabilità tra persone, classi o generi piuttosto che facilitare il dialogo.

Certamente una risposta può essere la provocazione di un Vaffa Day, ma è ndubbio che la sua ripetizione diventerebbe una mera propaggine della dittatura del polically correct.

Non servono flash mob lessicali per sconfiggerlo, serve piuttosto una rivoluzione, una cesura, un salto quantico grammaticale.

Oggi una nova lingua esiste, anche se non ha regole e strutture grammaticali.

È la lingua che si parla sulla rete, gli idomi che rimabalzano sui blog, che sono condivisi su Facbook o che vengono scritti su twitter.

È un linguaggio diverso, meno mellifluo ed opaco della neolingua politicamente corretta.

Una lingua viva e pulsante, carica di emozioni e di militanza, di intelligenza ed anche di ideologie, che, in quantità omeopatiche, non basta mai.

E’ ovvio che il vecchio mondo faccia delle resistenze di fronte a questa novità, ma proprio per questo è necessario continuare a parlare questa nuova lingua globale, ma non omologate ed omologante.

Bisogna che si arrivi al punto di rottura, perchè la rottura della cappa della neolingua significherà la rottura di questo sistema immobile.

Da quando non ci sei più…

dicembre 1st, 2012 § 0 comments § permalink

Portami,

se ancora ti riesce,

alle giostre,

oppure sulle banchine dove

passano treni stranieri

su binari stranieri.

 

Accompagnami,

se ancora ne sei capace,

alla fine della mia strada,

oppure negli uffici solitari dove

riposano le cose abbadonate

da abbandonate persone.

 

Parlami,

se ancora parli la mia lingua,

fino a che finirà il mio vocabolario,

oppure fino a dove

vigila il silenzio

su silenziosi abissi.

 

Se il tuo incedere lieve

ha attraversato i millenni.

 

Se lievemente appari

sempre ove sei indispensabile.

 

Se lasci orme segrete

sulla via dell’inseguimento a te.

 

Ti ho perso nella pioggia,

eppure credo che sia stata tu

a gettarmi su un rivolo.

 

Abbiamo sciolto il nostro semplice nodo,

ma oggi credo che fosse solo questione di tempo,

prima che si rompesse.

 

Lasciami riposare adesso,

su questa apatia contagiosa

e con i miei fantasmi.

 

Ti lascio una vita piena di certezze,

io non saprei che farmene.

 

Lasciami dormire adesso

su questo tappeto di dolci

e di nuvole.

 

Ti lascio le carte.

 

Giocaci,

oppure buttale

secondo il calendario delle raccolta differenziata.

 

Riprenditi il niente

che sembra tutto.

 

Riprenditi il tutto

che sembra niente.

 

Riprenditi qualcosa,

qualcosa di te dalla mia bacheca

e lascia, però, la polvere.

 

Se il tuo incedere lieve

ha attraversato i millenni.

 

Se lievemente appari

sempre ove sei indispensabile.

 

Se lasci orme segrete

sulla via dell’inseguimento a te.

 

Non è per paura.

Forse, per consapevolezza.

 

E ritmicamente sfidi il mondo,

con il tuo enigma, che ancora non so risolvere.

 

Non tutte le settimane enigmistiche devono essere finite

per forza o per rabbia.

 

Sussurrami

le mie ultime parole,

se le sai,

oppure lascia che sia io,

finalmente, a ringraziarti del bene

che mi hai fatto.

 

Da quando non ci sei più…

 

(Fabrizio Cipollini)

Siamo tutti a Tolosa…

marzo 20th, 2012 § 0 comments § permalink

La barbara strage, avvenuta ieri a Tolosa, deve farci riflettere per almeno due motivi. Il primo è perché sono stati uccisi dei bambini, oltre ad un insegnante ed un genitore. Il secondo perchè tale strage ha una matrice razzista ed antisemita.

Siamo pienamente d’accordo con quello che ha scritto, oggi sul Corriere, Pierluigi Battista  nel denunciare la minimizzazione dell’antisemitismo e dell’antisionismo che attualmente viene compiuta.

Oggi, col cuore e con la mente, siamo tutti a Tolosa, ma domani ?

Perchè c’è un domani ancora, un domani che non può e non deve cadere in mano alla paura, all’ignoranza, all’odio ed al pregiudizio razziale.

C’è una guerra da combattere, una guerra di cultura e di tolleranza. Una guerra silenziosa e strisciante, ma non per questo meno crudele e cruenta. Una guerra che dobbiamo combattere tutti. Iniziando a bonificare le nostre espressioni da quella sottile patina di sdegno, dettata dai luoghi comuni, quando usiamo la parola “ebreo”.

Al netto della provocazione, l’uso spregiativo di tale parola equivale a sparare un proiettile.

Sembrerà una piccola cosa, quasi una banalità, ma se già ci impegnassimo a non usare più certe espressioni ed indignarci pubblicamente, ed ad alta voce quando le sentiamo pronunciare, avremmo fatto una grande cosa. Avremmo reso impossibile al seme dell’odio e del fanatismo di trovare terreno fertile.

Oggi noi siamo tutti a Tolosa, e personalmente io ci rimarrò.

Shalom….

CambiAlfabeto

febbraio 19th, 2012 § 0 comments § permalink

Una delle prime cose da fare quando si decide di cambiare davvero è quello di cambiare modo di usare le parole e di pensarle.

Le parole sono il nostro modo di comunicare.

Il linguaggio è il terreno comune che usiamo per descrivere quello che abbiamo in noi e quello che è intorno a noi con gli altri.

La nostra lingua è ciò che ci accomuna agli altri.

Se non avessimo una lingua che condividiamo con gli altri, come faremmo a descrivere agli altri ed a noi stessi le emozioni ?

Infatti, non solo usiamo le parole per parlare con gli altri, ma usiamo le parole anche per parlare con noi stessi.

La parola è, per citare Roberts Diltts, magia.

Una magia che ci permette di conoscee gli altri e la realtà che ci circonda, ma che soprattutto ci permette di creare la nostra identità.

Il nostro vocabolario è quello che ci rende oggi quello che siamo.

E’ ciò che ci aiuta a fare bene le cose che amiamo.

E’ ciò che ci blocca nel fare quelle cose che siamo convinti di non saper fare.

E’, infatti, tramite le nostre parole che noi mettiamo gli ostacoli sul nostro stesso cammino.

Ed allora ?

Allora è necessario capire che le parole sono preziose ed importantti.

Sono talmente importanti e preziose che dobbiamo di nuovo imparare ad usarle in maniera coerente e congruente con i nostri desideri ed i nostri sogni.

Quello che siamo oggi è anche il frutto del vocabolario che abbiamo usato fino ad ora.

Quello che saremo domani, sarà il frutto delle parole che useremo da adesso in poi.

La scelta, come sempre, spetta solo a ciascuno di noi…


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