…purtroppo a livello locale non è possibile fare una lista liberale…

marzo 10th, 2014 § 0 comments § permalink

Chi mi conosce sa che, in tutta la mia vita politica, ho sempre lavorato per poter dar vita ad un movimento liberale (e conservatore) a livello comunale.

Certamente l’ho fatto a mio modo.

Senza cedimenti, senza piaggerie, senza piagnistei, senza clientele e senza annacquare il messaggio di libertà, di sviluppo e di crescita. Magari con crudezza, con cinismo, con poca diplomazia, ma soprattutto con coerenza.

Non ho mai usato la doppia faccia, come sono in realtà, mi sono comportato anche in politica.

Paradossalmente, oggi, che alle Europee finalmente si arriva alla costituzione di una lista dell’Alleanza Liberal-Democratica Europea, sono qua a scrivere che, ad Ascoli, non è possibile costruire un simile raggruppamento.

Non è possibile perché le fondamenta di un tale raggruppamento poggerebbero su un terreno molle, troppo molle.

Anzitutto perché un tale movimento deve avere un orizzonte temporale, per essere solido, molto maggiore delle prossime elezioni comunali.

Un simile orizzonte temporale è troppo lungo se il fine è costituire un comitato elettorale, ma troppo breve se invece si ha, come me, l’ambizione di fare un movimento.

Il secondo motivo ostativo è la coerenza valoriale ed ideologica.

E’ difficile, infatti, pensare di mettersi insieme a persone che in pochi anni sono passati da Rotondi a Casini, passando per Berlusconi e Lombardo, per poi finire a Montezemolo o a una scelta civica senza Monti ?

Difficile, se non impossibile.

In Scelta Civica, infatti, dopo la scissione dei popolari di Mauro e l’abbandono di Monti, c’è un nocciolo di esponenti liberali, come Enrico Zanetti, Benedetto Della Vedova e Pietro Ichino che coerentemente portano avanti l’idea di un rassemblement liberaldemocratico, perché ci credono.

In Ascoli c’è chi sta usando il simbolo di Scelta Civica come un adesivo da mettere su una giacchetta elettorale, destinata ad essere gettata il giorno dopo.

Noi, autenticamente liberali, invece vogliamo metterci in cammino esattamente dal giorno dopo, poichè abbiamo oggi una ambizione molto più grande del partecipare alle prossime elezioni.

Noi vogliamo costruire una Ascoli libera e coraggiosa che non abbia paura di guardare il suo futuro ed esserne non solo all’altezza, ma addirittura superiore.

Una città capace di essere leader nelle Marche sfidante e motivante.

Oggi non ci sono le condizioni per costruire un tale raggruppamento, ovviamente, non appena qualcuno leggerà queste mie parole dirà che la sua lista o il suo candidato rappresenta questo mio sogno.

Non è così.

Ovviamnete parteciperemo alle prossime elezioni comunali ed abbiamo ben chiaro quale sia la scelta migliore per il sindaco.

Ma continueremo a sognare, continueremo a non avere paura  e saremo pronti.

Abbiamo un appuntamento già fissato, e saremo pronti.

un altro 18 dicembre tra le lacrime…

dicembre 18th, 2013 § 0 comments § permalink

lo ricordo ancora quel maledetto 18 dicembre 1994.

stavo svolgendo il servizio militare a Modena e quella mattina, uggiosa e nebbiosa, mia madre chiamò al telefono dell’ufficio per dirmi che Costantino Rozzi era partito da questa terra.

Ricordo che, chiusi il telefono come in trance, e mi misi a piangere come un bambino.

I miei colleghi ed il sergente maggiore che dirigeva l’ufficio credevano che fosse capitato qualcosa di brutto ai miei familiari e quando  riuscii a spiegare cosa era successo, inziarono a guardarmi come un marziano.

A me non importava dei loro sguardi allibiti, non importava di quello che dovevo fare, non mi importava di niente…

Costantino Rozzi, il Presidentissimo, il condottiero e l’anima dell’Ascoli Calcio ci aveva lasciato.

Come mi era impossibile smettere di piangere, così mi era impossibile non ricordare le gioie che l’Ascoli di Rozzi mi aveva regalato.

Il pallonetto di Nicolini col Cagliari, la rovesciata di Agostini con il Pisa, la “banana” di Casagrande, la doppietta di Novellino contro la Juventus, il centesimo gol di Giordano, il gol di Barbuti al Milan di Berlusconi…

Troppe emozioni. Tutto troppo, troppo in fretta….

Eppure non c’era stato il tempo di poter dire grazie.

Grazie Costantino Rozzi per aver dato ad una piccola città di 50mila anime un sogno, la dignità di poter dire, a voce alta, ci siamo anche noi.

Ho pianto anche stamattina.

Ho pianto nel leggere le notizie del fallimento dell’Ascoli Calcio.

Ho pianto nel vedere le foto di Rozzi e di Mazzone che esultavano.

Ho pianto, come quel maledetto 18 dicembre 1994.

E come allora intorno a me c’erano degli sguardi stupiti.

Nel 1994 retrocedemmo in serie C, oggi ci siamo già.

Adesso, però, servirà passione, servirà tenacia e servirà fantasia per tornare a volare sulle ali del picchio bianconero.

Servirà seguire l’esempio di Costantino Rozzi, il suo esempio di dignità e di tenacia.

Alla fine, quando risorgerà l’Ascoli Calcio, sarò pronto a dire ancora una volta: “Grazie, Presidente”….

Occupare la prateria – parte 2

settembre 16th, 2013 § 0 comments § permalink

Per occupare la prateria non serve solo una organizzazione, in senso lato,ma anche un nuovo linguaggio.

Non questa neo-lingua, di stampo orwelliano, che viene usata dai nostri politicanti, ma un nuovo vocabolario che restituisca, in maniera coerente e congruente, la realtà che ci circonda e viviamo.

Non è un caso se anche Beppe Grillo, ultimamente, si sia lamentato della opprimente dittatura lessicale del politically correct.

Il politicamente corretto è, oramai, divenuto la lingua ufficiale del relativismo e dell’indifferentismo etico e valoriale. la sua vischiosità mostra, sempre di più, i limiti e l’inadeguatezza dei suo schemi. Esso alimenta, paradossalmente, l’incomunicabilità tra persone, classi o generi piuttosto che facilitare il dialogo.

Certamente una risposta può essere la provocazione di un Vaffa Day, ma è ndubbio che la sua ripetizione diventerebbe una mera propaggine della dittatura del polically correct.

Non servono flash mob lessicali per sconfiggerlo, serve piuttosto una rivoluzione, una cesura, un salto quantico grammaticale.

Oggi una nova lingua esiste, anche se non ha regole e strutture grammaticali.

È la lingua che si parla sulla rete, gli idomi che rimabalzano sui blog, che sono condivisi su Facbook o che vengono scritti su twitter.

È un linguaggio diverso, meno mellifluo ed opaco della neolingua politicamente corretta.

Una lingua viva e pulsante, carica di emozioni e di militanza, di intelligenza ed anche di ideologie, che, in quantità omeopatiche, non basta mai.

E’ ovvio che il vecchio mondo faccia delle resistenze di fronte a questa novità, ma proprio per questo è necessario continuare a parlare questa nuova lingua globale, ma non omologate ed omologante.

Bisogna che si arrivi al punto di rottura, perchè la rottura della cappa della neolingua significherà la rottura di questo sistema immobile.

OLTRE-Berlusconi ?!!?

settembre 1st, 2013 § 0 comments § permalink

Il presidente Giorgio Napolitano ha vergato, con un apposito messaggio, la sua opinione riguardo questo convulso momento politico post condanna di Silvio Berlusconi. Lo ha fatto con un messaggio ricco di spunti di riflessione che, ovviamente, i falchi e le colombe di ciascun schieramento hanno letto in maniera diversa e simmetricamente speculare.

Il presidente Napolitano, in un raro esempio di equilibrio, è riuscito a scontentare tutti e quindi, per le regole della politica italiana, ha fatto la cosa giusta.

Ci sarebbe stato bisogno, in una democrazia matura, di un simile messaggio da parte del presidente della Repubblica ? Ovviamente no.

Ma in questo strano e particolare momento politico, niente di normale sembra funzionare.

Il risultato delle ultime elezioni politiche ci hanno consegnato:

1.un partito che è arrivato primo, ma non ha vinto, anzi nell’immaginario collettivo h nettamente perso;

2.un partito che non è arrivato primo, ma ha vinto e di cui la leadership si è nettamente consolidata;

3.un ex premier che, nonostante il tifo europeo e dei giornali politicamente corretti, non ha saputo leggere ed interpretare le pulsioni della società civile stritolata da una crisi culturale ed economica mondiale, e che si è appoggiato a partiti decotti ed abortiti ed ad un associazionismo elitario in nome di un attendismo politico, arrivando quarto;

4.un movimento liquido di protesta che, grazie alla faccia di un comico ed a strategie di guerrilla marketing, ha saputo costruire, sfruttando la rete come mezzo di militanza politica, un fronte dello scontentismo.

Di fronte a questi dati il risultato poteva essere uno solo, cioè le cd. larghe intese, ed è quello che è avvenuto. Tutti sanno che questo stato di cose non è eterno e che, presto o tardi, bisognerà che la dialettica politica ritorni ad agire funzionalmente e correttamente.

Questa condizione attuale, però, può essere usata per piantare quei semi del cambiamento e della innovazione istituzionale e politica di cui l’Italia ha assolutamente bisogno, e non da adesso.

Le risposte, però, non possono risiedere in un nostalgico e ammirato ritorno al passato, inteso come spazio mitico della palingenesi politica e partitica.

Da qualche tempo, su questo spazio, stiamo segnalando la presenza di uno spazio politico e, probabilmente partitico, completamente nuovo.

Una novità magmatica ed anarchica, varia, ma non avariata, confusionaria, ma non confusa, potenzialmente esplosiva.

Una prateria l’abbiamo chiamata, che si è aperta alla destra del centrodestra italiano, dopoché lo stesso centrodestra ha lasciato cadere alcune battaglie storiche ed ha scordato parole d’ordine che, invece, avrebbero dovuto essere parte integrante della propria costituency.

Il problema è proprio questo: al posto di parlare del dopo Berlusconi, bisognerebbe iniziare a discutere ed immaginare l’oltre.

Un oltre che non rinneghi Berlusconi ed il berlusconismo, ma che sappia trarre proficui insegnamenti e consigli da questa esperienza, che sappia analizzare il perché non si è arrivati a quella sospirata rivoluzione liberale, in un momento storicamente favorevole, e che sappia trovare un percorso politico favorevole alla sua realizzazione.

Una rivoluzione che sappia innovare la tradizione, ibridandola, ma senza snaturare, con le nuove opportunità di condivisione e di trasmissione delle opinioni che la tecnologia offre.

Una rivoluzione smart, praticamente.

Condannato !!!

agosto 1st, 2013 § 0 comments § permalink

La Corte di Cassazione ha deciso.

Silvio Berlusconi è stato definitivamente condannato, per il reato di frode fiscale, a 4 anni di reclusione nell’ambito della vicenda nota come MediaTrade.

La Corte  ha annullato, con rinvio alla Corte di appello di Milano per una nuova definizione, la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici.

A noi, sinceramente, non interessa schierarci tra i giacobini festanti o tra i lealisti piagnucolanti.

Abbiamo votato e sostenuto convintamente Silvio Berlusconi negli scorsi anni, non ce ne vergogniamo e non lo rinneghiamo.

Lo abbiamo fatto in nome (e per conto) di quella rivoluzione liberale che sia Forza Italia che il Popolo della libertà non è mai stato capace di fare.

Peccato !!!

Peccato, perché questa condanna è quanto di più ironico possa esserci.

Berlusconi, infatti, viene condannato per non aver saputo, o potuto, oppure voluto fare quella che doveva essere il cardine della sua rivoluzione liberale: la riforma del sistema tributario italiano.

Al di la della ironia, però, questa sentenza non può essere liquidata in maniera lieve.

Anzitutto viene da chiedersi se questa sia la fine di Berlusconi e dell’attuale centrodestra italiano ?

Certamente,secondo noi,  questa condanna non segna la fine del Cavaliere.

Sicuramente, però, non è neanche un punto a suo favore, o meglio a favore della sua immagine.

Berlusconi non abbandonerà la scena politica ed il suo partito, anzi, probabilmente, ci si dedicherà con maggiore impegno e maggiore visibilità.

Ne avremo una prova a settembre con il ritorno al futuro antico di Forza Italia.

L’altra domanda riguarda, inevitabilmente, le ricadute sul governo Letta.

Il PdL non farà cadere il governo Letta, questo è chiaro, ma aspetterà che sia il Pd del nuovo segretario che uscirà dal congresso di ottobre/novembre a staccare la spina.

Interessante sarà vedere cosa accadrà al Senato nel momento in cui si deciderà sulla decadenza del senatore Berlusconi.

Il voto del Pd sarà la cartina di tornasole del suo congresso.

Queste le nostre valutazioni politiche sul passato e sul presente.

Per quel che riguarda il futuro, la condanna di Silvio Berlusconi non può e non deve inficiare l’urgente bisogno di una nuova organizzazione di centrodestra e di una vera rivoluzione liberale.

Su tutti e due i fronti il centrodestra berlusconiano è indietro, se non fuori tempo massimo.

Siamo convinti che, dopo, oppure nonostante questa condanna, quello spazio politico che, per comodità, chiamiamo destra sia pervasa da forti sommovimenti intestini destinati a defragare.

Per quel che riguarda la rivoluzione liberale, questa non può non essere scissa dalla forma futura della destra.

Una forma che deve essere congruente e coerente con i contenuti della stessa.

Una rivoluzione che dovrà investire il fisco e la giustizia, come minimo.

Rifondare AN ? No, grazie. Costruire un partito repubblicano-conservatore all’anglosassone ? Con molto piacere

giugno 15th, 2013 § 0 comments § permalink

La batosta di Alemmanno, ad opera di Ignazio Marino, alle ultime elezioni amministrative ha imposto, all’attenzione di una parte dell’opinione pubblica, la situazione comatosa, quasi irreversibile, in cui si dibatte la destra politica italiana.

Una destra che, dopo l’esperienza di Alleanza Nazionale, si è frammentata in una serie di rivoli asfittici e stagnetti maleodoranti al punto da rendere, quasi, insignificante la presenza politica di esponenti della destra.

Le varie fratture, avute, a destra si sono registrate o in nome di un anacronistico ritorno al passato, o in nome di un’asfittica fedeltà alla tradizione, o in nome di un facile entusiasmo verso una melassa progressista oppure in nome di una accettazione del più becero e sterile politicamente corretto.

La destra italiana si è rotta, infatti, o perchè ha voluto ritornare troppo indietro oppure perchè ha voluto correre troppo in avanti.

O si è voluta fermare, o ha voluto andare troppo veloce.

Mai che abbia deciso di andare al passo con i tempi e con le realtà culturali che stavano modellando il mondo, cercando una propria via ed un proprio modo di vivere e leggere il tempo che stava vivendo.

Questi continui strappi, non hanno fatto altro che logorare il tessuto di una comunità capace, oltre che di un pensiero autonomo, di saper imporre la propria agenda all’attenzione della pubblica opinione.

Una comunità che, per la maggior parte, non ha potuto che rifugiarsi sotto gli ampi e comodi mantelli del berlusconismo, pur sapendo ed avvertendo che il berlusconismo non era assimilabile ed omogeneo a quel pensiero sotterraneo e “clandestino” che la destra italiana aveva elaborato. Una comunità che, pian piano, ma inesorabilmente, ha lasciato cadere i propri ideali ed i propri punti di riferimento per “conformarsi” all’ideologia pret a porter del padrone della coalizione e, soprattutto, della sua cricca barocca e decadente. Una comunità che, ad opera dei cd. colonnelli, ha barattato le poltrone di governo con il mutismo e con la rassegnazione.

Anche chi ha pensato di poter avere una vita autonoma, e magari, per una stagione elettorale, ha strepitato contro Berlusconi, ha saputo cogliere al volo l’occasione di posarsi su una poltrona di governo e divenire colonnello dei pretoriani.

Gli altri, confusi ed infelici, hanno scelto, consapevolmente, la via elitaria e/o quella della marginalizzazione. In questo solitario solipsista un grande aiuto intellettuale è stato dato da Internet e soprattutto dai social network.

Se, infatti, oggi si può tornare a parlar di una destra (ri)unita, è forse merito di tutte quelle persone che, grazie ai social media, sono rimaste in contatto ed hanno avuto il coraggio intellettuale di continuare a parlarsi.

Oggi, però, non è possibile, a mio parere, rifondare Alleanza Nazionale.Certo la sua lezione non va certo dimenticata, ma nemmeno può essere presa a modello.

Meno che mai può essere preso a modello il PdL, ove il modello della integrazione è data dal matematico 2/3 Forza Italia, 1/3 AN.

Quello che, a mio modesto parere, la destra (che vuole riunirsi) dovrebbe fare è costruire un partito conservatore prendendo a modello l’omonimo partito inglese ed il partito repubblicano americano, ibridato dai Tea Parties.

Un partito che decida di occupare la destra di Berlusconi in nome di alcune figure come Margareth Tatcher, Paolo Borsellino e Steve Jobs. Un partito che non guardi alla tradizione come un dogma incrollabile ed al futuro con ingenuo ottimismo, un partito che decida di parlare la lingua dello spirito dei tempi, che si occupi di start up e non solo di dipendenti pubblici, che riesca a coniugare meritocrazia e solidarietà senza rimpiangere welfare universalistici con contributi a pioggia, finanziato da troppe tasse, raccolte da un fisco pervasivo e stritolatore, che sappia unire fecondamente merito, legalità ed impresa, solo per fare qualche esempio.

Un “partito” liquido, connesso e pensante, e non pesante, che difenda i diritti civili e che voglia conquistarne di nuovi, garantendo al contempo l’ottemperare ai doveri civili.

Un tale partito è,secondo me, possibile. Ma non possono farlo i colonnelli di adesso e di un tempo che fu. E’ stata la loro mentalità a produrre gli strappi nel tessuto della destra italiana ed è per questo che non riusciranno mai a ritesserla, o al limite ripararla.

Questo compito spetta ad altri.

A dei sognatori, a dei visionari, a dei coraggiosi che decidano di saltare sui propri carri per conquistare quella prateria politica che nessuno sembra voler colonizzare.

Non è un caso se la parabola della Destra italiana vincente ed al governo era iniziata nel 1993 con la candidatura a Sindaco di Roma di Gianfranco Fini ed è finita con la sconfitta del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, nel 2013.

Un altro ventennio, se mi passate la battuta !!!

 

Voterò comunque per Fermare il declino

febbraio 20th, 2013 § 1 comment § permalink

Mentre scrivo queste poche parole, Oscar Giannino si è dimesso dalla carica di presidente di Fare per fermare il declino e dalla Bignardi sta giustamente, e un po’ amaramente, confessando il suo peccato di vanità.  Dimettersi per “colpa” di un finto master a meno di 4 giorni dalle elezioni è un fatto davvero nuovo nel panorama politico italiano. Se poi vieni abbattuto dal fuoco amico di uno che ha fondato un partito insieme a te, come Zingales, la novità diventa eccezionalità. E, in questa italietta, dove chi governa le “città-banche” dice di non aver niente a che fare quandio queste ultime compiono le peggiori nefandezze, dove è possibile comprare una casa senza sapere chi la paga, dove si salva dall’arresto un proprio sodale e poi lo sacrifica in nome dei sondaggi, dove si candidano i figli con lauree false e infermierine in pizzi e burlesque con lauree vere, dove si porta al governo la destronza in tacco 12 che si era candidata contro di te, vantandosi di non avertela data, dove un giornalista va in galera per le cazzate che scrive e poi viene graziato perchè, nonostante un partito amico, non si riesce a varare una legge sulla stampa seria e civile, dove un partito della coalizione fa cadere una giunta regionale e ci si candida in coalizione con questo stesso partito per un nuovo mandato, dove, nonostante tu abbia un ex sindaco universalmente riconosciuto come ottimo amministratore, lo regali ad un’altra coalizione e poi ti incazzi perchè ti porta via i voti, dove, nonostante maggioranze parlamentari mostruose, non si tagliano le tasse, non si semplifica, non si fa crescere l’economia ma in compenso si crea il leviatano Equitalia, dove devi mendicare il voto di due peones per tenere in piedi il tuo governo, dopoche hai cacciato chi si è candidato con te, dove, sostieni per un anno un governo tecnico insieme ai tuoi opopositori e approvi l’istituzione dell’IMU, il fiscal compact ed il redditometro, dove nomini un professore della Bocconi come commissario europeo per ben due mandati, facendo fuori Emma Bonino per nominare Napolitano, dove questo ex commissario europeo divien presidente del consiglio tecnico e, dopoche gli hai offerto anche il tuo partito, si candida contro di te  e diventa il nemico pubblico numero uno, questa è l’italietta dove l’eccezionalità fa paura.

Ebbene Oscar Giannino non ha mai conseguito un master a Chicago e si è dimesso per questa sua colpa. E proprio queste dimissioni rappresentano una sostanziale novità etica e morale nella politica italiana.

Certo potremmo dire che la Santanchè in situazione analoga non lo ha fatto, ma scenderemmo al livello del direttore de il Giornale e , francamente, per il rispetto che porto al suo fondatore, Indro Montanelli, non lo faccio.

Certamente sono un liberale, uno di quei liberali che, dal 1994, ha sempre votato Berlusconi orgogliosamente fino al 2006. Quest’anno vengo additato come liberale purista, praticamente uno che si fa le pippe mentali perchè ho deciso di aderire a Fare per fermare il declino.

Ebbene si, sono un liberale purista ed onanista.

Sogno un rivoluzione liberale dove ci sia meno stato, meno tasse, meno burocrazia, meno privilegi, più scelta, più liberta, più regole e più mercato.

Sono un onanista liberale, impunito, che preferisce vivere delle fantasie di un Oscar Giannino senza master piuttosto che degli incubi socialisticheggianti e colbertistiche di un Tremonti.

Voterò comunque Fermare il declino, perchè questo non è solo economico, è soprattutto culturale.

Voterò comunque Fermare il declino perchè quando purgheranno Sallusti, perchè alla fine toccherà anche a lui, voglio esserci per poter dire: “Benvenuto, amico onanista. Pardon, purista”….

Non salgo e non scendo, io faccio…

dicembre 26th, 2012 § 0 comments § permalink

Pregiatissimo Senatore Monti,

fin dall’inizio del suo governo “tecnicamente” politico io l’ho avversata, pur riconoscendole l’onore che la sua storia ed il suo cursus studiorum atque honorum le conferi vano. L’ho avversata in nome di un principio strettamente connaturato alla mia concezione democratica ed alla Costituzione materiale che si è venuta fomando in questi ultimi anni.

Il principio è il seguente: “è meglio un brutto governo, purchè eletto, di un buon governo tecnico.”. Lo avrei affermato anche se al governo ci fosse stata una coalizione che non ho votato.

Ciò non vuol dire che non riconosca la legittimità formale e costituzionale del suo gabinetto, ci mancherebbe. Quello che non mi è piaciuto è stato il modo in cui Lei ed il suo governo siete stati insediati, Diciamolo chiaramente che la nascita di questo governo ha rappresentato un “allungamento” troppo stiracchiato delle norme costituzionale, al limite della rottura istituzionale, da parte del presidente Napolitano e che, adesso, la sua salita in campo cerca di sanare, prendendo “a posteriori”  quel consenso che, invece, avrebbe dovuto avere quando fu nominato Presidente del Consiglio.

Ebbene era chiaro, fin dall’inizio, che il suo mandato era, non so da lei interpretato, non un mandato imparziale e tecnico, ma una missione etica, (di natura quasi divina), per cambiare la testa degli italiani.

In molti suoi discorsi ricorre questa figura e molte delle norme da Lei e dal suo governo vanno in quella direzione.

Per usare , ed abusare, di una metafora di kant, mi è sembrato che Lei fosse andato al governo per raddrizzare “il legno storto dell’italianità.”. Una italianità intesa come incapacità quasi genetica di inferiorità ad un popolo tedesco. Unicio vero popolo eletto di una europa, (scritta volutamente in piccolo), ostaggio delle miserie di una alleanza francotedesca che ogni giorno di più mostra la corda e la poca resistenza ed autorità delle sue istituzioni.

Una europa, (ancora in minuscolo), che è arroccata in un delirio di onnipotenza tecnocratica in bilico tra i comportamenti degli invitati alla festa in maschera de “la Maschera rossa” di Poe, della orchestrina sul Titanic e del “dategli le brioche” della regina Maria Antonietta.

Ebbene io credo che non servano le leggi per cambiare le abitudini o le attituidini di un popolo serve l’esempio ed un nuovo vocabolario che cambi la prospettiva da cui la società guarda il mondo.

In verità, Lei ha cercato di innovare qualche parola del trito lessico del politichese. Basti ricordare l’insistenza sulla parola “sobrietà”, il decreto “salvaItalia” o il decreto”cresciItalia”. L’ultima è stato il ribaltamento della famosa “discesa in campo” di berlusconiana memoria in “salita” per indicare  la sua scelta di partecipare, finalmente, alla competizione elettorale.

Credo che capirà se le dico che a questo vocabolario decido di non conformarmi. A questo esperanto ibrido, costruito sulle macerie e sui passaggi logici di un berlusconismo disastrato ed attualmente disastroso, ancorché rovesciato.

Non sono queste le parole che servono alla politica ed alla società. Prova ne sia che la sua agenda riesce a scaldare i cuori solo di quei “politici” che oggi hanno il culo freddo senza poltrona perchè a rischio di non essere rieletti e credono che, appoggiandola, possano tornare a sentire il calore al loro lato B.

Io non sono mai sceso, anche quando sono stato eletto come consigliere comunale a 29 anni nel 1999 con 137 voti (il paradosso è che, per adesso, ne ho avuto più di Lei) e non sono mai salito. Sono rimasto me stesso a fare.

Ecco: io faccio.

Io faccio politica come riesco e come la so fare. Magari sbagliando, ma cercando di non raddrizzare l’albero storto dell’umanità. Magari solo il mio.

 

20 anni dopo, ancora con il vizio della memoria senza retorica

luglio 18th, 2012 § 0 comments § permalink

Venti ann fa moriva Paolo Borsellino, vittima di un vile e vigliacco attentato di mafia.

L’omicidio di Borsellino, per forza (tragica) unita alla morte di Falcone a Capaci, è una di quelle cicatrici inferte dalla prepotenza della illegalità al corpo civile ed onesto dell’Italia perbene.

Una cicatrice dolorosa che il tempo non scalfisce e non guarisce.

Il boato della bomba di via d’Amelio, in quella assolata domenica d’estate, risuona tristemente ancora nelle orecchie di chi non ha voluto, non vuole e non vorrà piegare la schiena alla mafia.

Paolo Borsellino è un esempio di quella Italia che personalmente amo alla follia, quella Italia che, oltre alla speranza, riesce a veicolare valori civili positivi.

Oggi più che mai, in Italia, ci vorrebbero italiani come Paolo Borsellino, con il suo esempio limpido e cristallino.

Purtroppo però non abbiamo nostalgia di coloro che hanno fatto di Borsellino un oggetto di marketing.

Non abbiamo mai amato la retorica della memoria, mai.

Ci siamo sempre e solo fermati a ricordare ed a cercare di pensare.

le radici di ieri, di oggi e di domani…

giugno 7th, 2012 § 0 comments § permalink

Spesso lasciamo che il nostro passato modelli il nostro presente e guidi il nostro futuro.

Spesso lasciamo che le nostre dolorose esperienze di ieri siano la bussola delle azioni di oggi.

Costruiamo i nostri progetti ed edifichiamo le nostre aspettative su questi pensieri, e, poi, ci meravigliamo se questi progetti falliscono e queste aspettative crollano.

E così, mirando questi disastri, diamo la colpa al destino, alla fortuna ed agli altri.

Invece la colpa è solo nostra.

E’ nostra la colpa, perchè abbiamo usato dei semi con delle radici tossiche, infestate dal dolore e dal fallimento.

Se facciamo le cose, aspettandoci di fallire.Cosciamente od incosciamente faremo di tutto per fallire.

Spesso lasciamo che il dolore del passato si ripeta, attraverso i nostri pensieri, nel nostro presente e, così facendo, lasciamo che si intossichi il nostro futuro.

E’ una dura verità da accettare.

Ma se non abbandoniamo del tutto il nostro passato doloros, alla fine, non avremo più futuro….


Cosa stai leggendo?

le radici di ieri, di oggi e di domani… su Fabrizio Cipollini.