un altro 18 dicembre tra le lacrime…

dicembre 18th, 2013 § 0 comments § permalink

lo ricordo ancora quel maledetto 18 dicembre 1994.

stavo svolgendo il servizio militare a Modena e quella mattina, uggiosa e nebbiosa, mia madre chiamò al telefono dell’ufficio per dirmi che Costantino Rozzi era partito da questa terra.

Ricordo che, chiusi il telefono come in trance, e mi misi a piangere come un bambino.

I miei colleghi ed il sergente maggiore che dirigeva l’ufficio credevano che fosse capitato qualcosa di brutto ai miei familiari e quando  riuscii a spiegare cosa era successo, inziarono a guardarmi come un marziano.

A me non importava dei loro sguardi allibiti, non importava di quello che dovevo fare, non mi importava di niente…

Costantino Rozzi, il Presidentissimo, il condottiero e l’anima dell’Ascoli Calcio ci aveva lasciato.

Come mi era impossibile smettere di piangere, così mi era impossibile non ricordare le gioie che l’Ascoli di Rozzi mi aveva regalato.

Il pallonetto di Nicolini col Cagliari, la rovesciata di Agostini con il Pisa, la “banana” di Casagrande, la doppietta di Novellino contro la Juventus, il centesimo gol di Giordano, il gol di Barbuti al Milan di Berlusconi…

Troppe emozioni. Tutto troppo, troppo in fretta….

Eppure non c’era stato il tempo di poter dire grazie.

Grazie Costantino Rozzi per aver dato ad una piccola città di 50mila anime un sogno, la dignità di poter dire, a voce alta, ci siamo anche noi.

Ho pianto anche stamattina.

Ho pianto nel leggere le notizie del fallimento dell’Ascoli Calcio.

Ho pianto nel vedere le foto di Rozzi e di Mazzone che esultavano.

Ho pianto, come quel maledetto 18 dicembre 1994.

E come allora intorno a me c’erano degli sguardi stupiti.

Nel 1994 retrocedemmo in serie C, oggi ci siamo già.

Adesso, però, servirà passione, servirà tenacia e servirà fantasia per tornare a volare sulle ali del picchio bianconero.

Servirà seguire l’esempio di Costantino Rozzi, il suo esempio di dignità e di tenacia.

Alla fine, quando risorgerà l’Ascoli Calcio, sarò pronto a dire ancora una volta: “Grazie, Presidente”….

Voterò comunque per Fermare il declino

febbraio 20th, 2013 § 1 comment § permalink

Mentre scrivo queste poche parole, Oscar Giannino si è dimesso dalla carica di presidente di Fare per fermare il declino e dalla Bignardi sta giustamente, e un po’ amaramente, confessando il suo peccato di vanità.  Dimettersi per “colpa” di un finto master a meno di 4 giorni dalle elezioni è un fatto davvero nuovo nel panorama politico italiano. Se poi vieni abbattuto dal fuoco amico di uno che ha fondato un partito insieme a te, come Zingales, la novità diventa eccezionalità. E, in questa italietta, dove chi governa le “città-banche” dice di non aver niente a che fare quandio queste ultime compiono le peggiori nefandezze, dove è possibile comprare una casa senza sapere chi la paga, dove si salva dall’arresto un proprio sodale e poi lo sacrifica in nome dei sondaggi, dove si candidano i figli con lauree false e infermierine in pizzi e burlesque con lauree vere, dove si porta al governo la destronza in tacco 12 che si era candidata contro di te, vantandosi di non avertela data, dove un giornalista va in galera per le cazzate che scrive e poi viene graziato perchè, nonostante un partito amico, non si riesce a varare una legge sulla stampa seria e civile, dove un partito della coalizione fa cadere una giunta regionale e ci si candida in coalizione con questo stesso partito per un nuovo mandato, dove, nonostante tu abbia un ex sindaco universalmente riconosciuto come ottimo amministratore, lo regali ad un’altra coalizione e poi ti incazzi perchè ti porta via i voti, dove, nonostante maggioranze parlamentari mostruose, non si tagliano le tasse, non si semplifica, non si fa crescere l’economia ma in compenso si crea il leviatano Equitalia, dove devi mendicare il voto di due peones per tenere in piedi il tuo governo, dopoche hai cacciato chi si è candidato con te, dove, sostieni per un anno un governo tecnico insieme ai tuoi opopositori e approvi l’istituzione dell’IMU, il fiscal compact ed il redditometro, dove nomini un professore della Bocconi come commissario europeo per ben due mandati, facendo fuori Emma Bonino per nominare Napolitano, dove questo ex commissario europeo divien presidente del consiglio tecnico e, dopoche gli hai offerto anche il tuo partito, si candida contro di te  e diventa il nemico pubblico numero uno, questa è l’italietta dove l’eccezionalità fa paura.

Ebbene Oscar Giannino non ha mai conseguito un master a Chicago e si è dimesso per questa sua colpa. E proprio queste dimissioni rappresentano una sostanziale novità etica e morale nella politica italiana.

Certo potremmo dire che la Santanchè in situazione analoga non lo ha fatto, ma scenderemmo al livello del direttore de il Giornale e , francamente, per il rispetto che porto al suo fondatore, Indro Montanelli, non lo faccio.

Certamente sono un liberale, uno di quei liberali che, dal 1994, ha sempre votato Berlusconi orgogliosamente fino al 2006. Quest’anno vengo additato come liberale purista, praticamente uno che si fa le pippe mentali perchè ho deciso di aderire a Fare per fermare il declino.

Ebbene si, sono un liberale purista ed onanista.

Sogno un rivoluzione liberale dove ci sia meno stato, meno tasse, meno burocrazia, meno privilegi, più scelta, più liberta, più regole e più mercato.

Sono un onanista liberale, impunito, che preferisce vivere delle fantasie di un Oscar Giannino senza master piuttosto che degli incubi socialisticheggianti e colbertistiche di un Tremonti.

Voterò comunque Fermare il declino, perchè questo non è solo economico, è soprattutto culturale.

Voterò comunque Fermare il declino perchè quando purgheranno Sallusti, perchè alla fine toccherà anche a lui, voglio esserci per poter dire: “Benvenuto, amico onanista. Pardon, purista”….

Da quando non ci sei più…

dicembre 1st, 2012 § 0 comments § permalink

Portami,

se ancora ti riesce,

alle giostre,

oppure sulle banchine dove

passano treni stranieri

su binari stranieri.

 

Accompagnami,

se ancora ne sei capace,

alla fine della mia strada,

oppure negli uffici solitari dove

riposano le cose abbadonate

da abbandonate persone.

 

Parlami,

se ancora parli la mia lingua,

fino a che finirà il mio vocabolario,

oppure fino a dove

vigila il silenzio

su silenziosi abissi.

 

Se il tuo incedere lieve

ha attraversato i millenni.

 

Se lievemente appari

sempre ove sei indispensabile.

 

Se lasci orme segrete

sulla via dell’inseguimento a te.

 

Ti ho perso nella pioggia,

eppure credo che sia stata tu

a gettarmi su un rivolo.

 

Abbiamo sciolto il nostro semplice nodo,

ma oggi credo che fosse solo questione di tempo,

prima che si rompesse.

 

Lasciami riposare adesso,

su questa apatia contagiosa

e con i miei fantasmi.

 

Ti lascio una vita piena di certezze,

io non saprei che farmene.

 

Lasciami dormire adesso

su questo tappeto di dolci

e di nuvole.

 

Ti lascio le carte.

 

Giocaci,

oppure buttale

secondo il calendario delle raccolta differenziata.

 

Riprenditi il niente

che sembra tutto.

 

Riprenditi il tutto

che sembra niente.

 

Riprenditi qualcosa,

qualcosa di te dalla mia bacheca

e lascia, però, la polvere.

 

Se il tuo incedere lieve

ha attraversato i millenni.

 

Se lievemente appari

sempre ove sei indispensabile.

 

Se lasci orme segrete

sulla via dell’inseguimento a te.

 

Non è per paura.

Forse, per consapevolezza.

 

E ritmicamente sfidi il mondo,

con il tuo enigma, che ancora non so risolvere.

 

Non tutte le settimane enigmistiche devono essere finite

per forza o per rabbia.

 

Sussurrami

le mie ultime parole,

se le sai,

oppure lascia che sia io,

finalmente, a ringraziarti del bene

che mi hai fatto.

 

Da quando non ci sei più…

 

(Fabrizio Cipollini)

20 anni dopo, ancora con il vizio della memoria senza retorica

luglio 18th, 2012 § 0 comments § permalink

Venti ann fa moriva Paolo Borsellino, vittima di un vile e vigliacco attentato di mafia.

L’omicidio di Borsellino, per forza (tragica) unita alla morte di Falcone a Capaci, è una di quelle cicatrici inferte dalla prepotenza della illegalità al corpo civile ed onesto dell’Italia perbene.

Una cicatrice dolorosa che il tempo non scalfisce e non guarisce.

Il boato della bomba di via d’Amelio, in quella assolata domenica d’estate, risuona tristemente ancora nelle orecchie di chi non ha voluto, non vuole e non vorrà piegare la schiena alla mafia.

Paolo Borsellino è un esempio di quella Italia che personalmente amo alla follia, quella Italia che, oltre alla speranza, riesce a veicolare valori civili positivi.

Oggi più che mai, in Italia, ci vorrebbero italiani come Paolo Borsellino, con il suo esempio limpido e cristallino.

Purtroppo però non abbiamo nostalgia di coloro che hanno fatto di Borsellino un oggetto di marketing.

Non abbiamo mai amato la retorica della memoria, mai.

Ci siamo sempre e solo fermati a ricordare ed a cercare di pensare.

Promosso a pieni voti…

febbraio 12th, 2012 § 0 comments § permalink

Nel momento in cui sto scrivendo queste righe sembrerebbe che il generale Inverno abbia deciso di allentare la sua fredda presa sulla città di Ascoli Piceno.

Ci ricorderemo a lungo di questa eccezionale nevicata del 2012 e magari, tra molti anni, ai nostri nipoti racconteremo cosa abbiamo fatto e non fatto durante “Lu nevo’ “.

Qualcuno che avrà molto da raccontare sarà il Sindaco di Ascoli, Guido Castelli.

Ebbene la gestione dell’emergenza neve da parte del Comune è stata amministrativamente davvero ben gestita.

Ovviamente ci saranno gli scontenti, ma quelli ci sono e ci saranno sempre.

Ma dove il Sindaco Castelli ha davvero raggiunto punte di eccellenza è stato nella gestione del flusso comunicativo con i cittadini.

Guido Castelli, attraverso la sua pagina Facebook, ha saputo informare, dialogare e prendere spunti da tutti coloro che hanno voluto condividere con lui elogi, critiche e suggerimenti.

Guido Castelli, da parte del centrodestra italiano, dovrebbe essere preso a modello per quello che ha saputo fare e dire. Al contrario della gestione comunicativa che il suo collega Alemanno ha fatto a Roma.

Promosso a pieni voti, con la sicurezza che non si scioglierà come neve al sole…

PassoPasso….

febbraio 9th, 2012 § 0 comments § permalink

Da ogni germoglio nasce un albero con molte fronde; ogni fortezza si erige con la posa della prima pietra; ogni viaggio inizia con un solo passo

(Lao Tzu)

 

C’è una strana energia quando decidiamo di iniziare un nuovo progetto. E’ davvero esaltante e coinvolgente quella tensione mista ad euforia quando ci accingiamo a fare qualcosa.

Peccato che, solitamente, alla prima difficoltà o al primo ostacolo questa magia positiva svanisce. E con essa, spesso, anche il nostro grande progetto svanisce.

Eppure basterebbe davvero poco.

Basterebbe che,per esempio, la smettessimo di usare il cannocchiale per vedere i nostri desideri.

Tutto è lontano.

Ma non si raggiunge niente non facendo niente.

Eppure già dopo il primo passo, siamo già più vicini alla meta di quanto lo eravamo prima.

Invece noi, di solito, vogliamo fare un salto ed arrivare alla nostra meta.

Ebbene non funziona così.

Prima di saltare bisogna aver imparato a correre, prima di correre bisogna aver imparato a camminare, prima di camminare bisogna aver imparato a stare in piedi, prima di stare in piedi bisogna aver imparato a gattonare e prima di gattonare bisogna avere un grande desiderio di muoversi.

Senza queste tappe intermedie non serve il saltare, anzi è dannoso.

E’ necessario imporsi di fare il primo passo, usando tutta la nostra forza e tutto il nostro amore.

Fatto il  primo passo, poi è necessario imporsi il secondo e così di seguito.

Quando arriverete alla vostra meta, perchè ci arriverete, contemplando il vostro cammino vedrete che avrete compiuto un bel pezzo di strada.

Eppure a voi sembrerà di essere solo al primo passo…

 

Lacrime (di coccodrillo) e sangue (degli italiani)

dicembre 5th, 2011 § 0 comments § permalink


Salveranno l’Italia, ma gli italiani ?

Tutti parlano, infatti, di medicine amare, di misure pesanti e di misure prese nell’interesse nazionale. E tutti sono fiduciosi che, dopo questo ennesimo salasso, l’Italia sarà salva.

Finalmente saremo un paese europeo, grazie a SuperMario (Monti) ed ai suoi ministri.

Un altro SuperMario (Draghi) ci schiuderà definitivamente le porte dell’europaradiso, con l’avallo dei profeti del nuovo europeismo Angela e Nicolas.

E pensare che le stesse parole le pronunciavano Prodi e Ciampi ai tempi in cui venne introdotto l’euro (e l’eurotassa). Anzi, a mia memoria, è dal governo Amato del 1992, quello del prelievo forzoso retroattivo sui conti correnti degli italiani, dell’imposta straordinaria sugli immobili (ISI), poi trasformata in ICI e della riforma delle pensioni, che la parola più gettonata dalla politica italiana e’: fare sacrifici.

Dopo il governo Amato, arrivò la minimum tax di Goria, c’è stata la riforma delle pensioni del governo (tecnico ribaltonista) Dini con l’introduzione del metodo contributivo per i lavoratori con meno di 18 anni e 6 mesi di lavoro, poi arrivò l’eurotassa di Prodi e la riformulazione in aumento delle aliquote IRPEF, operata da Visco. Anche i vari governi Berlusconi, soprattutto l’ultimo, non si sono sottratti, come non ricordare l’aumento dell’IVA e delle accise sulla benzina, operata, in vari tempi e modi.

Tutti hanno fatto la loro manovra e le loro manovrine correttive. Con quale risultato ?

La situazione va sempre peggio ed i sacrifici aumentano esponenzialmente.

Ovviamente non tutta la manovra del governo Monti è da buttare. Ritassare i capitali rientrati con lo scudo fiscale è una ottima cosa. Si rompe un patto ? Può darsi, ma tra tassare i soliti cittadini onesti e quelli che non lo sono stati preferisco farlo a questi ultimi. Si poteva usare di più, io, personalmente, avrei stabilito una aliquota del 3%.

L’estensione del metodo contributivo ? Giusto, ma anche qui non bisognava fare la distinzione tra uomini e donne, visto che esistono le pari opportunità, tutti in pensione a 70 anni e via. Un bel taglio netto, se non lo fa un governo tecnico chi lo avrebbe dovuto fare ?

Il mancato adeguamento all’inflazione, misura che ha causato il pianto del ministro Fornero, si poteva mettere per le pensioni sopra i 1600 Euro, sotto si rischia una ondata recessiva che preoccupa.

La reintroduzione dell’ICI, invece, è la misura più odiosa perchè colpisce alla base il simbolo della virtuosità della famiglia italiana, soprattutto in un mercato, quello immobiliare, che fa fatica a riprendersi. Una misura che colpisce, senza equità, la manifestazione di una presunta ricchezza non la ricchezza stessa.

Tipica espressione di una certa avversione cattolica alla ricchezza, (il denaro come sterco del diavolo), sono anche quelle misure che colpiscono i posti barca, gli elicotteri, le macchine potenti e gli aerei. Misure destinate più a far scena che a produrre un reddito accettabile, (quanti sono gli italiani che hanno un elicottero privato ?) e che servono a tener viva nell’opinione pubblica la figura del riccone cafone che gira con il Suv inquinante, come nei migliori film di De Sica e Verdone.

Da liberale trovo inaccettabile la tracciabilità dei pagamenti. Secondo me l’evasione si debella rendendo il pagare le tasse più conveniente dell’evadere e che, piuttosto che continuare a seguire lo slogan “pagare tutti, per pagare meno”, io preferisco il “pagare meno, pagare tutti”.

Meglio sarebbe stato rendere completamente deucibili dall’Irpef tutte le spese documentate con fatture e ricevute fiscali. Una Tale misura avrebbe generato un virtuoso conflitto di interessi in materia tributaria.

Timide, troppo timide le misure anticasta.

L’esecutivo Monti doveva e poteva fare di più. Il non aver avuto il coraggio di eliminare le province, il non aver voluto toccare lo stipendio di deputati e senatori, il non aver avuto il coraggio di mettere all’asta almeno il 25% del patrimonio abitativo statale sono macigni che pesano, come e più dei sacrifici enormi richiesti, perchè danno l’impressione di quello che il grande Alberto Sordi descrisse nel Marchese del Grillo: “io so’ io, e voi nun sete un cazzo !”.

E poi il grande silenzio e la grande omissioni sui privilegi fiscali al Vaticano, ai Sindacati ed ai partiti.

Luci ed ombre, più le seconde che le prime in verità.

Da un governo tecnico, mi sarei aspettato molto di più. Non la solita solfa democristiana e tremontiana.

Per citare Dario Di Vico sul Corsera l’italiano onesto ha l’idea di essere usato come un bancomat.

Ma il bancomat, quando il conto si esaurisce, i soldi non li da più….

Siate giovani, siate pirati…

novembre 1st, 2011 § 1 comment § permalink

(Venerdì 28 ottobre a San Benedetto del Tronto si è svolta la prima assemblea del movimento giovanile del PdL, Giovane Italia. Purtroppo per problemi di lavoro non sono potuto intervenire, ma voglio pubblicare il testo del discorso che avrei pronunciato)

Grazie, grazie davvero.
Anzitutto il mio ringraziamento va agli organizzatori, ed è un ringraziamento non formale ma sentito, poi grazie a voi che siete intervenuti e che partecipate così attenti e numerosi.
In un periodo in cui, come questo attuale, ove chi si impegna in una militanza politica, è visto, se è fortunato come un nullafacente, direi che non è cosa da poco.
Per cui, grazie.
Dopo la notizia della morte prematura di Steve Jobs, sui giornali, sui telegiornali e sulla rete impazzava il video del suo celeberrimo discorso in cui pronunciò la famosissima frase: “Stay hungry, stay foolish.”.
Ce lo hanno rifiliato in tutte le salse ed in tutte le accezioni, io non lo farò.
Piuttosto c’è un’altra frase di Steve Jobs che a me è più cara. Si narra che Jobs, appena insediò il gruppo di lavoro che poi avrebbe portato al McIntosh, scrisse sulla parete della stanza una frase, questa: “We are not the Navy, we are pirates.”.
“Noi non siamo la Marina, siamo pirati.”.
Era la sua lezione, il suo modo di far capire ai suoi collaboratori che dovevano uscire dagli schemi prefissati, dall’abitudine, dalla comodità dei luoghi comuni per avventurarsi alla ricerca della novità, dell’inaspettato, dell’inatteso e dell’innovazione creativa.
Era il suo modo di spronare gli altri a dare il meglio per sé stessi e per il gruppo stesso.
Era la sua maniera per dire che se vogliamo un futuro migliore , dobbiamo cominciare a costruirlo e a viverlo nella nostre vite.
“We are not the the navy, we are pirates.”.
Il mio augurio, ed il mio desiderio, è che la vostra formazione politica possa essere una ciurma di pirati, e non un battaglione irregimentato di Marina.
La mia militanza politica, nell’allora Fronte della Gioventù, inizia a 16 anni quando, studente del V Ginnasio della mia città, per spirito di contraddizione verso i professori che ci riempivano la testa con la critica marxista e verso quell’atteggiamento paternalistico snob di coloro che si definivano di sinistra, dopo aver letto “la Nascita della tragedia” di Nietzsche, decisi che qualcuno doveva pur occupare un posto alla destra di questo che oggi potremmo definire mainstream ideologico.
Non sono pentito di quella scelta.
La mia militanza giovanile mi ha permesso di formarmi una coscienza critica, conoscendo e leggendo autori fuori dai circuiti alla moda, di imparare a mettermi al servizio di altri e di capire come funzionano davvero le cose in una comunità.
Ebbene quella voglia di guardare il dietro delle cose, di capire diversi punti di vista, di essere come un salmone e non seguire la corrente, che ho imparato in quelle riunioni che sapevano di ciclostile, non mi ha mai abbandonato. Anche quando ho deciso di percorrere altre strade politiche.
Oggi sono qui a parlare di fronte a voi come referente provinciale della Free Foundation del ministro Brunetta, ma se fossi un semplice cittadino, credetemi, direi esattamente le stesse cose.
Paradossalmente, nel momento attuale in cui molti sono contro la politica, c’è davvero bisogno, necessario e forte, di Politica.
Si sente la mancanza di galeoni di pirati che solchino i mari procellosi e carichi di avventura della militanza politica, alla ricerca di tesori scomparsi.
Parlo ovviamente per quella che reputo essere la mia parte politica, quindi mi permetterete di essere fazioso, ma oggi il Popolo della Libertà, di cui Giovane Italia è l’espressione giovanile, è la Marina e non più i pirati.
Eppure proprio Silvio Berlusconi è stato l’icona dell’essere pirata sia nel mondo delle telecomunicazioni che, per quel che mi riguarda principalmente, nella politica.
Eppure oggi sia il PdL che Giovane Italia rischia di morire in una accozzaglia indigesta e putrida di accondiscendenza, servilismo, inanità, debolezza e cooptazione.
Non è questo che serve ai pirati.
Merito, libera competizione, apertura mentale, pluralismo e confronto sono, invece, il terreno fertile per piantare i semi di una nuova cultura politica, postmoderna e non posticcia.
Voi, pirati, che siete qui oggi avete un mare enorme da navigare e da scoprire: il mare del futuro.
La vostra America vi aspetta al di là della linea dell’orizzonte.
Non lasciate che le nostre catene intellettuali, forgiate attraverso le abitudini e le vecchie categorie, vi limitino nel vostro agire.
Non ripetete le idee degli altri per convenienza, per quieto vivere, o per accondiscendenza. Studiate quello che vi piace e cominciate a produrre le vostre idee. Internet, con i suoi social network e blog, è una opportunità straordinaria.
Non assimilatevi, ma siate voi stessi.
Rimanete attenti al mondo, ma non lasciate che questo vi tolga la facoltà di sognare.
Siate pirati, per essere marinai avrete tutto il tempo dopo.
Altrimenti un giorno vi girerete indietro e, scoprendo, di aver vissuto la vita degli altri, scoprirete che avrete perso la vostra identità.
Che il vento dei sogni e delle idee possa sempre soffiare a vostro favore, è ora di spiegare le vele.

Grazie.

Buon viaggio, SuperSic

ottobre 23rd, 2011 § 0 comments § permalink

La morte è sempre un evento imponderabile e difficilmente comprensibile.
Per chi vive è quasi impensabile abituarsi alla morte, soprattutto se ad essere colpito è un ragazzo giovane.
Ed un ragazzo giovane era Marco Simoncelli.
Giovane con un talento straordinario ed una passione sconfinata: la motocicletta.
E Marco Simoncelli, SuperSic per chi segue il motomondiale, ha incontrato la morte in Malesia sul circuito di Sepang, quasta mattina alle 10 italiane.
SuperSic, ed il suo immancabile numero 58, si sono spenti in un incidente tragico e drammatico, come solo il destino sa ordire.
A rivedere il filmato sembra tutto irreale, sembra tutto talmente programmato per sembrare casuale.
In questo sta la non comprensione e la non accettazione della morte, che non segue il caos, ma un disegno provvidenziale.
Oltre ad una passione sconfinata ed un talento fuori dall’ordinario, SuperSic aveva una verve guasconeggiante, che non era arroganza, e l’immediata empatia e la scoppiettante simpatia che esprimeva con un sorriso solare e caldo.
Gli addetti ai lavori lo avevano già catalogato come un predestinato, e moltissimi tifosi lo avevano già eletto a loro idolo.
E proprio quei tantissimi tifosi, oggi, hanno invaso i vari social network e siti che hanno aperto le loro pagine alle emozioni di un popolo triste e dolorante.
Un fiume di emozioni, di parole e di sentimenti che rendono ancora più umano, ancora più incomprensibile e ancora più inaccettabile la morte di Simoncelli.
Buon viaggio SuperSic, adesso sei libero di correre in cielo per sempre.

Farewell, Steve

ottobre 6th, 2011 § 0 comments § permalink

La sveglia del mio Iphone, stamattina, suona impetuosa, come sempre, alle 6 e 15. Lottando contro la mia proverbiale pigrizia, la spengo, ed accendo la luce della lampada del comodino. La voglia di rimanere, ancora un po’, tra le lenzuola è una tentazione troppo forte per poter resistere. Pigramente allungo la mano sullo stereo ed accendo la radio. Le frequenze sono quelle di Radio 24 che inizia a trasmettere il notiziario mattutino.
La prima notizia è sconvolgente.
Steve Jobs è morto.
La stanchezza e la pigrizia svaniscono in un lampo. Non posso davvero crederci. Steve Jobs, l’uomo che ha rivoluzionato il mondo con le sue intuizioni, ci ha lasciato.
D’istinto prendo il mio Ipad e posto un commento di commiato per lui su Facebook.
Un abitante del futuro, questo era, per me, Steve Jobs. E proprio per questo mi rimane difficile, ancora adesso, credere che non ci sia più.
Era lui, la sua storia ed alcuni spezzoni del suo mitico discorso ai neo laureati di Stanford, i pezzi forti della introduzione dei miei corsi di creatività.
Un guru, un visionario, un rivoluzionario, un imprenditore di successo, un innovatore. Steve Jobs era tutte queste cose e molto di più. Era la moderna incarnazione di chi ha saputo inseguire, e raggiungere, i suoi sogni. I sui sogni sul futuro che sono diventati il nostro presente.
“We are not the navy, we are pirates !”.
“Non siamo la marina, siamo pirati.” Fu questa la frase che Steve Jobs scrisse sulla parete della sede del team che sviluppo’ il McIntosh.
Steve Jobs era un pirata. Un pirata che ha saputo navigare oltre le colonne d’Ercole delle convenzioni e del suo tempo. Un pirata che, ieri sera, è salpato per il suo ultimo viaggio.
Farewell, Steve….


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