Un nuovo vocabolario per la politica

novembre 13th, 2017 § 0 comments § permalink

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Nel 2018 si tornerà  finalmente a votare. Finalmente non avremo più un Parlamento incostituzionalmente eletto, forse, tenuto in vita per necessità  di continuità  amministrativa e decisionale e per necessità  di vitalizio.

Sarebbe bello se un simile periodo, come questa legislatura, non tornasse più. Sarebbe bello ed auspicabile, ma temo, anche grazie al Rosatellum, non accadrà .

Dal governo Monti al governo Gentiloni, la politica, tutta la politica, E’ entrata in una fase di afonia, di mutismo rassegnato e decadente da cui sembra non volersi riprendere, ma, anche qui, temo non sappia riprendersi.

La politica non vuole, secondo me, riprendere a parlare, perchè non ha niente da dire. Si accontenta di bivaccare sui social network, lanciando, ogni tanto, un piccolo segnale come un sonar, come se la politica fosse un sommergibile.

La metafora del sommergibile è quanto mai calzante. Si naviga sotto il livello del mare, come una minaccia che sembra non esserci, ma che, invece, incombe.

I piccoli segnali che, attraverso vari post sui social, vengono lanciati, assomigliano a dei sussulti di esistenza, stanchi e stantii ripetizioni di vecchi slogan svuotati da qualunque significato.

Una continua sarabanda di nulla in cui, quello che si posta al mattino, non vale al pomeriggio. Una continua migrazione nell’inseguire non quello che oggi viene definito come presentismo, ma una sorta di “effimerismo”.

Una continua rincorsa, affannosa e disperata, nel tentativo di assecondare il flusso della comunicazione.

Ogni Tweet, ogni post, ogni commento, lasciato nel web, nel momento stesso in cui appare nella timeline  già  vecchio, già  morto, e quindi, non essendo vivo, è, ipso facto, destinato all’oblio della ragione.

Questa è l’essenza dell’effimerismo.

E’ il trionfo della velocità , di una velocità  talmente veloce, potente ed energica da essere, paradossalmente, più veloce della stessa velocità.

Si può fermare tutto questo ?

Si può tornare ad un dibattito politico che non sia effimero ?

La prima risposta è, per me, no.

La seconda risposta è si.

L’effimerismo non può essere fermato, ma si possono cambiare le regole del gioco.

Servono nuove parole per questi tempi.

Servono onomaturghi, dei creatori di parole, in grado di mettere il granello di sabbia in questo ingranaggio.

Non mi riferisco a neologismi, piùo meno anglofoni o germanofoni.

Mi riferisco ad un nuovo vocabolario, una nuova lingua che, pur assecondando il flusso della comunicazione, mandi in corto circuito, anche se fosse per un solo secondo, l’effimerismo.

Basterebbe questo per scardinare questo sistema.

Un secondo qui, un secondo là , così si guadagna tempo.

Occupare la prateria – parte 2

settembre 16th, 2013 § 0 comments § permalink

Per occupare la prateria non serve solo una organizzazione, in senso lato,ma anche un nuovo linguaggio.

Non questa neo-lingua, di stampo orwelliano, che viene usata dai nostri politicanti, ma un nuovo vocabolario che restituisca, in maniera coerente e congruente, la realtà che ci circonda e viviamo.

Non è un caso se anche Beppe Grillo, ultimamente, si sia lamentato della opprimente dittatura lessicale del politically correct.

Il politicamente corretto è, oramai, divenuto la lingua ufficiale del relativismo e dell’indifferentismo etico e valoriale. la sua vischiosità mostra, sempre di più, i limiti e l’inadeguatezza dei suo schemi. Esso alimenta, paradossalmente, l’incomunicabilità tra persone, classi o generi piuttosto che facilitare il dialogo.

Certamente una risposta può essere la provocazione di un Vaffa Day, ma è ndubbio che la sua ripetizione diventerebbe una mera propaggine della dittatura del polically correct.

Non servono flash mob lessicali per sconfiggerlo, serve piuttosto una rivoluzione, una cesura, un salto quantico grammaticale.

Oggi una nova lingua esiste, anche se non ha regole e strutture grammaticali.

È la lingua che si parla sulla rete, gli idomi che rimabalzano sui blog, che sono condivisi su Facbook o che vengono scritti su twitter.

È un linguaggio diverso, meno mellifluo ed opaco della neolingua politicamente corretta.

Una lingua viva e pulsante, carica di emozioni e di militanza, di intelligenza ed anche di ideologie, che, in quantità omeopatiche, non basta mai.

E’ ovvio che il vecchio mondo faccia delle resistenze di fronte a questa novità, ma proprio per questo è necessario continuare a parlare questa nuova lingua globale, ma non omologate ed omologante.

Bisogna che si arrivi al punto di rottura, perchè la rottura della cappa della neolingua significherà la rottura di questo sistema immobile.

Da quando non ci sei più…

dicembre 1st, 2012 § 0 comments § permalink

Portami,

se ancora ti riesce,

alle giostre,

oppure sulle banchine dove

passano treni stranieri

su binari stranieri.

 

Accompagnami,

se ancora ne sei capace,

alla fine della mia strada,

oppure negli uffici solitari dove

riposano le cose abbadonate

da abbandonate persone.

 

Parlami,

se ancora parli la mia lingua,

fino a che finirà il mio vocabolario,

oppure fino a dove

vigila il silenzio

su silenziosi abissi.

 

Se il tuo incedere lieve

ha attraversato i millenni.

 

Se lievemente appari

sempre ove sei indispensabile.

 

Se lasci orme segrete

sulla via dell’inseguimento a te.

 

Ti ho perso nella pioggia,

eppure credo che sia stata tu

a gettarmi su un rivolo.

 

Abbiamo sciolto il nostro semplice nodo,

ma oggi credo che fosse solo questione di tempo,

prima che si rompesse.

 

Lasciami riposare adesso,

su questa apatia contagiosa

e con i miei fantasmi.

 

Ti lascio una vita piena di certezze,

io non saprei che farmene.

 

Lasciami dormire adesso

su questo tappeto di dolci

e di nuvole.

 

Ti lascio le carte.

 

Giocaci,

oppure buttale

secondo il calendario delle raccolta differenziata.

 

Riprenditi il niente

che sembra tutto.

 

Riprenditi il tutto

che sembra niente.

 

Riprenditi qualcosa,

qualcosa di te dalla mia bacheca

e lascia, però, la polvere.

 

Se il tuo incedere lieve

ha attraversato i millenni.

 

Se lievemente appari

sempre ove sei indispensabile.

 

Se lasci orme segrete

sulla via dell’inseguimento a te.

 

Non è per paura.

Forse, per consapevolezza.

 

E ritmicamente sfidi il mondo,

con il tuo enigma, che ancora non so risolvere.

 

Non tutte le settimane enigmistiche devono essere finite

per forza o per rabbia.

 

Sussurrami

le mie ultime parole,

se le sai,

oppure lascia che sia io,

finalmente, a ringraziarti del bene

che mi hai fatto.

 

Da quando non ci sei più…

 

(Fabrizio Cipollini)

PassoPasso….

febbraio 9th, 2012 § 0 comments § permalink

Da ogni germoglio nasce un albero con molte fronde; ogni fortezza si erige con la posa della prima pietra; ogni viaggio inizia con un solo passo

(Lao Tzu)

 

C’è una strana energia quando decidiamo di iniziare un nuovo progetto. E’ davvero esaltante e coinvolgente quella tensione mista ad euforia quando ci accingiamo a fare qualcosa.

Peccato che, solitamente, alla prima difficoltà o al primo ostacolo questa magia positiva svanisce. E con essa, spesso, anche il nostro grande progetto svanisce.

Eppure basterebbe davvero poco.

Basterebbe che,per esempio, la smettessimo di usare il cannocchiale per vedere i nostri desideri.

Tutto è lontano.

Ma non si raggiunge niente non facendo niente.

Eppure già dopo il primo passo, siamo già più vicini alla meta di quanto lo eravamo prima.

Invece noi, di solito, vogliamo fare un salto ed arrivare alla nostra meta.

Ebbene non funziona così.

Prima di saltare bisogna aver imparato a correre, prima di correre bisogna aver imparato a camminare, prima di camminare bisogna aver imparato a stare in piedi, prima di stare in piedi bisogna aver imparato a gattonare e prima di gattonare bisogna avere un grande desiderio di muoversi.

Senza queste tappe intermedie non serve il saltare, anzi è dannoso.

E’ necessario imporsi di fare il primo passo, usando tutta la nostra forza e tutto il nostro amore.

Fatto il  primo passo, poi è necessario imporsi il secondo e così di seguito.

Quando arriverete alla vostra meta, perchè ci arriverete, contemplando il vostro cammino vedrete che avrete compiuto un bel pezzo di strada.

Eppure a voi sembrerà di essere solo al primo passo…

 

buoni propositi per l’anno nuovo in clamoroso ritardo…

gennaio 22nd, 2012 § 0 comments § permalink

Cavolo !

Solo adesso mi sono accorto che non ho ancora scritto un post sul mio sito dall’inizio di questo 2012. Certamente a causa dell’influenza che mi ha colpito proprio a Capodanno, unita ad una massiccia dose di pigrizia, e se poi ci mettiamo una spruzzatina di, non dico indifferenza, ma una certa freddezza sulla bontà di questo 201; il quadro è completo.

Il 2012, infatti, non si è presentato con quella dose di ottimismo e di fiudica che, quasi, tutti i nuovi anni portano seco. Vuoi per colpa del fatidico 21 dicembre 2012, vuoi perchè gli effetti di questa crisi economica, ma soprattutto culturale, cominciano a farsi sentire in maniera importante.

Ed eccoci qui, arrivati al 21 gennaio, senza neanche aver espresso i nostri buoni propositi per l’anno 2012. Propositi che puntualmente rispetterò parzialmente, ma che fanno parte di quel rito “purificatorio” che accompagna qualsiasi inizio.

Ebbene, in questo anno 2012, cercherò di abbandonare il piagnisteo coccodrillesco e quell’atteggiamento da corvo funereo che sembrano avere la meglio in questa società. Non solo mi impegnerò a non piangermi addosso, a scaricare tutta la colpa sugli altri, a lamentarmi senza proporre, a far risaltare le inefficenze, ma cercherò di essere propositivo e proattivo.

Il buono proposito del 2012 sarà quello di orientare la mia mente al meglio, al bello, alla eccellenza ed alla risoluzione consapevole e mediata delle piccole difficoltà, consapevole che risolte le piccole difficoltà, anche le grandi saranno più semplici di affrontare.

Non solo lo farò con i fatti, ma anche con le parole e così, quando incontrerò alcuni professionisti del piagnisteo e della critica senza costrutto, risponderò per le rime.

Questo sarà il mio principale obiettivo per questo 2012. Poi, magari, non riuscirò a seguirlo fino in fondo, ma anche solo averci provato, sarà un piccolo passo in avanti per migliorare il mio piccolo spazio di mondo.

Farewell, Steve

ottobre 6th, 2011 § 0 comments § permalink

La sveglia del mio Iphone, stamattina, suona impetuosa, come sempre, alle 6 e 15. Lottando contro la mia proverbiale pigrizia, la spengo, ed accendo la luce della lampada del comodino. La voglia di rimanere, ancora un po’, tra le lenzuola è una tentazione troppo forte per poter resistere. Pigramente allungo la mano sullo stereo ed accendo la radio. Le frequenze sono quelle di Radio 24 che inizia a trasmettere il notiziario mattutino.
La prima notizia è sconvolgente.
Steve Jobs è morto.
La stanchezza e la pigrizia svaniscono in un lampo. Non posso davvero crederci. Steve Jobs, l’uomo che ha rivoluzionato il mondo con le sue intuizioni, ci ha lasciato.
D’istinto prendo il mio Ipad e posto un commento di commiato per lui su Facebook.
Un abitante del futuro, questo era, per me, Steve Jobs. E proprio per questo mi rimane difficile, ancora adesso, credere che non ci sia più.
Era lui, la sua storia ed alcuni spezzoni del suo mitico discorso ai neo laureati di Stanford, i pezzi forti della introduzione dei miei corsi di creatività.
Un guru, un visionario, un rivoluzionario, un imprenditore di successo, un innovatore. Steve Jobs era tutte queste cose e molto di più. Era la moderna incarnazione di chi ha saputo inseguire, e raggiungere, i suoi sogni. I sui sogni sul futuro che sono diventati il nostro presente.
“We are not the navy, we are pirates !”.
“Non siamo la marina, siamo pirati.” Fu questa la frase che Steve Jobs scrisse sulla parete della sede del team che sviluppo’ il McIntosh.
Steve Jobs era un pirata. Un pirata che ha saputo navigare oltre le colonne d’Ercole delle convenzioni e del suo tempo. Un pirata che, ieri sera, è salpato per il suo ultimo viaggio.
Farewell, Steve….

Sentire che ci sei…

agosto 2nd, 2011 § 0 comments § permalink

Ci sono cose che è difficile spiegare. Accadono e, talvolta, bisogna accettarle così come sono.

Non sempre la ragione serve a spiegare tutto.

Lunedì sera, durante il bellissimo ed emozionante concerto del maestro Franco Battiato, mentre le note e le parole de “la Cura” si rincorrevano per i loggiati di Piazza del Popolo, ho alzato gli occhi al cielo e la mia attenzione è stata catturata da una piccola stella.

Un cielo, finalmente sgombro da nuvole minacciose, che mostrava tutta la sua bellezza, e c’era quella stella, piccola ed incredibilmente luminescente, quasi sospesa sopra l’orizzonte visivo.

Non so neanche perchè, ma mi sono ritrovato a pensare al mio amico, Alfredo, che, poco tempo fa, ci ha lasciato. Ho ricordato la forza del suo sorriso, l’energia della sua creatività e l’incredibile capacità di amare tutti e tutto senza distinzioni. Alfredo è stato il mio primo editore, è stato lui a credere nei miei versi in un momento in cui, forse, nenanche io ci credevo più.

Ho capito che quella stella, con quella luce che sembrava aumentare con la poesia della musica, era Alfredo che guardava e che ballava con l’universo e nell’universo.

“Perchè sei un essere speciale..” . Che strano. Proprio quelle parole, proprio in quel momento.

Ci sono cose che è difficile spiegare. Accadono e, talvolta, bisogna accettarle così come sono.

Un dono.

Che bello sentire che ci sei…

Il talento di essere sé stessi

maggio 6th, 2011 § 0 comments § permalink

Siate voi stessi. Non conformatevi, non trasformatevi. Trovate anche i vostri doni naturali. Li avete. Ne avete moltissimi. Andate avanti con quelli. (Tami Walsh)

xox

La maggior parte di noi non si accorge di quello che ha già, ed è concentrata esclusivamente su quello che non possiede.

E questo “essere concentrati” è talmente forte che produce vuoto e mancanza.

A sentire i loro discorsi, a loro manca sempre qualcosa.

Non importa che sia il tempo.

Non importa che sia il denaro.

Non importa che sia un abito, oppure una macchina, oppure un paio di scarpe.

Iniziano sempre i loro pensieri con “Mi manca…” oppure “Ho bisogno…”.

Sono talmente focalizzati sulla mancanza che diventano essi stessi mancanza.

Se ci abituiamo a guardare quello che non abbiamo, alla fine non noteremo più quello che già abbiamo in abbondanza.

I nostri talenti ci sono stati dati per un motivo: per essere quelli che siamo destinati ad essere.

Ognuno di noi è unico e non deve assomigliare agli altri.

Coltiva il tuo essere.

Coltiva la tua unicità.

La mattina appena alzato, ammirati allo specchio e di ad alta voce: “Oggi mi impegno ad essere IO, grazie !!!”.

Solo permettendoci di essere unici, permettiamo agli altri di essere loro stessi.

Solo essendo me stesso, riconosco l’altro.

In una società di identici non può esserci accettazione, tolleranza e dialogo, perchè nessuno è unico e tutti sono fungibili.

Nessuno porta ricchezza, perchè nessuno aggiunge niente di diverso.

E’ l’altro a rendermi unico.

E’ la mia unicità a rendere unico l’altro.

la forza segreta del sogno

maggio 3rd, 2011 § 0 comments § permalink

Ognuno di noi ha dentro di sé un sogno, una visione, una vocazione, un’ispirazione, ed è qui per realizzarla.

(John Demartini)

xox

Solo chi ha smesso di sognare sostiene che farlo sia inutile.

Fateci caso !

Coloro che hanno deciso, consciamente o meno, di non sognare più si creano la convinzione che sognare sia una inutile perdita di tempo.

Credo che lo facciano per una sorta di invida nei confronti di chi è capace di sognare ancora.

Sognare è parlare il linguaggio dell’Universo.

Sognare è ascoltare l’armonia del cuore e la melodia della ragione.

Sognare è amare Tutti in Uno ed Uno in Tutti.

“Io ho un sogno”. Cominciava così uno dei discorsi più ispirati, pronunciato non solo da un uomo capace di sognare, ma di agire affinché i suoi sogni si avverassero.

Questo fa la differenza: essere profondamente convinti dei propri sogni da sentirsi profondamente impegnati ad agire per renderli veri.

Chi non sogna ha rinunciato a fare la differenza.

Chi continua a sognare, ma non agisce, ha paura a fare la differenza.

Sinceramente non saprei dire cosa sia peggio.

Sognare è il segno che siamo vivi e non sopravviviamo.

Sognare è sapere di sapere ancora amare.

Sognare è fare la differenza.

Per realizzare i nostri sogni abbiamo due potenti alleati: QUI e ORA.

Non possiamo fare la differenza con lo sguardo rivolto al passato.

Non possiamo fare la differenza con lo sguardo teso al futuro.

Non possiamo agire nel passato. Si hanno solo rimpianti.

Non possiamo agire nel futuro. Si hanno solo speranze.

Possiamo agire qui ed ora !

Qui ed Ora possiamo iniziare a fare la differenza.

Ci costerà fatica, è sicuro.

Nessuno ha, però, mai detto che continuare a sognare sia facile.

Papa Giovanni Paolo II è beato

maggio 1st, 2011 § 0 comments § permalink

Oggi è stato proclamato beato Papa Giovanni Paolo II , uno dei pontefici più amati nella storia.Il Papa che ha saputo parlare al cuore di un mondo che, durante il suo pontificato, è cambiato in maniera rivoluzionaria. Il 22 ottobre è il giorno a lui dedicato. Il 28 dicemre 1999 scrissi una poesia a Lui dedicata che di seguito vi riporto. E’ il mio omaggio ed il mio ricordo…

Arrivato secondo il cammino del sole

Arrivato, secondo il cammino del sole,

a portare – come in una cosmica maratona –

la fiaccola dell’amore.

Arrivato, secondo il corso del sole,

a splendere

in un oscuro 13 maggio.

Arrivato, secondo il passo del sole,

a parlare

parole da ascoltare con il cuore.

Arrivato, secondo, il sentiero del sole,

a capire

come farci capire di essere soltanto uomini.


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