Occupare la prateria – parte 1

settembre 1st, 2013 § 0 comments § permalink

Da tempo sosteniamo che, soprattutto dopo l’ultima sconfitta elettorale amministrativa del centrodestra, si è aperta una prateria politica che, tranne alcuni sparuti gruppi, nessuno sembra voler occupare.

Uno di questi gruppi è il Tea Party Italia che, già dal suo nome, guarda all’esperienza innovatrice e palingenetica nei confronti del campo repubblicano dei Tea Party negli Stati Uniti.

Nonostante un certo ostracismo da parte del mainstream mediatico italiano, sempre affetto di un misto tra provincialismo e presentismo, il Tea Party Italia è uno dei pochi network politici a funzionare ed ad produrre idee sia nella rete che off-line.

Non è un caso, infatti, se alcuni suoi esponenti abbiano rivolto un appello pubblico a Silvio Berlusconi perchè usi il modello Tea Party per rifondare Forza Italia.

Sarebbe troppo comodo e semplicistico, a nostro parere, descriver il Tea Party come la (possibile) risposta a Grillo da parte di un centrodestra.

Il Tea Party italia non nasce per merito del centrodestra, ma nonostante esso.

Esso, infatti, non è frutto di uno studio di marketing e non ha come collante l’avversione verso la politica.

I Tea Partigiani, certamente muovono dalla delusione di una mancata rivoluzione liberale, ma hanno saputo sfruttare questa delusione come carburante per il proprio impegno.

Un impegno culturale e civile, ma non elettorale, visto che, fino ad adesso, non si sono mai presentati a nessuna competizione elettorale.

Certe volte, vista la scarsa qualità di alcuni eletti, viene da chiedersi cosa succederebbe in Parlamento se il governo Letta fosse incalzato da una piccola pattuglia del Tea Party, secondo noi, ne basterebbero almeno cinque.

Lotta al fisco predatorio, meritocrazia, liberalizzazioni e una massiccia cura dimagrante per lo Stato, attraverso una potente azione deburocratizzante, sono e parole d’ordine di questo movimento.

Le stesse parole che sono il vocabolario base dei nativi della prateria.

Condannato !!!

agosto 1st, 2013 § 0 comments § permalink

La Corte di Cassazione ha deciso.

Silvio Berlusconi è stato definitivamente condannato, per il reato di frode fiscale, a 4 anni di reclusione nell’ambito della vicenda nota come MediaTrade.

La Corte  ha annullato, con rinvio alla Corte di appello di Milano per una nuova definizione, la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici.

A noi, sinceramente, non interessa schierarci tra i giacobini festanti o tra i lealisti piagnucolanti.

Abbiamo votato e sostenuto convintamente Silvio Berlusconi negli scorsi anni, non ce ne vergogniamo e non lo rinneghiamo.

Lo abbiamo fatto in nome (e per conto) di quella rivoluzione liberale che sia Forza Italia che il Popolo della libertà non è mai stato capace di fare.

Peccato !!!

Peccato, perché questa condanna è quanto di più ironico possa esserci.

Berlusconi, infatti, viene condannato per non aver saputo, o potuto, oppure voluto fare quella che doveva essere il cardine della sua rivoluzione liberale: la riforma del sistema tributario italiano.

Al di la della ironia, però, questa sentenza non può essere liquidata in maniera lieve.

Anzitutto viene da chiedersi se questa sia la fine di Berlusconi e dell’attuale centrodestra italiano ?

Certamente,secondo noi,  questa condanna non segna la fine del Cavaliere.

Sicuramente, però, non è neanche un punto a suo favore, o meglio a favore della sua immagine.

Berlusconi non abbandonerà la scena politica ed il suo partito, anzi, probabilmente, ci si dedicherà con maggiore impegno e maggiore visibilità.

Ne avremo una prova a settembre con il ritorno al futuro antico di Forza Italia.

L’altra domanda riguarda, inevitabilmente, le ricadute sul governo Letta.

Il PdL non farà cadere il governo Letta, questo è chiaro, ma aspetterà che sia il Pd del nuovo segretario che uscirà dal congresso di ottobre/novembre a staccare la spina.

Interessante sarà vedere cosa accadrà al Senato nel momento in cui si deciderà sulla decadenza del senatore Berlusconi.

Il voto del Pd sarà la cartina di tornasole del suo congresso.

Queste le nostre valutazioni politiche sul passato e sul presente.

Per quel che riguarda il futuro, la condanna di Silvio Berlusconi non può e non deve inficiare l’urgente bisogno di una nuova organizzazione di centrodestra e di una vera rivoluzione liberale.

Su tutti e due i fronti il centrodestra berlusconiano è indietro, se non fuori tempo massimo.

Siamo convinti che, dopo, oppure nonostante questa condanna, quello spazio politico che, per comodità, chiamiamo destra sia pervasa da forti sommovimenti intestini destinati a defragare.

Per quel che riguarda la rivoluzione liberale, questa non può non essere scissa dalla forma futura della destra.

Una forma che deve essere congruente e coerente con i contenuti della stessa.

Una rivoluzione che dovrà investire il fisco e la giustizia, come minimo.

Voterò comunque per Fermare il declino

febbraio 20th, 2013 § 1 comment § permalink

Mentre scrivo queste poche parole, Oscar Giannino si è dimesso dalla carica di presidente di Fare per fermare il declino e dalla Bignardi sta giustamente, e un po’ amaramente, confessando il suo peccato di vanità.  Dimettersi per “colpa” di un finto master a meno di 4 giorni dalle elezioni è un fatto davvero nuovo nel panorama politico italiano. Se poi vieni abbattuto dal fuoco amico di uno che ha fondato un partito insieme a te, come Zingales, la novità diventa eccezionalità. E, in questa italietta, dove chi governa le “città-banche” dice di non aver niente a che fare quandio queste ultime compiono le peggiori nefandezze, dove è possibile comprare una casa senza sapere chi la paga, dove si salva dall’arresto un proprio sodale e poi lo sacrifica in nome dei sondaggi, dove si candidano i figli con lauree false e infermierine in pizzi e burlesque con lauree vere, dove si porta al governo la destronza in tacco 12 che si era candidata contro di te, vantandosi di non avertela data, dove un giornalista va in galera per le cazzate che scrive e poi viene graziato perchè, nonostante un partito amico, non si riesce a varare una legge sulla stampa seria e civile, dove un partito della coalizione fa cadere una giunta regionale e ci si candida in coalizione con questo stesso partito per un nuovo mandato, dove, nonostante tu abbia un ex sindaco universalmente riconosciuto come ottimo amministratore, lo regali ad un’altra coalizione e poi ti incazzi perchè ti porta via i voti, dove, nonostante maggioranze parlamentari mostruose, non si tagliano le tasse, non si semplifica, non si fa crescere l’economia ma in compenso si crea il leviatano Equitalia, dove devi mendicare il voto di due peones per tenere in piedi il tuo governo, dopoche hai cacciato chi si è candidato con te, dove, sostieni per un anno un governo tecnico insieme ai tuoi opopositori e approvi l’istituzione dell’IMU, il fiscal compact ed il redditometro, dove nomini un professore della Bocconi come commissario europeo per ben due mandati, facendo fuori Emma Bonino per nominare Napolitano, dove questo ex commissario europeo divien presidente del consiglio tecnico e, dopoche gli hai offerto anche il tuo partito, si candida contro di te  e diventa il nemico pubblico numero uno, questa è l’italietta dove l’eccezionalità fa paura.

Ebbene Oscar Giannino non ha mai conseguito un master a Chicago e si è dimesso per questa sua colpa. E proprio queste dimissioni rappresentano una sostanziale novità etica e morale nella politica italiana.

Certo potremmo dire che la Santanchè in situazione analoga non lo ha fatto, ma scenderemmo al livello del direttore de il Giornale e , francamente, per il rispetto che porto al suo fondatore, Indro Montanelli, non lo faccio.

Certamente sono un liberale, uno di quei liberali che, dal 1994, ha sempre votato Berlusconi orgogliosamente fino al 2006. Quest’anno vengo additato come liberale purista, praticamente uno che si fa le pippe mentali perchè ho deciso di aderire a Fare per fermare il declino.

Ebbene si, sono un liberale purista ed onanista.

Sogno un rivoluzione liberale dove ci sia meno stato, meno tasse, meno burocrazia, meno privilegi, più scelta, più liberta, più regole e più mercato.

Sono un onanista liberale, impunito, che preferisce vivere delle fantasie di un Oscar Giannino senza master piuttosto che degli incubi socialisticheggianti e colbertistiche di un Tremonti.

Voterò comunque Fermare il declino, perchè questo non è solo economico, è soprattutto culturale.

Voterò comunque Fermare il declino perchè quando purgheranno Sallusti, perchè alla fine toccherà anche a lui, voglio esserci per poter dire: “Benvenuto, amico onanista. Pardon, purista”….

Ultima occasione per non perdere una rivoluzione

agosto 26th, 2012 § 0 comments § permalink

C’è una parola che, ultimamente, piace tantissimo ai nostri governacchioli e polituccoli: Giovani.

Non passa giorno senza che costoro, tipico esempio della giovinezza italica, non si preoccupano di quella che è stata definita una generazione perduta.

Una generazione che, a posto della selezione meritocratica, deve accontentarsi della cooptazione e del servilismo.

Una generazione che deve dissimulare i propri talenti per poter entrare nella stanza dei bottoni, sorvegliata a vista dai guardiani della gerontocrazia allergici a spiriti critici ed ad intelligenza non conformista.

Costoro, infatti, hanno capito che il Porcellum è quanto di più conservativo esista in politica per evitare il normale ricambio generazionale ed hanno ben deciso di modificare radicalmente la legge elettorale.

Effettivamente era difficile costruire qualcosa peggiore del Porcellum, eppure questi paladini della rivoluzione dei giovani, ci sono riusciti.

Mettendo da parte i tecnicismi, questa dovrebbe essere la classica goccia che fa traboccare il vaso.

Dovrebbe essere la chiamata alle armi per tutti coloro che vogliono rottamare a destra ed a manca, svecchiare la classe dirigente, seppellire i sepolcri imbiancati, per i rinnovatori, riformatori, riformisti, cambiatori, sgrassatori ed aggiustatori vari (ed eventuali).

Una siffatta legge elettorale, così come prospettata, sarebbe la pietra tombale sulla testa della generazione perduta.

Diventeremo tutti degli zombie che, invece, di cannibalizzare i propri padri, ne vengono spremuti e schiavizzati.

Bisognerebbe dir loro che se davvero volessero fare qualcosa per i giovani, c’è solo una cosa da fare: dimettersi in blocco da qualunque carica e ritirarsi a vita privata.

Ma visto che non vogliono farlo, non è più il tempo, per noi, di chiedere strada in maniera gentile. Ma bisogna accendere gli abbaglianti, spingere l’accelleratore e strombazzare con il clacson a più non posso. Perchè una occasione del genere non tornerà più.

Nessun Porcellum, nessun Schifellum, nessun Minchiatum, nessun proporzionale alla tedesca corretto con lo spagnolo, nessun Provincellum.

Una sola cosa: il collegio uninominale maggioritario con le primarie obbligatorie aperte a tutti e regolate con legge.

Noi non vogliamo quote o posti fissi in liste bloccate, vogliamo poter esprimere la nostra creatività, vogliamo la possibilità di mostrare i nostri talenti, vogliamo dimostrare che è possibile rinnovare la politica, usando la rete come motore di un nuovo modo di comunicare, grazie alle nostre competenze.

Solo togliendo il potere di scelta dalle oscure mani di oscuri funzionari di partito e rimettendola alla scelta libera, consapevole e trasparente delle persone, potremmo giocarci la nostra possibilità di esistere e di non essere più perduti.

Poi potremmo anche perdere, ma almeno lo avremmo fatto combattendo e con la schiena dritta, senza cooptazione e senza servilismo.

Imparare dalla mazzata (ma non credo)…

maggio 21st, 2012 § 0 comments § permalink

C’è poco da dire se non la verità: questa tornata amministrativa sancisce il crollo verticale del centrodestra, così come lo abbiamo conosciuto.

L’alleanza (santa) tra Berlusconi e Bossi, cioè tra il PdL e la Lega, si è sciolta come le ali di Icaro.

Della Lega non parlerò, anche perchè parlano i fatti giudiziali o meno di questo periodo. Ma mi concentrerò sul PdL.

Il PdL, quello che sembrava un partito panzer, capace di sfiorare il 40% alle ultime europee, si scopre un gigante dai piedi di argilla, incapace persino di rimanere decentemente in piedi, tramortito dalle fiondate dell’astensionismo e del voto di protesta.

Se il PdL fosse un partito serio e normale, già da stasera molti esponenti della sua classe “dirigente” farebbero, di propria sponte, le valigie e si ritirerebbero a vita privata.

E per quelli che non lo farebbero, dimostrando così di non avere neanche un briciolo di dignità, domani mattina dovrebbe essere lo stesso Alfano a pretendere loro le dimissioni, azzerando qualsiasi organo decisionale, ed aprendo una grande campagna congressuale non a 10 euro per tessera, ma a 100 euro. Così da evitare i soliti maneggi che si sono verificati nei mesi scorsi.

Questo sarebbe un modo per far capire che, almeno, qualcuno è capace di interpretare i segnali che l’elettorato manda.

Ma siccome non crediamo che i pusillanimi del PdL, abbarbicati alle poltrone di Camera e Senato ed intruppati nelle truppe cammellate del duo Napolitano-Monti, siano in grado di decifrare tali segnali, possiamo anche smettere di sognare ad occhi aperti.

Da domani, e per un po’ di tempo, si agiteranno, strepiteranno, magari faranno passare qualche emendamento non gradito al governo e diserteranno i vertici,  (B-C senza A), giusto per far vedere che loro hanno capito la lezione. Ma poi ci propineranno la solita manfrina puttanesca nei confronti di Casini e le sesquipedali minchiate mediatiche di Polillo.

Una immensa ed indigeribile gara di burlesque parlamentare, spacciata come strategia politica, magari da una Santanchè in tacco dodici d’ordinanza.

Eppure basterebbe davvero poco.

Basterebbe fare qualcosa di liberale, invece di questa ammunina oscena e patetica.

Ma per fare bisognerebbe pensare ed aver letto qualche libro, non solo “Chi”….

 

p.s.: per fortuna che qualcuno che prova a fare c’è…

Mario (6) il grande…

febbraio 18th, 2012 § 0 comments § permalink

Contrordine compagni (e camerati), Mario Monti è un grande.

Ammettiamo, in questa sede, di esserci sbagliati e di non aver compreso la profondità ed il genio del nostro presidente del Consiglio, per cui facciamo pubblicamente ammenda.

La gestione, mediatica e politica, della questione della candidatura di Roma per le olimpiadi del 2020 è stata semplicemente un capolavoro politico e di comunicazione.

Immaginiamo che Berlusconi fosse ancora presidente del Consiglio ed avesse deciso di sostenere la candidatura di Roma per i giochi Olimpici. Si sarebbe scatenata la bagarre, sia in Parlamento che nella pubblica opinione, che si sarebbe di nuovo spaccata a metà, come minimo.

Proviamo solo ad immaginare i titoloni di giornali come la Repubblica, il Fatto Quotidiano e l’Unità, le improvvide dichiarazioni di un Borghezio o di un Calderoli su Roma ladrona, seguite dai deliri della Santanchè o di Giovanardi, i pistolotti dadaisti di Bersani, edi versipluvi commenti di Vendola sulla cementificazione e sulle infiltrazioni mafiose ed affaristiche, le raffazzonate e sgrammaticate metafore di un Di Pietro sulla necessità per la magistratura di vigilare, le intemerate di Bocchino sui costruttori ed i sermoni di Casini.

Ma sarebbe stato lo stesso anche se Berlusconi avesse deciso di non sostenere la candidatura della città capitolina. I motivi sarebbero stati la mancata occasione di crescita e lo scarso peso diplomatico italiano. Diversi argomenti, ma uguali cantori.

Ebbene Mario Monti, non solo ha saputo menare il can per l’aia fino oltre l’ultimo momento utile e poi ha piazzato il colpo di grazia con la precisione ed il sangue freddo di un cecchino veterano.

Quale altro presidente del consiglio, infatti, si sarebbe potuto permettere di non prendere in considerazione la presentazione di ben 4 mozioni a favore della candidatura di Roma presentate da PdL, Pd, Terzo polo e Popolo e Territorio, ovvero tutta la sua maggioranza parlamentare ?

Nessuno.

Ed invece, proprio questo signor Nessuno della politica italiana ha capito benissimo l’andazzo ed ha saputo anche trovare la chiave di volta per entrare in empatia con la pancia degli italiani.

Il presidente Monti ha capito che la politica è attualmente troppo debole per potersi permettere anche un seppur minimo sussulto di dignità. Una politica oramai avvitata nel palazzo, incapace anche di immaginare e prefigurare un orizzonte per il dopo elezioni. Una politica sputtanata e sputtanante che trova nelle sedi istituzionali il suo bunker e che dal suo rifugio dorato crede di contare ancora qualcosa presso gli elettori.

Ma se è debole la politica, lo sono anche quei corpi intermedi, come i sindacati e le associazioni di categorie, oramai avvitate in una spirale solipsistica e tautologica ed inadatte sia a sintonizzarsi con le innervature della società che a intuire le linee di sviluppo della stessa.

Ed è questa debolezza la più grande forza di Monti ed il suo lasciapassare per arrivare indenne alla fine della legislatura, oltrechè a condizionarne sia il risultato che lo sviluppo.

Mario Monti non è un signor nessuno o un alieno. Ha intelligenza, ha spirito, ha empatia ed ha una sua visione da perseguire. Al contrario, i suoi potenziali avversari non hanno neppure una sola di queste doti e sono condannati irrimediabilmente alla irrilevanza.

Per questo, oggi, siamo costretti ad ammettere che Mario sei grande. Anzi Il grande…

Il deficit di cultura e di dignità…

dicembre 11th, 2011 § 0 comments § permalink


A leggere certe notizie viene da chiedersi se i “nostri” onorevoli si siano accorti della situazione esplosiva in cui viviamo.
Se all’interno delle loro autoblu blindate il vento della rabbia e della rassegnazione che spira in Italia sia filtrato, anche se come un refolo.
Se tra una tagliatella ed un astrice, rigorosamente a prezzo calmierato, consumati ai ristoranti di Camera o Senato, se tra un taglio di capelli o una rasatura nel barbiere della Camera, costoro abbiano un minimo di consapevolezza di quanto sdegno la Casta, per usare una felice espressione del duo Stella e Rizzo, susciti nella società.
Se lorsignori credono che in Italia a piangere sia solo la ministra Fornero e non anche migliaia di persone che, comunque, con dignità, cercano di mandare avanti una famiglia o anche la loro stessa vita in maniera decente, allora vuol dire che il diaframma tra noi e loro è quasi impermeabile.
La manovra Monti, ampiamente criticata su questo sito e criticabile, ha imposto sacrifici pesanti proprio ai soliti noti. A coloro che Giuseppe Prezzolini non avrebbe definito: fessi.

Non c’è una definizione di fesso. Però: se uno paga il biglietto intero in ferrovia; non entra gratis a teatro; non ha un commendatore zio, amico della moglie e potente sulla magistratura, nella pubblica istruzione, ecc.; non è massone o gesuita; dichiara all’agente delle imposte il suo vero reddito; mantiene la parola data anche a costo di perderci, ecc. – questi è un fesso. (Giuseppe Prezzolini).

Eppure ci eravamo illusi che, forse, questa volta i fessi avrebbero avuto un minimo di soddisfazione. Quella di veder, anche se in maniera minima, decurtati gli stipendi degli onorevoli italiani.
Quegli onorevoli italiani che, per viltà, per insipienza, per calcolo o per tatticismo, non si sono voluti prendere la responsabilità di guidare il paese, ma hanno preferito farsi commissariare, ovviamente a stipendio pieno, da un governo tecnocratico di professori-colonnelli.
Quegli stessi onorevoli italiani che, poichè non hanno mai avuto una idea propria, hanno ben pensato di prenderla a prestito da Trichet e Draghi e poi si sono furbescamente defilati in una maggioranza extralarge come le famose vacche nella notte nera.
Quegli stessi onorevoli che, non sapendo cosa voglia dire raccogliere il consenso sul territorio, si sono ritrovati, come in un ex voto, assissi su uno scranno di Palazzo Madama o di Montecitorio.
In una politica ridotta a televoto da grande fratello o riffa da festa de l’Unità, gli alfieri della nuova classe digerente italiota sono divenuti gli Scilipoti, i Razzi, i Grassano, le Carlucci, gli Antonione ed i Versace e tutti gli altri, costituzionalmente legittimi e legittimati, emigranti tra destra e sinistra, passando per il gruppo misto talvolta, del Parlamento italiano.
Sarebbe stata bella una legge Bossi Fini anche per loro.
Quegli stessi onorevoli che invocano la fiducia sul decreto legge Monti, perchè il momento è grave e bisogna fare sacrifici, ma poi alla chetichella presentano un emendamento per salvaguardare i loro emolumenti trincerandosi dietro le competenze e l’autonomia del Parlamento.
Ma qualcuno ha fatto loro sapere che il tasso di fiducia degli Italiani nei confronti dei partiti è attualmente al 14%, il punto più basso mai raggiunto ?
Ma qualcuno ha detto loro: “Carissimi onorevoli, avete rinunciato al vostro ruolo, avete accettato di farvi commissariare, barattando gli ultimi scampoli di questa legislatura per gli ultimi stipendi e per raggiungere il vitalizio, adesso anche voi avete da pagare pegno. Un pegno piccolo piccolo.Dovete adeguarvi a prendere la media degli stipendi europei.”.
Non ci vuole poi molto fare la media degli stipendi europei, basta un laureato in statistica, un foglio excel e dati reperibili da internet.
Ma a ben guardare questo deficit, non è un deficit di denaro o di spread.
E’ un deficit di cultura. E’ un deficit di etica, un deficit di tensione morale.
(Forse) esiste un legame di proporzionalità inversa tra cultura della classe dirigente italiana e debito pubblico.
Intellettuali come Frezzolini, Longanesi, Flaiano o Montanelli sono stati espunti dalla coscenza civile in questo eterno presente italiano senza memoria, senza pensiero critico, senza prospettive e senza dignità.

Ci sono fessi intelligenti e colti, che vorrebbero mandare via i furbi. Ma non possono: 1) perché sono fessi; 2) perché gli altri fessi sono stupidi e incolti, e non li capiscono. (Giuseppe Prezzolini)

Amare parole di un tempo amaro che lascia un amaro in bocca…

Sarò ministro…

novembre 15th, 2011 § 0 comments § permalink

E’ (quasi) ufficiale domani mattina alle 11 verrò indicato come ministro per i rapporti con il Parlamento.
E’ una notizia davvero inaspettata che mi riempie di orgoglio e che un po’ spaventa.
E’ sicuramente con una grande voglia di far bene che mi appresto a rivestire questo incarico.
Da sempre considero il Parlamento come la massima istituzione democratica e come il luogo principe della rappresentanza dell’Italia e dei suoi legittimi interessi.
Certamente con molto tremore mi avvio a prendere servizio, avendo, come sempre, la Costituzione della Repubblica Italiana come stella polare della mia etica e condotta politica.
Viva L’Italia, evviva il suo Parlamento

Decidenti, non decadenti

aprile 6th, 2011 § 0 comments § permalink

Nel mio passato universitario c’è un esame che ricordo con una sottile nostalgia: quello di diritto parlamentare. L’ho studiato ascoltando su Radio Radicale, vera e propria palestra di politica, di passione e di vita, le sedute del Parlamento.

Era un momento difficile per il paese, Mani Pulite stava cominciando a montare, e quel Parlamento, passato ingiustamente alla storia come quello degli inquisiti, poteva contare su dei nomi che, bene o male, hanno influenzato la vita e le sorti dell’Italia.

Ebbene quel Parlamento aveva dei leader,non solo nei grandi partiti come la DC o il PDS, ma anche in quei piccoli partiti, come il PLI, il PRI, il PSDI, i Radicali ed anche il MSI, che quando prendevano la parola riuscivano ad ottenere l’attenzione di tutta l’aula.

Ricordo che quando si citavano gli articoli dei regolamenti parlamentari, io sfogliavo avidamente il mio codice costituzionale e cercavo di capire la ratio dell’istituto.

Quel tipo di studio, oltre ad avermi fruttato uno dei pochi 30 della mia carriera accademica, mi ha anche lasciato in eredità una profonda passione ed una discreta conoscenza dei regolamenti parlamentari. E’ stata proprio questa mia conoscenza che mi permise, qualche anno più tardi,  di divenire presidente della Commissione Affari Istituzionali del mio comune, quando fui eletto consigliere comunale.

Ancora oggi non ho abbandonato il vizio di ascoltare Radio Radicale e le sedute parlamentari, ma, sempre più spesso, lo faccio con rimpianto quando mi trovo ad ascoltare sedute che, sempre più spesso, diventano delle arene e dei luoghi per urla beluine ed insulti beceri.

In questo periodo, poi, sull’onda della ennesima indignazione della “Ggente”, l’aula del Parlamento è divenuta il megafono della pancia di alcuni “masaniello” virtuali convinti che il loro ombelico, e quello dei loro fans, sia il centro del mondo. Le Aule del Parlamento diventano così dei meri megafoni degli istinti dello scontro e non il luogo del confronto, incatenate ad un cupo ed immobilizzante presentismo, incapaci di guardare ad un diverso orizzonte temporale che vada oltre il prossimo telegiornale.

E’ di oggi la notizia che le opposizioni abbiano deciso di effettuare un pesante ostruzionismo contro la volontà della maggioranza che sostiene il cd. “processo breve”.

Lungi da me la volontà di contestare la legittimità di questa pratica, unanimemente riconosciuta nelle possibilità della dialettica politica in tutte le democrazie occidentali, quello che mi preme è segnalare la obsolescenza delle regole parlamentari che oggi sono in vigore in Italia.

I regolamenti parlamentari, infatti, non sono delle regole inutili, anzi spesso sono delle vere e proprie costituzioni materiali di un sistema. Ed il fatto che si parli di seconda Repubblica senza che si sia riusciti a cambiare la Costituzione ed i regolamenti della Camera e del Senato è la (sconfortante) fotografia di una classe politica (e dirigente) che è esattamente come il popolo indignato (viola o meno) che staziona fuori dalle Camere.

Non è l’ostruzionismo delle opposizioni lo scandalo della politica, ma queste norme tagliate su un sistema che si è sciolto quasi venti anni fa. Un sistema partitocratico e non rappresentativo, basato sul consociativismo e non sulla competizione, che predilige l’accordo sotto banco e non lo scontro trasparente, (ed al limite duro), tra maggioranza ed opposizione, che non riesce a coniugare, in maniera moderna, il momento della decisione, quello della discussione con la certezza di tempi e di spazi.

Non è un caso che, sulla spinta dei frenetici tempi che viviamo, ci sia stata l’esplosione ed il dilatarsi della decretazione di urgenza e della legislazione delegata.

Sognavamo una democrazia decidente, e stiamo vivendo l’incubo di una democrazia decadente.

Servirebbe un colpo d’ala. Uno di quei colpi di genio di cui l’Italia e gli italiani vanno famosi.

A noi, personalmente, viene in mente una battuta di Guerre Stellari, quando la senatrice Padme commenta la elezione di Palpatine a Cancelliere dell’Impero: “Così muore la democrazia, sotto scrosci di applausi.”.

Da noi, non abbiamo nè Darth Fenner e nemmeno uno Yoda. In compenso, però, le bandiere viola sono ottime come stendardo funebre.


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Decidenti, non decadenti su Fabrizio Cipollini.