Caro Cav. se prima di Grillo avessi visto in “casa” tua, avresti scoperto molto prima la Web Revolution

giugno 28th, 2012 § 0 comments § permalink

Pregiatissimo Onorevole Berlusconi,

non passa giorno oramai che un qualunque giornale non riporti la notizia della sua “infatuazione” per il movimento 5 stelle e per l’uso che Beppe Grillo fa delle potenzialità della Web Revolution.

Certamente è una buona cosa, sempre più, infatti, il messaggio, soprattutto, se politico passerà sulla rete e non sarà mai un messaggio ad una direzione ed ad unico contenuto, ma sarà condivisibile e editabile da chiunque abbia una connessione.

Un assaggio della potenza della rete, in verità, lei lo ha già avuto nelle elezioni del Sindaco di Milano. Non passava direi minuti senza che ogni parola della Moratti, nonostante la potenza di fuoco e di denaro di cui disponeva, non venisse capovolta ed usata contro di lei grazie ad una ironia diffusa e condivisa.

Sappiamo benissimo come è andata a finire.

E’ stata il primo di tanti calci nei denti che lei ed il suo “partito” avete subito, dopochè avete avuto veramente la possibilità di cambiare l’Italia per sempre.

Ma lasciamo stare questa che, oramai, è storia.

Ora viene il momento di Beppe Grillo e, legittimamente, lei cerca di recuperare il tempo perduto (ed anche i voti) facendo quello che qualunque buon manager farebbe di fronte alla perdita di fatturato: cercare di capire come funziona il concorrente e replicarne l’organizzazione.

Vista la situazione attuale lei fa davvero bene.

Ma se, invece, di trastullarsi (e perdere tempo) con i colbertismi alla Tremonti ed le bozze di Calderoli lei avesse dato un minimo sguardo al suo “campo” di sostenitori, oggi, molto probabilmente, avrebbe lei un vantaggio competitivo che avrebbe messo Grillo sulla difensiva.

Quel “quid” era, anzi è, Tocqueville.it .

Sarebbe bastato che qualche suo collaboratore, piuttosto che  sottoporre i soliti nomi per le solite poltrone, le avesse messo di fronte un pc, o magari un Ipad e le avesse detto: “questi qui, sono persone toste !!!”.

Sarebbe bastato che nel mattinale del mattino, insieme alla tradizionle rassegna stampa, qualche anima buona ed intraprendente le avesse messo anche qualche stampa di qualche post, tratto proprio da Tocqueville.it, per vedere la comunicazione del suo governo fare un salto quantico quanto a qualità.

E sarebbe bastato che qualche “notabile” della sua classe digerente, (e non è un refuso o una svista), avesse letto più The Right Nation o Nota Politica e meno Signorini per poter brillare di luce propria in qualunque talk show fosse anche Servizio Pubblico di Santoro.

Purtroppo così non è stato.

Le scrivo queste parole con rabbia. Con quella rabbia che solo gli innamorati traditi possono avere. Con quella passione civile che un italiano, orgoglioso del proprio paese, conserva dentro al cuore. Con quella malinconia, mista a cinsimo, dopo aver visto la sua promessa di rivoluzione liberale naufragata sull’aumento delle accise sulla benzina per finanziare il FUS.

Non è che Beppe Grillo o noi di Tocqueville.it avessimo un ingrediente segreto, come in Kung Fu Panda, oppure possedessimo dei poteri magici come Harry Potter. Abbiamo solo più entusiasmo di tutti quei cascami che lei si porta dietro, come la destronza in tacco 12, o i ducetti in sedicesimi con la camica nera macchiata da Amatriciana o i baciapile cattolic-chic progressisti sempre dalla parte giusta oppure i suoi berlus-cloni.

Non è, infatti, un caso se, in mezzo a tutte le fantomatiche liste nessuno abbia mai proposto una lista fatta da blogger o da persone visibili sulla rete nel campo del centrodestra.

La web revolution del PdL si è fermata a Gogol.

Purtroppo…

Vox Populi 2.0

giugno 13th, 2011 § 0 comments § permalink

La vera battaglia di questa tornata referendaria era se il quorum si fosse raggiunto o meno. Ebbene il dato è che il quorum è stato raggiunto e che, sono un facile profeta, i Si vinceranno in tutti e quattro i quesiti referendari.

Hanno vinto i Si, in maniera legittima ed è giusto che chi è andato a votare festeggi.

I referenda, come le elezioni amministrative di Milano e Napoli, hanno mostrato due nuove verità:

1. che l’icona Berlusconi non tira più come prima;

2. che il web 2.0 ha prepotentemente fatto la sua comparsa sulla scena della comunicazione politica.

Personalmente a me interessa molto questa seconda novità.

Il mitico direttore de il Tempo, Mario Sechi, lo ha tuonato alla riunione dei liberi servi a Roma. Il web si sta muovendo, anche dal lato del centrodestra, sia con la petizione per le primarie e sia la campagna per la rottamazione di alcuni dirigenti del Pdl.

Ebbene o il Pdl, o meglio Berlusconi, capisce subito le ragioni di questa sconfitta, imparando il funzionamento di questo movimento, oppure è destinato a subirne molte altre.

Una parte illuminata e minoritaria del centrodestra, variamente inteso, aveva già compreso la potenza e la capacità aggregante del web 2.0, sono i blogger di Tocqueville.it.

Una bellissima esperienza che non è mai stata cagata dai cd. maggiorenti e da quelli che, con sufficienza, guardavano a noi, ragazzi in pigiama, liberali, conservatori e popolari, che discutevamo, condividevamo e producevamo idee.

“Lasciateci lavorare.”. Era la risposta. Ebbene lo abbiamo fatto. Milano, Napoli ed il quorum sono il risultato. Adesso siete voi che avete bisogno di noi, e non più il contrario. Siete voi ad avere bisogno delle nostre idee, delle nostre passioni e delle nostre competenze.

Noi esistiamo, siamo letti ed ascoltati e sappiamo come fare massa critica sul web. Voi no.

Tirate voi le somme di questo ragionamento.

Siamo di fronte ad un cambiamento epocale, culturale e sociologico. L’era della televisione sta inesorabilmente lasciando il posto a quel rumore di sottofondo che fanno milioni di tastiere che producono e condividono contenuti sul web.

Noi possiamo solo sperare che la vox populi 2.0 venga capita, compresa ed ascoltata.

Questo o quello per me pari non sono (parte 1)

giugno 7th, 2011 § 1 comment § permalink

Questa è la prima parte di un post, altrimenti troppo lungo (spero domani di poter mettere la seconda parte)…

Nessun minimalizzazione e nessun ingigantimento. E’ necessario che si prenda atto di un fatto incontrovertibile e difficilmente smentibile: “questo” Berlusconi ha perso nelle due sfide chiave e simboliche di Milano e Napoli.

Ma alla sconfitta di “questo” Berlusconi non è seguita una affermazione del Partito Democratico, visto che i due neo sindaci, Pisapia e De Magistris, sono espressione di candidature antagoniste, se non antitetiche, alle candidature ufficiali del Pd.

Da parte del centrodestra è necessario, alla luce di questa battuta di arresto, prendere atto e cercare di correggere alcune storture che la stella luminosa di Berlusconi ha sempre coperto e che un (momentaneo) passaggio a vuoto dello stesso ha drammaticamente portato alla ribalta.

La questione partito ovvero la forma dell’acqua

Berlusconi ha perso, ma il Popolo delle libertà non è mai stato capace non dico di vincere, ma nemmeno di poter esistere. Ho scritto, con una metafora forte, che il PdL è una metastasi che non aiuta, ma semmai ostacola l’azione politica del Cav.

Un partito, nato sull’intuizione del predellino e confermato da ampi risultati elettorali, che voleva rappresentare almeno il 40% degli italiani, (ed alle ultime europee ci è andato molto vicino), non poteva sopportare oltre il paradosso della divisione 70/30 tra ex FI ed AN.

Un partito che subisce la scissione del cofondatore, (di cui non avverto la mancanza), perchè non accetta il correntismo, non può tollerare la proliferazione di cene, cenette, conventicole, associazione e convegni senza accorgersi o capire che questi segnali discordanti, alla lunga, creano delle distorsioni all’interno dell’elettorato, è davvero preoccupante.

Il fatto poi che il solo Bondi, dei tre coordinatori nazionali, abbia avvertito la sensibilità di rassegnare le proprie dimissioni, e che, invece, nessun coordinatore regionale lombardo o campano, nessun coordinatore provinciale napoletano o milanese e nessun coordinatore comunale meneghino o napoletano lo abbia fatto, la dice lunga sulla capacità e sulla lungimiranza politica di chi è stato cooptato a ricoprire certi ruoli.

Il fatto poi in Campania che il PdL sospenda due candidati nelle liste di un comune perchè indagati in odore di camorra e, però, continui ad essere guidato da un coordinatore regionale che ha pendente una richiesta di arresto per presunte collusioni con la camorra è certamente un paradosso ed una contraddizione che, elettoralmente, si paga ed anche caro.

Pur non avendo la forza di togliere di mezzo il triumvirato, frutto del compromesso e di una situazione transistoria, Berlusconi ha capito che c’è bisogno di un amministratore ed un decisore unico ed ha scelto una persona equilibrata ed intelligente come Angelino Alfano, delegando a lui una sorte di potere vitae ac necis su tutti gli aspetti del partito.

Certo che una situazione che vede la coesistenza di Alfano con il vecchio triumvirato dei coordinatori non è tollerabile oltre un normale periodo di riforma dello statuto del partito. In questo ci sentiamo di avallare la definizione che il direttore Feltri ha dato della notizia: “una pecetta”.

E i risultati di Milano e Napoli dicono che di pecette, l’elettorato del centrodestra è stufo.

Primarie ovvero massicce dosi di democrazia interna

Il fatto che lo stesso Alfano non abbia chiuso la porta in faccia alla ipotesi delle primarie, proposta lanciata sia da Ferrara che da Formigoni, per la scelta dei candidati e della leadership nazionale è sicuramente un buon segnale.

Ma non chiudere le porte non vuol dire accettarle come una prassi.

Non è un caso se, mentre si riassorbiva lo shock della sconfitta, sono cominciati i distinguo sulla proposta.

Il fatto che, mentre ancora si discuta se adottare o meno le primarie, qualcuno si preoccupi di blindare la partecipazione per “evitare” pericolose infiltrazioni è quanto meno stonato.

Il PdL per sua natura e per sua vocazione avrebbe dovuto essere un progetto ampio ed inclusivo, capace di dar una voce ed una cittadinanza politica ad un variegato elettorato che si sentiva naturalmente popolare, liberale, conservatore e socialista anche se, spesso, non manifestava il proprio orientamento.

Era l’immagine della maggioranza silenziosa ed operosa che faceva piuttosto che parlare, che decideva per le spicciole piuttosto che perdersi dietro inutili formalismi.

Semplicità, partecipazione, trasparenza e meritocrazia erano le colonne e le parole d’ordine che più echeggiavano nelle parole del congresso fondativo.

Ebbene quando tutto viene deciso sui tavoli romani e nelle segrete stanze, quando non si riesce a comporre sul territorio le liti che qui nascono e, quando ancora si va avanti con la finzione della non esistenza di correnti, mentre si assiste alla proliferazioni di centri studi, associazioni, cene e conventicole. Di fronte a tutto questo è naturale che si arrivi ad una situazione di un attuale riflusso che però può divenire un potenziale rigetto.

Scegliere, scegliere, scegliere dal candidato alla circoscrizione al presidente nazionale, passando per i vari livelli di coordinamento e di elezioni, senza paracaduti e senza ombrelli per una classe dirigente cooptata e chiusa sul proprio conservatorismo.

Su questo vi invito a firmare la petizione on line per l’introduzione delle primarie che The Right Nation e Daw hanno proposto.

Perchè. io credo, è meglio correre il rischio di morire per una massiccia dose di democrazia interna che perire lentamente per autocombustione.

fine parte 1

Ritornare al passato….

maggio 17th, 2011 § 0 comments § permalink

Berlusconi ha perso questo turno elettorale. E’ bene dirlo in maniera franca e diretta, così come ha fatto Ferrara ieri sera, senza indorare la pillola.

Doveva pur succedere prima o poi, anche se è successo molto poi, ma è accaduto.

Quello che però mi sconcerta è la completa assenza del partito del popolo della libertà. Il Pdl, sia organicamente che individualmente, non è stato capace di sopperire ad alcune difficoltà del suo leader.

Come nel pasticciaccio brutte delle liste elettorali nel Lazio, durante le scorse elezioni regionali, tutto il Pdl ha fidato, con spirito italiota, nello stellone del capo, credendolo, davvero, capace di fare il miracolo ancora una volta.

Il Pdl è un fantasma che, se va bene, non aggiunge niente, e, se va male, rischia di complicare i procedimenti elettorali, di appesantire la raccolta del consenso e di intorbidire la selezione di una classe dirigente almeno all’altezza della definzione.

Basta leggere i titoli di oggi per capire che, nel centrodestra, manca il partito. Tutti indicano in Berlusconi lo sconfitto, ma nessuno indica in Bersani il vincitore. Al massimo si parla di Pd.

Questo è emblematico del fatto che il one man party, oramai, mostra le corde. Non per bravura degli avversari, ma per autoconsunzione interna per mancanza di pensiero, strategie e visione.

Non è un caso se il Pdl, a Milano, prende meno voti di quelli che, nella scorsa tornata, prese Forza Italia da sola.

Il sorprendente risultato di Milano, ove Pisapia ha saputo incarnare un buon mix tra la rivalsa radical chic antiberlusconiana, la voglia di pacatezza di una certa borghesia conservatrice, la spinta caritatevole ed accogliente di certa chiesa e un certo diffuso profumo liberalsocialista.

Un mix che, nel 1994, sarebbe stato inconcepibile, e se portato agli elettori sarebbe stato indigesto e rifiutato in blocco.

Ecco quello che ci vuole tornare allo spirito del 1994. Uno spirito che non fu prodotto da Berlusconi, ma di cui Berlusconi seppe, molto meglio di altri, incarnare l’elemento catalizzatore.

Ritornare al passato glorioso della rivoluzione liberale.

A quel centrodestra liquido e diffuso che aveva saputo unire Martino ad Alemanno, Pera a Tatarella, Taradash a La Loggia. Un centrodestra che riusciva ad andare da Fini a Pannella passando per la casalinga di Voghera. Un organismo, magari assomigliante al Sarchiapone, ma capace di produrre idee, progetti, entusiasmo e militanza.

Paradossalmente quello spirito del ’94, sembra, oggi, essere incarnato dal movimento dei grillini che riesce ad ibridare una carica antipolitica, potenzialmente devastante, con venature di innovazione, e che vede nel web il proprio motore, capace di sfondare anche nel reale.

Ieri, per esempio, Radio Radicale dava conto e commentava i Tweet che Pisapia pubblicava on line mano a mano che i risultati venivano resi noti. Da parte della Moratti nemmeno un sms.

Ritornare allo spirito del ’94. A quel mitico programma della prima Forza Italia, che conservo ancora gelosamente, come il segno di una stagione liberale in Italia.

In queste due settimane o il centrodestra riesce a ritrovare la sua ragione sociale, oppure la breccia di (Pisa)pia romperà davvero il muro di palazzo Marino a Milano.

Condivido in pieno l’analisi del voto milanese e non che Mancia e Bressan fanno su The Right Nation.it.

“…perde il Berlusconi che voleva cambiare la politica ed è stato cambiato dalla politica e perde il Gianfranco Fini che ha vissuto di politica per tutta una vita.  Perdono partiti, movimenti, organigrammi ed establishment scelti senza un minimo di meritocrazia e con procedure degne più dei vecchi regimi totalitari che delle moderne democrazie.  Perde chi non ha saputo riformare, liberare, semplificare questo paese e chi invece ha sempre remato contro la rivoluzione liberale. Perdono le destre sociali che tali sono per tradizione e quelle che lo sono diventate perché occorreva ingrassare gli ingranaggi della macchina statale.

Perdono i liberali moderati come noi, quelli che avevano sognato una destra anglosassone e si sono ritrovati incastrati in partiti poco inclini a voler ridurre il loro peso nella vita dei cittadini. Ripartiamo da poche cose, ma ripartiamo.”

Solo quell’entusiasmo, quella passione, quelle idee possono, soprattutto a Milano

Cos’è rimasto oggi di quella rivoluzione ?

Poco davvero poco, se la voce di Letta viene soffocata da quella della Santanchè.


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Ritornare al passato…. su Fabrizio Cipollini.