20 anni dopo, ancora con il vizio della memoria senza retorica

luglio 18th, 2012 § 0 comments § permalink

Venti ann fa moriva Paolo Borsellino, vittima di un vile e vigliacco attentato di mafia.

L’omicidio di Borsellino, per forza (tragica) unita alla morte di Falcone a Capaci, è una di quelle cicatrici inferte dalla prepotenza della illegalità al corpo civile ed onesto dell’Italia perbene.

Una cicatrice dolorosa che il tempo non scalfisce e non guarisce.

Il boato della bomba di via d’Amelio, in quella assolata domenica d’estate, risuona tristemente ancora nelle orecchie di chi non ha voluto, non vuole e non vorrà piegare la schiena alla mafia.

Paolo Borsellino è un esempio di quella Italia che personalmente amo alla follia, quella Italia che, oltre alla speranza, riesce a veicolare valori civili positivi.

Oggi più che mai, in Italia, ci vorrebbero italiani come Paolo Borsellino, con il suo esempio limpido e cristallino.

Purtroppo però non abbiamo nostalgia di coloro che hanno fatto di Borsellino un oggetto di marketing.

Non abbiamo mai amato la retorica della memoria, mai.

Ci siamo sempre e solo fermati a ricordare ed a cercare di pensare.

Siamo tutti a Tolosa…

marzo 20th, 2012 § 0 comments § permalink

La barbara strage, avvenuta ieri a Tolosa, deve farci riflettere per almeno due motivi. Il primo è perché sono stati uccisi dei bambini, oltre ad un insegnante ed un genitore. Il secondo perchè tale strage ha una matrice razzista ed antisemita.

Siamo pienamente d’accordo con quello che ha scritto, oggi sul Corriere, Pierluigi Battista  nel denunciare la minimizzazione dell’antisemitismo e dell’antisionismo che attualmente viene compiuta.

Oggi, col cuore e con la mente, siamo tutti a Tolosa, ma domani ?

Perchè c’è un domani ancora, un domani che non può e non deve cadere in mano alla paura, all’ignoranza, all’odio ed al pregiudizio razziale.

C’è una guerra da combattere, una guerra di cultura e di tolleranza. Una guerra silenziosa e strisciante, ma non per questo meno crudele e cruenta. Una guerra che dobbiamo combattere tutti. Iniziando a bonificare le nostre espressioni da quella sottile patina di sdegno, dettata dai luoghi comuni, quando usiamo la parola “ebreo”.

Al netto della provocazione, l’uso spregiativo di tale parola equivale a sparare un proiettile.

Sembrerà una piccola cosa, quasi una banalità, ma se già ci impegnassimo a non usare più certe espressioni ed indignarci pubblicamente, ed ad alta voce quando le sentiamo pronunciare, avremmo fatto una grande cosa. Avremmo reso impossibile al seme dell’odio e del fanatismo di trovare terreno fertile.

Oggi noi siamo tutti a Tolosa, e personalmente io ci rimarrò.

Shalom….

Il deficit di cultura e di dignità…

dicembre 11th, 2011 § 0 comments § permalink


A leggere certe notizie viene da chiedersi se i “nostri” onorevoli si siano accorti della situazione esplosiva in cui viviamo.
Se all’interno delle loro autoblu blindate il vento della rabbia e della rassegnazione che spira in Italia sia filtrato, anche se come un refolo.
Se tra una tagliatella ed un astrice, rigorosamente a prezzo calmierato, consumati ai ristoranti di Camera o Senato, se tra un taglio di capelli o una rasatura nel barbiere della Camera, costoro abbiano un minimo di consapevolezza di quanto sdegno la Casta, per usare una felice espressione del duo Stella e Rizzo, susciti nella società.
Se lorsignori credono che in Italia a piangere sia solo la ministra Fornero e non anche migliaia di persone che, comunque, con dignità, cercano di mandare avanti una famiglia o anche la loro stessa vita in maniera decente, allora vuol dire che il diaframma tra noi e loro è quasi impermeabile.
La manovra Monti, ampiamente criticata su questo sito e criticabile, ha imposto sacrifici pesanti proprio ai soliti noti. A coloro che Giuseppe Prezzolini non avrebbe definito: fessi.

Non c’è una definizione di fesso. Però: se uno paga il biglietto intero in ferrovia; non entra gratis a teatro; non ha un commendatore zio, amico della moglie e potente sulla magistratura, nella pubblica istruzione, ecc.; non è massone o gesuita; dichiara all’agente delle imposte il suo vero reddito; mantiene la parola data anche a costo di perderci, ecc. – questi è un fesso. (Giuseppe Prezzolini).

Eppure ci eravamo illusi che, forse, questa volta i fessi avrebbero avuto un minimo di soddisfazione. Quella di veder, anche se in maniera minima, decurtati gli stipendi degli onorevoli italiani.
Quegli onorevoli italiani che, per viltà, per insipienza, per calcolo o per tatticismo, non si sono voluti prendere la responsabilità di guidare il paese, ma hanno preferito farsi commissariare, ovviamente a stipendio pieno, da un governo tecnocratico di professori-colonnelli.
Quegli stessi onorevoli italiani che, poichè non hanno mai avuto una idea propria, hanno ben pensato di prenderla a prestito da Trichet e Draghi e poi si sono furbescamente defilati in una maggioranza extralarge come le famose vacche nella notte nera.
Quegli stessi onorevoli che, non sapendo cosa voglia dire raccogliere il consenso sul territorio, si sono ritrovati, come in un ex voto, assissi su uno scranno di Palazzo Madama o di Montecitorio.
In una politica ridotta a televoto da grande fratello o riffa da festa de l’Unità, gli alfieri della nuova classe digerente italiota sono divenuti gli Scilipoti, i Razzi, i Grassano, le Carlucci, gli Antonione ed i Versace e tutti gli altri, costituzionalmente legittimi e legittimati, emigranti tra destra e sinistra, passando per il gruppo misto talvolta, del Parlamento italiano.
Sarebbe stata bella una legge Bossi Fini anche per loro.
Quegli stessi onorevoli che invocano la fiducia sul decreto legge Monti, perchè il momento è grave e bisogna fare sacrifici, ma poi alla chetichella presentano un emendamento per salvaguardare i loro emolumenti trincerandosi dietro le competenze e l’autonomia del Parlamento.
Ma qualcuno ha fatto loro sapere che il tasso di fiducia degli Italiani nei confronti dei partiti è attualmente al 14%, il punto più basso mai raggiunto ?
Ma qualcuno ha detto loro: “Carissimi onorevoli, avete rinunciato al vostro ruolo, avete accettato di farvi commissariare, barattando gli ultimi scampoli di questa legislatura per gli ultimi stipendi e per raggiungere il vitalizio, adesso anche voi avete da pagare pegno. Un pegno piccolo piccolo.Dovete adeguarvi a prendere la media degli stipendi europei.”.
Non ci vuole poi molto fare la media degli stipendi europei, basta un laureato in statistica, un foglio excel e dati reperibili da internet.
Ma a ben guardare questo deficit, non è un deficit di denaro o di spread.
E’ un deficit di cultura. E’ un deficit di etica, un deficit di tensione morale.
(Forse) esiste un legame di proporzionalità inversa tra cultura della classe dirigente italiana e debito pubblico.
Intellettuali come Frezzolini, Longanesi, Flaiano o Montanelli sono stati espunti dalla coscenza civile in questo eterno presente italiano senza memoria, senza pensiero critico, senza prospettive e senza dignità.

Ci sono fessi intelligenti e colti, che vorrebbero mandare via i furbi. Ma non possono: 1) perché sono fessi; 2) perché gli altri fessi sono stupidi e incolti, e non li capiscono. (Giuseppe Prezzolini)

Amare parole di un tempo amaro che lascia un amaro in bocca…

La violenza e la debolezza

ottobre 16th, 2011 § 0 comments § permalink

I delinquenti che ieri hanno immobilizzato Roma con la loro violenza non erano indignati. Erano dei teppisti e dei criminali che, come tali, devono essere trattati. Mi sta anche bene che la stragrande maggioranza dei contestatori abbia, giustamente, espulso questi facinorosi ed, in alcuni casi, li abbia consegnati alle forze dell’ordine.

E’ giusto anche dire che questi criminali non facevano parte degli indignati, anche se questa affermazionione è simmetricamente opposta a costoro che si arrogano il diritto di parlare a nome del 99% della popolazione mondiale.

Anche questi sono fatti.

Tutto ciò, però, non cancella il fatto che solo in Italia si siano registrati fatti violenti.

Ed allora bisogna che la politica si interroghi sul perchè siano successi tali avvenimenti solo, e ripeto solo, in Italia ?

Tutti d’accordo nel condannare la violenza, e ci mancherebbe altro.

Ma, subito dopo la disanima, ecco che spunta la critica all’avversario politico, visto come il nemico ottuso ed ignorante da eliminare sulla scena.

Purtroppo la violenza è anche questa. Può non piacere quello che un avversario politico dice, ma bisogna che sia garantito il diritto di poterglielo far dire.

Eppure la domanda fondamentale sul perchè sia successo solo a Roma questa violenza rimane. Rimane inalterata ed in tutta la sua attuale ed urgente attualità.

I black block c’erano anche a Genova ai tempi del g8, eppure qualche forza politica non ha esitato a condannare le forze di polizia ed ad intitolare aule del Senato a presunti martiri della democrazia.

Atti di violenza ci sono stati anche a Roma con il corteo studentesco di qualche anno fa, dove, anche in quella occasione, le prefiche del collettivismo “de no artri” non macarono di becerare contro il fascismo delle forze di polizia.

Ma anche in occasione delle proteste No Tav ci sono stati scontri, ed anche li la colpa era della repressione di stato.

Ecco perchè la domanda fondamentale sul perchè sia successo solo a Roma questa violenza rimane. Rimane inalterata ed in tutta la sua attuale ed urgente attualità.

La risposta sta tutta nella debolezza della politica in Italia.

Sta nella debolezza di una maggioranza, oramai al collasso, che si ostina a voler sopravvivere, grazie alla rinnegazione sistematica delle sue radici ideologiche ed alla ipertrofica produzione di viceministri e sottosegretariati. Praticamente un organismo parlamentarmente modificato.

Ma sta soprattutto nella debolezza di una opposizione che, incapace di far esplodere in maniera definitiva la maggioranza, trova sempre il modo giusto per poter ricompattare il fronte governativo. Una opposizione incapace ed inane di produrre una visione alternativa di società, che becera, un giorno si ed un altro pure, di un regime anticostituzionale che conculca i diritti costituzionali, che cerca di mettere insieme, in nome di una, metapolitica, antipatia antiberlusconiana, un ipotetico fronte che va da Casini a Vendola passando per Profumo.

E che proprio questa idiota rincorsa ad un “fronte” siffatto impedisce qualunque tipo di azione politica, che non sia quella della richiesta ossessiva delle dimissioni del governo, poichè la questione della leadership non viene mai affrontata di petto. Ma lasciata sullo sfondo come polvere sotto il tappeto.

Ed è ovvio che questa opposizione finisca per cavalcare, in posizioni di rincalzo e di subalternità, qualunque momento di protesta si alzi dal paese, nella speranza che fare sempre il +1 si riesca ad arrivare alla maggioranza elettorale, senza capire che questa, senza una visione chiara di società nuova, sia la migliore garanzia per il mantenimento dello status quo.

Ieri ho sostenuto che se al governo ci fosse stato Vendola, nelle medesime condizioni macroeconomiche, in Italia non avremmo avuto “gli indignati”, con black block annessi e connessi.

Nessuno è stato capace di smentirmi.

Certamente non mi nascondo una certa dose di cinismo, unita ad una profonda disistima verso il sentimento della indignazione, ma vedere la politica italiana ingessata da un immobilismo debole e costitutivo basata sulla incapacità di una alternativa che segue acriticamente, come i topi, vari e presunti pifferai magici che vuole portarla verso il baratro, non è un bello spettacolo.

La violenza di ieri ci insegna proprio che il baratro, morale, culturale e politico, è molto più vicino e molto più grave di quello finanziario ed economico.

O la politica decide di avere uno scatto di orgoglio e di saper rinnovare sè stessa e di porsi come guida di un grande paese come l’Italia e non più come passeggero sul sedile di dietro, oppure il baratro è già arrivato.

Per fare ciò non servono e non devono servire le scorciatoie di un governo tecnico o di salvezza nazionale. Serve assumersi la responsabilità politica ed elettorale di proporre ricette dolorose ed amare.

E poco importa se ci si considera migliori degli altri, niente ci salverà. Neppure essere indignati con due lauree in cerca di un posto in un ministero qualunque…


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La violenza e la debolezza su Fabrizio Cipollini.