un altro 18 dicembre tra le lacrime…

dicembre 18th, 2013 § 0 comments § permalink

lo ricordo ancora quel maledetto 18 dicembre 1994.

stavo svolgendo il servizio militare a Modena e quella mattina, uggiosa e nebbiosa, mia madre chiamò al telefono dell’ufficio per dirmi che Costantino Rozzi era partito da questa terra.

Ricordo che, chiusi il telefono come in trance, e mi misi a piangere come un bambino.

I miei colleghi ed il sergente maggiore che dirigeva l’ufficio credevano che fosse capitato qualcosa di brutto ai miei familiari e quando  riuscii a spiegare cosa era successo, inziarono a guardarmi come un marziano.

A me non importava dei loro sguardi allibiti, non importava di quello che dovevo fare, non mi importava di niente…

Costantino Rozzi, il Presidentissimo, il condottiero e l’anima dell’Ascoli Calcio ci aveva lasciato.

Come mi era impossibile smettere di piangere, così mi era impossibile non ricordare le gioie che l’Ascoli di Rozzi mi aveva regalato.

Il pallonetto di Nicolini col Cagliari, la rovesciata di Agostini con il Pisa, la “banana” di Casagrande, la doppietta di Novellino contro la Juventus, il centesimo gol di Giordano, il gol di Barbuti al Milan di Berlusconi…

Troppe emozioni. Tutto troppo, troppo in fretta….

Eppure non c’era stato il tempo di poter dire grazie.

Grazie Costantino Rozzi per aver dato ad una piccola città di 50mila anime un sogno, la dignità di poter dire, a voce alta, ci siamo anche noi.

Ho pianto anche stamattina.

Ho pianto nel leggere le notizie del fallimento dell’Ascoli Calcio.

Ho pianto nel vedere le foto di Rozzi e di Mazzone che esultavano.

Ho pianto, come quel maledetto 18 dicembre 1994.

E come allora intorno a me c’erano degli sguardi stupiti.

Nel 1994 retrocedemmo in serie C, oggi ci siamo già.

Adesso, però, servirà passione, servirà tenacia e servirà fantasia per tornare a volare sulle ali del picchio bianconero.

Servirà seguire l’esempio di Costantino Rozzi, il suo esempio di dignità e di tenacia.

Alla fine, quando risorgerà l’Ascoli Calcio, sarò pronto a dire ancora una volta: “Grazie, Presidente”….

20 anni dopo, ancora con il vizio della memoria senza retorica

luglio 18th, 2012 § 0 comments § permalink

Venti ann fa moriva Paolo Borsellino, vittima di un vile e vigliacco attentato di mafia.

L’omicidio di Borsellino, per forza (tragica) unita alla morte di Falcone a Capaci, è una di quelle cicatrici inferte dalla prepotenza della illegalità al corpo civile ed onesto dell’Italia perbene.

Una cicatrice dolorosa che il tempo non scalfisce e non guarisce.

Il boato della bomba di via d’Amelio, in quella assolata domenica d’estate, risuona tristemente ancora nelle orecchie di chi non ha voluto, non vuole e non vorrà piegare la schiena alla mafia.

Paolo Borsellino è un esempio di quella Italia che personalmente amo alla follia, quella Italia che, oltre alla speranza, riesce a veicolare valori civili positivi.

Oggi più che mai, in Italia, ci vorrebbero italiani come Paolo Borsellino, con il suo esempio limpido e cristallino.

Purtroppo però non abbiamo nostalgia di coloro che hanno fatto di Borsellino un oggetto di marketing.

Non abbiamo mai amato la retorica della memoria, mai.

Ci siamo sempre e solo fermati a ricordare ed a cercare di pensare.

quell’11 settembre di 10 anni fa…

settembre 11th, 2011 § 0 comments § permalink

Raramente, immersi come siamo nel flusso quotidiano delle abitudini della nostra vita, ci si accorge di quando la Storia, con la S maiuscola, attraversa la nostra esistenza e ci consegna un fardello di emozioni che, con il tempo, diventa bagaglio di emozioni, di esperienze e di ricordi da condividere con gli altri.
Quell’11 settembre di 10 anni fa, fu proprio uno di quei momenti.
Un momento doloroso e terribile, oscuro ed angosciante, un giorno di dolore e di lutto che ci ha messo tutti nella condizione, non agevole e non facile, di sperimentare la fragilità della nostra sicurezza e della nostra libertà.
10 anni fa, in quell’11 settembre, tutti abbiamo avuto l’esperienza diretta del passaggio della Storia nella nostra vita. Un passaggio orribile e mostruoso che ognuno ha vissuto, indelebilmente, a modo suo.
Sono convinto che chiunque possa raccontare con assoluta certezza cosa fece, cosa disse e cosa provò quella giornata di fronte a quelle terribili immagini che scorrevano in uno scenario allucinante ed allucinato alla televisione. Ebbene, oggi, a 10 anni di distanza, in un anniversario importante ed amaro, ognuno può svolgere il proprio filo della memoria. Un filo unico ed irripetibile. Un filo che unito ai fili degli altri rende unito e coerente tutto l’ordito di quella giornata.
Al di la dell’aspetto qualitativo del tempo trascorso, 10 anni sono il primo spazio per iniziare a fare un piccolo bilancio di quello che ha significato l’11 settembre 2001 per quello che definiamo, comodamente, Occidente.
Oggi però, questo mio post non vuole essere una dotta e professorale analisi strategica e geopolitica di quello che ha prodotto quell’attentato. Allora c’era Bush ed i Neocon, oggi abbiamo Obama ed i Tea Party. Allora Osama Bin Laden esternava in televisione contro i crociati, oggi lo stesso è morto. C’erano i Talebani che distruggevano i Buddha millenari in Afghanistan e c’era Saddam che spadroneggiava sull’Iraq. Sicuramente saranno stati fatti degli errori, ma altrettante cose buone, io credo.
Come ho detto non voglio scrivere una analisi politica. Quello che mi interessa, oggi, con questo mio intervento è quello di non far spegnere la fiamma della memoria.
Questo mio post lo voglio scrivere per onorare la memoria delle 2996 vittime dell’attentato terrorista al World Trade Center.
Questo mio post lo voglio scrivere per ringraziare i pompieri e tutte le forze di sicurezza di New York.
Questo mio post lo voglio scrivere per i morti in Afghanistan ed in Iraq e per le loro famiglie.
Questo mio post lo voglio scrivere per me, per ricordarmi il sapore di quelle lacrime che rigavano il mio viso quel giorno e per non dimenticare la presa stringente dell’angoscia sul mio cuore.
Questo mio post lo voglio scrivere soprattutto per la libertà. Perché essa, insieme alla vita, è il bene più prezioso che abbiamo e dobbiamo combattere ogni giorno per difenderla, perché non è automatica e perché non è così forte come pensavamo.
La libertà. E’ questa la nostra forza più grande ed è questa che oggi dobbiamo onorare e festeggiare.
In memoriam…

Auguri, Italia

marzo 17th, 2011 § 0 comments § permalink

Di una signora non si dovrebbe mai rivelare la sua età, ma se la signora in questione è la nostra patria, non credo che se la prenda così tanto se ci permettiamo di afrle gli auguri per i suoi 150 anni.

Il traguardo non è certamente trascurabile, ma gli auguriamo altri mille di questi giorni.

Abbiamo sempre amato l’Italia ?

Personalmente la risposta è si. Anche quando farlo era considerato reazionario o tardo fascista. L’abbiamo amata anche quando abbiamo fatto il militare, cantando orgogliosamente l’inno nazionale sotto la pioggia o la neve.

Ci siamo sentiti orgogliosi di essere italiani non solo quando abbiamo vinto le coppe del mondo o medaglie d’oro alle Olimpiadi.

Siamo tuttora convinti che nascere italiani sia una fortuna.

Basta passeggiare in un qualunque centro storico o ammirare il paesaggio da una montagna qualunque, oppure recarsi in libreria e leggere qualche riga di un nostro autore.

Mi sembra che Gibran scrisse che il buon Dio regalò agli italiani il senso della bellezza.

Ovviamente non sono tutte rose e fiori. Certamente il nostro sistema abbisogna di profonde riforme, non lo abbiamo mai nascosto e nemmeno taciuto.

Ma non accettiamo la filosofia, oggi molto di moda, che recita: “l’Italia è sfatta, adesso dobbiamo disfare gli italiani.”.

Viviamo momenti, magari non felicissimi, ma proprio per questo è necessario rimboccarci le maniche e non sperare sempre nel nostro stellone.

Oggi più che mai c’è davvero il bisogno di rimanere uniti e di lavorare per ricucire quei legami comunitari tra di noi. Oggi c’è bisogno di costruire ponti, anche virtuali, piuttosto che confini.

Non è il solito augurio ad una melassa buonista, un appello ai buoni sentimenti. Assolutamente.

Confrontiamoci, anche duramente, ma ricordando che siamo tutti italiani e stiamo tutti dalla stessa parte.

L’Italia siamo tutti noi, non sono gli altri. Non sono (solo) i potenti ed i famosi.

L’Italia è lo spazzino che la mattina presto pulisce le strade, l’Italia è la mamma che non dorme perchè il suo bambino è malato e piange, l’Italia è il postino che ogni giorno vi porta le lettere, l’Italia è l’edicolante che, ogni mattina, vi tiene da parte il giornale, L’Italia è il nonno ed il nipote che passeggiano ai giardini mano nella mano.

L’Italia è la somma di tutte le nostre storie, ed anche qualcosa di più.

E nessuna storia è insignificante.

Auguri, Italia.


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