20 anni dopo, ancora con il vizio della memoria senza retorica

luglio 18th, 2012 § 0 comments § permalink

Venti ann fa moriva Paolo Borsellino, vittima di un vile e vigliacco attentato di mafia.

L’omicidio di Borsellino, per forza (tragica) unita alla morte di Falcone a Capaci, è una di quelle cicatrici inferte dalla prepotenza della illegalità al corpo civile ed onesto dell’Italia perbene.

Una cicatrice dolorosa che il tempo non scalfisce e non guarisce.

Il boato della bomba di via d’Amelio, in quella assolata domenica d’estate, risuona tristemente ancora nelle orecchie di chi non ha voluto, non vuole e non vorrà piegare la schiena alla mafia.

Paolo Borsellino è un esempio di quella Italia che personalmente amo alla follia, quella Italia che, oltre alla speranza, riesce a veicolare valori civili positivi.

Oggi più che mai, in Italia, ci vorrebbero italiani come Paolo Borsellino, con il suo esempio limpido e cristallino.

Purtroppo però non abbiamo nostalgia di coloro che hanno fatto di Borsellino un oggetto di marketing.

Non abbiamo mai amato la retorica della memoria, mai.

Ci siamo sempre e solo fermati a ricordare ed a cercare di pensare.

Quel filo rosso sangue che unisce l’Italia, purtroppo…

febbraio 28th, 2011 § 0 comments § permalink

Sono sempre stato reticente a scrivere di alcuni fatti di cronaca nera che, come fulmini a ciel sereno, colpiscono le persone e rimangono scolpite nella memoria collettiva come cicatrici di profonde e dolorose ferite.

Mi trovo a disagio perchè c’è sempre il rischio di essere retorici e vuoti, di parlare per luoghi comuni e di cedere a quella parte oscura di noi che vuole la vendetta ed il sangue.

Ma ci sono cose che non possono essere taciute.

Se si rimane silenti si rischia di essere complici di qualche bestia che si maschera da uomo.

C’è un filo rosso sangue che oggi unisce l’Italia, purtroppo.

E’ un filo che ha unito la tragica e criminale morte di Sarah e Yara.

Due ragazze i cui sogni sono stati tagliati dalla brutalità e dalla malvagità di “uomini”.

Di fronte a quelle foto non si può rimanere indifferenti, non si può non notare la forza e l’energia di quei volti che hanno trovato, troppo presto, dolore invece di amore e morte invece della vita.

Di Sarah sappiamo che è stata uccisa in quell’ambito che tutti noi riteniamo il più sicuro, quello familiare.

Di Yara, ancora non possiamo sapere il nome del suo assassino, ma possiamo ritenere che si nasconda molto vicino.

Questo, forse, è quello che spaventa più di tutto. Il fatto che il male possa abitare vicino a noi, che ci osservi, che, forse, scambi addirittura qualche parole con noi.

Non è solo la sua banalità a spaventarci, è la sua vicinanza a scatenare la nostra rabbia.

Non sappiamo se gli autori di questi gesti “pagheranno” per il loro gesto, anche se per il dolore che hanno causato non c’è davvero prezzo o possibilità di perdono.

Noi possiamo solo pregare per le loro anime e sperare che non abbiamo più a ricordare ferite così profonde e dolorose.

Nessuna vita dovrebbe essere spezzata così, mai.


Cosa stai leggendo?

Quel filo rosso sangue che unisce l’Italia, purtroppo… su Fabrizio Cipollini.