Rifondare AN ? No, grazie. Costruire un partito repubblicano-conservatore all’anglosassone ? Con molto piacere

giugno 15th, 2013 § 0 comments § permalink

La batosta di Alemmanno, ad opera di Ignazio Marino, alle ultime elezioni amministrative ha imposto, all’attenzione di una parte dell’opinione pubblica, la situazione comatosa, quasi irreversibile, in cui si dibatte la destra politica italiana.

Una destra che, dopo l’esperienza di Alleanza Nazionale, si è frammentata in una serie di rivoli asfittici e stagnetti maleodoranti al punto da rendere, quasi, insignificante la presenza politica di esponenti della destra.

Le varie fratture, avute, a destra si sono registrate o in nome di un anacronistico ritorno al passato, o in nome di un’asfittica fedeltà alla tradizione, o in nome di un facile entusiasmo verso una melassa progressista oppure in nome di una accettazione del più becero e sterile politicamente corretto.

La destra italiana si è rotta, infatti, o perchè ha voluto ritornare troppo indietro oppure perchè ha voluto correre troppo in avanti.

O si è voluta fermare, o ha voluto andare troppo veloce.

Mai che abbia deciso di andare al passo con i tempi e con le realtà culturali che stavano modellando il mondo, cercando una propria via ed un proprio modo di vivere e leggere il tempo che stava vivendo.

Questi continui strappi, non hanno fatto altro che logorare il tessuto di una comunità capace, oltre che di un pensiero autonomo, di saper imporre la propria agenda all’attenzione della pubblica opinione.

Una comunità che, per la maggior parte, non ha potuto che rifugiarsi sotto gli ampi e comodi mantelli del berlusconismo, pur sapendo ed avvertendo che il berlusconismo non era assimilabile ed omogeneo a quel pensiero sotterraneo e “clandestino” che la destra italiana aveva elaborato. Una comunità che, pian piano, ma inesorabilmente, ha lasciato cadere i propri ideali ed i propri punti di riferimento per “conformarsi” all’ideologia pret a porter del padrone della coalizione e, soprattutto, della sua cricca barocca e decadente. Una comunità che, ad opera dei cd. colonnelli, ha barattato le poltrone di governo con il mutismo e con la rassegnazione.

Anche chi ha pensato di poter avere una vita autonoma, e magari, per una stagione elettorale, ha strepitato contro Berlusconi, ha saputo cogliere al volo l’occasione di posarsi su una poltrona di governo e divenire colonnello dei pretoriani.

Gli altri, confusi ed infelici, hanno scelto, consapevolmente, la via elitaria e/o quella della marginalizzazione. In questo solitario solipsista un grande aiuto intellettuale è stato dato da Internet e soprattutto dai social network.

Se, infatti, oggi si può tornare a parlar di una destra (ri)unita, è forse merito di tutte quelle persone che, grazie ai social media, sono rimaste in contatto ed hanno avuto il coraggio intellettuale di continuare a parlarsi.

Oggi, però, non è possibile, a mio parere, rifondare Alleanza Nazionale.Certo la sua lezione non va certo dimenticata, ma nemmeno può essere presa a modello.

Meno che mai può essere preso a modello il PdL, ove il modello della integrazione è data dal matematico 2/3 Forza Italia, 1/3 AN.

Quello che, a mio modesto parere, la destra (che vuole riunirsi) dovrebbe fare è costruire un partito conservatore prendendo a modello l’omonimo partito inglese ed il partito repubblicano americano, ibridato dai Tea Parties.

Un partito che decida di occupare la destra di Berlusconi in nome di alcune figure come Margareth Tatcher, Paolo Borsellino e Steve Jobs. Un partito che non guardi alla tradizione come un dogma incrollabile ed al futuro con ingenuo ottimismo, un partito che decida di parlare la lingua dello spirito dei tempi, che si occupi di start up e non solo di dipendenti pubblici, che riesca a coniugare meritocrazia e solidarietà senza rimpiangere welfare universalistici con contributi a pioggia, finanziato da troppe tasse, raccolte da un fisco pervasivo e stritolatore, che sappia unire fecondamente merito, legalità ed impresa, solo per fare qualche esempio.

Un “partito” liquido, connesso e pensante, e non pesante, che difenda i diritti civili e che voglia conquistarne di nuovi, garantendo al contempo l’ottemperare ai doveri civili.

Un tale partito è,secondo me, possibile. Ma non possono farlo i colonnelli di adesso e di un tempo che fu. E’ stata la loro mentalità a produrre gli strappi nel tessuto della destra italiana ed è per questo che non riusciranno mai a ritesserla, o al limite ripararla.

Questo compito spetta ad altri.

A dei sognatori, a dei visionari, a dei coraggiosi che decidano di saltare sui propri carri per conquistare quella prateria politica che nessuno sembra voler colonizzare.

Non è un caso se la parabola della Destra italiana vincente ed al governo era iniziata nel 1993 con la candidatura a Sindaco di Roma di Gianfranco Fini ed è finita con la sconfitta del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, nel 2013.

Un altro ventennio, se mi passate la battuta !!!

 

La prateria di libertà che nessuno sembra prendere, neanche a chi converrebbe

giugno 2nd, 2013 § 0 comments § permalink

Non sappiamo chi vincerà questa tornata amministrativa.

Ignoriamo chi, tra Marino ed Alemanno, diventerà il prossimo sindaco d’Italia.

Ma possiamo tranquillamente dire chi ha perso.

Hanno perso i sognatori di una qualsiasi aggregazione liberale o vagamente tale.

Non ci schiereremo con i grillini nell’insultare gli elettori, perchè abbiamo sempre rispettato la democrazia sia nelle sue forme che nella sua sostanza.

Ci permettiamo di essere arrabbiati con quella classe “dirigente” pusillanime e conservatrice che è al vertice di alcune forze politiche.

Nonostante, infatti, si sia aperta una enorme prateria alla destra di Berlusconi e del Pdl, nessuno di costoro ha manifestato la voglia o la volontà di andarci.

La prateria è enorme ed è costituita da un caos creativo e magmatico di elettori, certamente delusi dallo stato attuale, ma, altrettanto sicuramente, anti-burocrazia, anti-tassazione eccessiva, anti-sprechi, pro-mercato, meritocratica e ,soprattutto, aperta.

Un “esercito” silenzioso e senza voce ufficiale, in preda allo scoramento ma che non vuole arrendersi, pronto a rimettersi in cammino, se solo capitasse l’occasione giusta.

Ma le occasioni in politica non capitano a caso, succedono soprattutto grazie alle azioni degli uomini.

Ma qui, in questo scenario politico, più che azioni abbiamo solo reazioni e più che uomini, abbiamo grigi personaggi senza autore e senza copione.

Ne abbiamo perso di occasioni, ed abbiamo sempre dato la colpa alle persone che non ci hanno capito.

Forse è il caso di cominciare a pensare che noi liberali non siamo mai stati pronti in questi anni.

Oggi possiamo fare come gli americani che scelsero il far West e portare i nostri carri sui prati di questa prateria oppure fare come il deserto dei tartari, cioè rimanere sulla garritta del forte a sorvegliare un pezzo di terra aspettando un nemico che, forse, non arrverà mai.

Almeno sopero che saremo pronti per questa scelta…

 

the Vatican Seagull

marzo 13th, 2013 § 0 comments § permalink

A voler essere anche un po’ fatalisti, possiamo dire che i segnali dell’avvento di un nuovo pontefice erano già nell’aria. Non solo metaforicamente. Quel gabbiano, fermo, sul comignolo della Cappella Sistina da cui, pochi minuti fa, è uscita la famosa fumata bianca , era un segno “divino”. Simbolicamente, infatti, il gabbiano è il messaggero del Divino in questo piano e quindi è facile dire, adesso, che i segnali c’erano tutti.

Certamente questo conclave non è stato un conclave “normale”, il gesto delle dimissioni di Papa Benedetto XVI restano un gesto quasi rivoluzionario. Un gesto niobile, generoso e pieno d’amore da parte di un pontefice, spesso ingiustamente etichettato come conservatore, verso la sua Chiesa.

Una Chiesa divisa tra la sua missione lucente di fede e di speranza ed una curia vaticana, scossa da troppi veleni e da troppe divisioni.

Sanare queste ferite e ricucire questi strappi, infatti, saranno la principale missione dell’ex cardinale Jorge mario Bergoglio, da oggi Papa  Francesco I, cui auguriamo di cuore un fecondo ed illuminato pontificato.

Indubbiamente  questo conclave nella sua brevità ha dato già una risposta alla richiesta pressante di unità da parte dei fedeli di tutto il mondo. Adesso bisognerà vedere, con fiducia, se le altre richieste verranno soddisfatte.

Chi scrive non può fregiarsi del titolo di fervido praticante, ma forse quello di un umile pellegrino in cammino nel mondo. Ciò però non toglie che seguiremo con interesse questa nuova fase.

Una nuova fase segnata dai tantissimi Ipad che vendono innalzati dalle mani dei fedeli riunite nella piazza per riprendere la prima apparizione del nuovo Pontefice. E proprio questi Ipad, tablet e smartphone sono il segno che tradizione e modernità possono unirsi con gioia.

Speriamo che il nome scelto da questo nuovo Papa, Francesco, oltre ad essere una novità assoluta, sembra essere l’auspicio di un ritorno alla semplicità ed alla trasparenza, quasi mistica, del Vangelo.

La fase annunciata da un piccolo gabbiano sopra un comingnolo…

Voterò comunque per Fermare il declino

febbraio 20th, 2013 § 1 comment § permalink

Mentre scrivo queste poche parole, Oscar Giannino si è dimesso dalla carica di presidente di Fare per fermare il declino e dalla Bignardi sta giustamente, e un po’ amaramente, confessando il suo peccato di vanità.  Dimettersi per “colpa” di un finto master a meno di 4 giorni dalle elezioni è un fatto davvero nuovo nel panorama politico italiano. Se poi vieni abbattuto dal fuoco amico di uno che ha fondato un partito insieme a te, come Zingales, la novità diventa eccezionalità. E, in questa italietta, dove chi governa le “città-banche” dice di non aver niente a che fare quandio queste ultime compiono le peggiori nefandezze, dove è possibile comprare una casa senza sapere chi la paga, dove si salva dall’arresto un proprio sodale e poi lo sacrifica in nome dei sondaggi, dove si candidano i figli con lauree false e infermierine in pizzi e burlesque con lauree vere, dove si porta al governo la destronza in tacco 12 che si era candidata contro di te, vantandosi di non avertela data, dove un giornalista va in galera per le cazzate che scrive e poi viene graziato perchè, nonostante un partito amico, non si riesce a varare una legge sulla stampa seria e civile, dove un partito della coalizione fa cadere una giunta regionale e ci si candida in coalizione con questo stesso partito per un nuovo mandato, dove, nonostante tu abbia un ex sindaco universalmente riconosciuto come ottimo amministratore, lo regali ad un’altra coalizione e poi ti incazzi perchè ti porta via i voti, dove, nonostante maggioranze parlamentari mostruose, non si tagliano le tasse, non si semplifica, non si fa crescere l’economia ma in compenso si crea il leviatano Equitalia, dove devi mendicare il voto di due peones per tenere in piedi il tuo governo, dopoche hai cacciato chi si è candidato con te, dove, sostieni per un anno un governo tecnico insieme ai tuoi opopositori e approvi l’istituzione dell’IMU, il fiscal compact ed il redditometro, dove nomini un professore della Bocconi come commissario europeo per ben due mandati, facendo fuori Emma Bonino per nominare Napolitano, dove questo ex commissario europeo divien presidente del consiglio tecnico e, dopoche gli hai offerto anche il tuo partito, si candida contro di te  e diventa il nemico pubblico numero uno, questa è l’italietta dove l’eccezionalità fa paura.

Ebbene Oscar Giannino non ha mai conseguito un master a Chicago e si è dimesso per questa sua colpa. E proprio queste dimissioni rappresentano una sostanziale novità etica e morale nella politica italiana.

Certo potremmo dire che la Santanchè in situazione analoga non lo ha fatto, ma scenderemmo al livello del direttore de il Giornale e , francamente, per il rispetto che porto al suo fondatore, Indro Montanelli, non lo faccio.

Certamente sono un liberale, uno di quei liberali che, dal 1994, ha sempre votato Berlusconi orgogliosamente fino al 2006. Quest’anno vengo additato come liberale purista, praticamente uno che si fa le pippe mentali perchè ho deciso di aderire a Fare per fermare il declino.

Ebbene si, sono un liberale purista ed onanista.

Sogno un rivoluzione liberale dove ci sia meno stato, meno tasse, meno burocrazia, meno privilegi, più scelta, più liberta, più regole e più mercato.

Sono un onanista liberale, impunito, che preferisce vivere delle fantasie di un Oscar Giannino senza master piuttosto che degli incubi socialisticheggianti e colbertistiche di un Tremonti.

Voterò comunque Fermare il declino, perchè questo non è solo economico, è soprattutto culturale.

Voterò comunque Fermare il declino perchè quando purgheranno Sallusti, perchè alla fine toccherà anche a lui, voglio esserci per poter dire: “Benvenuto, amico onanista. Pardon, purista”….

L’odore dei soldi…

gennaio 10th, 2013 § 0 comments § permalink

E finalmente ci siamo arrivati.

In realtà è un po’ tardi, visto che le elezioni si terranno tra poco più di un mese, ma meglio tardi che mai.

Di cosa stiamo parlando ? Di quell’atteggiamento di un diffuso sentimento di ostilità verso la ricchezza e chi la detiene.

In questa italietta ipocritamente cattolica, malignamente benpensante, falsamente moralistica e disastrosamente etica fa chic assumere una posizione a favore del pauperismo, decadente aspetto di un radicalismo chic, con la puzza sotto il naso, ma non nel portafogli, che guarda con sufficente sdegno color che sono ricchi.

Essere ricchi in questa italia. minore, minorata e minoritaria, è un peccato, quindi un reato contro il buon gusto, ed i custodi della rivoluzione dello stato paternalistico ed etico con i loro tribunali popolari del pettegolezzo pubblico e della gogna della calunnia sono sempre all’attivo.

Il ricco deve finire all’inferno, magari prima deve essere spremuto da un fisco oppressivo, crimonogeno e depressivo.

L’esproprio coatto e forzoso è il solo mezzo per espiare questo peccato, magari con la scusa della redistribuzione.

Ebbene, cari miei pauperisti del cazzo, vi comunico una verità: solo la povertà si può redistribuire, la ricchezza si può solo produrre.

Essere ricchi in questa italietta che vorrebbe vivere tre metri sopra il cielo, mentre invece è già due metri sottoterra, è una colpa.

Una colpa ancestrale, atavica e perpetua. Una macchia perpetua, senza possibilità di redimersi.

Quello che spaventa è che anche i ricchi, spesso, si conformano a questo modo di fare. Nessuno che abbia il coraggio di sfidare questa melassa ipocrita e benpensante dicendo: “se i ricchi devono andare all’inferno, che almeno gli stronzi vadano a fanculo.”.

Che bello sarebbe !

Sarebbe l’inizio della rivoluzione liberale di questo paese ed il crollo di una italietta che odia il colore dei soldi, ma non il suo odore.

 

Ricostruire i legami…

dicembre 30th, 2012 § 0 comments § permalink

Quale dovrebbe essere l’obiettivo primario della prossima legislatura ?

Secondo me la ricostruzione di quei (micro)legami che tengono, (ancora per poco), insieme la società italiana.

Quei legami fatti di una solidarietà non pelosa e non pietosa tra vicini di casa e di condominio. Quei legami di fiducia non pallida e non finta tra amici. Quei legami di affetto e di attenzione reciproca che, causa il restringimento del tempo libero, sono sempre più labili ed impalpabili.

Non sto facendo un elogio acritico dei “bei tempi andati”, ma, nell’età della condivisione, è inutile, secondo me, sapere cosa fa una persona dall’altra parte del mondo se non ci prendiamo cura di quelli più prossimi a noi.

A volte basta un sorriso, un saluto inaspettato o una parola al momento giusto.

Piccoli gesti che fanno delle grandi differenze nella vita di ognuno.

Recuperare il lato umano e ricostruire i legami.

Questo, secondo me, è il compito primario che la Politica dovrebbe darsi nella prossima legislatura.

Ed è proprio questo quello che, fino ad ora, manca soprattutto nelle coalizioni o nei partiti “maggiori”.

Tra l’idea di una solidarietà che troppo spesso sfocia in un assistenzialismo incapace di valorizzare le persone ed i talenti per rimetterli in circolo di una sinistra e l’idea di una finta rivoluzione liberale e meritocratica, schiavizzata dagli ordini e dagli albi di qualunque genere, inane e spaurita di fronte all’adozione delle più elementari azioni di semplificazione e liberalizzazione, oggi si è unita l’ideologia di una tecnocrazia, elitaria senza consenso popolare, dal sorriso buono e la voce paternalistica che cerca nuove alleanze tra burocrazie europee e porporati oltretevere.

Questa è ,a mio avviso, l’offerta politica italiana.

Mancherebbe il fenomeno del grillismo, ma questo è facilmente ascrivibile e circoscrivibile entro i confini della disaffezione e dello scoramento che questo ircocervo politico genera a tutti i livelli.

Ovviamente non so (e non voglio) dare una risposta alla fatidica domanda: “che fare, allora ?”.

Personalmente andrò alla ricerca di quelle forze politiche, sia nuove che “piccole”, offrono la possibilità di costruire una comunità. Quelle che sorridono e pensano. Quelle che, magari anche inconsapevolmente, cercano di ricostruire i legami. Quelle che, a volte senza esserne coscenti, forniscono gli esempi e la forza per continuare a vivere e lottare.

Non salgo e non scendo, io faccio…

dicembre 26th, 2012 § 0 comments § permalink

Pregiatissimo Senatore Monti,

fin dall’inizio del suo governo “tecnicamente” politico io l’ho avversata, pur riconoscendole l’onore che la sua storia ed il suo cursus studiorum atque honorum le conferi vano. L’ho avversata in nome di un principio strettamente connaturato alla mia concezione democratica ed alla Costituzione materiale che si è venuta fomando in questi ultimi anni.

Il principio è il seguente: “è meglio un brutto governo, purchè eletto, di un buon governo tecnico.”. Lo avrei affermato anche se al governo ci fosse stata una coalizione che non ho votato.

Ciò non vuol dire che non riconosca la legittimità formale e costituzionale del suo gabinetto, ci mancherebbe. Quello che non mi è piaciuto è stato il modo in cui Lei ed il suo governo siete stati insediati, Diciamolo chiaramente che la nascita di questo governo ha rappresentato un “allungamento” troppo stiracchiato delle norme costituzionale, al limite della rottura istituzionale, da parte del presidente Napolitano e che, adesso, la sua salita in campo cerca di sanare, prendendo “a posteriori”  quel consenso che, invece, avrebbe dovuto avere quando fu nominato Presidente del Consiglio.

Ebbene era chiaro, fin dall’inizio, che il suo mandato era, non so da lei interpretato, non un mandato imparziale e tecnico, ma una missione etica, (di natura quasi divina), per cambiare la testa degli italiani.

In molti suoi discorsi ricorre questa figura e molte delle norme da Lei e dal suo governo vanno in quella direzione.

Per usare , ed abusare, di una metafora di kant, mi è sembrato che Lei fosse andato al governo per raddrizzare “il legno storto dell’italianità.”. Una italianità intesa come incapacità quasi genetica di inferiorità ad un popolo tedesco. Unicio vero popolo eletto di una europa, (scritta volutamente in piccolo), ostaggio delle miserie di una alleanza francotedesca che ogni giorno di più mostra la corda e la poca resistenza ed autorità delle sue istituzioni.

Una europa, (ancora in minuscolo), che è arroccata in un delirio di onnipotenza tecnocratica in bilico tra i comportamenti degli invitati alla festa in maschera de “la Maschera rossa” di Poe, della orchestrina sul Titanic e del “dategli le brioche” della regina Maria Antonietta.

Ebbene io credo che non servano le leggi per cambiare le abitudini o le attituidini di un popolo serve l’esempio ed un nuovo vocabolario che cambi la prospettiva da cui la società guarda il mondo.

In verità, Lei ha cercato di innovare qualche parola del trito lessico del politichese. Basti ricordare l’insistenza sulla parola “sobrietà”, il decreto “salvaItalia” o il decreto”cresciItalia”. L’ultima è stato il ribaltamento della famosa “discesa in campo” di berlusconiana memoria in “salita” per indicare  la sua scelta di partecipare, finalmente, alla competizione elettorale.

Credo che capirà se le dico che a questo vocabolario decido di non conformarmi. A questo esperanto ibrido, costruito sulle macerie e sui passaggi logici di un berlusconismo disastrato ed attualmente disastroso, ancorché rovesciato.

Non sono queste le parole che servono alla politica ed alla società. Prova ne sia che la sua agenda riesce a scaldare i cuori solo di quei “politici” che oggi hanno il culo freddo senza poltrona perchè a rischio di non essere rieletti e credono che, appoggiandola, possano tornare a sentire il calore al loro lato B.

Io non sono mai sceso, anche quando sono stato eletto come consigliere comunale a 29 anni nel 1999 con 137 voti (il paradosso è che, per adesso, ne ho avuto più di Lei) e non sono mai salito. Sono rimasto me stesso a fare.

Ecco: io faccio.

Io faccio politica come riesco e come la so fare. Magari sbagliando, ma cercando di non raddrizzare l’albero storto dell’umanità. Magari solo il mio.

 

E’ possibile che…

dicembre 16th, 2012 § 1 comment § permalink

Ma Porca Puttana !!!!

Possibile che debba, dopo aver passato i miei primi 40 anni, decidere se delegare il mio futuro a delle persone che, nella migliore delle ipotesi, hanno più di 50 anni e nella peggiore quasi 80 ?

Persone che, molto più di me, non sono nativi digitali e, nel caso peggiore non sanno pronunciare correttamente la parola “Google”.

Persone che usano un vocabolario vecchio, intriso di un buonismo da “piccolo mondo antico” misto a “Don Camillo e Peppone”. Un vocabolario dove le parole non hanno, e non possono avere, lo stesso significato per chi mastica innovazione ed interrnet tutti i giorni.

Persone che alla parola merito preferisce la parola solidarietà, intesa come uguaglianza di risultati, che alla parola legalità preferisce la parola equità, intesa come surrogato di giustizia alla amatriciana, che alla parola innovazione preferisce la parola tradizionalismo, che alla parola laicità prefersice il confessionalismo, che alla parola democrazia preferisce la parola oligarchia, che alla parola riforme prefersice la parola riformismo, che alla parola impresa preferisce la parola monopolio, che alla parola sussidiarietà preferisce la parola burocrazia, che alla parola scelta preferisce la parola obbligo, che alla parola crescita preferisce la parola austerità, che alla parola Europa preferisce la parola europeismo, che alla parola connessione preferisce la parola protezione, che alla parola tolleranza preferisce la parola rifiuto, che alla parola opportunità preferisce la parola assistenzialismo, che alla parola libertà preferisce la parola paura.

Allora mi viene da dirlo forte e chiaro: con queste persone io non ho niente a che spartire, porca puttana.

E dovrei lasciare a loro la decisione del mio futuro ?

Possibile che ancora non soffi forte un vento di rivoluzione, di una rivoluzione generazionale e culturale.

Di quella generazione di outsider, come la mia, che rischia di essere schiacciata dai propri padri e dai propri fratelli. Di una generazione rassegnata alla delega gerontocratica ed alla droga di un paradiso consumistico da cui siamo stati cacciati dagli stessi che ancora ci promettono di farci rientrare. Di una generazione incapace di pensare una sua nuova cultura per inquadrare questo tempo e questo mondo, ma che si crogiuola in una melassa ideologica senza sapore, senza odore e senza passione.

Una generazione passata senza passione, una generazione vissuta senza vita, una generazione Erasmus senza aver conosciuto e capito Erasmo da Rotterdam, una generazione passata senza mai essere partita, una generazione senza azione e senza genere, una generazione senza volto e senza voce, una generazione delle potenzialità impotenti, una generazione che sogna, ma non si sveglia per realizzare questi sogni, una generazione senza un passato condiviso ma con un un futuro reciso in comodato d’uso.

Non sogno questa rivoluzione generazionale, non più. Non mi bastano più i sogni, vorrei un segno.

Magari un segno di vita.

e non un ultimo sussulto prima del rigor mortis.

Porca puttana…

Trova le tue tracce

settembre 2nd, 2012 § 1 comment § permalink

Per arrivare al tesoro dovrai seguire i segnali. Dio ha scritto nel mondo il cammino che ciascun uomo deve percorrere. Dovrai soltanto leggere quello che ha scritto per te.”(Paulo Coelho – L’Alchimista)

Nonostante l’abbondanza con cui queste tracce sono affidate al mondo. Nonostante la facilità con cui queste tracce sono leggibili. La maggior parte di noi non riesce a leggerle oppure non vuole.

Ogni volta che ci allontiamo dal nostro cammino, che è il progetto della nostra vita, l’Universo ci manda dei segnali affinchè possiamo riprendere il giusto passo e la strada migliore.

Sono segnali semplici, quasi banali, ma sono dei piccoli e meravigliosi miracoli quotidiani.

Magari è la parola di un amico, o una frase su un libro, o una foto di una rivista oppure una coincidenza.

Queste ultime, in particolare, sono importantissime. Quando accade una coincidenza non è un fatto casuale, non è un capriccio del destino, è un preciso monito su cui interrogarsi ed interpretare.

E’ il segno che l’Universo ci ama a tal punto che piega le leggi universali affinchè possiamo capire quale sia la scelta da fare per ottenere quello che vogliamo ed essere felici.

Una coincidenza è un biglietto di solo andata per la felicità e per l’amore incodizionato, sempre se decidiamo di salire sul bus.

Smetti di vivere rimurginando sul passato, o fantasticando sul futuro.

ADESSO l’Universo ti sta parlando.

ADESSO l’Universo vuole che tu sia felice.

ADESSO l’Universo è qui per servirti.

Trova le tue tracce !!!

Trova le tracce che l’Universo ha lasciato per te, e per te solamente.

Seguile ! Seguile !! Seguile !!!

Gioca a questa meravigliosa caccia al tesoro. Qualche volta cadrai, qualche volta sbaglierai ad interpretare gli indizi. Non è importante, fa parte del gioco. Quello che è importante è che NON DEVI SMETTERE DI GIOCARCI.

Il Tesoro ti sta aspettando. E sta aspettando solamente te.

Non è una corso contro il tempo.

Non è una corsa contro gli altri.

Non è una corsa contro di te.

Il Tesoro è stato. è e sarà solamente PER TE….

Ultima occasione per non perdere una rivoluzione

agosto 26th, 2012 § 0 comments § permalink

C’è una parola che, ultimamente, piace tantissimo ai nostri governacchioli e polituccoli: Giovani.

Non passa giorno senza che costoro, tipico esempio della giovinezza italica, non si preoccupano di quella che è stata definita una generazione perduta.

Una generazione che, a posto della selezione meritocratica, deve accontentarsi della cooptazione e del servilismo.

Una generazione che deve dissimulare i propri talenti per poter entrare nella stanza dei bottoni, sorvegliata a vista dai guardiani della gerontocrazia allergici a spiriti critici ed ad intelligenza non conformista.

Costoro, infatti, hanno capito che il Porcellum è quanto di più conservativo esista in politica per evitare il normale ricambio generazionale ed hanno ben deciso di modificare radicalmente la legge elettorale.

Effettivamente era difficile costruire qualcosa peggiore del Porcellum, eppure questi paladini della rivoluzione dei giovani, ci sono riusciti.

Mettendo da parte i tecnicismi, questa dovrebbe essere la classica goccia che fa traboccare il vaso.

Dovrebbe essere la chiamata alle armi per tutti coloro che vogliono rottamare a destra ed a manca, svecchiare la classe dirigente, seppellire i sepolcri imbiancati, per i rinnovatori, riformatori, riformisti, cambiatori, sgrassatori ed aggiustatori vari (ed eventuali).

Una siffatta legge elettorale, così come prospettata, sarebbe la pietra tombale sulla testa della generazione perduta.

Diventeremo tutti degli zombie che, invece, di cannibalizzare i propri padri, ne vengono spremuti e schiavizzati.

Bisognerebbe dir loro che se davvero volessero fare qualcosa per i giovani, c’è solo una cosa da fare: dimettersi in blocco da qualunque carica e ritirarsi a vita privata.

Ma visto che non vogliono farlo, non è più il tempo, per noi, di chiedere strada in maniera gentile. Ma bisogna accendere gli abbaglianti, spingere l’accelleratore e strombazzare con il clacson a più non posso. Perchè una occasione del genere non tornerà più.

Nessun Porcellum, nessun Schifellum, nessun Minchiatum, nessun proporzionale alla tedesca corretto con lo spagnolo, nessun Provincellum.

Una sola cosa: il collegio uninominale maggioritario con le primarie obbligatorie aperte a tutti e regolate con legge.

Noi non vogliamo quote o posti fissi in liste bloccate, vogliamo poter esprimere la nostra creatività, vogliamo la possibilità di mostrare i nostri talenti, vogliamo dimostrare che è possibile rinnovare la politica, usando la rete come motore di un nuovo modo di comunicare, grazie alle nostre competenze.

Solo togliendo il potere di scelta dalle oscure mani di oscuri funzionari di partito e rimettendola alla scelta libera, consapevole e trasparente delle persone, potremmo giocarci la nostra possibilità di esistere e di non essere più perduti.

Poi potremmo anche perdere, ma almeno lo avremmo fatto combattendo e con la schiena dritta, senza cooptazione e senza servilismo.


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Ultima occasione per non perdere una rivoluzione su Fabrizio Cipollini.