#AscoliFaSchifo

aprile 21st, 2019 § 0 comments § permalink

garbage-2729608_1920E’ più che mai necessario che tutte le energie creative di questa città decidano di uscire dal limbo dorato ed nascosto del loro isolamento.

E’ proprio il “monadismo” , la malattia oscura di Ascoli.

Intendo con “monadismo”, termine mutuato da Liebnitz, quell’ircocervo etico e civile che impedisce alle elites creative di Ascoli di “passare all’azione”.

Quel malcelato senso di superiorità culturale, soprattutto di stampo individualista, che impedisce ai “creativi” do riconoscersi come blocco sociale ed agire di conseguenza.

Quella “superiorità” inutile e passiva che affonda la crescita culturale ed il progresso urbano, producendo afasia e rassegnazione civica.

E’ il paradosso di questa comunità ascolana: la superiorità, disintermediata dalla lamentazione pubbliche e social, diventa rassegnazione, subordinazione ed inazione.

Ascoli Fa Schifo !

Fa schifo perché la sua elite creativa ha abdicato ad essere parte attiva.

Non sta a me dire chi faccia o meno parte di questa elite, non è nemmeno mio compito o volontà mettermi alla guida di questa “lunga marcia”. Non mio compito perché la mia generazione ha la colpa di aver accettato questa situazione.

Abbiamo barattato il nostro “essere incendiari” con una promessa che i nostri genitori, in buona fede, ci hanno fatto: “Tutto andrà per il meglio”

Ci siamo cullati, ci siamo beati di questa promessa, ma non siamo ‘ più capaci di farla e di mantenerla per i nostri figli.

Chiedere scusa e fare finta di niente, magari continuando le nostre lamentazioni sui social, è troppo poco e troppo facile.

E’ necessario che le elite creative diventino una forza storica e civica di creattivi.

Noi della generazione delle promesse scadute possiamo solo schierarci al loro fianco come bravi soldati semplici.

Potremo anche non farlo e continuare a scrivere #AscoliFaSchifo, ma a questo punto scopriremo che ne siamo divenuti parte attiva ed integrante.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Gli inutili forzuti

aprile 10th, 2019 § 0 comments § permalink

urban-1513868_1920Chi ha qualche dimestichezza con la politica vintage di qualche decennio fa, ricorderà la famigerata espressione “utili idioti”. Negli ambienti di centro e di una certa destra, con questa locuzione, si bollavano coloro che, da indipendenti, si candidavano con il Partito Comunista Italiano. Erano, cioè, utili a portare voti, ma “idioti” perché non vedevano che non contavano niente a livello decisionale.
Oggi, in questa transitoria Repubblica 2.5 gli “utili idioti”, forse, non esistono più come categoria ben definita, e lo diciamo con qualche rammarico, velato di nostalgia vintage.

Nella città di Ascoli, però, dove il tempo ha regole tutte sue, basti pensare che ci hanno messo più di 100 anni per inaugurare una statua di Francesco Stabili, si stanno palesando, in questi tempi oscuri di campagna elettorale, una nuova categoria politica: gli inutili forzuti.
Gli inutili forzuti possono essere uomini o donne, seniores o giovani, Trentenni o frazionari, commissari o commissariati, assessori o assisi.
L’unica cosa che conta è dire, con varie sfumature: “Forza Piero !”. (Celani ovviamente, NdA).
Non importa che lo stesso Berlusconi abbia deciso, in prima persona, di concerto con gli altri leader nazionali di un centrodestra magmatico ed in evoluzione che il candidato sindaco in Ascoli per le prossime elezioni amministrative del 26 maggio p.v. sia un altro.
Il forzuto gonfia i muscoli e urla tutta la sua frustrazione e delusione.
Ma tutto quel testosterone propagandistico deve aver obnubilato il cervello, anzi, la memoria del forzuto che, ignaro delle “sinistre” assonanze tra Fiori e Fioravanti, ripete, imperterrito, il suo mantra.
Sorvoliamo sul fatto che oggi il forzuto tacci di essere un traditore alcuni esponenti di liste civiche che, dopo aver flirtato con Celani, hanno deciso di non rompere la fragile unità del centrodestra e si sono schierati con Fioravanti, non ricordandosi che fu proprio durante il suo secondo mandato che il sindaco Celani difese pubblicamente alcuni consiglieri che l’UdC ascolana stigmatizzò come “traditori”, con tanto di foto, su manifesti pubblicamente affissi.

Sorvoliamo anche che l’archinumerico Trenta parli ancora, con decenni di ritardo, di cultura finiana nei confronti di Giorgia Meloni, non ricordandosi, o fingendo di ignorare, che Fratelli d’Italia è un partito che, oltre ad aver pubblicamente abiurato il finianesimo, sia stato creato per superare l’asfittico e decadente berlusconismo da protagonisti politici come Meloni, erede di una destra italiana, conservatrice e sovranista che, a stento, accettò Alleanza Nazionale e poi il Polo delle Libertà  e Crosetto, esponente di un liberalismo riformista che aveva visto la fine della promessa di un rivoluzione liberale, mai realizzata, dal Cavaliere stesso.

Magari lo stesso Trenta potrebbe, gentilmente, farci sapere che fine hanno fatto i magnifici e sfolgoranti progetti, che lo hanno visto protagonista quasi assoluto, come l’Università della Pace o il Marchio Unico Nazionale che avrebbero dovuto trasformare Ascoli nella nuova Dubai.

Non scordiamoci poi che, nelle ultime elezioni regionali, la stessa Forza Italia decise, malauguratamente, di appoggiare Spacca ed il suo movimento Marche 2020, rompendo l’alleanza di centrodestra con FdI e la Lega. Il risultato fu quello di una sonora scoppola elettorale, e di questo, forse, i forzuti dovrebbero tenerne conto.

E’ vero che il candidato Fioravanti è stato battuto all’uninominale dal movimento 5 stelle nelle elezioni del 4 marzo 2018,  e questa “sconfitta” è , per il forzuto, ostativa alla candidatura alla carica di primo cittadino ascolano. Bisognerebbe, però, ricordare che anche lo stesso Fiori non è che sia stato eletto al Senato, sempre nelle ultime elezioni politiche del 4 marzo 2018, e, francamente, non si capisce perché una sconfitta condivisa nello stesso turno sia ostativa per uno, mentre per un altro sia il lasciapassare per poter fare e disfare.
Se la situazione ascolana è stata risolta nel corso di un tavolo nazionale è perché, IN Ascoli, nessuno dei troppi galli è riuscito a trovare una sintesi.

Non vorremmo che questi galli facciano la fine dei caponi di Renzo di manzoniana memoria. Sappiamo tutti come è andata a finire per loro.

Amico mio, fatti i Razzi tuoi

ottobre 15th, 2018 § 0 comments § permalink

antonio razziA chi, oggi si indigna per la prossima venuta di Antonio Razzi ad Ascoli in nome di una presunta, ed auto-assunta, superiorità culturale e morale, vorrei dire di provar loro a non finire le scuole, emigrare in svizzera per cercare lavoro, trovarlo e fare anche una famiglia, poi, in prossimità della pensione, avere i voti per farsi eleggere in Parlamento, disobbedire ad un ordine di partito (che vuole cacciarti), salvare la legislatura, farsi rieleggere come senatore in una lista bloccata, essere trombato nelle liste elettorali, prendere il vitalizio, farselo tagliare e non presentare ricorso e sapersi riciclare come uomo di spettacolo.
Ennio Flaiano, pescarese e grande intellettuale italiano, sosteneva che sulla bandiera italiana venisse scritto: “Tengo Famiglia”.
Antonio Razzi, pescarese, è il paradigma vivente di questa intuizione. Razzi è Razzi, non si nasconde, non si mimetizza, non imita una vita che non conosce.
Razzi non si vanta di frequentare chi conta.
Razzi non si vanta di aver fatto o fare delle buone letture.
Razzi non usa circonlocuzioni o metafore.
Razzi è il padre spirituale di Di Maio, ma senza la prosopopea giovanile e guascona di quest’ultimo.
Razzi è esattamente la caricatura di Crozza, niente di più, niente di meno.
Razzi non è un piatto di ostriche con il caviale e champagne, è una cofana di arrosticini con una Peroni ghiacciata.
Razzi è scarpe grosse e cervello fino, quella finezza che non è acume intellettivo alla Occam, ma fiuto per gli affari e per le occasioni propizie.
Razzi è: “Amico mio, fatti li cazzi tua.”.
Razzi è, semplicemente.
Proprio perché è cosciente di essere sé stesso, Razzi sa ridere di sé e far ridere gli altri delle sue “mancanze” che diventano ricchezze.
Razzi è catartico, perché assume su sé i difetti di tutti e li sublima facendoli divenire arte, come un agnello sacrificale.
Io preferisco Razzi a chi, oggi, si indigna e crede di essere superiore a lui.

E’ proprio l’esistenza di Razzi a permettere a costoro di sentirsi superiori, perché Razzi, volutamente, abita il seminterrato, dove si festeggia ogni sera a rustelle e birra e dove si balla il saltarello.
Ai piani superiori , invece, gli indignati, autoproclamatisi moralmente superiori, mangiano ostriche, importate clandestinamente, da sconosciuti paesi extra ue e champagne cinese, facendosi il fegato amaro alla ricerca di un altra vittima per il loro culturame radical (finto) chic, facendo finta di non sentire le risate grasse per le gare di rutti e curreje che provengono dal seminterrato.

Razzi non è un virus pericoloso, è un italiano che, in un dato momento ha deciso contro il mainstream intellettualoide, allora imperante dell’antiberlusconismo ed ha vinto. E’ come se uno andasse al casinò e vincesse alla roulette puntando sullo zero.
Razzi è il cigno nero della politica italiana, quello di cui nessuno sapeva l’esistenza, ma, comunque, esisteva e di cui nessuno si preoccupava.

Razzi è la variabile impazzita nello schema, e meno male.

Razzi viene ad Ascoli e subito si grida allo scandalo, come se alcuni si sentissero padroni e custodi di una presunta superiorità della razza picena. Ed ecco che subito partono gli appelli al Sindaco Castelli affinché blocchi i ponti di accesso alla città, magari aggiungendo una bella condanna all’esilio al senatore Razzi, all’assessore Dragoni, affinché, magari inginocchiata per tre giorni in piazza del Popolo, faccia abiura di considerare cultura il libro del Senatore Razzi e, da ultimo, m non per ultima, all’onorevole Latini, anche lei colpevole di accodarsi ad omaggiare questo divo del trash come la Zanazara, vero e proprio fenomeno comunicativo degli ultimi 10 anni e trasmissione di una cultura comunicativa impressionante, se solo si sa capirla.

Da ultimo, però, nessuno menziona l’associazione culturale Sinergie Picene che ha invitato Razzi ed a cui andrebbe data una medaglia civile alla difesa della Costituzione, ed in particolare della libertà di espressione, che, con la loro azione, ci ricordano che la Costituzione, fortunatamente, vale per tutti senza bisogno di aver finito gli studi o meno.

Una cosa è sicura, se gli inkazzati ascolani volevano far passare sotto silenzio l’avvento di Razzi ad Ascoli non solo non solo non ci sono riusciti, ma anche lo hanno fatto divenire un evento a cui sarà impossibile mancare. E’ la legge di Wilde: “bene o male, purchè se ne parli”.
Ed adesso che non è più possibile starsene zitti e lasciar passare l’evento sotto silenzio, gli indignados ascolanetti invocano la censura, come ai tempi del MinCulPop.
Flaiano sosteneva, infatti, che esistono due tipi di “fascismi”, quello dei fascisti e quello degli antifascisti.
Quando c’era lui, erano cazzi amari, ma non Razzi amari.

Palme e Paradossi

marzo 28th, 2017 § 0 comments § permalink

tic-tac-toe-1777880__340La Politica è, spesso, il campo dove il paradosso diviene regola e la regola diviene paradosso. Ma anche qui c’è un limite che è meglio non superare. Già i Greci sapevano che il concetto di hubrys, cioè il superamento del limite fissato dagli dei, era il peccato capitale. E la pena per il peccatore er quello di divenire pazzo. Quasi tutta la tragedia greca è basata su questo assunto.  A San Benedetto del Tronto, questo limite si sta pericolosamente avvicinando per la maggioranza. La procedura di “sfiducia” al presidente del Consiglio comunale Gabrielli, da parte di una maggioranza della maggioranza, un paradosso anche questo, è frutto di quella hubrys, tipica da tragedia greca. Peccato che, in questo caso, si rischi la commedia, purtroppo tragica. Ma il risultato rischia di essere lo stesso: l’impazzimento.

La vittoria elettorale del Sindaco Piunti e della maggioranza di centrodestra, se ancora è lecito usare questo termine, è frutto di una serie incredibile di singolarità paradossali: le divisioni interne al Partito Democratico e la non presentazione della lista 5 stelle.  Certamente bisogna aggiungere anche il consenso elettorale, ma questo è stato, soprattutto nel secondo turno, un voto di “pancia”. Non siamo certo noi a dire che i voti di pancia valgano meo di quelli ponderati, per noi ogni voto ha il medesimo valore.

Quello che una maggioranza, guidata da una leadership illuminata, sarebbe dovuta essere quella di trasformare quei voti di pancia in voti convinti, mettendo in campo ogni misura ed ogni azione per realizzare il programma amministrativo.

Ed è qui che diviene centrale il ruolo del Consiglio Comunale.

Una maggioranza illuminata avrebbe dovuto servirsi dell’assemblea elettiva per realizzare, in modo trasparente, democratico, condiviso e aperto, proprio per dare la dimostrazione della propria forza, vincente, convincente ed aggregante. Un Consiglio comunale così interpretato, ed interpretabile, avrebbe avuto bisogno di un presidente capace di saperlo guidare con autorevolezza e senza autorità.

Ed è qui che la maionese impazzisce.

Se, invece, si interpreta, come purtroppo è stata interpretata, la figura del presidente assembleare come moneta di scambio all’interno del processo di spoil system delle posizioni assessorili è chiaro che, chi è chiamato a ricoprire quella posizione di presidente, si senta non un primus inter pares, ma un minus habens rispetto all’abnorme esposizione mediatica di cui il Sindaco e la Giunta godono. In questo corto circuito è chiaro che l’azione politica del presidente assembleare prenda una parabola eccentrica rispetto all’azione amministrativa ortodossa, incarnata dal Sindaco. Ci si deve distinguere dalla maggioranza che ti ha eletto per esistere nella stessa maggioranza, altro paradosso.

In questi casi, però, un sistema funzionante avrebbe un correttivo, o meglio un anticorpo: il partito.

Ed è qui che la maionese va in vacca.

Forza Italia, in provincia di Ascoli Piceno, non è mai stato un partito sia per incapacità dei suoi vertici, sia per calcolo politica della sua “classe” dirigente a livello più alto. L’unità e l’unanimità che ha sempre sbandierato, piuttosto che operare attraverso un confronto salutare tra una maggioranza ed una minoranza interna, ha, di fatto, trasformato tale partito in un comitato elettorale ed ha spostato la dialettica democratica interna negli agguati durante le votazioni siano esse elezioni provinciali o voti consiliari.

Il Comitato elettorale, poi, non riesce a superare tali traumi se non con l’ostracismo e con l’ostracismo e la dannazione dei “traditori” e dei “nemici” che, spesso, sono coloro che più potrebbero aiutare a costruire una coscienza politica ed intellettuale funzionale e necessaria alla evoluzione del Comitato in partito.

Nella logica del “nemico”, il Comitato elettorale, finiti i tradirori interni, li ricerca nei partiti e nelle liste alleate.

Ed il paradosso, sotto le palme, è completo.

Cosa accadrà ?

Non è nostro compito dare soluzioni, ma cercare di spiegare le cause e renderle note. Neanche siamo degli indovini per sapere cosa accadrà, cerchiamo di capire da dove si arriva.

 

Dopo quasi 4 anni, torno a scrivere qui sul mio sito. Purtroppo non ho scusanti per una tale assenza, se non la pigrizia.  Mi impegno a scrivere con un po’ più di periodicità. Almeno lo spero.

 

Non è da tutti votare per la propria mamma

maggio 24th, 2014 § 0 comments § permalink

Sono davvero pochi i figli che possono avere l’onore di votare per la propria mamma.

A me capiterà domani ed ammetto che sarà una emozione davvero nuova e forte.

Angela Rosa, detta Rosella, Ciriaci è il nome della mia super mamma “elettorale”.

Non vi starò, certamente, a raccontare la sua storia o a magnificare le sue credenze o i suoi valori.

Se vi piace leggere quello che scrivo, sappiate che è stato grazie alla sua educazione ed al suo esempio che sono divenuto quello che sono e quindi quello che scrivo.

Educazione ed esempio.

Un binomio che, in questa fase politica viene dimenticato ed oscurato da un altro binomio: apparenza e astrattismo.

Non è da tutti votare per qualcosa di concreto, non è da tutti votare per la propria mamma, domani il mio voto sarà per l’educazione e l’esempio.

…ma anche per ribadire a mia mamma che  le voglio bene.

p.s.: la Lista dove si candida mia madre è la lista civica “Pensiero Popolare Piceno” a supporto di Guido Castelli sindaco

Il mio voto per l’Europa (ma anche contro)

maggio 24th, 2014 § 0 comments § permalink

Ho deciso di non intervenire durante questa brutta campagna elettorale un po’ per pigrizia ed un po’ perchè, davvero, non sapevo cosa fare.

Certo, so benissimo che questo voto europeo sarà di importanza fondamentale, ma, paradossalmente, è l’europa, questa europa, che sembra non capire quello che c’è in ballo.

Questa europa è, davvero , diversa da quella immaginata da Spinelli e da Schumann.

E’ lontana mille miglia da quella della Thatcher e di Kohl.

Ma questo voto è anche importante per quel che riguarda la situazione italiana. Una situazione italiana che vede la democrazia elettiva commissariata e in stallo tra tre parti in guerra.

Il mio voto, però, andrà a Giorgia Meloni, forse più che a Fratelli d’Italia.

Lo faccio soprattutto per una possibilità, perchè nell’alleanza tra la Meloni e Crosetto ho intravisto, davvero in nuce, la possibilità di una formazione liberal-conservatrice di stampo inglese.

Magari mi sbaglierò, il seme è davvero piccolo e fragile, ma credo che valga un voto.

…purtroppo a livello locale non è possibile fare una lista liberale…

marzo 10th, 2014 § 0 comments § permalink

Chi mi conosce sa che, in tutta la mia vita politica, ho sempre lavorato per poter dar vita ad un movimento liberale (e conservatore) a livello comunale.

Certamente l’ho fatto a mio modo.

Senza cedimenti, senza piaggerie, senza piagnistei, senza clientele e senza annacquare il messaggio di libertà, di sviluppo e di crescita. Magari con crudezza, con cinismo, con poca diplomazia, ma soprattutto con coerenza.

Non ho mai usato la doppia faccia, come sono in realtà, mi sono comportato anche in politica.

Paradossalmente, oggi, che alle Europee finalmente si arriva alla costituzione di una lista dell’Alleanza Liberal-Democratica Europea, sono qua a scrivere che, ad Ascoli, non è possibile costruire un simile raggruppamento.

Non è possibile perché le fondamenta di un tale raggruppamento poggerebbero su un terreno molle, troppo molle.

Anzitutto perché un tale movimento deve avere un orizzonte temporale, per essere solido, molto maggiore delle prossime elezioni comunali.

Un simile orizzonte temporale è troppo lungo se il fine è costituire un comitato elettorale, ma troppo breve se invece si ha, come me, l’ambizione di fare un movimento.

Il secondo motivo ostativo è la coerenza valoriale ed ideologica.

E’ difficile, infatti, pensare di mettersi insieme a persone che in pochi anni sono passati da Rotondi a Casini, passando per Berlusconi e Lombardo, per poi finire a Montezemolo o a una scelta civica senza Monti ?

Difficile, se non impossibile.

In Scelta Civica, infatti, dopo la scissione dei popolari di Mauro e l’abbandono di Monti, c’è un nocciolo di esponenti liberali, come Enrico Zanetti, Benedetto Della Vedova e Pietro Ichino che coerentemente portano avanti l’idea di un rassemblement liberaldemocratico, perché ci credono.

In Ascoli c’è chi sta usando il simbolo di Scelta Civica come un adesivo da mettere su una giacchetta elettorale, destinata ad essere gettata il giorno dopo.

Noi, autenticamente liberali, invece vogliamo metterci in cammino esattamente dal giorno dopo, poichè abbiamo oggi una ambizione molto più grande del partecipare alle prossime elezioni.

Noi vogliamo costruire una Ascoli libera e coraggiosa che non abbia paura di guardare il suo futuro ed esserne non solo all’altezza, ma addirittura superiore.

Una città capace di essere leader nelle Marche sfidante e motivante.

Oggi non ci sono le condizioni per costruire un tale raggruppamento, ovviamente, non appena qualcuno leggerà queste mie parole dirà che la sua lista o il suo candidato rappresenta questo mio sogno.

Non è così.

Ovviamnete parteciperemo alle prossime elezioni comunali ed abbiamo ben chiaro quale sia la scelta migliore per il sindaco.

Ma continueremo a sognare, continueremo a non avere paura  e saremo pronti.

Abbiamo un appuntamento già fissato, e saremo pronti.

Avvoltoi Piceni

febbraio 7th, 2014 § 0 comments § permalink

Carissimi (si fa per dire) profeti di sventura in servizio permanente effettivo,

vi scrivo questo post con il cuore in mano per dirvi una sola cosa:

avete rotto le palle !!!

Sinceramente non ne posso più di sentirvi, becerare tutto il giorno sullo sfascio culturale di Ascoli Piceno.

Sinceramente ne ho pieni gli zebedei delle vostre apocalittiche visioni di sventura, delle vostre catastrofiche profezie di sventura sulla distruzione etica e morale della mia città.

Sinceramente non riesco più a digerire la vostra poltiglia putrida di ciarpame culturale e di politichetta da basso impero.

Sinceramente le mie orecchie non tollerano più il vostro gracchiare, senza senso e senza senno, di una vecchia età dell’oro passata e idealizzata  ed una fallace e falsa promessa di rinascita etica, culturale ed economica.

Non è vero che tutto qui sia merda, ma a voi piace dipingerla così perché, coprofagicamente, vi piace rotolarvici dentro.

Vi piace, siamo sinceri una buona volta, affrescare con toni bui e pesti dei vostri mancati sogni di gloria anche il cielo degli altri.

Vi piace trascinare gli altri nei vostri abissi di depravazione e depressione intellettuale, per chiuderli nel nanismo de vostri piccoli orizzonti.

Voi senza volto, se non quella della mediocrità.

Voi senza voce, se non quella dell’invidia.

Avete davvero rotto le palle, e mi spiace anche avervi dedicato questo post…

In bocca al lupo, Francesco Bellini…

febbraio 6th, 2014 § 0 comments § permalink

Sono passati poco più di 50 giorni dalla dichiarazione di fallimento dell’Ascoli Calcio, ed oggi sembra una vita fa.

Sembrava impossibile poter dire, dopo poco più 50 giorni, che l’Ascoli Calcio, ed Ascoli, si sarebbero rialzate insieme, in maniera forte e dignitosa.

Ebbene questo è quello che è successo, oggi pomeriggio prima in Tribunale e poi tra le strade di Ascoli.

Ascoli si è sollevata da terra, con dignità, con entusiasmo, con passione e senza aiuti “esterni”.

L’Ascoli si è risollevata grazie agli ascolani, alla loro passione, al loro entusiasmo e, soprattutto, al loro tifo per i colori bianconeri.

Una unità davvero straordinaria, come raramente si è visto in Ascoli.

Meravigliosi sono stati i tifosi che, con civiltà e lungimiranza, non hanno mai abbandonato i colori bianconeri ed anzi hanno supportato, con le loro collette, la squadra.

Lungimirante è stata l’amministrazione, con a capo il sindaco Guido Castelli, per aver mantenuto saldo il timone, tenendo la rotta delle regole e della diplomazia, senza populismi a buon mercato e false promesse.

Forse questa è la notizia più bella, un segnale di speranza e di riscatto per un territorio, come il nostro, che sta pagando un prezzo altissimo alla crisi economica.

Un segnale che ha la faccia sorridente del Cav. Francesco Bellini, soprattutto, e dei suoi soci: Piero Palatroni, Battista Faraotti, Giuliano Tosti e Gianluca Ciccoianni.

Siamo sicuri che, dal paradiso, anche il mitico Costantino Rozzi, oggi, abbia sorriso ed abbia gioito.

A tutti loro non possiamo non augurare un grandissimo in bocca al lupo.

Oggi tramite internet, domenica, di sicuro, allo stadio.

un altro 18 dicembre tra le lacrime…

dicembre 18th, 2013 § 0 comments § permalink

lo ricordo ancora quel maledetto 18 dicembre 1994.

stavo svolgendo il servizio militare a Modena e quella mattina, uggiosa e nebbiosa, mia madre chiamò al telefono dell’ufficio per dirmi che Costantino Rozzi era partito da questa terra.

Ricordo che, chiusi il telefono come in trance, e mi misi a piangere come un bambino.

I miei colleghi ed il sergente maggiore che dirigeva l’ufficio credevano che fosse capitato qualcosa di brutto ai miei familiari e quando  riuscii a spiegare cosa era successo, inziarono a guardarmi come un marziano.

A me non importava dei loro sguardi allibiti, non importava di quello che dovevo fare, non mi importava di niente…

Costantino Rozzi, il Presidentissimo, il condottiero e l’anima dell’Ascoli Calcio ci aveva lasciato.

Come mi era impossibile smettere di piangere, così mi era impossibile non ricordare le gioie che l’Ascoli di Rozzi mi aveva regalato.

Il pallonetto di Nicolini col Cagliari, la rovesciata di Agostini con il Pisa, la “banana” di Casagrande, la doppietta di Novellino contro la Juventus, il centesimo gol di Giordano, il gol di Barbuti al Milan di Berlusconi…

Troppe emozioni. Tutto troppo, troppo in fretta….

Eppure non c’era stato il tempo di poter dire grazie.

Grazie Costantino Rozzi per aver dato ad una piccola città di 50mila anime un sogno, la dignità di poter dire, a voce alta, ci siamo anche noi.

Ho pianto anche stamattina.

Ho pianto nel leggere le notizie del fallimento dell’Ascoli Calcio.

Ho pianto nel vedere le foto di Rozzi e di Mazzone che esultavano.

Ho pianto, come quel maledetto 18 dicembre 1994.

E come allora intorno a me c’erano degli sguardi stupiti.

Nel 1994 retrocedemmo in serie C, oggi ci siamo già.

Adesso, però, servirà passione, servirà tenacia e servirà fantasia per tornare a volare sulle ali del picchio bianconero.

Servirà seguire l’esempio di Costantino Rozzi, il suo esempio di dignità e di tenacia.

Alla fine, quando risorgerà l’Ascoli Calcio, sarò pronto a dire ancora una volta: “Grazie, Presidente”….


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un altro 18 dicembre tra le lacrime… su Fabrizio Cipollini.