The W. Factor

aprile 11th, 2020 § 0 comments § permalink

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Ieri sera il presidente Conte ha annunciato l’ennesimo comitato di esperti che dovrebbe gestire la cd. Fase 2, questo comitato si inserisce in quel mosaico, labirintico e poderoso, normativo-burocratico fatto da più di mille provvedimenti, più o meno, legislativi e di comportamenti imposti, di dubbia legittimità costituzionale, che, per acquiescenza, vengono accettati da quasi tutti.
E’ come se il piano dell’opportunità avesse preso il sopravvento su quello della legittimità, rovesciando il famoso motto che in politica la forma è sostanza.
In nome della salvezza di questa sostanza, abbiamo la politica, che dovrebbe essere l’arte di decidere, divenire la grancassa degli “esperti” e dei competenti, scelti dal potere esecutivo, a fare da tutore al potere esecutivo stesso che, nella sua debolezza e nella sua paura, esautora i luoghi classici della rappresentatività e della democrazia, riducendo il Parlamento in un inutile orpello e perdita di tempo.
Alla politica, rectius al potere esecutivo, resta quindi solo l’apparire, televisivo e social, in cui sfogare la propria rabbia e la propria frustrazione in conferenze stampa, paradossalmente ed ironicamente, mandate in onda dopo il quotidiano bollettino dei nuovi infettati e, purtroppo, dei nuovi morti.
E la comunicazione di chi è debole, intesa come propaganda e marketing, ha anche bisogno dei “cani da guardia”, ed ecco la task force contro le fake news sul coronavirus, che, ben presto, si rivelerà una forza contro le (fake) news sulla Corona, intesa come potere al governo.
Un grande, enorme e, purtroppo, sconfortante confessionale da reality show: The W factor.
Dove W. Sta per Winston.
Purtroppo non, come vorrebbe il nostro premier, nome proprio di Sir Winston Churchill, mitico premier inglese che seppe opporsi al nazismo dilagante nella pavida europa continentale, ma, piuttosto, come Winston, il protagonista di 1984, imperituro capolavoro di George Orwell.
Potremmo scriverci un libro, ma mentre 1984 fu ideato da Orwell, invertendo le cifre dell’anno in cui lo concepì (1948), nel 2020 non possiamo neanche invertire le cifre se non evocando il passato, essendo il 2020 quasi un palindromo, icona simbolica di una condanna ad un eterno ed ironico presente.
Dal grande fratello al grande bordello.

Appunti sparsi per la vita ai tempi del Covid 19

marzo 15th, 2020 § 0 comments § permalink

balloons-892806_1920Sta quasi per finire la prima settimana di “quarantena” imposta opportunamente dal Governo e qualche riflessione mi sento di farla.

Il Covid 19 ci ha fatto riscoprire la nostra caducità.
All’improvviso ci siamo riscoperti mortali, indifesi ed, in qualche senso, anche impreparati.
Abbiamo riscoperto che il tempo scorre inesorabilmente, che non viviamo in un eterno presente senza memoria del passato e senza vista sul futuro, ma l’eterno presente non vuol dire, come credevamo, che vivremo in eterno, (facendo magari concorrenza a Panzironi), ma abbiamo scoperto che, oltre al presente, c’è un passato ed un futuro. Ed è proprio il “passato” ed il “futuro” ad essere stati rimossi dall’orizzonte della nostra esistenza.

Invece, di fronte alla quarantena, che ci “obbliga” a stare con noi stessi, abbiamo tutti scoperto l’importanza delle nostre case, dei nostri rapporti interpersonali, delle persone e dei progetti che riguardano proprio il nostro futuro. Nel momento in cui credevamo di non aver bisogno di un passato, invece, ci attacchiamo pervicacemente a esso, proprio quando il futuro ci appariva superfluo, abbiamo trovato che, invece, esso è più vitale che mai.

Abbiamo riscoperto il valore di chi ci è accanto, come se il metro di distanza, imposto per decreto, sia una specie di amplificatore dei rapporti umani.
Quei 100 centimetri che dovrebbero salvaguardare la nostra salute, sono finiti per essere l’argine stesso delle nostre dighe emotive, il confine da cui espellere le nostre paure e la porta da cui far entrare finalmente quello che ci sta davvero a cuore.
Abbiamo riscoperto il cuore.

Abbiamo riscoperto quella tenerezza che nascondevamo sotto la corazza da superuomini, sotto il multitasking della quotidianità o sotto l’impellenza di algoritmi digitali.

Quella tenerezza che genera la forza buona.

Quella tenerezza che genera gentilezza.

Abbiamo scoperto un’altra caratteristica: la creatività.
La creatività di impiegare il tempo in qualcosa che non sia solo farlo passare nella noia, magari inventandoci, con molta ironia, filmati e meme sui social per esorcizzare la paura del contagio o per prenderci in giro.
Ci siamo riscoperti Italiani.

Non sto sostenendo che questo maledetto virus sia una benedizione, anzi proprio il contrario. E’ un nemico terribile e subdolo,  ma che abbiamo il dovere morale di combattere e vincere.

Il mantra “#AndràTuttoBene” è divenuto parte del DNA di tutti.

Da “formula magica” per esorcizzare i timori, quasi inconsciamente, è diventata la parola d’ordine, il segno distintivo di questa nuova resistenza (resiliente) alla paura stessa, oggi rappresentata dal Covid 19.
Certo, arriveranno momenti difficili e, forse, tristi, ma quello che ci diciamo con “#AndràTutttoBene” è che noi ci siamo, che esiste un domani, che non abbiamo scordato il passato e che il futuro è un po’ più luminoso.

#AndràTuttoBene

Buona navigazione, Sindaco Fioravanti

giugno 10th, 2019 § 0 comments § permalink

marco fioravanti sindaco festa

Certamente il risultato delle urne non è una ordalia, ma conta e conta moltissimo. Ascoli, e gli ascolani, ha scelto: Marco Fioravanti come il suo nuovo sindaco. Una scelta che avrebbe dovuto essere sofferta, vito che il ballottaggio era, a tutti gli effetti, la madre di tutti i derby politici, tutto interno al centrodestra o quasi.

Certamente la sconfitta fa calare quasi definitivamente il sipario sulla carriera politica di Celani, una carriera costellata da folgoranti vittorie, ma sempre nell’alveo del centrodestra unito, e scelte discutibili, come quella di avallare con la propria candidatura la candidatura di Spacca alle ultime regionali, anche se è stato eletto.

Nonostante l’appoggio di alcuni assessori e consiglieri uscenti e le omissioni  di alcuni “maggiorenti”, che oggi dovrebbero essere definiti come “minorenti”, di Forza Italia che alla fine non ha presentato neanche la propria lista, il consigliere Celani ha tentato l’all in contro la sua stessa coalizione, sperando nel colpo gobbo, ma, siccome non è Cristiano Ronaldo, non è riuscito nella sua personale remuntada. 

Il peccato originale di Celani è stato quello di voler ergersi a catalizzatore del rancore e dell’astio, magari anche personale, verso il sindaco uscente Guido Castelli ed in nome di questo voler costruire una coalizione piena zeppa di personaggi in cerca di poltrone, o di rilancio politico, o sempreverdi, o adatti ad ogni stagione, nonostante qualche elemento davvero di spessore. Ma il rancore e l’astio non bastano a costruire e neanche si possono vincere le elezioni sperando in appoggi esterni o nell’astensione.

Fossimo nel candidato Celani, prenderemo atto della sonora bocciatura, presentando le dimissioni da Consigliere comunale e, finita la consiliatura in regione, faremmo come Cincinnato e ci ritireremmo nelle ridente frazione di Marino, sgombrando così il campo delle sue ingombrante, politicamente parlando, presenza che è un inibitore al risanamento del centrodestra.

Peggiore situazione della coalizione di Celani è la situazione del Pd ascolano, incapace, anche questa volta dopo 20 anni, di costruire e presentare una vaga idea di centrosinistra. Anche nel partito ascolano del segretario Zingaretti, infatti il problema è il Macchiavellismo di chi è capo del Pd, per scelta ed imposizione dei vertici. La mossa di Frenquellucci poteva essere visto come una volontà di ripetere la mossa (del cavallo) fatta con Allevi nel 1994. Poi, dopo l’articolo di Fiaccarini, ed i conseguenti  rumors su un “inciucio” tra il Pd e Celani, gestiti mediaticamente, in maniera pessima, dalle improvvide dichiarazione del presidente provinciale dell’ANPI ascolano, dal Pd di Porta Maggiore e dall’ex sindaco di Offida, che hanno rafforzato l’idea.

Eppure, nell’interesse della città e, paradossalmente, anche del centrodestra, la presenza di un centrosinistra come potenziale alternativa di governo sarebbe salutare come la pioggia durante un periodo di siccità. Molto probabilmente gli elettori del Pd lo hanno capito, dubitiamo lo abbiano compreso i suoi vertici. Noi ci auguriamo, da avversari politica, ma non da nemici che, presto, arrivi un gruppo di persone che rovescino il tavoli e caccino questi vertici votati alla pura e semplice conservazione dei posti occupati.

Chi ha intercettato la voglia di sinistra è stata la lista capitanata dal candidato sindaco Nardini. Il fatto che sia arrivata molto vicina al risultato di eguagliare il risultato elettorale del Pd non fa che corroborare la nostra analisi, espressa qualche riga fa.

I 5 stelle di Tamburri si confermano essere una forza politica importante, anche se lontano da quella ondata di consensi che li inondò il 4 marzo di un anno fa. Il fatto che sia il primo partito di Ascoli, però, non deve essere visto come un fenomeno passeggero, ma come segno di forte e profondo radicamento, Certamente lo “splendido” isolazionismo cui i pentastellati ascolani sembrano votati non è il miglior viatico per arrivare al governo cittadino, ma alcune delle loro parole d’ordine come innovazione e legalità, è indubbio che abbiano fatto breccia nell’elettorato ed abbiano contaminato anche la coalizione oggi vincente.

Da ultimo il centrodestra che si è riunito sulla persona di Marco Fioravanti, un centrodestra, orfano di Forza Italia, grazie al suo harakiri elettorale, ma a trazione sovranista unita ad una forte presenza di liste civiche. Il sindaco ha definito questa sua vittoria come la “vittoria del popolo” e noi lo registriamo positivamente.

Marco Fioravanti ha saputo fare tesoro della sua sfortunata candidatura del 4 marzo 2018 ed ha saputo far leva su gli argomenti che i suoi detrattori usavano per attaccarlo e denigrarlo. E così “Lu Benz”, il soprannome con cui Marco è conosciuto, è divenuto, il brand distintivo di tutto lo storytelling veritiero della sua vita e della sua candidatura. “Lu Benz” che i suoi detrattori volevano usare come sinonimo di “ragazzo di bottega” poco adeguato sia culturalmente che professionalmente, è divenuto il riassunto di un ragazzo che, da piccolo,  è stato segnato dalla perdita del padre, cresciuto dal nonno e dalla madre, che, fin da adolescente, ha dovuto rimboccarsi le maniche e trovare il modo di lavorare, che, nonostante questi sacrifici, riesce a laurearsi e poi intraprende, con successo, la carriera nelle istituzioni pubbliche.

Quello che poi ha reso esplosiva la formula de “Lu Benz” è stato l’educazione e la misura che il neo sindaco ha usato in tutta la campagna elettorale.

Chapeau, davvero !!!

Adesso, però, per il Sindaco Fioravanti inizia la navigazione, sicuramente incontrerà venti propizi e tempeste avverse e periodi di bonacce. Noi speriamo che riesca, alla fine del suo mandato, a rimettere questa città sulla giusta rotta perché ce n’è assolutamente bisogno.

Per adesso gli auguriamo buona navigazione.

Start AP

maggio 26th, 2019 § 0 comments § permalink

Succederà quello che deve succedere, ma è indubbio che queste elezioni amministrative segnano l’inizio di una nuova fase per la città di Ascoli Piceno. La fine del decennio del sindaco Guido Castelli non è stata così soft come qualcuno poteva ipotizzare, anzi potremmo dire proprio il contrario.
La frattura, prima politica e poi personale, all’interno dello schieramento di centrodestra, da venti anni alla guida amministrativa della comune, avrà sicuramente delle ripercussioni, a livello nazionale e regionale, che difficilmente saranno sanate entro un anno.
Ma le fratture non esistono solo dentro la coalizione al potere anche il centrosinistra ha le sue gatte da pelare visto che sono ben due i candidati sindaci, alfieri di uno schieramento di centrosinistra e di uno delle sinistre unite. Se poi ci mettiamo la crescita di Casapound e la forza indiscutibile dei 5 stelle, capaci di fare l’en plein di eletti, nella tornata del 4 marzo scorso, sembra emergere un quadro di incertezza politica che sembra essere anti-ciclica rispetto al “bisogno” di stabilità e coesione che ci vorrebbero in questa fase.

Eppure i problemi, alcuni atavici ed altri nuovi, che affliggono Ascoli sembrano essere tutti molto chiari a tutti gli schieramenti.
C’è, purtroppo, ancora l’emergenza del terremoto che ha colpito profondamente il tessuto civile ed economico della città. Le impalcature, dove ci sono, e le case chiuse sono una ferita, aperta e purulenta, troppo dolorosa e fresca per poter passare in maniera invisibile alla pubblica opinione, urgono profonde ristrutturazioni e riforme per poter avviare  una credibile, e non velleitaria, ricostruzione.

Altro problema è la questione economica, che si lega indissolubilmente alle opportunità di lavoro, dello sviluppo economico e delle capacità di fare impresa e della mobilità. Una città che capisca che è necessario e non più rinviabile l’avvio di una grande opera di informazione e formazione in grado di produrre non dei robot, ma persone con competenze diverse, anche sviluppate fuori dagli schemi tradizionali di studio, che decidano di investire su di loro e darsi una chance come lavoratori o imprenditori.

Infine un’altra grande direttrice di azione deve essere necessariamente quella di creare una rivoluzione culturale, mettendo Ascoli, ed i suoi attori culturali, in connessione e condivisione con i centri di produzione di innovazione culturale italiane ed europei. Una rivoluzione umanistica del comportamento id ciascuno.

Azioni complesse che, forse, potrbbero durare anche più di 5 anni, ma sarà questa Amministrazione ad immaginare ed a costruire.

Molti parlano di una rinascita di Ascoli, a me basterebbe una Start AP.

Che funzioni, e bene.

Panorama-Ascoli-Piceno

#AscoliFaSchifo

aprile 21st, 2019 § 0 comments § permalink

garbage-2729608_1920E’ più che mai necessario che tutte le energie creative di questa città decidano di uscire dal limbo dorato ed nascosto del loro isolamento.

E’ proprio il “monadismo” , la malattia oscura di Ascoli.

Intendo con “monadismo”, termine mutuato da Liebnitz, quell’ircocervo etico e civile che impedisce alle elites creative di Ascoli di “passare all’azione”.

Quel malcelato senso di superiorità culturale, soprattutto di stampo individualista, che impedisce ai “creativi” do riconoscersi come blocco sociale ed agire di conseguenza.

Quella “superiorità” inutile e passiva che affonda la crescita culturale ed il progresso urbano, producendo afasia e rassegnazione civica.

E’ il paradosso di questa comunità ascolana: la superiorità, disintermediata dalla lamentazione pubbliche e social, diventa rassegnazione, subordinazione ed inazione.

Ascoli Fa Schifo !

Fa schifo perché la sua elite creativa ha abdicato ad essere parte attiva.

Non sta a me dire chi faccia o meno parte di questa elite, non è nemmeno mio compito o volontà mettermi alla guida di questa “lunga marcia”. Non mio compito perché la mia generazione ha la colpa di aver accettato questa situazione.

Abbiamo barattato il nostro “essere incendiari” con una promessa che i nostri genitori, in buona fede, ci hanno fatto: “Tutto andrà per il meglio”

Ci siamo cullati, ci siamo beati di questa promessa, ma non siamo ‘ più capaci di farla e di mantenerla per i nostri figli.

Chiedere scusa e fare finta di niente, magari continuando le nostre lamentazioni sui social, è troppo poco e troppo facile.

E’ necessario che le elite creative diventino una forza storica e civica di creattivi.

Noi della generazione delle promesse scadute possiamo solo schierarci al loro fianco come bravi soldati semplici.

Potremo anche non farlo e continuare a scrivere #AscoliFaSchifo, ma a questo punto scopriremo che ne siamo divenuti parte attiva ed integrante.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ex vuoto

marzo 25th, 2019 § 0 comments § permalink

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Il 26 maggio prossimo si voterà per il rinnovo dell’amministrazione comunale di Ascoli.
Niente di strano, succede, di norma, ogni cinque anni.
“E’ la democrazia, baby.”, potremmo dire, se non fosse che, in tempo di Brexit, parlare inglese non è più tanto chic.
Eppure il 26 maggio 2019 prossimo rischia di essere la più grande scommessa degli ultimi 25 anni, più o meno, per la città di Ascoli.
Non abbiamo niente contro le scommesse, ma nel farlo ci piacerebbe avere qualche probabilità di vittoria, invece, queste elezioni, potrebbero rivelarsi un grande salto nel buio.
Francamente non ce lo aspettavamo, soprattutto dopo la trionfale ri-elezione del sindaco Castelli di cinque anni fa.
Il modello Castelli, infatti, cioè il centrodestra allargato (e camuffato) da una pletora di liste (più o meno civiche) sembrava essere un Moloch inarrestabile ed invincibile anche per un centrosinistra galvanizzato dal Renzismo Rampante.
Dopo 5 anni, di cui, almeno gli ultimi 18 mesi, sono stati spesi nell’ordinaria amministrazione dall’attuale giunta, la situazione è alquanto oscura.
Chiunque mastichi un po’ di politica e delle sua mutevoli mutazioni, è consapevole del fatto che, un tale lasso di tempo, equivale ad una o più ere geologiche, soprattutto dopo il Ragnarok delle ultime elezioni politiche del 4 marzo di un anno fa.
Già Bauman parlava di liquidità della società, ma, ad Ascoli, non siamo allo stato liquido, ma gassoso se non etereo.
Il centrodestra, persa la leadership dei moderati del popolarismo europeo, (Forza Italia e CDU – NCD) vorrebbe presentarsi ai nastri di partenza con il rombante e roboante motore “verde” del Sovranismo salvinista, corroborato dal tricolore italico fiammeggiante di Fratelli d’Italia, mentre è proprio la nobiltà decaduta e sbiadita del centrismo cattolico-popolare a voler frenare, se non spegnere, questo propulsore conservator-populista.
Andrea Maria Antonini e Piero Celani, sono i due campioni del centrodestra, ognun di loro contornati da partiti ufficiali, dal liste civiche in via di costituzione e da liste civiche-assessorili vorrebbero essere unti come il prescelto.
Ognun di loro si dipingono, (e vengono dipinti), come gli unici in grado di poter guidare la fuoriserie del centro destra (??!!!??) al traguardo come dei novelli Hamilton, rischiando invece di fare la fine della coppia Vettel – Raikkonen.
I 5 stelle, forti della loro indubbia vittoria alle elezioni del 4 marzo, sembrano l’Apollo Creed di Rocky 2: voleva menare ed è stato menato.
Vi è poi l’immarcescibile “polo della rabbia e della rivincita velleitaria”, costituita da ex amministratori che con alterne fortune e molte sfortune si ripresenta ai blocchi.
Il centrosinistra potrebbe aver azzeccato una mossa simile a quella che, nel 1994, portò l’avvocato Roberto Allevi alla poltrona di primo cittadino, pescando la carta di Pietro Frenquellucci, mentre la sinistra (perdente), pur proponendo a suo paladino un altro esponente della società civile come Nardini, probabilmente farà fatica a superare lo sbarramento.
In questo marasma di candidature e veti (in)crociati mancano, a nostro modestissimo avviso, due cose fondamentali: la Politica ed Ascoli.
Tutto questo nonostante un grandissima fioritura di movimenti, associazioni e liste che proprio ad Ascoli ed alla Ascolanità si rifanno.
Anzitutto la Politica, con le sue passioni forti, le sue energie, le sue appartenenze e le sue divisioni.
La Politica, per noi, non si gioca sui nomi, ma sulle idee, mentre oggi, ad Ascoli, ci sono troppi dei primi e molto poche delle seconde.
Poi c’è Ascoli, o meglio, un piano strategico di rilancio e di sviluppo della città del Travertino e di Cecco D’Ascoli.
Un piano coraggioso, magari un po’ folle che affronti di petto le annose questioni che stanno attanagliando un po’ tutta l’Italia, ma da un punto di vista diverso, creativo ed eccentrico.
Di tutto questo non c’è traccia.
Vorremmo poter aggiungere “ancora” e siccome siamo ottimisti, lo riscriviamo.
Di tutto questo non c’è traccia ancora.
Vorremmo, davvero di cuore sbagliarci.
Vorremmo, davvero di cuore, essere smentiti.
Vorremmo, davvero di cuore, che le prossime elezioni non siano un “ex vuoto”.
“Grande è la confusione sotto il cielo, perciò la situazione è favorevole.” sosteneva Mao, e visto il clima politico attuale dopo la firma del memorandum “Via della Seta”, non siamo degli eretici a citare il padre della Cina moderna.
La Cina è vicina, mentre la luce alla fine del tunnel, non vorremmo fosse un treno.

 

Un nuovo vocabolario per la politica

novembre 13th, 2017 § 0 comments § permalink

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Nel 2018 si tornerà  finalmente a votare. Finalmente non avremo più un Parlamento incostituzionalmente eletto, forse, tenuto in vita per necessità  di continuità  amministrativa e decisionale e per necessità  di vitalizio.

Sarebbe bello se un simile periodo, come questa legislatura, non tornasse più. Sarebbe bello ed auspicabile, ma temo, anche grazie al Rosatellum, non accadrà .

Dal governo Monti al governo Gentiloni, la politica, tutta la politica, E’ entrata in una fase di afonia, di mutismo rassegnato e decadente da cui sembra non volersi riprendere, ma, anche qui, temo non sappia riprendersi.

La politica non vuole, secondo me, riprendere a parlare, perchè non ha niente da dire. Si accontenta di bivaccare sui social network, lanciando, ogni tanto, un piccolo segnale come un sonar, come se la politica fosse un sommergibile.

La metafora del sommergibile è quanto mai calzante. Si naviga sotto il livello del mare, come una minaccia che sembra non esserci, ma che, invece, incombe.

I piccoli segnali che, attraverso vari post sui social, vengono lanciati, assomigliano a dei sussulti di esistenza, stanchi e stantii ripetizioni di vecchi slogan svuotati da qualunque significato.

Una continua sarabanda di nulla in cui, quello che si posta al mattino, non vale al pomeriggio. Una continua migrazione nell’inseguire non quello che oggi viene definito come presentismo, ma una sorta di “effimerismo”.

Una continua rincorsa, affannosa e disperata, nel tentativo di assecondare il flusso della comunicazione.

Ogni Tweet, ogni post, ogni commento, lasciato nel web, nel momento stesso in cui appare nella timeline  già  vecchio, già  morto, e quindi, non essendo vivo, è, ipso facto, destinato all’oblio della ragione.

Questa è l’essenza dell’effimerismo.

E’ il trionfo della velocità , di una velocità  talmente veloce, potente ed energica da essere, paradossalmente, più veloce della stessa velocità.

Si può fermare tutto questo ?

Si può tornare ad un dibattito politico che non sia effimero ?

La prima risposta è, per me, no.

La seconda risposta è si.

L’effimerismo non può essere fermato, ma si possono cambiare le regole del gioco.

Servono nuove parole per questi tempi.

Servono onomaturghi, dei creatori di parole, in grado di mettere il granello di sabbia in questo ingranaggio.

Non mi riferisco a neologismi, piùo meno anglofoni o germanofoni.

Mi riferisco ad un nuovo vocabolario, una nuova lingua che, pur assecondando il flusso della comunicazione, mandi in corto circuito, anche se fosse per un solo secondo, l’effimerismo.

Basterebbe questo per scardinare questo sistema.

Un secondo qui, un secondo là , così si guadagna tempo.

Palme e Paradossi

marzo 28th, 2017 § 0 comments § permalink

tic-tac-toe-1777880__340La Politica è, spesso, il campo dove il paradosso diviene regola e la regola diviene paradosso. Ma anche qui c’è un limite che è meglio non superare. Già i Greci sapevano che il concetto di hubrys, cioè il superamento del limite fissato dagli dei, era il peccato capitale. E la pena per il peccatore er quello di divenire pazzo. Quasi tutta la tragedia greca è basata su questo assunto.  A San Benedetto del Tronto, questo limite si sta pericolosamente avvicinando per la maggioranza. La procedura di “sfiducia” al presidente del Consiglio comunale Gabrielli, da parte di una maggioranza della maggioranza, un paradosso anche questo, è frutto di quella hubrys, tipica da tragedia greca. Peccato che, in questo caso, si rischi la commedia, purtroppo tragica. Ma il risultato rischia di essere lo stesso: l’impazzimento.

La vittoria elettorale del Sindaco Piunti e della maggioranza di centrodestra, se ancora è lecito usare questo termine, è frutto di una serie incredibile di singolarità paradossali: le divisioni interne al Partito Democratico e la non presentazione della lista 5 stelle.  Certamente bisogna aggiungere anche il consenso elettorale, ma questo è stato, soprattutto nel secondo turno, un voto di “pancia”. Non siamo certo noi a dire che i voti di pancia valgano meo di quelli ponderati, per noi ogni voto ha il medesimo valore.

Quello che una maggioranza, guidata da una leadership illuminata, sarebbe dovuta essere quella di trasformare quei voti di pancia in voti convinti, mettendo in campo ogni misura ed ogni azione per realizzare il programma amministrativo.

Ed è qui che diviene centrale il ruolo del Consiglio Comunale.

Una maggioranza illuminata avrebbe dovuto servirsi dell’assemblea elettiva per realizzare, in modo trasparente, democratico, condiviso e aperto, proprio per dare la dimostrazione della propria forza, vincente, convincente ed aggregante. Un Consiglio comunale così interpretato, ed interpretabile, avrebbe avuto bisogno di un presidente capace di saperlo guidare con autorevolezza e senza autorità.

Ed è qui che la maionese impazzisce.

Se, invece, si interpreta, come purtroppo è stata interpretata, la figura del presidente assembleare come moneta di scambio all’interno del processo di spoil system delle posizioni assessorili è chiaro che, chi è chiamato a ricoprire quella posizione di presidente, si senta non un primus inter pares, ma un minus habens rispetto all’abnorme esposizione mediatica di cui il Sindaco e la Giunta godono. In questo corto circuito è chiaro che l’azione politica del presidente assembleare prenda una parabola eccentrica rispetto all’azione amministrativa ortodossa, incarnata dal Sindaco. Ci si deve distinguere dalla maggioranza che ti ha eletto per esistere nella stessa maggioranza, altro paradosso.

In questi casi, però, un sistema funzionante avrebbe un correttivo, o meglio un anticorpo: il partito.

Ed è qui che la maionese va in vacca.

Forza Italia, in provincia di Ascoli Piceno, non è mai stato un partito sia per incapacità dei suoi vertici, sia per calcolo politica della sua “classe” dirigente a livello più alto. L’unità e l’unanimità che ha sempre sbandierato, piuttosto che operare attraverso un confronto salutare tra una maggioranza ed una minoranza interna, ha, di fatto, trasformato tale partito in un comitato elettorale ed ha spostato la dialettica democratica interna negli agguati durante le votazioni siano esse elezioni provinciali o voti consiliari.

Il Comitato elettorale, poi, non riesce a superare tali traumi se non con l’ostracismo e con l’ostracismo e la dannazione dei “traditori” e dei “nemici” che, spesso, sono coloro che più potrebbero aiutare a costruire una coscienza politica ed intellettuale funzionale e necessaria alla evoluzione del Comitato in partito.

Nella logica del “nemico”, il Comitato elettorale, finiti i tradirori interni, li ricerca nei partiti e nelle liste alleate.

Ed il paradosso, sotto le palme, è completo.

Cosa accadrà ?

Non è nostro compito dare soluzioni, ma cercare di spiegare le cause e renderle note. Neanche siamo degli indovini per sapere cosa accadrà, cerchiamo di capire da dove si arriva.

 

Dopo quasi 4 anni, torno a scrivere qui sul mio sito. Purtroppo non ho scusanti per una tale assenza, se non la pigrizia.  Mi impegno a scrivere con un po’ più di periodicità. Almeno lo spero.

 

Non è da tutti votare per la propria mamma

maggio 24th, 2014 § 0 comments § permalink

Sono davvero pochi i figli che possono avere l’onore di votare per la propria mamma.

A me capiterà domani ed ammetto che sarà una emozione davvero nuova e forte.

Angela Rosa, detta Rosella, Ciriaci è il nome della mia super mamma “elettorale”.

Non vi starò, certamente, a raccontare la sua storia o a magnificare le sue credenze o i suoi valori.

Se vi piace leggere quello che scrivo, sappiate che è stato grazie alla sua educazione ed al suo esempio che sono divenuto quello che sono e quindi quello che scrivo.

Educazione ed esempio.

Un binomio che, in questa fase politica viene dimenticato ed oscurato da un altro binomio: apparenza e astrattismo.

Non è da tutti votare per qualcosa di concreto, non è da tutti votare per la propria mamma, domani il mio voto sarà per l’educazione e l’esempio.

…ma anche per ribadire a mia mamma che  le voglio bene.

p.s.: la Lista dove si candida mia madre è la lista civica “Pensiero Popolare Piceno” a supporto di Guido Castelli sindaco

…purtroppo a livello locale non è possibile fare una lista liberale…

marzo 10th, 2014 § 0 comments § permalink

Chi mi conosce sa che, in tutta la mia vita politica, ho sempre lavorato per poter dar vita ad un movimento liberale (e conservatore) a livello comunale.

Certamente l’ho fatto a mio modo.

Senza cedimenti, senza piaggerie, senza piagnistei, senza clientele e senza annacquare il messaggio di libertà, di sviluppo e di crescita. Magari con crudezza, con cinismo, con poca diplomazia, ma soprattutto con coerenza.

Non ho mai usato la doppia faccia, come sono in realtà, mi sono comportato anche in politica.

Paradossalmente, oggi, che alle Europee finalmente si arriva alla costituzione di una lista dell’Alleanza Liberal-Democratica Europea, sono qua a scrivere che, ad Ascoli, non è possibile costruire un simile raggruppamento.

Non è possibile perché le fondamenta di un tale raggruppamento poggerebbero su un terreno molle, troppo molle.

Anzitutto perché un tale movimento deve avere un orizzonte temporale, per essere solido, molto maggiore delle prossime elezioni comunali.

Un simile orizzonte temporale è troppo lungo se il fine è costituire un comitato elettorale, ma troppo breve se invece si ha, come me, l’ambizione di fare un movimento.

Il secondo motivo ostativo è la coerenza valoriale ed ideologica.

E’ difficile, infatti, pensare di mettersi insieme a persone che in pochi anni sono passati da Rotondi a Casini, passando per Berlusconi e Lombardo, per poi finire a Montezemolo o a una scelta civica senza Monti ?

Difficile, se non impossibile.

In Scelta Civica, infatti, dopo la scissione dei popolari di Mauro e l’abbandono di Monti, c’è un nocciolo di esponenti liberali, come Enrico Zanetti, Benedetto Della Vedova e Pietro Ichino che coerentemente portano avanti l’idea di un rassemblement liberaldemocratico, perché ci credono.

In Ascoli c’è chi sta usando il simbolo di Scelta Civica come un adesivo da mettere su una giacchetta elettorale, destinata ad essere gettata il giorno dopo.

Noi, autenticamente liberali, invece vogliamo metterci in cammino esattamente dal giorno dopo, poichè abbiamo oggi una ambizione molto più grande del partecipare alle prossime elezioni.

Noi vogliamo costruire una Ascoli libera e coraggiosa che non abbia paura di guardare il suo futuro ed esserne non solo all’altezza, ma addirittura superiore.

Una città capace di essere leader nelle Marche sfidante e motivante.

Oggi non ci sono le condizioni per costruire un tale raggruppamento, ovviamente, non appena qualcuno leggerà queste mie parole dirà che la sua lista o il suo candidato rappresenta questo mio sogno.

Non è così.

Ovviamnete parteciperemo alle prossime elezioni comunali ed abbiamo ben chiaro quale sia la scelta migliore per il sindaco.

Ma continueremo a sognare, continueremo a non avere paura  e saremo pronti.

Abbiamo un appuntamento già fissato, e saremo pronti.


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…purtroppo a livello locale non è possibile fare una lista liberale… su Fabrizio Cipollini.