Al lavoro, in silenzio

marzo 19th, 2020 § 0 comments § permalink

postinoAi tempi del Covid 19, giustamente e doverosamente tutti noi stiamo ringraziando il personale sanitario, (medici, infermieri,soccorritori, oss e tutte le figure che lavorano negli ospedali), i corpi di polizia e dell’esercito che vigilano e tutte le autorità preposte.

E’ un ringraziamento che arriva dal cuore di un paese che si trova a combattere un nemico silenzioso, invisibile e subdolo.

Eppure c’è una categoria di lavoratori che, forse, nessuno, meglio in pochi, hanno ringraziato: i portalettere e gli operatori degli uffici postali.
Migliaia di persone che, in silenzio, con dignità e con abnegazione, ogni mattina, (e non solo), portano quel minimo di normalità nelle nostre stravolte vite.
E’ un lavoro, il loro, che spesso passa sotto silenzio e che, spesso, diamo per scontato.

Un lavoro, di cui, in questi tempi, non percepiamo i rischi per la loro salute.

E’ di questi giorni, infatti, la notizia della morte, (parola cruda e tristissima), di un postino e di un operatore di sportello a causa del coronavirus, a dimostrazione, se mai ce ne fosse, che nessuno è immune o al sicuro.
Per questo oggi più che mai è necessario #restareacasa, non solo perchè così facendo #andràtuttobene, perchè, quando tutto sarà tornato alla normalità, anche grazie al lavoro dei postini e degli impiegati, potremo, di nuovo, tornare alle nostre abitudini.
Intanto inizio io a ringraziarli, oltre a tutte le categorie che abbiamo detto all’inizio di questo post, poi, con calma, facciamolo in molti.

Appunti sparsi per la vita ai tempi del Covid 19

marzo 15th, 2020 § 0 comments § permalink

balloons-892806_1920Sta quasi per finire la prima settimana di “quarantena” imposta opportunamente dal Governo e qualche riflessione mi sento di farla.

Il Covid 19 ci ha fatto riscoprire la nostra caducità.
All’improvviso ci siamo riscoperti mortali, indifesi ed, in qualche senso, anche impreparati.
Abbiamo riscoperto che il tempo scorre inesorabilmente, che non viviamo in un eterno presente senza memoria del passato e senza vista sul futuro, ma l’eterno presente non vuol dire, come credevamo, che vivremo in eterno, (facendo magari concorrenza a Panzironi), ma abbiamo scoperto che, oltre al presente, c’è un passato ed un futuro. Ed è proprio il “passato” ed il “futuro” ad essere stati rimossi dall’orizzonte della nostra esistenza.

Invece, di fronte alla quarantena, che ci “obbliga” a stare con noi stessi, abbiamo tutti scoperto l’importanza delle nostre case, dei nostri rapporti interpersonali, delle persone e dei progetti che riguardano proprio il nostro futuro. Nel momento in cui credevamo di non aver bisogno di un passato, invece, ci attacchiamo pervicacemente a esso, proprio quando il futuro ci appariva superfluo, abbiamo trovato che, invece, esso è più vitale che mai.

Abbiamo riscoperto il valore di chi ci è accanto, come se il metro di distanza, imposto per decreto, sia una specie di amplificatore dei rapporti umani.
Quei 100 centimetri che dovrebbero salvaguardare la nostra salute, sono finiti per essere l’argine stesso delle nostre dighe emotive, il confine da cui espellere le nostre paure e la porta da cui far entrare finalmente quello che ci sta davvero a cuore.
Abbiamo riscoperto il cuore.

Abbiamo riscoperto quella tenerezza che nascondevamo sotto la corazza da superuomini, sotto il multitasking della quotidianità o sotto l’impellenza di algoritmi digitali.

Quella tenerezza che genera la forza buona.

Quella tenerezza che genera gentilezza.

Abbiamo scoperto un’altra caratteristica: la creatività.
La creatività di impiegare il tempo in qualcosa che non sia solo farlo passare nella noia, magari inventandoci, con molta ironia, filmati e meme sui social per esorcizzare la paura del contagio o per prenderci in giro.
Ci siamo riscoperti Italiani.

Non sto sostenendo che questo maledetto virus sia una benedizione, anzi proprio il contrario. E’ un nemico terribile e subdolo,  ma che abbiamo il dovere morale di combattere e vincere.

Il mantra “#AndràTuttoBene” è divenuto parte del DNA di tutti.

Da “formula magica” per esorcizzare i timori, quasi inconsciamente, è diventata la parola d’ordine, il segno distintivo di questa nuova resistenza (resiliente) alla paura stessa, oggi rappresentata dal Covid 19.
Certo, arriveranno momenti difficili e, forse, tristi, ma quello che ci diciamo con “#AndràTutttoBene” è che noi ci siamo, che esiste un domani, che non abbiamo scordato il passato e che il futuro è un po’ più luminoso.

#AndràTuttoBene

Rifondare AN ? No, grazie. Costruire un partito repubblicano-conservatore all’anglosassone ? Con molto piacere

giugno 15th, 2013 § 0 comments § permalink

La batosta di Alemmanno, ad opera di Ignazio Marino, alle ultime elezioni amministrative ha imposto, all’attenzione di una parte dell’opinione pubblica, la situazione comatosa, quasi irreversibile, in cui si dibatte la destra politica italiana.

Una destra che, dopo l’esperienza di Alleanza Nazionale, si è frammentata in una serie di rivoli asfittici e stagnetti maleodoranti al punto da rendere, quasi, insignificante la presenza politica di esponenti della destra.

Le varie fratture, avute, a destra si sono registrate o in nome di un anacronistico ritorno al passato, o in nome di un’asfittica fedeltà alla tradizione, o in nome di un facile entusiasmo verso una melassa progressista oppure in nome di una accettazione del più becero e sterile politicamente corretto.

La destra italiana si è rotta, infatti, o perchè ha voluto ritornare troppo indietro oppure perchè ha voluto correre troppo in avanti.

O si è voluta fermare, o ha voluto andare troppo veloce.

Mai che abbia deciso di andare al passo con i tempi e con le realtà culturali che stavano modellando il mondo, cercando una propria via ed un proprio modo di vivere e leggere il tempo che stava vivendo.

Questi continui strappi, non hanno fatto altro che logorare il tessuto di una comunità capace, oltre che di un pensiero autonomo, di saper imporre la propria agenda all’attenzione della pubblica opinione.

Una comunità che, per la maggior parte, non ha potuto che rifugiarsi sotto gli ampi e comodi mantelli del berlusconismo, pur sapendo ed avvertendo che il berlusconismo non era assimilabile ed omogeneo a quel pensiero sotterraneo e “clandestino” che la destra italiana aveva elaborato. Una comunità che, pian piano, ma inesorabilmente, ha lasciato cadere i propri ideali ed i propri punti di riferimento per “conformarsi” all’ideologia pret a porter del padrone della coalizione e, soprattutto, della sua cricca barocca e decadente. Una comunità che, ad opera dei cd. colonnelli, ha barattato le poltrone di governo con il mutismo e con la rassegnazione.

Anche chi ha pensato di poter avere una vita autonoma, e magari, per una stagione elettorale, ha strepitato contro Berlusconi, ha saputo cogliere al volo l’occasione di posarsi su una poltrona di governo e divenire colonnello dei pretoriani.

Gli altri, confusi ed infelici, hanno scelto, consapevolmente, la via elitaria e/o quella della marginalizzazione. In questo solitario solipsista un grande aiuto intellettuale è stato dato da Internet e soprattutto dai social network.

Se, infatti, oggi si può tornare a parlar di una destra (ri)unita, è forse merito di tutte quelle persone che, grazie ai social media, sono rimaste in contatto ed hanno avuto il coraggio intellettuale di continuare a parlarsi.

Oggi, però, non è possibile, a mio parere, rifondare Alleanza Nazionale.Certo la sua lezione non va certo dimenticata, ma nemmeno può essere presa a modello.

Meno che mai può essere preso a modello il PdL, ove il modello della integrazione è data dal matematico 2/3 Forza Italia, 1/3 AN.

Quello che, a mio modesto parere, la destra (che vuole riunirsi) dovrebbe fare è costruire un partito conservatore prendendo a modello l’omonimo partito inglese ed il partito repubblicano americano, ibridato dai Tea Parties.

Un partito che decida di occupare la destra di Berlusconi in nome di alcune figure come Margareth Tatcher, Paolo Borsellino e Steve Jobs. Un partito che non guardi alla tradizione come un dogma incrollabile ed al futuro con ingenuo ottimismo, un partito che decida di parlare la lingua dello spirito dei tempi, che si occupi di start up e non solo di dipendenti pubblici, che riesca a coniugare meritocrazia e solidarietà senza rimpiangere welfare universalistici con contributi a pioggia, finanziato da troppe tasse, raccolte da un fisco pervasivo e stritolatore, che sappia unire fecondamente merito, legalità ed impresa, solo per fare qualche esempio.

Un “partito” liquido, connesso e pensante, e non pesante, che difenda i diritti civili e che voglia conquistarne di nuovi, garantendo al contempo l’ottemperare ai doveri civili.

Un tale partito è,secondo me, possibile. Ma non possono farlo i colonnelli di adesso e di un tempo che fu. E’ stata la loro mentalità a produrre gli strappi nel tessuto della destra italiana ed è per questo che non riusciranno mai a ritesserla, o al limite ripararla.

Questo compito spetta ad altri.

A dei sognatori, a dei visionari, a dei coraggiosi che decidano di saltare sui propri carri per conquistare quella prateria politica che nessuno sembra voler colonizzare.

Non è un caso se la parabola della Destra italiana vincente ed al governo era iniziata nel 1993 con la candidatura a Sindaco di Roma di Gianfranco Fini ed è finita con la sconfitta del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, nel 2013.

Un altro ventennio, se mi passate la battuta !!!

 

Ricostruire i legami…

dicembre 30th, 2012 § 0 comments § permalink

Quale dovrebbe essere l’obiettivo primario della prossima legislatura ?

Secondo me la ricostruzione di quei (micro)legami che tengono, (ancora per poco), insieme la società italiana.

Quei legami fatti di una solidarietà non pelosa e non pietosa tra vicini di casa e di condominio. Quei legami di fiducia non pallida e non finta tra amici. Quei legami di affetto e di attenzione reciproca che, causa il restringimento del tempo libero, sono sempre più labili ed impalpabili.

Non sto facendo un elogio acritico dei “bei tempi andati”, ma, nell’età della condivisione, è inutile, secondo me, sapere cosa fa una persona dall’altra parte del mondo se non ci prendiamo cura di quelli più prossimi a noi.

A volte basta un sorriso, un saluto inaspettato o una parola al momento giusto.

Piccoli gesti che fanno delle grandi differenze nella vita di ognuno.

Recuperare il lato umano e ricostruire i legami.

Questo, secondo me, è il compito primario che la Politica dovrebbe darsi nella prossima legislatura.

Ed è proprio questo quello che, fino ad ora, manca soprattutto nelle coalizioni o nei partiti “maggiori”.

Tra l’idea di una solidarietà che troppo spesso sfocia in un assistenzialismo incapace di valorizzare le persone ed i talenti per rimetterli in circolo di una sinistra e l’idea di una finta rivoluzione liberale e meritocratica, schiavizzata dagli ordini e dagli albi di qualunque genere, inane e spaurita di fronte all’adozione delle più elementari azioni di semplificazione e liberalizzazione, oggi si è unita l’ideologia di una tecnocrazia, elitaria senza consenso popolare, dal sorriso buono e la voce paternalistica che cerca nuove alleanze tra burocrazie europee e porporati oltretevere.

Questa è ,a mio avviso, l’offerta politica italiana.

Mancherebbe il fenomeno del grillismo, ma questo è facilmente ascrivibile e circoscrivibile entro i confini della disaffezione e dello scoramento che questo ircocervo politico genera a tutti i livelli.

Ovviamente non so (e non voglio) dare una risposta alla fatidica domanda: “che fare, allora ?”.

Personalmente andrò alla ricerca di quelle forze politiche, sia nuove che “piccole”, offrono la possibilità di costruire una comunità. Quelle che sorridono e pensano. Quelle che, magari anche inconsapevolmente, cercano di ricostruire i legami. Quelle che, a volte senza esserne coscenti, forniscono gli esempi e la forza per continuare a vivere e lottare.


Cosa stai leggendo?

Ricostruire i legami… su Fabrizio Cipollini.