The W. Factor

aprile 11th, 2020 § 0 comments § permalink

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Ieri sera il presidente Conte ha annunciato l’ennesimo comitato di esperti che dovrebbe gestire la cd. Fase 2, questo comitato si inserisce in quel mosaico, labirintico e poderoso, normativo-burocratico fatto da più di mille provvedimenti, più o meno, legislativi e di comportamenti imposti, di dubbia legittimità costituzionale, che, per acquiescenza, vengono accettati da quasi tutti.
E’ come se il piano dell’opportunità avesse preso il sopravvento su quello della legittimità, rovesciando il famoso motto che in politica la forma è sostanza.
In nome della salvezza di questa sostanza, abbiamo la politica, che dovrebbe essere l’arte di decidere, divenire la grancassa degli “esperti” e dei competenti, scelti dal potere esecutivo, a fare da tutore al potere esecutivo stesso che, nella sua debolezza e nella sua paura, esautora i luoghi classici della rappresentatività e della democrazia, riducendo il Parlamento in un inutile orpello e perdita di tempo.
Alla politica, rectius al potere esecutivo, resta quindi solo l’apparire, televisivo e social, in cui sfogare la propria rabbia e la propria frustrazione in conferenze stampa, paradossalmente ed ironicamente, mandate in onda dopo il quotidiano bollettino dei nuovi infettati e, purtroppo, dei nuovi morti.
E la comunicazione di chi è debole, intesa come propaganda e marketing, ha anche bisogno dei “cani da guardia”, ed ecco la task force contro le fake news sul coronavirus, che, ben presto, si rivelerà una forza contro le (fake) news sulla Corona, intesa come potere al governo.
Un grande, enorme e, purtroppo, sconfortante confessionale da reality show: The W factor.
Dove W. Sta per Winston.
Purtroppo non, come vorrebbe il nostro premier, nome proprio di Sir Winston Churchill, mitico premier inglese che seppe opporsi al nazismo dilagante nella pavida europa continentale, ma, piuttosto, come Winston, il protagonista di 1984, imperituro capolavoro di George Orwell.
Potremmo scriverci un libro, ma mentre 1984 fu ideato da Orwell, invertendo le cifre dell’anno in cui lo concepì (1948), nel 2020 non possiamo neanche invertire le cifre se non evocando il passato, essendo il 2020 quasi un palindromo, icona simbolica di una condanna ad un eterno ed ironico presente.
Dal grande fratello al grande bordello.

il ventre molle dell’europeismo

marzo 16th, 2020 § 0 comments § permalink

spider-4827708_1920Le vergognose parole di Christine Madeleine Odette Lagarde, purtroppo “presidente” della BCE, non solo sono inaccettabili ed intollerabili sia per gli italiani, sia per chi si senta europeo, ma segnano l’abbandono di quello che, fino ad oggi, è stata l’unica politica davvero Europea: l’operato di Mario Draghi.
In poche parole, infatti, è stato ucciso il seme di quella Europa nuova che aveva trovato nel “whatever it takes” di Draghi la propria voce.

Quella nuova Europa, che cercava, attraverso la tenuta della moneta ed il sostegno alle economie degli Stati membri, di generare un afflato riformatore di comunità.

In un momento storico di cambiamento dei comportamenti e delle abitudini di tutti noi, il ventre molle dell’europeismo di maniera e di facciata rivela, attraverso le parole della Lagarde, poi mestamente e maldestramente, smentite, la sua faccia reazionaria e feroce.

Il non prendere atto di questo è sciocco, stupido ed anche politicamente miope. Per questo fanno davvero rumore le parole di alcuni esponenti della maggioranza governativa italiana volte a trovare “giustificazioni” o “interpretazioni” assolutorie alle irresponsabili parole di Christine.

Non si può stare con Draghi e con la Lagarde.

Non è un “et…et”, è un “aut…aut”. E’ questo quello che il ventre molle dell’europeismo nostrano non capisce o fa finta di non capire, nemmeno in questo momento.

Da qui, infatti, passa il confine tra europeisti ed Europei.

 

 

 

Scusami, Prima Repubblica

agosto 29th, 2019 § 0 comments § permalink

Ciriaco_De_Mita_informaleScusami, Prima Repubblica.

Oggi, 29 agosto 2019, ho capito di aver proprio sbagliato a votare i referendum Segni del 1991.

Certo l’ho fatto in buon fede, (non Bonafede, non mi fraintendere), e ti chiedo un po’ di indulgenza.

Capiscimi, io sognavo l’Italia come una grande Repubblica di tipo anglosassone, in cui ci fossero un partito conservatore, un partito laburista ed un partito liberaldemocratico.
Io sognavo la nascita e la fioritura di un nuovo Churchill, e già vedevo politici Italiani con la schiena dritta pronti a sfidare la prepotenza, l’arroganza e la prevaricazione dei nemici della democrazia.

Io sognavo una nuova generazione di intellettuali come Montanelli, Prezzolini, Flaiano, Gramsci, Pintor, Malaparte e Pasolini.

Io sognavo una nuova generazione di politici che, partendo da Einaudi, Spadolini, La Malfa, Malagodi, Moro, Andreotti, Craxi, Berlinguer, Almirante, De Mita, Tortora e Pannella, potessero aumentare il livello qualitativo e quantitativo di una politica italiana che, soprattutto durante Tangentopoli, era oramai alla frutta.

Io sognavo la Palingenesi, con la P maiuscola.

Certo oggi potresti dirmi che sono stato un ingenuo. E’ vero, ma, per dirla con il buon Manzoni, del senno di poi, ne son piene le fosse.

Fossa, che ironia !!!

Se avessi saputo che votare quei referendum, ci avrebbe portato ad oggi, a questo punto, a questa Fossa comune della coscienza civile di un paese, sarei andato al mare, come ci suggerì Craxi.

Scusami anche tu, Bettino.

Ti ripeto, non l’ho fatto apposta, eppure l’ho fatto, e devo assumermene la responsabilità.
Quale partito conservatore ?

Qui si mira sola a conservare la poltrona ed i relativi privilegi.

Quale partito laburista ?

l’unico lavoro è quello di leccare il culo ai potenti di turno.

Quale partito liberaldemocratico ?

Di libro ci sono solo parole in libertà e pensieri, senza cervello, in migrazione.

Quali intellettuali ?

Genna, Saviano, Gramellini, Fazio, Serra, Scanzi, Selvaggia, Litizzetto, Bignardi o la Ferrante.

Quali politici ?

Scilipoti,  Toninelli, Taverna, Di Maio, Dibba, Gasparri, Brunetta, Renzi, Fiano, Boschi, Lotti, Verdini, Morani, Boldrini, Monti, Alfano, Mastella, Scalfaro, Prodi, Visco, Napolitano Zingaretti, Bonafede, Pillon, Franceschini e Conte.

Certo, dirai Tu,  poteva andare peggio, ma l’Italia ha una grande coscienza sociale e civile e si riprenderà.

Anche quella abbiamo raso al suolo, costruendo in sua vece un grande totem social ed incivile dove all’interno dei cavi passa il peggio della pancia di un paese, vecchio, ignorante, abbrutito e rassegnato. Un paese senza memoria stabile, ma con una memoria RAM, un paese senza fibra muscolare, ma a fibra ottica per avere internet sempre più veloce per vedere la partita sulla App.

Spero che tu possa perdonarmi, davvero per quello che ho fatto.

Magari, se sei ancora in giro, fatti vedere.

Ti voglio bene come allora e più di allora.

E forse non sono l’unico.

p.s.: I will Always love you.

Un nuovo vocabolario per la politica

novembre 13th, 2017 § 0 comments § permalink

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Nel 2018 si tornerà  finalmente a votare. Finalmente non avremo più un Parlamento incostituzionalmente eletto, forse, tenuto in vita per necessità  di continuità  amministrativa e decisionale e per necessità  di vitalizio.

Sarebbe bello se un simile periodo, come questa legislatura, non tornasse più. Sarebbe bello ed auspicabile, ma temo, anche grazie al Rosatellum, non accadrà .

Dal governo Monti al governo Gentiloni, la politica, tutta la politica, E’ entrata in una fase di afonia, di mutismo rassegnato e decadente da cui sembra non volersi riprendere, ma, anche qui, temo non sappia riprendersi.

La politica non vuole, secondo me, riprendere a parlare, perchè non ha niente da dire. Si accontenta di bivaccare sui social network, lanciando, ogni tanto, un piccolo segnale come un sonar, come se la politica fosse un sommergibile.

La metafora del sommergibile è quanto mai calzante. Si naviga sotto il livello del mare, come una minaccia che sembra non esserci, ma che, invece, incombe.

I piccoli segnali che, attraverso vari post sui social, vengono lanciati, assomigliano a dei sussulti di esistenza, stanchi e stantii ripetizioni di vecchi slogan svuotati da qualunque significato.

Una continua sarabanda di nulla in cui, quello che si posta al mattino, non vale al pomeriggio. Una continua migrazione nell’inseguire non quello che oggi viene definito come presentismo, ma una sorta di “effimerismo”.

Una continua rincorsa, affannosa e disperata, nel tentativo di assecondare il flusso della comunicazione.

Ogni Tweet, ogni post, ogni commento, lasciato nel web, nel momento stesso in cui appare nella timeline  già  vecchio, già  morto, e quindi, non essendo vivo, è, ipso facto, destinato all’oblio della ragione.

Questa è l’essenza dell’effimerismo.

E’ il trionfo della velocità , di una velocità  talmente veloce, potente ed energica da essere, paradossalmente, più veloce della stessa velocità.

Si può fermare tutto questo ?

Si può tornare ad un dibattito politico che non sia effimero ?

La prima risposta è, per me, no.

La seconda risposta è si.

L’effimerismo non può essere fermato, ma si possono cambiare le regole del gioco.

Servono nuove parole per questi tempi.

Servono onomaturghi, dei creatori di parole, in grado di mettere il granello di sabbia in questo ingranaggio.

Non mi riferisco a neologismi, piùo meno anglofoni o germanofoni.

Mi riferisco ad un nuovo vocabolario, una nuova lingua che, pur assecondando il flusso della comunicazione, mandi in corto circuito, anche se fosse per un solo secondo, l’effimerismo.

Basterebbe questo per scardinare questo sistema.

Un secondo qui, un secondo là , così si guadagna tempo.

Occupare la prateria – parte 1

settembre 1st, 2013 § 0 comments § permalink

Da tempo sosteniamo che, soprattutto dopo l’ultima sconfitta elettorale amministrativa del centrodestra, si è aperta una prateria politica che, tranne alcuni sparuti gruppi, nessuno sembra voler occupare.

Uno di questi gruppi è il Tea Party Italia che, già dal suo nome, guarda all’esperienza innovatrice e palingenetica nei confronti del campo repubblicano dei Tea Party negli Stati Uniti.

Nonostante un certo ostracismo da parte del mainstream mediatico italiano, sempre affetto di un misto tra provincialismo e presentismo, il Tea Party Italia è uno dei pochi network politici a funzionare ed ad produrre idee sia nella rete che off-line.

Non è un caso, infatti, se alcuni suoi esponenti abbiano rivolto un appello pubblico a Silvio Berlusconi perchè usi il modello Tea Party per rifondare Forza Italia.

Sarebbe troppo comodo e semplicistico, a nostro parere, descriver il Tea Party come la (possibile) risposta a Grillo da parte di un centrodestra.

Il Tea Party italia non nasce per merito del centrodestra, ma nonostante esso.

Esso, infatti, non è frutto di uno studio di marketing e non ha come collante l’avversione verso la politica.

I Tea Partigiani, certamente muovono dalla delusione di una mancata rivoluzione liberale, ma hanno saputo sfruttare questa delusione come carburante per il proprio impegno.

Un impegno culturale e civile, ma non elettorale, visto che, fino ad adesso, non si sono mai presentati a nessuna competizione elettorale.

Certe volte, vista la scarsa qualità di alcuni eletti, viene da chiedersi cosa succederebbe in Parlamento se il governo Letta fosse incalzato da una piccola pattuglia del Tea Party, secondo noi, ne basterebbero almeno cinque.

Lotta al fisco predatorio, meritocrazia, liberalizzazioni e una massiccia cura dimagrante per lo Stato, attraverso una potente azione deburocratizzante, sono e parole d’ordine di questo movimento.

Le stesse parole che sono il vocabolario base dei nativi della prateria.

OLTRE-Berlusconi ?!!?

settembre 1st, 2013 § 0 comments § permalink

Il presidente Giorgio Napolitano ha vergato, con un apposito messaggio, la sua opinione riguardo questo convulso momento politico post condanna di Silvio Berlusconi. Lo ha fatto con un messaggio ricco di spunti di riflessione che, ovviamente, i falchi e le colombe di ciascun schieramento hanno letto in maniera diversa e simmetricamente speculare.

Il presidente Napolitano, in un raro esempio di equilibrio, è riuscito a scontentare tutti e quindi, per le regole della politica italiana, ha fatto la cosa giusta.

Ci sarebbe stato bisogno, in una democrazia matura, di un simile messaggio da parte del presidente della Repubblica ? Ovviamente no.

Ma in questo strano e particolare momento politico, niente di normale sembra funzionare.

Il risultato delle ultime elezioni politiche ci hanno consegnato:

1.un partito che è arrivato primo, ma non ha vinto, anzi nell’immaginario collettivo h nettamente perso;

2.un partito che non è arrivato primo, ma ha vinto e di cui la leadership si è nettamente consolidata;

3.un ex premier che, nonostante il tifo europeo e dei giornali politicamente corretti, non ha saputo leggere ed interpretare le pulsioni della società civile stritolata da una crisi culturale ed economica mondiale, e che si è appoggiato a partiti decotti ed abortiti ed ad un associazionismo elitario in nome di un attendismo politico, arrivando quarto;

4.un movimento liquido di protesta che, grazie alla faccia di un comico ed a strategie di guerrilla marketing, ha saputo costruire, sfruttando la rete come mezzo di militanza politica, un fronte dello scontentismo.

Di fronte a questi dati il risultato poteva essere uno solo, cioè le cd. larghe intese, ed è quello che è avvenuto. Tutti sanno che questo stato di cose non è eterno e che, presto o tardi, bisognerà che la dialettica politica ritorni ad agire funzionalmente e correttamente.

Questa condizione attuale, però, può essere usata per piantare quei semi del cambiamento e della innovazione istituzionale e politica di cui l’Italia ha assolutamente bisogno, e non da adesso.

Le risposte, però, non possono risiedere in un nostalgico e ammirato ritorno al passato, inteso come spazio mitico della palingenesi politica e partitica.

Da qualche tempo, su questo spazio, stiamo segnalando la presenza di uno spazio politico e, probabilmente partitico, completamente nuovo.

Una novità magmatica ed anarchica, varia, ma non avariata, confusionaria, ma non confusa, potenzialmente esplosiva.

Una prateria l’abbiamo chiamata, che si è aperta alla destra del centrodestra italiano, dopoché lo stesso centrodestra ha lasciato cadere alcune battaglie storiche ed ha scordato parole d’ordine che, invece, avrebbero dovuto essere parte integrante della propria costituency.

Il problema è proprio questo: al posto di parlare del dopo Berlusconi, bisognerebbe iniziare a discutere ed immaginare l’oltre.

Un oltre che non rinneghi Berlusconi ed il berlusconismo, ma che sappia trarre proficui insegnamenti e consigli da questa esperienza, che sappia analizzare il perché non si è arrivati a quella sospirata rivoluzione liberale, in un momento storicamente favorevole, e che sappia trovare un percorso politico favorevole alla sua realizzazione.

Una rivoluzione che sappia innovare la tradizione, ibridandola, ma senza snaturare, con le nuove opportunità di condivisione e di trasmissione delle opinioni che la tecnologia offre.

Una rivoluzione smart, praticamente.

Condannato !!!

agosto 1st, 2013 § 0 comments § permalink

La Corte di Cassazione ha deciso.

Silvio Berlusconi è stato definitivamente condannato, per il reato di frode fiscale, a 4 anni di reclusione nell’ambito della vicenda nota come MediaTrade.

La Corte  ha annullato, con rinvio alla Corte di appello di Milano per una nuova definizione, la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici.

A noi, sinceramente, non interessa schierarci tra i giacobini festanti o tra i lealisti piagnucolanti.

Abbiamo votato e sostenuto convintamente Silvio Berlusconi negli scorsi anni, non ce ne vergogniamo e non lo rinneghiamo.

Lo abbiamo fatto in nome (e per conto) di quella rivoluzione liberale che sia Forza Italia che il Popolo della libertà non è mai stato capace di fare.

Peccato !!!

Peccato, perché questa condanna è quanto di più ironico possa esserci.

Berlusconi, infatti, viene condannato per non aver saputo, o potuto, oppure voluto fare quella che doveva essere il cardine della sua rivoluzione liberale: la riforma del sistema tributario italiano.

Al di la della ironia, però, questa sentenza non può essere liquidata in maniera lieve.

Anzitutto viene da chiedersi se questa sia la fine di Berlusconi e dell’attuale centrodestra italiano ?

Certamente,secondo noi,  questa condanna non segna la fine del Cavaliere.

Sicuramente, però, non è neanche un punto a suo favore, o meglio a favore della sua immagine.

Berlusconi non abbandonerà la scena politica ed il suo partito, anzi, probabilmente, ci si dedicherà con maggiore impegno e maggiore visibilità.

Ne avremo una prova a settembre con il ritorno al futuro antico di Forza Italia.

L’altra domanda riguarda, inevitabilmente, le ricadute sul governo Letta.

Il PdL non farà cadere il governo Letta, questo è chiaro, ma aspetterà che sia il Pd del nuovo segretario che uscirà dal congresso di ottobre/novembre a staccare la spina.

Interessante sarà vedere cosa accadrà al Senato nel momento in cui si deciderà sulla decadenza del senatore Berlusconi.

Il voto del Pd sarà la cartina di tornasole del suo congresso.

Queste le nostre valutazioni politiche sul passato e sul presente.

Per quel che riguarda il futuro, la condanna di Silvio Berlusconi non può e non deve inficiare l’urgente bisogno di una nuova organizzazione di centrodestra e di una vera rivoluzione liberale.

Su tutti e due i fronti il centrodestra berlusconiano è indietro, se non fuori tempo massimo.

Siamo convinti che, dopo, oppure nonostante questa condanna, quello spazio politico che, per comodità, chiamiamo destra sia pervasa da forti sommovimenti intestini destinati a defragare.

Per quel che riguarda la rivoluzione liberale, questa non può non essere scissa dalla forma futura della destra.

Una forma che deve essere congruente e coerente con i contenuti della stessa.

Una rivoluzione che dovrà investire il fisco e la giustizia, come minimo.

Rifondare AN ? No, grazie. Costruire un partito repubblicano-conservatore all’anglosassone ? Con molto piacere

giugno 15th, 2013 § 0 comments § permalink

La batosta di Alemmanno, ad opera di Ignazio Marino, alle ultime elezioni amministrative ha imposto, all’attenzione di una parte dell’opinione pubblica, la situazione comatosa, quasi irreversibile, in cui si dibatte la destra politica italiana.

Una destra che, dopo l’esperienza di Alleanza Nazionale, si è frammentata in una serie di rivoli asfittici e stagnetti maleodoranti al punto da rendere, quasi, insignificante la presenza politica di esponenti della destra.

Le varie fratture, avute, a destra si sono registrate o in nome di un anacronistico ritorno al passato, o in nome di un’asfittica fedeltà alla tradizione, o in nome di un facile entusiasmo verso una melassa progressista oppure in nome di una accettazione del più becero e sterile politicamente corretto.

La destra italiana si è rotta, infatti, o perchè ha voluto ritornare troppo indietro oppure perchè ha voluto correre troppo in avanti.

O si è voluta fermare, o ha voluto andare troppo veloce.

Mai che abbia deciso di andare al passo con i tempi e con le realtà culturali che stavano modellando il mondo, cercando una propria via ed un proprio modo di vivere e leggere il tempo che stava vivendo.

Questi continui strappi, non hanno fatto altro che logorare il tessuto di una comunità capace, oltre che di un pensiero autonomo, di saper imporre la propria agenda all’attenzione della pubblica opinione.

Una comunità che, per la maggior parte, non ha potuto che rifugiarsi sotto gli ampi e comodi mantelli del berlusconismo, pur sapendo ed avvertendo che il berlusconismo non era assimilabile ed omogeneo a quel pensiero sotterraneo e “clandestino” che la destra italiana aveva elaborato. Una comunità che, pian piano, ma inesorabilmente, ha lasciato cadere i propri ideali ed i propri punti di riferimento per “conformarsi” all’ideologia pret a porter del padrone della coalizione e, soprattutto, della sua cricca barocca e decadente. Una comunità che, ad opera dei cd. colonnelli, ha barattato le poltrone di governo con il mutismo e con la rassegnazione.

Anche chi ha pensato di poter avere una vita autonoma, e magari, per una stagione elettorale, ha strepitato contro Berlusconi, ha saputo cogliere al volo l’occasione di posarsi su una poltrona di governo e divenire colonnello dei pretoriani.

Gli altri, confusi ed infelici, hanno scelto, consapevolmente, la via elitaria e/o quella della marginalizzazione. In questo solitario solipsista un grande aiuto intellettuale è stato dato da Internet e soprattutto dai social network.

Se, infatti, oggi si può tornare a parlar di una destra (ri)unita, è forse merito di tutte quelle persone che, grazie ai social media, sono rimaste in contatto ed hanno avuto il coraggio intellettuale di continuare a parlarsi.

Oggi, però, non è possibile, a mio parere, rifondare Alleanza Nazionale.Certo la sua lezione non va certo dimenticata, ma nemmeno può essere presa a modello.

Meno che mai può essere preso a modello il PdL, ove il modello della integrazione è data dal matematico 2/3 Forza Italia, 1/3 AN.

Quello che, a mio modesto parere, la destra (che vuole riunirsi) dovrebbe fare è costruire un partito conservatore prendendo a modello l’omonimo partito inglese ed il partito repubblicano americano, ibridato dai Tea Parties.

Un partito che decida di occupare la destra di Berlusconi in nome di alcune figure come Margareth Tatcher, Paolo Borsellino e Steve Jobs. Un partito che non guardi alla tradizione come un dogma incrollabile ed al futuro con ingenuo ottimismo, un partito che decida di parlare la lingua dello spirito dei tempi, che si occupi di start up e non solo di dipendenti pubblici, che riesca a coniugare meritocrazia e solidarietà senza rimpiangere welfare universalistici con contributi a pioggia, finanziato da troppe tasse, raccolte da un fisco pervasivo e stritolatore, che sappia unire fecondamente merito, legalità ed impresa, solo per fare qualche esempio.

Un “partito” liquido, connesso e pensante, e non pesante, che difenda i diritti civili e che voglia conquistarne di nuovi, garantendo al contempo l’ottemperare ai doveri civili.

Un tale partito è,secondo me, possibile. Ma non possono farlo i colonnelli di adesso e di un tempo che fu. E’ stata la loro mentalità a produrre gli strappi nel tessuto della destra italiana ed è per questo che non riusciranno mai a ritesserla, o al limite ripararla.

Questo compito spetta ad altri.

A dei sognatori, a dei visionari, a dei coraggiosi che decidano di saltare sui propri carri per conquistare quella prateria politica che nessuno sembra voler colonizzare.

Non è un caso se la parabola della Destra italiana vincente ed al governo era iniziata nel 1993 con la candidatura a Sindaco di Roma di Gianfranco Fini ed è finita con la sconfitta del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, nel 2013.

Un altro ventennio, se mi passate la battuta !!!

 

Voterò comunque per Fermare il declino

febbraio 20th, 2013 § 1 comment § permalink

Mentre scrivo queste poche parole, Oscar Giannino si è dimesso dalla carica di presidente di Fare per fermare il declino e dalla Bignardi sta giustamente, e un po’ amaramente, confessando il suo peccato di vanità.  Dimettersi per “colpa” di un finto master a meno di 4 giorni dalle elezioni è un fatto davvero nuovo nel panorama politico italiano. Se poi vieni abbattuto dal fuoco amico di uno che ha fondato un partito insieme a te, come Zingales, la novità diventa eccezionalità. E, in questa italietta, dove chi governa le “città-banche” dice di non aver niente a che fare quandio queste ultime compiono le peggiori nefandezze, dove è possibile comprare una casa senza sapere chi la paga, dove si salva dall’arresto un proprio sodale e poi lo sacrifica in nome dei sondaggi, dove si candidano i figli con lauree false e infermierine in pizzi e burlesque con lauree vere, dove si porta al governo la destronza in tacco 12 che si era candidata contro di te, vantandosi di non avertela data, dove un giornalista va in galera per le cazzate che scrive e poi viene graziato perchè, nonostante un partito amico, non si riesce a varare una legge sulla stampa seria e civile, dove un partito della coalizione fa cadere una giunta regionale e ci si candida in coalizione con questo stesso partito per un nuovo mandato, dove, nonostante tu abbia un ex sindaco universalmente riconosciuto come ottimo amministratore, lo regali ad un’altra coalizione e poi ti incazzi perchè ti porta via i voti, dove, nonostante maggioranze parlamentari mostruose, non si tagliano le tasse, non si semplifica, non si fa crescere l’economia ma in compenso si crea il leviatano Equitalia, dove devi mendicare il voto di due peones per tenere in piedi il tuo governo, dopoche hai cacciato chi si è candidato con te, dove, sostieni per un anno un governo tecnico insieme ai tuoi opopositori e approvi l’istituzione dell’IMU, il fiscal compact ed il redditometro, dove nomini un professore della Bocconi come commissario europeo per ben due mandati, facendo fuori Emma Bonino per nominare Napolitano, dove questo ex commissario europeo divien presidente del consiglio tecnico e, dopoche gli hai offerto anche il tuo partito, si candida contro di te  e diventa il nemico pubblico numero uno, questa è l’italietta dove l’eccezionalità fa paura.

Ebbene Oscar Giannino non ha mai conseguito un master a Chicago e si è dimesso per questa sua colpa. E proprio queste dimissioni rappresentano una sostanziale novità etica e morale nella politica italiana.

Certo potremmo dire che la Santanchè in situazione analoga non lo ha fatto, ma scenderemmo al livello del direttore de il Giornale e , francamente, per il rispetto che porto al suo fondatore, Indro Montanelli, non lo faccio.

Certamente sono un liberale, uno di quei liberali che, dal 1994, ha sempre votato Berlusconi orgogliosamente fino al 2006. Quest’anno vengo additato come liberale purista, praticamente uno che si fa le pippe mentali perchè ho deciso di aderire a Fare per fermare il declino.

Ebbene si, sono un liberale purista ed onanista.

Sogno un rivoluzione liberale dove ci sia meno stato, meno tasse, meno burocrazia, meno privilegi, più scelta, più liberta, più regole e più mercato.

Sono un onanista liberale, impunito, che preferisce vivere delle fantasie di un Oscar Giannino senza master piuttosto che degli incubi socialisticheggianti e colbertistiche di un Tremonti.

Voterò comunque Fermare il declino, perchè questo non è solo economico, è soprattutto culturale.

Voterò comunque Fermare il declino perchè quando purgheranno Sallusti, perchè alla fine toccherà anche a lui, voglio esserci per poter dire: “Benvenuto, amico onanista. Pardon, purista”….

Non salgo e non scendo, io faccio…

dicembre 26th, 2012 § 0 comments § permalink

Pregiatissimo Senatore Monti,

fin dall’inizio del suo governo “tecnicamente” politico io l’ho avversata, pur riconoscendole l’onore che la sua storia ed il suo cursus studiorum atque honorum le conferi vano. L’ho avversata in nome di un principio strettamente connaturato alla mia concezione democratica ed alla Costituzione materiale che si è venuta fomando in questi ultimi anni.

Il principio è il seguente: “è meglio un brutto governo, purchè eletto, di un buon governo tecnico.”. Lo avrei affermato anche se al governo ci fosse stata una coalizione che non ho votato.

Ciò non vuol dire che non riconosca la legittimità formale e costituzionale del suo gabinetto, ci mancherebbe. Quello che non mi è piaciuto è stato il modo in cui Lei ed il suo governo siete stati insediati, Diciamolo chiaramente che la nascita di questo governo ha rappresentato un “allungamento” troppo stiracchiato delle norme costituzionale, al limite della rottura istituzionale, da parte del presidente Napolitano e che, adesso, la sua salita in campo cerca di sanare, prendendo “a posteriori”  quel consenso che, invece, avrebbe dovuto avere quando fu nominato Presidente del Consiglio.

Ebbene era chiaro, fin dall’inizio, che il suo mandato era, non so da lei interpretato, non un mandato imparziale e tecnico, ma una missione etica, (di natura quasi divina), per cambiare la testa degli italiani.

In molti suoi discorsi ricorre questa figura e molte delle norme da Lei e dal suo governo vanno in quella direzione.

Per usare , ed abusare, di una metafora di kant, mi è sembrato che Lei fosse andato al governo per raddrizzare “il legno storto dell’italianità.”. Una italianità intesa come incapacità quasi genetica di inferiorità ad un popolo tedesco. Unicio vero popolo eletto di una europa, (scritta volutamente in piccolo), ostaggio delle miserie di una alleanza francotedesca che ogni giorno di più mostra la corda e la poca resistenza ed autorità delle sue istituzioni.

Una europa, (ancora in minuscolo), che è arroccata in un delirio di onnipotenza tecnocratica in bilico tra i comportamenti degli invitati alla festa in maschera de “la Maschera rossa” di Poe, della orchestrina sul Titanic e del “dategli le brioche” della regina Maria Antonietta.

Ebbene io credo che non servano le leggi per cambiare le abitudini o le attituidini di un popolo serve l’esempio ed un nuovo vocabolario che cambi la prospettiva da cui la società guarda il mondo.

In verità, Lei ha cercato di innovare qualche parola del trito lessico del politichese. Basti ricordare l’insistenza sulla parola “sobrietà”, il decreto “salvaItalia” o il decreto”cresciItalia”. L’ultima è stato il ribaltamento della famosa “discesa in campo” di berlusconiana memoria in “salita” per indicare  la sua scelta di partecipare, finalmente, alla competizione elettorale.

Credo che capirà se le dico che a questo vocabolario decido di non conformarmi. A questo esperanto ibrido, costruito sulle macerie e sui passaggi logici di un berlusconismo disastrato ed attualmente disastroso, ancorché rovesciato.

Non sono queste le parole che servono alla politica ed alla società. Prova ne sia che la sua agenda riesce a scaldare i cuori solo di quei “politici” che oggi hanno il culo freddo senza poltrona perchè a rischio di non essere rieletti e credono che, appoggiandola, possano tornare a sentire il calore al loro lato B.

Io non sono mai sceso, anche quando sono stato eletto come consigliere comunale a 29 anni nel 1999 con 137 voti (il paradosso è che, per adesso, ne ho avuto più di Lei) e non sono mai salito. Sono rimasto me stesso a fare.

Ecco: io faccio.

Io faccio politica come riesco e come la so fare. Magari sbagliando, ma cercando di non raddrizzare l’albero storto dell’umanità. Magari solo il mio.

 


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