The W. Factor

aprile 11th, 2020 § 0 comments § permalink

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Ieri sera il presidente Conte ha annunciato l’ennesimo comitato di esperti che dovrebbe gestire la cd. Fase 2, questo comitato si inserisce in quel mosaico, labirintico e poderoso, normativo-burocratico fatto da più di mille provvedimenti, più o meno, legislativi e di comportamenti imposti, di dubbia legittimità costituzionale, che, per acquiescenza, vengono accettati da quasi tutti.
E’ come se il piano dell’opportunità avesse preso il sopravvento su quello della legittimità, rovesciando il famoso motto che in politica la forma è sostanza.
In nome della salvezza di questa sostanza, abbiamo la politica, che dovrebbe essere l’arte di decidere, divenire la grancassa degli “esperti” e dei competenti, scelti dal potere esecutivo, a fare da tutore al potere esecutivo stesso che, nella sua debolezza e nella sua paura, esautora i luoghi classici della rappresentatività e della democrazia, riducendo il Parlamento in un inutile orpello e perdita di tempo.
Alla politica, rectius al potere esecutivo, resta quindi solo l’apparire, televisivo e social, in cui sfogare la propria rabbia e la propria frustrazione in conferenze stampa, paradossalmente ed ironicamente, mandate in onda dopo il quotidiano bollettino dei nuovi infettati e, purtroppo, dei nuovi morti.
E la comunicazione di chi è debole, intesa come propaganda e marketing, ha anche bisogno dei “cani da guardia”, ed ecco la task force contro le fake news sul coronavirus, che, ben presto, si rivelerà una forza contro le (fake) news sulla Corona, intesa come potere al governo.
Un grande, enorme e, purtroppo, sconfortante confessionale da reality show: The W factor.
Dove W. Sta per Winston.
Purtroppo non, come vorrebbe il nostro premier, nome proprio di Sir Winston Churchill, mitico premier inglese che seppe opporsi al nazismo dilagante nella pavida europa continentale, ma, piuttosto, come Winston, il protagonista di 1984, imperituro capolavoro di George Orwell.
Potremmo scriverci un libro, ma mentre 1984 fu ideato da Orwell, invertendo le cifre dell’anno in cui lo concepì (1948), nel 2020 non possiamo neanche invertire le cifre se non evocando il passato, essendo il 2020 quasi un palindromo, icona simbolica di una condanna ad un eterno ed ironico presente.
Dal grande fratello al grande bordello.

Al lavoro, in silenzio

marzo 19th, 2020 § 0 comments § permalink

postinoAi tempi del Covid 19, giustamente e doverosamente tutti noi stiamo ringraziando il personale sanitario, (medici, infermieri,soccorritori, oss e tutte le figure che lavorano negli ospedali), i corpi di polizia e dell’esercito che vigilano e tutte le autorità preposte.

E’ un ringraziamento che arriva dal cuore di un paese che si trova a combattere un nemico silenzioso, invisibile e subdolo.

Eppure c’è una categoria di lavoratori che, forse, nessuno, meglio in pochi, hanno ringraziato: i portalettere e gli operatori degli uffici postali.
Migliaia di persone che, in silenzio, con dignità e con abnegazione, ogni mattina, (e non solo), portano quel minimo di normalità nelle nostre stravolte vite.
E’ un lavoro, il loro, che spesso passa sotto silenzio e che, spesso, diamo per scontato.

Un lavoro, di cui, in questi tempi, non percepiamo i rischi per la loro salute.

E’ di questi giorni, infatti, la notizia della morte, (parola cruda e tristissima), di un postino e di un operatore di sportello a causa del coronavirus, a dimostrazione, se mai ce ne fosse, che nessuno è immune o al sicuro.
Per questo oggi più che mai è necessario #restareacasa, non solo perchè così facendo #andràtuttobene, perchè, quando tutto sarà tornato alla normalità, anche grazie al lavoro dei postini e degli impiegati, potremo, di nuovo, tornare alle nostre abitudini.
Intanto inizio io a ringraziarli, oltre a tutte le categorie che abbiamo detto all’inizio di questo post, poi, con calma, facciamolo in molti.

il ventre molle dell’europeismo

marzo 16th, 2020 § 0 comments § permalink

spider-4827708_1920Le vergognose parole di Christine Madeleine Odette Lagarde, purtroppo “presidente” della BCE, non solo sono inaccettabili ed intollerabili sia per gli italiani, sia per chi si senta europeo, ma segnano l’abbandono di quello che, fino ad oggi, è stata l’unica politica davvero Europea: l’operato di Mario Draghi.
In poche parole, infatti, è stato ucciso il seme di quella Europa nuova che aveva trovato nel “whatever it takes” di Draghi la propria voce.

Quella nuova Europa, che cercava, attraverso la tenuta della moneta ed il sostegno alle economie degli Stati membri, di generare un afflato riformatore di comunità.

In un momento storico di cambiamento dei comportamenti e delle abitudini di tutti noi, il ventre molle dell’europeismo di maniera e di facciata rivela, attraverso le parole della Lagarde, poi mestamente e maldestramente, smentite, la sua faccia reazionaria e feroce.

Il non prendere atto di questo è sciocco, stupido ed anche politicamente miope. Per questo fanno davvero rumore le parole di alcuni esponenti della maggioranza governativa italiana volte a trovare “giustificazioni” o “interpretazioni” assolutorie alle irresponsabili parole di Christine.

Non si può stare con Draghi e con la Lagarde.

Non è un “et…et”, è un “aut…aut”. E’ questo quello che il ventre molle dell’europeismo nostrano non capisce o fa finta di non capire, nemmeno in questo momento.

Da qui, infatti, passa il confine tra europeisti ed Europei.

 

 

 

Appunti sparsi per la vita ai tempi del Covid 19

marzo 15th, 2020 § 0 comments § permalink

balloons-892806_1920Sta quasi per finire la prima settimana di “quarantena” imposta opportunamente dal Governo e qualche riflessione mi sento di farla.

Il Covid 19 ci ha fatto riscoprire la nostra caducità.
All’improvviso ci siamo riscoperti mortali, indifesi ed, in qualche senso, anche impreparati.
Abbiamo riscoperto che il tempo scorre inesorabilmente, che non viviamo in un eterno presente senza memoria del passato e senza vista sul futuro, ma l’eterno presente non vuol dire, come credevamo, che vivremo in eterno, (facendo magari concorrenza a Panzironi), ma abbiamo scoperto che, oltre al presente, c’è un passato ed un futuro. Ed è proprio il “passato” ed il “futuro” ad essere stati rimossi dall’orizzonte della nostra esistenza.

Invece, di fronte alla quarantena, che ci “obbliga” a stare con noi stessi, abbiamo tutti scoperto l’importanza delle nostre case, dei nostri rapporti interpersonali, delle persone e dei progetti che riguardano proprio il nostro futuro. Nel momento in cui credevamo di non aver bisogno di un passato, invece, ci attacchiamo pervicacemente a esso, proprio quando il futuro ci appariva superfluo, abbiamo trovato che, invece, esso è più vitale che mai.

Abbiamo riscoperto il valore di chi ci è accanto, come se il metro di distanza, imposto per decreto, sia una specie di amplificatore dei rapporti umani.
Quei 100 centimetri che dovrebbero salvaguardare la nostra salute, sono finiti per essere l’argine stesso delle nostre dighe emotive, il confine da cui espellere le nostre paure e la porta da cui far entrare finalmente quello che ci sta davvero a cuore.
Abbiamo riscoperto il cuore.

Abbiamo riscoperto quella tenerezza che nascondevamo sotto la corazza da superuomini, sotto il multitasking della quotidianità o sotto l’impellenza di algoritmi digitali.

Quella tenerezza che genera la forza buona.

Quella tenerezza che genera gentilezza.

Abbiamo scoperto un’altra caratteristica: la creatività.
La creatività di impiegare il tempo in qualcosa che non sia solo farlo passare nella noia, magari inventandoci, con molta ironia, filmati e meme sui social per esorcizzare la paura del contagio o per prenderci in giro.
Ci siamo riscoperti Italiani.

Non sto sostenendo che questo maledetto virus sia una benedizione, anzi proprio il contrario. E’ un nemico terribile e subdolo,  ma che abbiamo il dovere morale di combattere e vincere.

Il mantra “#AndràTuttoBene” è divenuto parte del DNA di tutti.

Da “formula magica” per esorcizzare i timori, quasi inconsciamente, è diventata la parola d’ordine, il segno distintivo di questa nuova resistenza (resiliente) alla paura stessa, oggi rappresentata dal Covid 19.
Certo, arriveranno momenti difficili e, forse, tristi, ma quello che ci diciamo con “#AndràTutttoBene” è che noi ci siamo, che esiste un domani, che non abbiamo scordato il passato e che il futuro è un po’ più luminoso.

#AndràTuttoBene

Buona navigazione, Sindaco Fioravanti

giugno 10th, 2019 § 0 comments § permalink

marco fioravanti sindaco festa

Certamente il risultato delle urne non è una ordalia, ma conta e conta moltissimo. Ascoli, e gli ascolani, ha scelto: Marco Fioravanti come il suo nuovo sindaco. Una scelta che avrebbe dovuto essere sofferta, vito che il ballottaggio era, a tutti gli effetti, la madre di tutti i derby politici, tutto interno al centrodestra o quasi.

Certamente la sconfitta fa calare quasi definitivamente il sipario sulla carriera politica di Celani, una carriera costellata da folgoranti vittorie, ma sempre nell’alveo del centrodestra unito, e scelte discutibili, come quella di avallare con la propria candidatura la candidatura di Spacca alle ultime regionali, anche se è stato eletto.

Nonostante l’appoggio di alcuni assessori e consiglieri uscenti e le omissioni  di alcuni “maggiorenti”, che oggi dovrebbero essere definiti come “minorenti”, di Forza Italia che alla fine non ha presentato neanche la propria lista, il consigliere Celani ha tentato l’all in contro la sua stessa coalizione, sperando nel colpo gobbo, ma, siccome non è Cristiano Ronaldo, non è riuscito nella sua personale remuntada. 

Il peccato originale di Celani è stato quello di voler ergersi a catalizzatore del rancore e dell’astio, magari anche personale, verso il sindaco uscente Guido Castelli ed in nome di questo voler costruire una coalizione piena zeppa di personaggi in cerca di poltrone, o di rilancio politico, o sempreverdi, o adatti ad ogni stagione, nonostante qualche elemento davvero di spessore. Ma il rancore e l’astio non bastano a costruire e neanche si possono vincere le elezioni sperando in appoggi esterni o nell’astensione.

Fossimo nel candidato Celani, prenderemo atto della sonora bocciatura, presentando le dimissioni da Consigliere comunale e, finita la consiliatura in regione, faremmo come Cincinnato e ci ritireremmo nelle ridente frazione di Marino, sgombrando così il campo delle sue ingombrante, politicamente parlando, presenza che è un inibitore al risanamento del centrodestra.

Peggiore situazione della coalizione di Celani è la situazione del Pd ascolano, incapace, anche questa volta dopo 20 anni, di costruire e presentare una vaga idea di centrosinistra. Anche nel partito ascolano del segretario Zingaretti, infatti il problema è il Macchiavellismo di chi è capo del Pd, per scelta ed imposizione dei vertici. La mossa di Frenquellucci poteva essere visto come una volontà di ripetere la mossa (del cavallo) fatta con Allevi nel 1994. Poi, dopo l’articolo di Fiaccarini, ed i conseguenti  rumors su un “inciucio” tra il Pd e Celani, gestiti mediaticamente, in maniera pessima, dalle improvvide dichiarazione del presidente provinciale dell’ANPI ascolano, dal Pd di Porta Maggiore e dall’ex sindaco di Offida, che hanno rafforzato l’idea.

Eppure, nell’interesse della città e, paradossalmente, anche del centrodestra, la presenza di un centrosinistra come potenziale alternativa di governo sarebbe salutare come la pioggia durante un periodo di siccità. Molto probabilmente gli elettori del Pd lo hanno capito, dubitiamo lo abbiano compreso i suoi vertici. Noi ci auguriamo, da avversari politica, ma non da nemici che, presto, arrivi un gruppo di persone che rovescino il tavoli e caccino questi vertici votati alla pura e semplice conservazione dei posti occupati.

Chi ha intercettato la voglia di sinistra è stata la lista capitanata dal candidato sindaco Nardini. Il fatto che sia arrivata molto vicina al risultato di eguagliare il risultato elettorale del Pd non fa che corroborare la nostra analisi, espressa qualche riga fa.

I 5 stelle di Tamburri si confermano essere una forza politica importante, anche se lontano da quella ondata di consensi che li inondò il 4 marzo di un anno fa. Il fatto che sia il primo partito di Ascoli, però, non deve essere visto come un fenomeno passeggero, ma come segno di forte e profondo radicamento, Certamente lo “splendido” isolazionismo cui i pentastellati ascolani sembrano votati non è il miglior viatico per arrivare al governo cittadino, ma alcune delle loro parole d’ordine come innovazione e legalità, è indubbio che abbiano fatto breccia nell’elettorato ed abbiano contaminato anche la coalizione oggi vincente.

Da ultimo il centrodestra che si è riunito sulla persona di Marco Fioravanti, un centrodestra, orfano di Forza Italia, grazie al suo harakiri elettorale, ma a trazione sovranista unita ad una forte presenza di liste civiche. Il sindaco ha definito questa sua vittoria come la “vittoria del popolo” e noi lo registriamo positivamente.

Marco Fioravanti ha saputo fare tesoro della sua sfortunata candidatura del 4 marzo 2018 ed ha saputo far leva su gli argomenti che i suoi detrattori usavano per attaccarlo e denigrarlo. E così “Lu Benz”, il soprannome con cui Marco è conosciuto, è divenuto, il brand distintivo di tutto lo storytelling veritiero della sua vita e della sua candidatura. “Lu Benz” che i suoi detrattori volevano usare come sinonimo di “ragazzo di bottega” poco adeguato sia culturalmente che professionalmente, è divenuto il riassunto di un ragazzo che, da piccolo,  è stato segnato dalla perdita del padre, cresciuto dal nonno e dalla madre, che, fin da adolescente, ha dovuto rimboccarsi le maniche e trovare il modo di lavorare, che, nonostante questi sacrifici, riesce a laurearsi e poi intraprende, con successo, la carriera nelle istituzioni pubbliche.

Quello che poi ha reso esplosiva la formula de “Lu Benz” è stato l’educazione e la misura che il neo sindaco ha usato in tutta la campagna elettorale.

Chapeau, davvero !!!

Adesso, però, per il Sindaco Fioravanti inizia la navigazione, sicuramente incontrerà venti propizi e tempeste avverse e periodi di bonacce. Noi speriamo che riesca, alla fine del suo mandato, a rimettere questa città sulla giusta rotta perché ce n’è assolutamente bisogno.

Per adesso gli auguriamo buona navigazione.

Amico mio, fatti i Razzi tuoi

ottobre 15th, 2018 § 0 comments § permalink

antonio razziA chi, oggi si indigna per la prossima venuta di Antonio Razzi ad Ascoli in nome di una presunta, ed auto-assunta, superiorità culturale e morale, vorrei dire di provar loro a non finire le scuole, emigrare in svizzera per cercare lavoro, trovarlo e fare anche una famiglia, poi, in prossimità della pensione, avere i voti per farsi eleggere in Parlamento, disobbedire ad un ordine di partito (che vuole cacciarti), salvare la legislatura, farsi rieleggere come senatore in una lista bloccata, essere trombato nelle liste elettorali, prendere il vitalizio, farselo tagliare e non presentare ricorso e sapersi riciclare come uomo di spettacolo.
Ennio Flaiano, pescarese e grande intellettuale italiano, sosteneva che sulla bandiera italiana venisse scritto: “Tengo Famiglia”.
Antonio Razzi, pescarese, è il paradigma vivente di questa intuizione. Razzi è Razzi, non si nasconde, non si mimetizza, non imita una vita che non conosce.
Razzi non si vanta di frequentare chi conta.
Razzi non si vanta di aver fatto o fare delle buone letture.
Razzi non usa circonlocuzioni o metafore.
Razzi è il padre spirituale di Di Maio, ma senza la prosopopea giovanile e guascona di quest’ultimo.
Razzi è esattamente la caricatura di Crozza, niente di più, niente di meno.
Razzi non è un piatto di ostriche con il caviale e champagne, è una cofana di arrosticini con una Peroni ghiacciata.
Razzi è scarpe grosse e cervello fino, quella finezza che non è acume intellettivo alla Occam, ma fiuto per gli affari e per le occasioni propizie.
Razzi è: “Amico mio, fatti li cazzi tua.”.
Razzi è, semplicemente.
Proprio perché è cosciente di essere sé stesso, Razzi sa ridere di sé e far ridere gli altri delle sue “mancanze” che diventano ricchezze.
Razzi è catartico, perché assume su sé i difetti di tutti e li sublima facendoli divenire arte, come un agnello sacrificale.
Io preferisco Razzi a chi, oggi, si indigna e crede di essere superiore a lui.

E’ proprio l’esistenza di Razzi a permettere a costoro di sentirsi superiori, perché Razzi, volutamente, abita il seminterrato, dove si festeggia ogni sera a rustelle e birra e dove si balla il saltarello.
Ai piani superiori , invece, gli indignati, autoproclamatisi moralmente superiori, mangiano ostriche, importate clandestinamente, da sconosciuti paesi extra ue e champagne cinese, facendosi il fegato amaro alla ricerca di un altra vittima per il loro culturame radical (finto) chic, facendo finta di non sentire le risate grasse per le gare di rutti e curreje che provengono dal seminterrato.

Razzi non è un virus pericoloso, è un italiano che, in un dato momento ha deciso contro il mainstream intellettualoide, allora imperante dell’antiberlusconismo ed ha vinto. E’ come se uno andasse al casinò e vincesse alla roulette puntando sullo zero.
Razzi è il cigno nero della politica italiana, quello di cui nessuno sapeva l’esistenza, ma, comunque, esisteva e di cui nessuno si preoccupava.

Razzi è la variabile impazzita nello schema, e meno male.

Razzi viene ad Ascoli e subito si grida allo scandalo, come se alcuni si sentissero padroni e custodi di una presunta superiorità della razza picena. Ed ecco che subito partono gli appelli al Sindaco Castelli affinché blocchi i ponti di accesso alla città, magari aggiungendo una bella condanna all’esilio al senatore Razzi, all’assessore Dragoni, affinché, magari inginocchiata per tre giorni in piazza del Popolo, faccia abiura di considerare cultura il libro del Senatore Razzi e, da ultimo, m non per ultima, all’onorevole Latini, anche lei colpevole di accodarsi ad omaggiare questo divo del trash come la Zanazara, vero e proprio fenomeno comunicativo degli ultimi 10 anni e trasmissione di una cultura comunicativa impressionante, se solo si sa capirla.

Da ultimo, però, nessuno menziona l’associazione culturale Sinergie Picene che ha invitato Razzi ed a cui andrebbe data una medaglia civile alla difesa della Costituzione, ed in particolare della libertà di espressione, che, con la loro azione, ci ricordano che la Costituzione, fortunatamente, vale per tutti senza bisogno di aver finito gli studi o meno.

Una cosa è sicura, se gli inkazzati ascolani volevano far passare sotto silenzio l’avvento di Razzi ad Ascoli non solo non solo non ci sono riusciti, ma anche lo hanno fatto divenire un evento a cui sarà impossibile mancare. E’ la legge di Wilde: “bene o male, purchè se ne parli”.
Ed adesso che non è più possibile starsene zitti e lasciar passare l’evento sotto silenzio, gli indignados ascolanetti invocano la censura, come ai tempi del MinCulPop.
Flaiano sosteneva, infatti, che esistono due tipi di “fascismi”, quello dei fascisti e quello degli antifascisti.
Quando c’era lui, erano cazzi amari, ma non Razzi amari.

Non è da tutti votare per la propria mamma

maggio 24th, 2014 § 0 comments § permalink

Sono davvero pochi i figli che possono avere l’onore di votare per la propria mamma.

A me capiterà domani ed ammetto che sarà una emozione davvero nuova e forte.

Angela Rosa, detta Rosella, Ciriaci è il nome della mia super mamma “elettorale”.

Non vi starò, certamente, a raccontare la sua storia o a magnificare le sue credenze o i suoi valori.

Se vi piace leggere quello che scrivo, sappiate che è stato grazie alla sua educazione ed al suo esempio che sono divenuto quello che sono e quindi quello che scrivo.

Educazione ed esempio.

Un binomio che, in questa fase politica viene dimenticato ed oscurato da un altro binomio: apparenza e astrattismo.

Non è da tutti votare per qualcosa di concreto, non è da tutti votare per la propria mamma, domani il mio voto sarà per l’educazione e l’esempio.

…ma anche per ribadire a mia mamma che  le voglio bene.

p.s.: la Lista dove si candida mia madre è la lista civica “Pensiero Popolare Piceno” a supporto di Guido Castelli sindaco

Il mio voto per l’Europa (ma anche contro)

maggio 24th, 2014 § 0 comments § permalink

Ho deciso di non intervenire durante questa brutta campagna elettorale un po’ per pigrizia ed un po’ perchè, davvero, non sapevo cosa fare.

Certo, so benissimo che questo voto europeo sarà di importanza fondamentale, ma, paradossalmente, è l’europa, questa europa, che sembra non capire quello che c’è in ballo.

Questa europa è, davvero , diversa da quella immaginata da Spinelli e da Schumann.

E’ lontana mille miglia da quella della Thatcher e di Kohl.

Ma questo voto è anche importante per quel che riguarda la situazione italiana. Una situazione italiana che vede la democrazia elettiva commissariata e in stallo tra tre parti in guerra.

Il mio voto, però, andrà a Giorgia Meloni, forse più che a Fratelli d’Italia.

Lo faccio soprattutto per una possibilità, perchè nell’alleanza tra la Meloni e Crosetto ho intravisto, davvero in nuce, la possibilità di una formazione liberal-conservatrice di stampo inglese.

Magari mi sbaglierò, il seme è davvero piccolo e fragile, ma credo che valga un voto.

…purtroppo a livello locale non è possibile fare una lista liberale…

marzo 10th, 2014 § 0 comments § permalink

Chi mi conosce sa che, in tutta la mia vita politica, ho sempre lavorato per poter dar vita ad un movimento liberale (e conservatore) a livello comunale.

Certamente l’ho fatto a mio modo.

Senza cedimenti, senza piaggerie, senza piagnistei, senza clientele e senza annacquare il messaggio di libertà, di sviluppo e di crescita. Magari con crudezza, con cinismo, con poca diplomazia, ma soprattutto con coerenza.

Non ho mai usato la doppia faccia, come sono in realtà, mi sono comportato anche in politica.

Paradossalmente, oggi, che alle Europee finalmente si arriva alla costituzione di una lista dell’Alleanza Liberal-Democratica Europea, sono qua a scrivere che, ad Ascoli, non è possibile costruire un simile raggruppamento.

Non è possibile perché le fondamenta di un tale raggruppamento poggerebbero su un terreno molle, troppo molle.

Anzitutto perché un tale movimento deve avere un orizzonte temporale, per essere solido, molto maggiore delle prossime elezioni comunali.

Un simile orizzonte temporale è troppo lungo se il fine è costituire un comitato elettorale, ma troppo breve se invece si ha, come me, l’ambizione di fare un movimento.

Il secondo motivo ostativo è la coerenza valoriale ed ideologica.

E’ difficile, infatti, pensare di mettersi insieme a persone che in pochi anni sono passati da Rotondi a Casini, passando per Berlusconi e Lombardo, per poi finire a Montezemolo o a una scelta civica senza Monti ?

Difficile, se non impossibile.

In Scelta Civica, infatti, dopo la scissione dei popolari di Mauro e l’abbandono di Monti, c’è un nocciolo di esponenti liberali, come Enrico Zanetti, Benedetto Della Vedova e Pietro Ichino che coerentemente portano avanti l’idea di un rassemblement liberaldemocratico, perché ci credono.

In Ascoli c’è chi sta usando il simbolo di Scelta Civica come un adesivo da mettere su una giacchetta elettorale, destinata ad essere gettata il giorno dopo.

Noi, autenticamente liberali, invece vogliamo metterci in cammino esattamente dal giorno dopo, poichè abbiamo oggi una ambizione molto più grande del partecipare alle prossime elezioni.

Noi vogliamo costruire una Ascoli libera e coraggiosa che non abbia paura di guardare il suo futuro ed esserne non solo all’altezza, ma addirittura superiore.

Una città capace di essere leader nelle Marche sfidante e motivante.

Oggi non ci sono le condizioni per costruire un tale raggruppamento, ovviamente, non appena qualcuno leggerà queste mie parole dirà che la sua lista o il suo candidato rappresenta questo mio sogno.

Non è così.

Ovviamnete parteciperemo alle prossime elezioni comunali ed abbiamo ben chiaro quale sia la scelta migliore per il sindaco.

Ma continueremo a sognare, continueremo a non avere paura  e saremo pronti.

Abbiamo un appuntamento già fissato, e saremo pronti.

Occupare la prateria – parte 2

settembre 16th, 2013 § 0 comments § permalink

Per occupare la prateria non serve solo una organizzazione, in senso lato,ma anche un nuovo linguaggio.

Non questa neo-lingua, di stampo orwelliano, che viene usata dai nostri politicanti, ma un nuovo vocabolario che restituisca, in maniera coerente e congruente, la realtà che ci circonda e viviamo.

Non è un caso se anche Beppe Grillo, ultimamente, si sia lamentato della opprimente dittatura lessicale del politically correct.

Il politicamente corretto è, oramai, divenuto la lingua ufficiale del relativismo e dell’indifferentismo etico e valoriale. la sua vischiosità mostra, sempre di più, i limiti e l’inadeguatezza dei suo schemi. Esso alimenta, paradossalmente, l’incomunicabilità tra persone, classi o generi piuttosto che facilitare il dialogo.

Certamente una risposta può essere la provocazione di un Vaffa Day, ma è ndubbio che la sua ripetizione diventerebbe una mera propaggine della dittatura del polically correct.

Non servono flash mob lessicali per sconfiggerlo, serve piuttosto una rivoluzione, una cesura, un salto quantico grammaticale.

Oggi una nova lingua esiste, anche se non ha regole e strutture grammaticali.

È la lingua che si parla sulla rete, gli idomi che rimabalzano sui blog, che sono condivisi su Facbook o che vengono scritti su twitter.

È un linguaggio diverso, meno mellifluo ed opaco della neolingua politicamente corretta.

Una lingua viva e pulsante, carica di emozioni e di militanza, di intelligenza ed anche di ideologie, che, in quantità omeopatiche, non basta mai.

E’ ovvio che il vecchio mondo faccia delle resistenze di fronte a questa novità, ma proprio per questo è necessario continuare a parlare questa nuova lingua globale, ma non omologate ed omologante.

Bisogna che si arrivi al punto di rottura, perchè la rottura della cappa della neolingua significherà la rottura di questo sistema immobile.


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Occupare la prateria – parte 2 su Fabrizio Cipollini.