Scusami, Prima Repubblica

agosto 29th, 2019 § 0 comments § permalink

Ciriaco_De_Mita_informaleScusami, Prima Repubblica.

Oggi, 29 agosto 2019, ho capito di aver proprio sbagliato a votare i referendum Segni del 1991.

Certo l’ho fatto in buon fede, (non Bonafede, non mi fraintendere), e ti chiedo un po’ di indulgenza.

Capiscimi, io sognavo l’Italia come una grande Repubblica di tipo anglosassone, in cui ci fossero un partito conservatore, un partito laburista ed un partito liberaldemocratico.
Io sognavo la nascita e la fioritura di un nuovo Churchill, e già vedevo politici Italiani con la schiena dritta pronti a sfidare la prepotenza, l’arroganza e la prevaricazione dei nemici della democrazia.

Io sognavo una nuova generazione di intellettuali come Montanelli, Prezzolini, Flaiano, Gramsci, Pintor, Malaparte e Pasolini.

Io sognavo una nuova generazione di politici che, partendo da Einaudi, Spadolini, La Malfa, Malagodi, Moro, Andreotti, Craxi, Berlinguer, Almirante, De Mita, Tortora e Pannella, potessero aumentare il livello qualitativo e quantitativo di una politica italiana che, soprattutto durante Tangentopoli, era oramai alla frutta.

Io sognavo la Palingenesi, con la P maiuscola.

Certo oggi potresti dirmi che sono stato un ingenuo. E’ vero, ma, per dirla con il buon Manzoni, del senno di poi, ne son piene le fosse.

Fossa, che ironia !!!

Se avessi saputo che votare quei referendum, ci avrebbe portato ad oggi, a questo punto, a questa Fossa comune della coscienza civile di un paese, sarei andato al mare, come ci suggerì Craxi.

Scusami anche tu, Bettino.

Ti ripeto, non l’ho fatto apposta, eppure l’ho fatto, e devo assumermene la responsabilità.
Quale partito conservatore ?

Qui si mira sola a conservare la poltrona ed i relativi privilegi.

Quale partito laburista ?

l’unico lavoro è quello di leccare il culo ai potenti di turno.

Quale partito liberaldemocratico ?

Di libro ci sono solo parole in libertà e pensieri, senza cervello, in migrazione.

Quali intellettuali ?

Genna, Saviano, Gramellini, Fazio, Serra, Scanzi, Selvaggia, Litizzetto, Bignardi o la Ferrante.

Quali politici ?

Scilipoti,  Toninelli, Taverna, Di Maio, Dibba, Gasparri, Brunetta, Renzi, Fiano, Boschi, Lotti, Verdini, Morani, Boldrini, Monti, Alfano, Mastella, Scalfaro, Prodi, Visco, Napolitano Zingaretti, Bonafede, Pillon, Franceschini e Conte.

Certo, dirai Tu,  poteva andare peggio, ma l’Italia ha una grande coscienza sociale e civile e si riprenderà.

Anche quella abbiamo raso al suolo, costruendo in sua vece un grande totem social ed incivile dove all’interno dei cavi passa il peggio della pancia di un paese, vecchio, ignorante, abbrutito e rassegnato. Un paese senza memoria stabile, ma con una memoria RAM, un paese senza fibra muscolare, ma a fibra ottica per avere internet sempre più veloce per vedere la partita sulla App.

Spero che tu possa perdonarmi, davvero per quello che ho fatto.

Magari, se sei ancora in giro, fatti vedere.

Ti voglio bene come allora e più di allora.

E forse non sono l’unico.

p.s.: I will Always love you.

Buona navigazione, Sindaco Fioravanti

giugno 10th, 2019 § 0 comments § permalink

marco fioravanti sindaco festa

Certamente il risultato delle urne non è una ordalia, ma conta e conta moltissimo. Ascoli, e gli ascolani, ha scelto: Marco Fioravanti come il suo nuovo sindaco. Una scelta che avrebbe dovuto essere sofferta, vito che il ballottaggio era, a tutti gli effetti, la madre di tutti i derby politici, tutto interno al centrodestra o quasi.

Certamente la sconfitta fa calare quasi definitivamente il sipario sulla carriera politica di Celani, una carriera costellata da folgoranti vittorie, ma sempre nell’alveo del centrodestra unito, e scelte discutibili, come quella di avallare con la propria candidatura la candidatura di Spacca alle ultime regionali, anche se è stato eletto.

Nonostante l’appoggio di alcuni assessori e consiglieri uscenti e le omissioni  di alcuni “maggiorenti”, che oggi dovrebbero essere definiti come “minorenti”, di Forza Italia che alla fine non ha presentato neanche la propria lista, il consigliere Celani ha tentato l’all in contro la sua stessa coalizione, sperando nel colpo gobbo, ma, siccome non è Cristiano Ronaldo, non è riuscito nella sua personale remuntada. 

Il peccato originale di Celani è stato quello di voler ergersi a catalizzatore del rancore e dell’astio, magari anche personale, verso il sindaco uscente Guido Castelli ed in nome di questo voler costruire una coalizione piena zeppa di personaggi in cerca di poltrone, o di rilancio politico, o sempreverdi, o adatti ad ogni stagione, nonostante qualche elemento davvero di spessore. Ma il rancore e l’astio non bastano a costruire e neanche si possono vincere le elezioni sperando in appoggi esterni o nell’astensione.

Fossimo nel candidato Celani, prenderemo atto della sonora bocciatura, presentando le dimissioni da Consigliere comunale e, finita la consiliatura in regione, faremmo come Cincinnato e ci ritireremmo nelle ridente frazione di Marino, sgombrando così il campo delle sue ingombrante, politicamente parlando, presenza che è un inibitore al risanamento del centrodestra.

Peggiore situazione della coalizione di Celani è la situazione del Pd ascolano, incapace, anche questa volta dopo 20 anni, di costruire e presentare una vaga idea di centrosinistra. Anche nel partito ascolano del segretario Zingaretti, infatti il problema è il Macchiavellismo di chi è capo del Pd, per scelta ed imposizione dei vertici. La mossa di Frenquellucci poteva essere visto come una volontà di ripetere la mossa (del cavallo) fatta con Allevi nel 1994. Poi, dopo l’articolo di Fiaccarini, ed i conseguenti  rumors su un “inciucio” tra il Pd e Celani, gestiti mediaticamente, in maniera pessima, dalle improvvide dichiarazione del presidente provinciale dell’ANPI ascolano, dal Pd di Porta Maggiore e dall’ex sindaco di Offida, che hanno rafforzato l’idea.

Eppure, nell’interesse della città e, paradossalmente, anche del centrodestra, la presenza di un centrosinistra come potenziale alternativa di governo sarebbe salutare come la pioggia durante un periodo di siccità. Molto probabilmente gli elettori del Pd lo hanno capito, dubitiamo lo abbiano compreso i suoi vertici. Noi ci auguriamo, da avversari politica, ma non da nemici che, presto, arrivi un gruppo di persone che rovescino il tavoli e caccino questi vertici votati alla pura e semplice conservazione dei posti occupati.

Chi ha intercettato la voglia di sinistra è stata la lista capitanata dal candidato sindaco Nardini. Il fatto che sia arrivata molto vicina al risultato di eguagliare il risultato elettorale del Pd non fa che corroborare la nostra analisi, espressa qualche riga fa.

I 5 stelle di Tamburri si confermano essere una forza politica importante, anche se lontano da quella ondata di consensi che li inondò il 4 marzo di un anno fa. Il fatto che sia il primo partito di Ascoli, però, non deve essere visto come un fenomeno passeggero, ma come segno di forte e profondo radicamento, Certamente lo “splendido” isolazionismo cui i pentastellati ascolani sembrano votati non è il miglior viatico per arrivare al governo cittadino, ma alcune delle loro parole d’ordine come innovazione e legalità, è indubbio che abbiano fatto breccia nell’elettorato ed abbiano contaminato anche la coalizione oggi vincente.

Da ultimo il centrodestra che si è riunito sulla persona di Marco Fioravanti, un centrodestra, orfano di Forza Italia, grazie al suo harakiri elettorale, ma a trazione sovranista unita ad una forte presenza di liste civiche. Il sindaco ha definito questa sua vittoria come la “vittoria del popolo” e noi lo registriamo positivamente.

Marco Fioravanti ha saputo fare tesoro della sua sfortunata candidatura del 4 marzo 2018 ed ha saputo far leva su gli argomenti che i suoi detrattori usavano per attaccarlo e denigrarlo. E così “Lu Benz”, il soprannome con cui Marco è conosciuto, è divenuto, il brand distintivo di tutto lo storytelling veritiero della sua vita e della sua candidatura. “Lu Benz” che i suoi detrattori volevano usare come sinonimo di “ragazzo di bottega” poco adeguato sia culturalmente che professionalmente, è divenuto il riassunto di un ragazzo che, da piccolo,  è stato segnato dalla perdita del padre, cresciuto dal nonno e dalla madre, che, fin da adolescente, ha dovuto rimboccarsi le maniche e trovare il modo di lavorare, che, nonostante questi sacrifici, riesce a laurearsi e poi intraprende, con successo, la carriera nelle istituzioni pubbliche.

Quello che poi ha reso esplosiva la formula de “Lu Benz” è stato l’educazione e la misura che il neo sindaco ha usato in tutta la campagna elettorale.

Chapeau, davvero !!!

Adesso, però, per il Sindaco Fioravanti inizia la navigazione, sicuramente incontrerà venti propizi e tempeste avverse e periodi di bonacce. Noi speriamo che riesca, alla fine del suo mandato, a rimettere questa città sulla giusta rotta perché ce n’è assolutamente bisogno.

Per adesso gli auguriamo buona navigazione.

#AscoliFaSchifo

aprile 21st, 2019 § 0 comments § permalink

garbage-2729608_1920E’ più che mai necessario che tutte le energie creative di questa città decidano di uscire dal limbo dorato ed nascosto del loro isolamento.

E’ proprio il “monadismo” , la malattia oscura di Ascoli.

Intendo con “monadismo”, termine mutuato da Liebnitz, quell’ircocervo etico e civile che impedisce alle elites creative di Ascoli di “passare all’azione”.

Quel malcelato senso di superiorità culturale, soprattutto di stampo individualista, che impedisce ai “creativi” do riconoscersi come blocco sociale ed agire di conseguenza.

Quella “superiorità” inutile e passiva che affonda la crescita culturale ed il progresso urbano, producendo afasia e rassegnazione civica.

E’ il paradosso di questa comunità ascolana: la superiorità, disintermediata dalla lamentazione pubbliche e social, diventa rassegnazione, subordinazione ed inazione.

Ascoli Fa Schifo !

Fa schifo perché la sua elite creativa ha abdicato ad essere parte attiva.

Non sta a me dire chi faccia o meno parte di questa elite, non è nemmeno mio compito o volontà mettermi alla guida di questa “lunga marcia”. Non mio compito perché la mia generazione ha la colpa di aver accettato questa situazione.

Abbiamo barattato il nostro “essere incendiari” con una promessa che i nostri genitori, in buona fede, ci hanno fatto: “Tutto andrà per il meglio”

Ci siamo cullati, ci siamo beati di questa promessa, ma non siamo ‘ più capaci di farla e di mantenerla per i nostri figli.

Chiedere scusa e fare finta di niente, magari continuando le nostre lamentazioni sui social, è troppo poco e troppo facile.

E’ necessario che le elite creative diventino una forza storica e civica di creattivi.

Noi della generazione delle promesse scadute possiamo solo schierarci al loro fianco come bravi soldati semplici.

Potremo anche non farlo e continuare a scrivere #AscoliFaSchifo, ma a questo punto scopriremo che ne siamo divenuti parte attiva ed integrante.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Gli inutili forzuti

aprile 10th, 2019 § 0 comments § permalink

urban-1513868_1920Chi ha qualche dimestichezza con la politica vintage di qualche decennio fa, ricorderà la famigerata espressione “utili idioti”. Negli ambienti di centro e di una certa destra, con questa locuzione, si bollavano coloro che, da indipendenti, si candidavano con il Partito Comunista Italiano. Erano, cioè, utili a portare voti, ma “idioti” perché non vedevano che non contavano niente a livello decisionale.
Oggi, in questa transitoria Repubblica 2.5 gli “utili idioti”, forse, non esistono più come categoria ben definita, e lo diciamo con qualche rammarico, velato di nostalgia vintage.

Nella città di Ascoli, però, dove il tempo ha regole tutte sue, basti pensare che ci hanno messo più di 100 anni per inaugurare una statua di Francesco Stabili, si stanno palesando, in questi tempi oscuri di campagna elettorale, una nuova categoria politica: gli inutili forzuti.
Gli inutili forzuti possono essere uomini o donne, seniores o giovani, Trentenni o frazionari, commissari o commissariati, assessori o assisi.
L’unica cosa che conta è dire, con varie sfumature: “Forza Piero !”. (Celani ovviamente, NdA).
Non importa che lo stesso Berlusconi abbia deciso, in prima persona, di concerto con gli altri leader nazionali di un centrodestra magmatico ed in evoluzione che il candidato sindaco in Ascoli per le prossime elezioni amministrative del 26 maggio p.v. sia un altro.
Il forzuto gonfia i muscoli e urla tutta la sua frustrazione e delusione.
Ma tutto quel testosterone propagandistico deve aver obnubilato il cervello, anzi, la memoria del forzuto che, ignaro delle “sinistre” assonanze tra Fiori e Fioravanti, ripete, imperterrito, il suo mantra.
Sorvoliamo sul fatto che oggi il forzuto tacci di essere un traditore alcuni esponenti di liste civiche che, dopo aver flirtato con Celani, hanno deciso di non rompere la fragile unità del centrodestra e si sono schierati con Fioravanti, non ricordandosi che fu proprio durante il suo secondo mandato che il sindaco Celani difese pubblicamente alcuni consiglieri che l’UdC ascolana stigmatizzò come “traditori”, con tanto di foto, su manifesti pubblicamente affissi.

Sorvoliamo anche che l’archinumerico Trenta parli ancora, con decenni di ritardo, di cultura finiana nei confronti di Giorgia Meloni, non ricordandosi, o fingendo di ignorare, che Fratelli d’Italia è un partito che, oltre ad aver pubblicamente abiurato il finianesimo, sia stato creato per superare l’asfittico e decadente berlusconismo da protagonisti politici come Meloni, erede di una destra italiana, conservatrice e sovranista che, a stento, accettò Alleanza Nazionale e poi il Polo delle Libertà  e Crosetto, esponente di un liberalismo riformista che aveva visto la fine della promessa di un rivoluzione liberale, mai realizzata, dal Cavaliere stesso.

Magari lo stesso Trenta potrebbe, gentilmente, farci sapere che fine hanno fatto i magnifici e sfolgoranti progetti, che lo hanno visto protagonista quasi assoluto, come l’Università della Pace o il Marchio Unico Nazionale che avrebbero dovuto trasformare Ascoli nella nuova Dubai.

Non scordiamoci poi che, nelle ultime elezioni regionali, la stessa Forza Italia decise, malauguratamente, di appoggiare Spacca ed il suo movimento Marche 2020, rompendo l’alleanza di centrodestra con FdI e la Lega. Il risultato fu quello di una sonora scoppola elettorale, e di questo, forse, i forzuti dovrebbero tenerne conto.

E’ vero che il candidato Fioravanti è stato battuto all’uninominale dal movimento 5 stelle nelle elezioni del 4 marzo 2018,  e questa “sconfitta” è , per il forzuto, ostativa alla candidatura alla carica di primo cittadino ascolano. Bisognerebbe, però, ricordare che anche lo stesso Fiori non è che sia stato eletto al Senato, sempre nelle ultime elezioni politiche del 4 marzo 2018, e, francamente, non si capisce perché una sconfitta condivisa nello stesso turno sia ostativa per uno, mentre per un altro sia il lasciapassare per poter fare e disfare.
Se la situazione ascolana è stata risolta nel corso di un tavolo nazionale è perché, IN Ascoli, nessuno dei troppi galli è riuscito a trovare una sintesi.

Non vorremmo che questi galli facciano la fine dei caponi di Renzo di manzoniana memoria. Sappiamo tutti come è andata a finire per loro.

Amico mio, fatti i Razzi tuoi

ottobre 15th, 2018 § 0 comments § permalink

antonio razziA chi, oggi si indigna per la prossima venuta di Antonio Razzi ad Ascoli in nome di una presunta, ed auto-assunta, superiorità culturale e morale, vorrei dire di provar loro a non finire le scuole, emigrare in svizzera per cercare lavoro, trovarlo e fare anche una famiglia, poi, in prossimità della pensione, avere i voti per farsi eleggere in Parlamento, disobbedire ad un ordine di partito (che vuole cacciarti), salvare la legislatura, farsi rieleggere come senatore in una lista bloccata, essere trombato nelle liste elettorali, prendere il vitalizio, farselo tagliare e non presentare ricorso e sapersi riciclare come uomo di spettacolo.
Ennio Flaiano, pescarese e grande intellettuale italiano, sosteneva che sulla bandiera italiana venisse scritto: “Tengo Famiglia”.
Antonio Razzi, pescarese, è il paradigma vivente di questa intuizione. Razzi è Razzi, non si nasconde, non si mimetizza, non imita una vita che non conosce.
Razzi non si vanta di frequentare chi conta.
Razzi non si vanta di aver fatto o fare delle buone letture.
Razzi non usa circonlocuzioni o metafore.
Razzi è il padre spirituale di Di Maio, ma senza la prosopopea giovanile e guascona di quest’ultimo.
Razzi è esattamente la caricatura di Crozza, niente di più, niente di meno.
Razzi non è un piatto di ostriche con il caviale e champagne, è una cofana di arrosticini con una Peroni ghiacciata.
Razzi è scarpe grosse e cervello fino, quella finezza che non è acume intellettivo alla Occam, ma fiuto per gli affari e per le occasioni propizie.
Razzi è: “Amico mio, fatti li cazzi tua.”.
Razzi è, semplicemente.
Proprio perché è cosciente di essere sé stesso, Razzi sa ridere di sé e far ridere gli altri delle sue “mancanze” che diventano ricchezze.
Razzi è catartico, perché assume su sé i difetti di tutti e li sublima facendoli divenire arte, come un agnello sacrificale.
Io preferisco Razzi a chi, oggi, si indigna e crede di essere superiore a lui.

E’ proprio l’esistenza di Razzi a permettere a costoro di sentirsi superiori, perché Razzi, volutamente, abita il seminterrato, dove si festeggia ogni sera a rustelle e birra e dove si balla il saltarello.
Ai piani superiori , invece, gli indignati, autoproclamatisi moralmente superiori, mangiano ostriche, importate clandestinamente, da sconosciuti paesi extra ue e champagne cinese, facendosi il fegato amaro alla ricerca di un altra vittima per il loro culturame radical (finto) chic, facendo finta di non sentire le risate grasse per le gare di rutti e curreje che provengono dal seminterrato.

Razzi non è un virus pericoloso, è un italiano che, in un dato momento ha deciso contro il mainstream intellettualoide, allora imperante dell’antiberlusconismo ed ha vinto. E’ come se uno andasse al casinò e vincesse alla roulette puntando sullo zero.
Razzi è il cigno nero della politica italiana, quello di cui nessuno sapeva l’esistenza, ma, comunque, esisteva e di cui nessuno si preoccupava.

Razzi è la variabile impazzita nello schema, e meno male.

Razzi viene ad Ascoli e subito si grida allo scandalo, come se alcuni si sentissero padroni e custodi di una presunta superiorità della razza picena. Ed ecco che subito partono gli appelli al Sindaco Castelli affinché blocchi i ponti di accesso alla città, magari aggiungendo una bella condanna all’esilio al senatore Razzi, all’assessore Dragoni, affinché, magari inginocchiata per tre giorni in piazza del Popolo, faccia abiura di considerare cultura il libro del Senatore Razzi e, da ultimo, m non per ultima, all’onorevole Latini, anche lei colpevole di accodarsi ad omaggiare questo divo del trash come la Zanazara, vero e proprio fenomeno comunicativo degli ultimi 10 anni e trasmissione di una cultura comunicativa impressionante, se solo si sa capirla.

Da ultimo, però, nessuno menziona l’associazione culturale Sinergie Picene che ha invitato Razzi ed a cui andrebbe data una medaglia civile alla difesa della Costituzione, ed in particolare della libertà di espressione, che, con la loro azione, ci ricordano che la Costituzione, fortunatamente, vale per tutti senza bisogno di aver finito gli studi o meno.

Una cosa è sicura, se gli inkazzati ascolani volevano far passare sotto silenzio l’avvento di Razzi ad Ascoli non solo non solo non ci sono riusciti, ma anche lo hanno fatto divenire un evento a cui sarà impossibile mancare. E’ la legge di Wilde: “bene o male, purchè se ne parli”.
Ed adesso che non è più possibile starsene zitti e lasciar passare l’evento sotto silenzio, gli indignados ascolanetti invocano la censura, come ai tempi del MinCulPop.
Flaiano sosteneva, infatti, che esistono due tipi di “fascismi”, quello dei fascisti e quello degli antifascisti.
Quando c’era lui, erano cazzi amari, ma non Razzi amari.

Palme e Paradossi

marzo 28th, 2017 § 0 comments § permalink

tic-tac-toe-1777880__340La Politica è, spesso, il campo dove il paradosso diviene regola e la regola diviene paradosso. Ma anche qui c’è un limite che è meglio non superare. Già i Greci sapevano che il concetto di hubrys, cioè il superamento del limite fissato dagli dei, era il peccato capitale. E la pena per il peccatore er quello di divenire pazzo. Quasi tutta la tragedia greca è basata su questo assunto.  A San Benedetto del Tronto, questo limite si sta pericolosamente avvicinando per la maggioranza. La procedura di “sfiducia” al presidente del Consiglio comunale Gabrielli, da parte di una maggioranza della maggioranza, un paradosso anche questo, è frutto di quella hubrys, tipica da tragedia greca. Peccato che, in questo caso, si rischi la commedia, purtroppo tragica. Ma il risultato rischia di essere lo stesso: l’impazzimento.

La vittoria elettorale del Sindaco Piunti e della maggioranza di centrodestra, se ancora è lecito usare questo termine, è frutto di una serie incredibile di singolarità paradossali: le divisioni interne al Partito Democratico e la non presentazione della lista 5 stelle.  Certamente bisogna aggiungere anche il consenso elettorale, ma questo è stato, soprattutto nel secondo turno, un voto di “pancia”. Non siamo certo noi a dire che i voti di pancia valgano meo di quelli ponderati, per noi ogni voto ha il medesimo valore.

Quello che una maggioranza, guidata da una leadership illuminata, sarebbe dovuta essere quella di trasformare quei voti di pancia in voti convinti, mettendo in campo ogni misura ed ogni azione per realizzare il programma amministrativo.

Ed è qui che diviene centrale il ruolo del Consiglio Comunale.

Una maggioranza illuminata avrebbe dovuto servirsi dell’assemblea elettiva per realizzare, in modo trasparente, democratico, condiviso e aperto, proprio per dare la dimostrazione della propria forza, vincente, convincente ed aggregante. Un Consiglio comunale così interpretato, ed interpretabile, avrebbe avuto bisogno di un presidente capace di saperlo guidare con autorevolezza e senza autorità.

Ed è qui che la maionese impazzisce.

Se, invece, si interpreta, come purtroppo è stata interpretata, la figura del presidente assembleare come moneta di scambio all’interno del processo di spoil system delle posizioni assessorili è chiaro che, chi è chiamato a ricoprire quella posizione di presidente, si senta non un primus inter pares, ma un minus habens rispetto all’abnorme esposizione mediatica di cui il Sindaco e la Giunta godono. In questo corto circuito è chiaro che l’azione politica del presidente assembleare prenda una parabola eccentrica rispetto all’azione amministrativa ortodossa, incarnata dal Sindaco. Ci si deve distinguere dalla maggioranza che ti ha eletto per esistere nella stessa maggioranza, altro paradosso.

In questi casi, però, un sistema funzionante avrebbe un correttivo, o meglio un anticorpo: il partito.

Ed è qui che la maionese va in vacca.

Forza Italia, in provincia di Ascoli Piceno, non è mai stato un partito sia per incapacità dei suoi vertici, sia per calcolo politica della sua “classe” dirigente a livello più alto. L’unità e l’unanimità che ha sempre sbandierato, piuttosto che operare attraverso un confronto salutare tra una maggioranza ed una minoranza interna, ha, di fatto, trasformato tale partito in un comitato elettorale ed ha spostato la dialettica democratica interna negli agguati durante le votazioni siano esse elezioni provinciali o voti consiliari.

Il Comitato elettorale, poi, non riesce a superare tali traumi se non con l’ostracismo e con l’ostracismo e la dannazione dei “traditori” e dei “nemici” che, spesso, sono coloro che più potrebbero aiutare a costruire una coscienza politica ed intellettuale funzionale e necessaria alla evoluzione del Comitato in partito.

Nella logica del “nemico”, il Comitato elettorale, finiti i tradirori interni, li ricerca nei partiti e nelle liste alleate.

Ed il paradosso, sotto le palme, è completo.

Cosa accadrà ?

Non è nostro compito dare soluzioni, ma cercare di spiegare le cause e renderle note. Neanche siamo degli indovini per sapere cosa accadrà, cerchiamo di capire da dove si arriva.

 

Dopo quasi 4 anni, torno a scrivere qui sul mio sito. Purtroppo non ho scusanti per una tale assenza, se non la pigrizia.  Mi impegno a scrivere con un po’ più di periodicità. Almeno lo spero.

 

Non è da tutti votare per la propria mamma

maggio 24th, 2014 § 0 comments § permalink

Sono davvero pochi i figli che possono avere l’onore di votare per la propria mamma.

A me capiterà domani ed ammetto che sarà una emozione davvero nuova e forte.

Angela Rosa, detta Rosella, Ciriaci è il nome della mia super mamma “elettorale”.

Non vi starò, certamente, a raccontare la sua storia o a magnificare le sue credenze o i suoi valori.

Se vi piace leggere quello che scrivo, sappiate che è stato grazie alla sua educazione ed al suo esempio che sono divenuto quello che sono e quindi quello che scrivo.

Educazione ed esempio.

Un binomio che, in questa fase politica viene dimenticato ed oscurato da un altro binomio: apparenza e astrattismo.

Non è da tutti votare per qualcosa di concreto, non è da tutti votare per la propria mamma, domani il mio voto sarà per l’educazione e l’esempio.

…ma anche per ribadire a mia mamma che  le voglio bene.

p.s.: la Lista dove si candida mia madre è la lista civica “Pensiero Popolare Piceno” a supporto di Guido Castelli sindaco

Il mio voto per l’Europa (ma anche contro)

maggio 24th, 2014 § 0 comments § permalink

Ho deciso di non intervenire durante questa brutta campagna elettorale un po’ per pigrizia ed un po’ perchè, davvero, non sapevo cosa fare.

Certo, so benissimo che questo voto europeo sarà di importanza fondamentale, ma, paradossalmente, è l’europa, questa europa, che sembra non capire quello che c’è in ballo.

Questa europa è, davvero , diversa da quella immaginata da Spinelli e da Schumann.

E’ lontana mille miglia da quella della Thatcher e di Kohl.

Ma questo voto è anche importante per quel che riguarda la situazione italiana. Una situazione italiana che vede la democrazia elettiva commissariata e in stallo tra tre parti in guerra.

Il mio voto, però, andrà a Giorgia Meloni, forse più che a Fratelli d’Italia.

Lo faccio soprattutto per una possibilità, perchè nell’alleanza tra la Meloni e Crosetto ho intravisto, davvero in nuce, la possibilità di una formazione liberal-conservatrice di stampo inglese.

Magari mi sbaglierò, il seme è davvero piccolo e fragile, ma credo che valga un voto.

…purtroppo a livello locale non è possibile fare una lista liberale…

marzo 10th, 2014 § 0 comments § permalink

Chi mi conosce sa che, in tutta la mia vita politica, ho sempre lavorato per poter dar vita ad un movimento liberale (e conservatore) a livello comunale.

Certamente l’ho fatto a mio modo.

Senza cedimenti, senza piaggerie, senza piagnistei, senza clientele e senza annacquare il messaggio di libertà, di sviluppo e di crescita. Magari con crudezza, con cinismo, con poca diplomazia, ma soprattutto con coerenza.

Non ho mai usato la doppia faccia, come sono in realtà, mi sono comportato anche in politica.

Paradossalmente, oggi, che alle Europee finalmente si arriva alla costituzione di una lista dell’Alleanza Liberal-Democratica Europea, sono qua a scrivere che, ad Ascoli, non è possibile costruire un simile raggruppamento.

Non è possibile perché le fondamenta di un tale raggruppamento poggerebbero su un terreno molle, troppo molle.

Anzitutto perché un tale movimento deve avere un orizzonte temporale, per essere solido, molto maggiore delle prossime elezioni comunali.

Un simile orizzonte temporale è troppo lungo se il fine è costituire un comitato elettorale, ma troppo breve se invece si ha, come me, l’ambizione di fare un movimento.

Il secondo motivo ostativo è la coerenza valoriale ed ideologica.

E’ difficile, infatti, pensare di mettersi insieme a persone che in pochi anni sono passati da Rotondi a Casini, passando per Berlusconi e Lombardo, per poi finire a Montezemolo o a una scelta civica senza Monti ?

Difficile, se non impossibile.

In Scelta Civica, infatti, dopo la scissione dei popolari di Mauro e l’abbandono di Monti, c’è un nocciolo di esponenti liberali, come Enrico Zanetti, Benedetto Della Vedova e Pietro Ichino che coerentemente portano avanti l’idea di un rassemblement liberaldemocratico, perché ci credono.

In Ascoli c’è chi sta usando il simbolo di Scelta Civica come un adesivo da mettere su una giacchetta elettorale, destinata ad essere gettata il giorno dopo.

Noi, autenticamente liberali, invece vogliamo metterci in cammino esattamente dal giorno dopo, poichè abbiamo oggi una ambizione molto più grande del partecipare alle prossime elezioni.

Noi vogliamo costruire una Ascoli libera e coraggiosa che non abbia paura di guardare il suo futuro ed esserne non solo all’altezza, ma addirittura superiore.

Una città capace di essere leader nelle Marche sfidante e motivante.

Oggi non ci sono le condizioni per costruire un tale raggruppamento, ovviamente, non appena qualcuno leggerà queste mie parole dirà che la sua lista o il suo candidato rappresenta questo mio sogno.

Non è così.

Ovviamnete parteciperemo alle prossime elezioni comunali ed abbiamo ben chiaro quale sia la scelta migliore per il sindaco.

Ma continueremo a sognare, continueremo a non avere paura  e saremo pronti.

Abbiamo un appuntamento già fissato, e saremo pronti.

Avvoltoi Piceni

febbraio 7th, 2014 § 0 comments § permalink

Carissimi (si fa per dire) profeti di sventura in servizio permanente effettivo,

vi scrivo questo post con il cuore in mano per dirvi una sola cosa:

avete rotto le palle !!!

Sinceramente non ne posso più di sentirvi, becerare tutto il giorno sullo sfascio culturale di Ascoli Piceno.

Sinceramente ne ho pieni gli zebedei delle vostre apocalittiche visioni di sventura, delle vostre catastrofiche profezie di sventura sulla distruzione etica e morale della mia città.

Sinceramente non riesco più a digerire la vostra poltiglia putrida di ciarpame culturale e di politichetta da basso impero.

Sinceramente le mie orecchie non tollerano più il vostro gracchiare, senza senso e senza senno, di una vecchia età dell’oro passata e idealizzata  ed una fallace e falsa promessa di rinascita etica, culturale ed economica.

Non è vero che tutto qui sia merda, ma a voi piace dipingerla così perché, coprofagicamente, vi piace rotolarvici dentro.

Vi piace, siamo sinceri una buona volta, affrescare con toni bui e pesti dei vostri mancati sogni di gloria anche il cielo degli altri.

Vi piace trascinare gli altri nei vostri abissi di depravazione e depressione intellettuale, per chiuderli nel nanismo de vostri piccoli orizzonti.

Voi senza volto, se non quella della mediocrità.

Voi senza voce, se non quella dell’invidia.

Avete davvero rotto le palle, e mi spiace anche avervi dedicato questo post…


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Avvoltoi Piceni su Fabrizio Cipollini.